Francesco Guccini, ricordi di vita tra le sue montagne


Giovedì 6 Agosto ci ha lasciati il maestro Francesco Guccini. Riproponiamo l’ultima intervista che per noi ha concesso a Sebastiano Venneri, nella sua amata casa di Pavana, nel febbraio del 2023

 

L’Appennino, i tortellini e le castagne, il futuro del cicloturismo e i pionieri della pedalata assistita… A colloquio con Francesco Guccini. Senza parlare di musica

 

Siamo così abituati ad associare la figura di Francesco Guccini all’Emilia che ci si stupisce a scoprire che la sua casa in Appennino in realtà si trova in Toscana, in provincia di Pistoia: Pavana, il piccolo centro della sua infanzia dove sorge la casa che oggi lo accoglie, è una frazione di quattrocento anime del comune di Sambuca Pistoiese. Poche abitazioni affacciate sulla Porrettana, la statale che unisce queste due regioni proprio attraverso i crinali dell’Appennino e stretta, in questo tratto, fra il corso del Reno e quello “continuo e ossessivo” del Limentra, il torrente che qui alimentava il mulino del Francesco Guccini detto Chicon, bisnonno del nostro, attivo fino al 1960.

Qui siamo venuti a incontrare Guccini con gli amici di Vivi Appennino, l’associazione che insieme a Legambiente sta lavorando sulla “Ciclovia dell’Appennino”, il percorso cicloturistico che attraversa la penisola dalla Liguria alla Sicilia, seguendo un tracciato disegnato sulle piccole stradine a bassa intensità di traffico che corrono lungo la dorsale del Paese. Francesco Guccini ha sostenuto sin dall’inizio il progetto, intuendone le potenzialità rigenerative per un territorio, quello appenninico, che lui ha saputo cantare e raccontare meglio di chiunque altro.

Il maestro ci accoglie nella bella cucina della sua casa, tra un grande camino e la piccola Paurina, una gatta piuttosto confidente a dispetto del nome, e comincia a sfogliare la guida alla quale ha contribuito regalando una bella prefazione. E qui cominciamo la nostra chiacchierata sull’Appennino, partendo proprio dall’esperienza di Appennino Bike Tour, con uno dei principali testimonial di questo territorio che alla fine ha scelto anche di viverlo.

Percorrendo l’Appennino in questi anni l’impressione che se ne ricava è che si tratti di una regione unica e omogenea, con le stesse problematiche: lo spopolamento, il dissesto idrogeologico. Ma anche gli stessi prodotti: baccalà, castagne, salumi. E, in fin dei conti, comunità con le stesse caratteristiche.

Ci sono somiglianze. Evidentemente, il territorio influisce sull’umore e sulla vita della popolazione. Soprattutto la povertà, che ha caratterizzato sempre questi luoghi e che sembra aver modellato il profilo delle persone.

In quel vero e proprio inno all’Appennino dei migranti che è “Amerigo”, lei accenna alla nostalgia come a un sentimento da ricchi. Ma se non ci può essere nostalgia in chi abita l’Appennino, che sentimento si prova guardando indietro?

Bisogna distinguere fra nostalgia e malinconia. Non ci può essere nostalgia di un mondo più povero, di una vita più dura. I miei nonni se avessero visto i due rubinetti di quel lavandino lì avrebbero gridato al miracolo scoprendo che ruotandone uno veniva fuori l’acqua e ruotando l’altro addirittura sarebbe uscita fuori l’acqua calda. Per non parlare del riscaldamento: quando ero piccolo, giù al mulino dei miei nonni l’unica stanza riscaldata era la cucina, dove c’era il camino e la stufa economica. Vede quella madia lì? L’ho fatta restaurare qualche anno fa e mi sono meravigliato di scoprirla color legno, e anche chiaro. Avevo sempre pensato fosse nera, ma in realtà era la fuliggine del camino che l’aveva ricoperta. Pensi che cosa abbiamo respirato… E che cosa mangiavamo poi… i tortellini erano il piatto di un solo giorno dell’anno, il Natale. Non si può avere nostalgia per quei tempi. C’è sicuramente malinconia per un’età che non ho più e perché i tortellini mangiati una volta l’anno sembravano più buoni, anche se forse erano peggiori di quelli di oggi.

Il filosofo Franco Cassano sosteneva che la geografia dei luoghi influenzasse in qualche modo le caratteristiche del pensiero. In questo senso, può esistere una sorta di “pensiero appenninico”?

