A Ceuta, il primo agosto la spiaggia dove decine di migliaia di immigrati illegali erano sbarcati appariva quasi deserta. Le motovedette stazionavano accanto a 550 metri di barriera galleggiante installata soltanto quella mattina.
La situazione sta lentamente rientrando, ma le conseguenze dell’assalto migratorio ai confini dell’Europa, stimato (in base alle fonti) in circa 50-60 mila persone su una città di 84 mila abitanti, restano tutte. Alcuni migranti sono già stati riportati in Marocco attraverso il confine, ma migliaia di clandestini restani al bivacco in città, seduti ai portoni delle case, nelle vie laterali e nei quartieri periferici. Soldati e polizia hanno passato il primo agosto a perlustrare i quartieri, raccogliendo i clandestini per riportarli al confine e chiarendo che non sarebbe arrivata alcuna regolarizzazione per chi proveniva dal Marocco, smontando le aspettative create da Madrid nei mesi precedenti. La Guardia Civil (più o meno l’equivalente dei nostri Carabinieri) è stata assegnata al controllo della spiaggia di El Tarajal per scoraggiare nuovi tentativi di sbarco e limitare il rischio di annegamenti.
Il presidente-sindaco della città, Juan Jesús Vivas, intervenuto il primo agosto accanto al segretario del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo, ha accolto con favore i rimpatri ma ha sottolineato che «Ceuta non ha recuperato la normalità», e che permane un clima di tensione.
Gli abitanti della exclave spagnola in Marocco residenti danno la colpa al governo Sánchez e dubitano che i rimpatri restanti possano avvenire in tempi rapidi. Diversi cittadini di Ceuta, parlando con i giornalisti, hanno definito le scene di tre giorni fa simili a quelle del 2021, quando circa 8 mila persone avevano attraversato il confine in due giorni dopo che le autorità marocchine avevano allentato i controlli in seguito a una disputa sul Sahara occidentale. Anche allora la Spagna aveva dispiegato i militari. Ma quell’episodio è una bazzecola rispetto a quello attuale.
La crisi migratoria ha intensificato le critiche all’Esecutivo di estrema sinistra di Madrid da parte dell’opposizione di destra e dei vicini europei. Juan Sergio Redondo, presidente e portavoce del partito nazionalconservatore Vox a Ceuta, ha dichiarato a Epoch Times: «la crisi migratoria non è risolta, a causa della sottomissione del Governo di Pedro Sánchez agli interessi del Marocco e delle nostre politiche migratorie suicide». Redondo dice poi che che i rimpatri richiederanno tempo: «È impossibile che queste persone se ne vadano, o siano rispedite indietro, in pochi di giorni. Molti tornano volontariamente ma altri non ne hanno la minima intenzione».
Il portavoce di Vox prevede poi che una parte significativa di chi ha «preso d’assalto il confine» continuerà a vagare per la città per «molti mesi», e sottolinea l’insicurezza e la paura tra i cittadini. E intanto le forze di polizia sono «legate mani e piedi» dall’assenza di norme che permettano il rimpatrio immediato dei clandestini. Vox, aggiunge Redondo, chiede da quattro anni il rafforzamento delle recinzioni al confine, l’allungamento dei frangiflutti e barriere di contenimento marittime; «Si sarebbero potute fare molte cose ma non le hanno fatte» chiosa.
Pedro Sanchez, in conferenza stampa del 31 luglio a Ceuta, ha dichiarato che il suo governo «garantirà la sicurezza dei cittadini di Ceuta aumentando la presenza di militari e forze dell’ordine nelle strade della città» e «accelererà l’esame dei casi di rimpatrio per i migranti entrati illegalmente nel Paese». Il giorno precedente, folle si erano radunate davanti al Palazzo dell’Assemblea di Ceuta in occasione della visita di Sánchez, intonando cori come «Sánchez, dimettiti».
Sanchez ha definito l’afflusso una «violazione dell’integrità territoriale della Spagna» e ha annunciato che il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska sarebbe rimasto al suo posto per coordinare le operazioni di ordine pubblico e il dispiegamento dell’esercito. Spagna e Marocco hanno concordato il 30 luglio di effettuare «il prima possibile» i rimpatri, e Madrid ha definito la collaborazione del governo marocchino come eccellente.
L’esodo di ritorno verso il Marocco è risultato altrettanto impressionante quanto l’arrivo. Colonne di giovani uomini camminano verso il valico, alcuni intonando «Viva il Marocco!». A un certo punto un gruppo si è staccato per avvicinarsi ai colleghi di Epoch Times presenti urlando «Free Palestine» e slogan contro Israele. Molti di quelli che si sono fermati a parlare hanno detto di non aver mai avuto intenzione di restare in Spagna e che di aver voluto proseguire verso la Francia o la Danimarca. Qualcuno ha detto di ritenere che «l’Europa stia manipolando» i marocchini facendo credere loro di essere «molto necessari per il lavoro» e che li attenda una vita assai migliore, citando alcuni video circolati su Instagram e Facebook che veicolavano questo messaggio.
Il “malinteso” deriverebbe da un’errata interpretazione dell’ormai famosa sentenza della Corte Suprema spagnola, che ha bloccato i respingimenti sommari o «a caldo» dei migranti intercettati mentre nuotavano verso Ceuta o Melilla. Tali arrivi ora devono essere gestiti mediante procedura ordinaria: l’accesso a un avvocato, a un interprete e la possibilità di chiedere asilo. Ma la Corte ha poi precisato che i respingimenti a caldo restano comunque consentiti quando i migranti tentino di superare un «elemento di contenimento» fisico, che le autorità affermano sarà ora applicato con la nuova barriera. Sottigliezze giuridiche che fanno molta differenza.
Sui social, infatti, questo dettaglio giuridico è stato rielaborato in un messaggio secondo cui la Spagna avrebbe aperto il confine perché gli arrivi via mare non possono essere rimpatriati. Diversi giovani immigrati hanno detto che i video su Instagram li hanno convinti a venire. Per ora le acque al largo di El Tarajal sono vuote e la barriera regge. «Riproveremo un’altra volta», ha detto uno dei rimpatriati. Un abi,.tante di Ceuta ha commentato: «Purtroppo è probabile che assisteremo a un’altra crisi come questa».
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Artemio Romano/Etienne Fauchaire
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