Il peluche preferito di tuo figlio potrebbe nascondere PFAS: un nuovo studio li ha trovati in tutti i 18 campioni analizzati


Un gesto quotidiano dei bambini, portare il proprio peluche alla bocca, potrebbe esporli anche a sostanze chimiche invisibili. Un nuovo studio ha infatti scoperto che i PFAS presenti nei tessuti dei peluche possono migrare nella saliva

È morbido, rassicurante e spesso diventa il primo inseparabile compagno di un bambino: il peluche viene stretto, trascinato ovunque, portato nel lettino ogni sera e, soprattutto nei primi anni di vita, finisce spesso anche in bocca. Proprio questa abitudine naturale dei più piccoli ha spinto un gruppo di ricercatori a indagare su una possibile fonte di esposizione ancora poco conosciuta: i PFAS presenti nei tessuti dei peluche.

Secondo un nuovo studio condotto in Svizzera e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, queste sostanze chimiche possono infatti migrare dai tessuti dei peluche alla saliva.

Per chi ancora non li conoscesse. I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono una grande famiglia di composti chimici utilizzati da decenni in moltissimi prodotti grazie alle loro proprietà idrorepellenti, antimacchia e anti-grasso. Sono stati impiegati, ad esempio, per trattamenti di tessuti, imballaggi, pentole antiaderenti e numerosi oggetti di uso quotidiano.

Il problema è che molti PFAS sono estremamente persistenti nell’ambiente, per questo vengono spesso chiamati “forever chemical”, sostanze chimiche eterne.

Nel tempo queste sostanze sono state trovate nell’acqua, negli alimenti, nella polvere domestica e anche nel corpo umano. Alcuni PFAS sono stati associati a possibili effetti sul sistema immunitario, sul metabolismo e sullo sviluppo, soprattutto in caso di esposizioni elevate e prolungate.

I bambini piccoli rappresentano una fascia particolarmente delicata perché hanno un peso corporeo ridotto e comportamenti che possono aumentare il contatto con le sostanze presenti negli oggetti: gattonano, toccano tutto e portano frequentemente le mani e i giochi alla bocca.

Cosa ha scoperto lo studio

I ricercatori hanno analizzato 18 peluche acquistati sul mercato europeo, la selezione è stata effettuata per rappresentare la varietà di modelli, tessuti e tipologie di peluche destinati a bambini tra zero e tre anni comunemente commercializzati in Europa.

Per capire se le sostanze chimiche potessero effettivamente passare dal tessuto alla bocca, hanno utilizzato una procedura che simulava il contatto con la saliva: alcune parti dei peluche, soprattutto quelle più facilmente mordicchiate o succhiate (come orecchie, zampe o estremità), sono state messe a contatto con una saliva artificiale.

Il risultato è stato chiaro: i PFAS sono stati rilevati in tutti i peluche analizzati (di cui non sono state rese note le marche).

Questo non significa automaticamente che ogni peluche rappresenti un rischio per la salute, ma indica che questi giocattoli possono costituire una possibile via di esposizione finora poco considerata.

Tra le diverse sostanze individuate, una in particolare è emersa come protagonista: il PFHxA, un PFAS a catena corta. A differenza di alcuni PFAS più conosciuti del passato, come PFOA e PFOS, oggi vietati o fortemente limitati in molti ambiti, il PFHxA appartiene a una generazione di sostanze utilizzate anche come alternative.

Lo studio ha mostrato che proprio questo composto era responsabile della maggior parte della migrazione nei casi in cui i livelli di PFAS erano più elevati.

I ricercatori sottolineano però un punto importante: per i quattro PFAS già regolamentati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) – PFOS, PFOA, PFHxS e PFNA – l’esposizione stimata attraverso i peluche è rimasta al di sotto dei valori guida attuali.

La questione aperta riguarda soprattutto i PFAS più nuovi, per i quali le informazioni sugli effetti a lungo termine sono ancora incomplete.

Lavare il peluche prima dell’uso aiuta davvero?

Una delle domande più comuni dei genitori è: lavare il peluche prima di darlo a un bambino può ridurre il problema? Lo studio ha provato a rispondere anche a questo aspetto, simulando un lavaggio.

I risultati però non sono stati completamente uniformi: nella maggior parte dei casi il lavaggio ha ridotto la quantità di PFAS rilasciati, ma per alcuni composti e alcuni peluche è stato osservato anche un aumento della migrazione.

Questo significa che il lavaggio può essere utile per rimuovere alcune sostanze presenti sulla superficie del tessuto, ma non rappresenta una soluzione sempre efficace e garantita per tutti i PFAS.

La ricerca mette in evidenza una lacuna ancora presente: molti prodotti destinati ai bambini vengono valutati soprattutto per la sicurezza meccanica (rischio di soffocamento, parti che si staccano, materiali pericolosi), mentre è ancora meno studiato il possibile rilascio di sostanze chimiche durante l’uso quotidiano.

I peluche, in particolare, hanno una caratteristica particolare, quella di diventare oggetti che restano a lungo a contatto con la bocca. Per questo secondo gli autori sarebbe necessario includere anche questo tipo di esposizione nelle valutazioni sulla sicurezza dei prodotti per l’infanzia.

Cosa possono fare i genitori

Lo studio non invita a eliminare i peluche dalle camerette dei bambini, ma suggerisce alcune semplici precauzioni:

  • scegliere prodotti realizzati da aziende trasparenti sui materiali utilizzati
  • preferire peluche certificati per neonati e bambini piccoli
  • lavare i peluche nuovi prima dell’uso seguendo le indicazioni del produttore
  • evitare, quando possibile, prodotti trattati dichiaratamente per essere antimacchia o impermeabili

Fonte: Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology

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 Francesca Biagioli

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