Sono convinto di sì. Vivere in un certo posto informa la gente che ci vive. Chi abitava qui, ad esempio, era gente abituata alle salite e alle discese. E questo ti costruisce in un certo modo: per me è sicuramente cultura appenninica. O meglio… ti costruiva. Negli anni ’50 questo paese era pieno di vita, c’erano tre sarti e ben sei sale da ballo nel raggio di un solo chilometro. Oggi non si riesce neanche a mettere insieme quattro persone per una partita a carte. Di là dal fiume c’erano ancora i contadini che coltivavano il grano e allevavano il bestiame. Porretta era un luogo rinomato di villeggiatura perché aveva le terme con una delle acque più buone d’Europa, ma soprattutto aveva la ferrovia: la prima ferrovia dell’Appennino, che collegava questa piccola località con le grandi città.

Che cosa pensa dell’ipotesi di ripopolare questi territori con persone immigrate?

Perché no? Se il territorio forma la gente, gli immigrati si informerebbero presto all’Appennino. C’è da dire che una volta la gente si accontentava di più, adesso giustamente la gente si accontenta di meno. Una volta ci si accontentava di fare la villeggiatura qui in Appennino, poi è arrivata la vacanza al mare, e poi ancora le Seychelles, le Maldive. Ci sono necessità diverse, il mondo è cambiato e la gente passa molto più tempo in casa e meno tempo fuori a confrontarsi o anche semplicemente a incontrarsi. È difficile con il mondo cambiato che queste cose cambino.

Il mondo è cambiato, la gente passa molto più tempo in casa e meno fuori a confrontarsi, o più semplicemente a incontrarsi

Però dopo la pandemia c’è stata un po’ una riscoperta delle aree interne…

Qualcosina c’è stata, ma niente di significativo ancora.

E la bicicletta può aiutare questo percorso? Lei che rapporto ha con le due ruote?

Il tratto più lungo che ho percorso in bicicletta, da ragazzo, è stato quello fra Modena e Bologna lungo la via Emilia. All’epoca lo ricordo come un viaggio epico, che feci con la Legnano di mia madre. Io avevo due biciclette, quella di mia madre e quella di mio padre, ma di questa un po’ mi vergognavo perché aveva i raggi di legno e un sellino enorme. Per questo preferivo la Legnano di mia madre.

Francesco Guccini, intervistato nella sua cucina
Francesco Guccini con Sebastiano Venneri, nella cucina del maestro a Pavana

Ora ci sono le bici a pedalata assistita che hanno reso ciclabili tanti territori, come l’Appennino, che prima lo erano solo per pochi.

Ah, lo so bene. Le racconto questa: quando a Porretta funzionava la Daldi e Matteucci, una fabbrica meccanica che ha dato tanto lavoro a questa zona, c’era gente che raggiungeva Porretta da tutti i paesi del circondario. Mi ricordo due persone che venivano al mulino di mio nonno a piedi da Badi, attraverso le mulattiere. Qui trovavano le loro biciclette, che li portavano in discesa fino a Porretta. Al ritorno, in salita ovviamente, si attaccavano ai mezzi a motore… Così si vedevano questi camion portarsi dietro quattro o cinque in bicicletta: sembravano quegli uccelli che si lasciano trasportare sul dorso degli elefanti. Ecco, loro avevano già inventato la pedalata assistita.

Il tratto più lungo che ho percorso in bici è stato quello fra Modena e Bologna lungo la Via Emilia. Lo ricordo come un viaggio epico

Che cosa ne pensa della crisi climatica?

Mi verrebbe da dire che alla mia età ci si accontenta del clima che c’è. In realtà so benissimo che questa crisi è drammatica, non sono mica un negazionista come Trump o Salvini. Bisogna porre rimedio perché gli effetti degli eventi meteoclimatici estremi qui in Appennino non trovano più gli abitanti che prima curavano il territorio. Ora addirittura rimangono a terra le castagne, che per anni hanno rappresentato il cibo di base per un’intera popolazione. Si mangiava solo quelle. Quante ne ho mangiate: castagne fresche, secche, cotte al limite con una foglia d’alloro per dargli un sapore un po’ diverso. Oggi quando vado al ristorante e mi propongono con entusiasmo le tagliatelle alla farina di castagne rispondo cortese che la mia dose di castagne l’ho già avuta da piccolo. Ora è tempo che le mangiate anche voi.

Leggi anche Francesco Guccini: “Noi montanari siamo come marinai”

Summary

A tu per tu con Francesco Guccini: i ricordi di una vita spesa tra le sue montagne
Article Name

A tu per tu con Francesco Guccini: i ricordi di una vita spesa tra le sue montagne

Description

Giovedì 6 Agosto ci ha lasciati il maestro Francesco Guccini. Riproponiamo l’ultima intervista che per noi ha concesso a Sebastiano Venneri, nella sua amata casa di Pavana, nel febbraio del 2023

Author

Sebastiano Venneri

Publisher Name

La Nuova Ecologia

Publisher Logo




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Sebastiano Venneri

Source link

Di