La “pelle della Terra” è un organismo vivente: dal suo stato dipendono la biodiversità, l’alimentazione, la vita stessa. Purtroppo oggi un terzo dei terreni è degradato e si rendono necessari rimedi e cure urgenti con un approccio di fondo completamente diverso.
Dal punto di vista tecnico, il suolo è lo strato più esterno della Terra, quello fertile: il suo spessore, a seconda delle zone, può variare da pochi centimetri a pochi metri. Si forma attraverso la mineralizzazione delle rocce ed è un ecosistema in cui proliferano milioni di organismi; è anche un immenso deposito di carbonio, in cui ne è immagazzinato fino a 2-3 volte in più di quello presente in atmosfera. Forse la definizione scientifica non basta per cogliere quanto il suolo sia essenziale alla vita e come sia messo a rischio dall’antropizzazione, dalla cementificazione e dall’inquinamento, e poi dallo sfruttamento indiscriminato per l’agricoltura e l’allevamento intensivo.
Negli ultimi decenni si è andati incontro a una degradazione del suolo cui conseguono calo della produttività, perdita di biodiversità, rischi per la sicurezza alimentare, più emissioni di gas climalteranti.
La rigenerazione dello strato fertile del Pianeta non è un’opzione, è una priorità assoluta, soprattutto considerato l’aumento della popolazione terrestre e quindi il maggiore fabbisogno alimentare. Soddisfarlo non è possibile se il suolo si impoverisce, e se non è più in grado di assorbire e stoccare il carbonio, questo si disperde in atmosfera sotto forma di CO2, peggiorando la qualità di aria e clima.
Chi può trovare la cura? L’uomo stesso, attraverso un cambio di passo e di metodo che dipende in primo luogo da un approccio e da un impegno differente delle istituzioni.
Risorsa da proteggere
Il 60-70% dei suoli globali non gode di buona salute e va incontro a degradazione. Un centimetro di suolo impiega centinaia di anni a formarsi, ma può essere distrutto in brevissimo tempo.
Fino a 1 metro di profondità il terreno è il maggiore deposito di carbonio sulla Terra. Ne contiene 2-3 volte quello presente in atmosfera, 3 volte quello stoccato nella vegetazione.
Negli ultimi 150 anni, a causa dei cambiamenti nell’uso del suolo, questo ha perso la sua capacità di trattenere il carbonio e ne ha emesso in atmosfera 1 miliardo di tonnellate l’anno.
Ripristinare la salute dei suoli è tra gli obiettivi europei 2030. In particolare, si punta a ridurre del 50% la perdita dei nutrienti, l’utilizzo dei pesticidi e il rischio che ne deriva (fonte Comitato Tecnico CIC, https://www.compost.it).
Agricoltura rigenerativa, fra tradizione e futuro
l’insieme delle tecniche di coltivazione che permettono di sfruttare al meglio il terreno senza impoverirlo o degradarlo nel tempo. L’agricoltura rigenerativa è un approccio con radici antiche che si presenta come soluzione proiettata nella realtà contemporanea. Il principio di fondo è quello di mantenere un’elevata capacità produttiva e allo stesso tempo tutelare l’ecosistema, preservare la biodiversità, rigenerare il terreno, anche prevenendo gli effetti del cambiamento climatico. Questo tipo di pratica agricola si pone come un’alternativa sostenibile, in armonia con la natura, nell’ottica di ridurre l’inquinamento e gli sprechi.
Produttività e cura
Aspetti fondamentali in agricoltura rigenerativa sono: la ripresa sistematica della rotazione delle colture, praticata fin dall’800 per non sottrarre sostanze al suolo come accade invece nelle monocolture intensive; evitare lavorazioni troppo invasive e in profondità con macchinari pesanti o prodotti chimici che danneggiano il terreno; ricorrere alle cover crops (colture di copertura) per fare vegetare e fertilizzare i campi nel periodo del riposo invernale. Altra tecnica che porta vantaggi è quella dell’agroforestazione: si tratta dello studiato abbinamento di colture agricole e alberi nella stessa area; ciò permette alle diverse specie di interagire tra loro, favorendo la biodiversità, la fertilità e lo stoccaggio del carbonio. L’agricoltura rigenerativa, in tutte le sue declinazioni, si evidenzia sempre più come una scelta necessaria, su piccola e larga scala, per contribuire alla razionalizzazione delle risorse globali. In gioco c’è appunto la salute del suolo che – come abbiamo visto – è alla base dell’alimentazione della popolazione del Pianeta.
Prodotti e metodi ecocompatibili
Ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi è un punto importante nell’agricoltura rigenerativa; è anche la direzione intrapresa dall’UE tramite il Regolamento europeo 1009/2019. Per ottimizzare la resa delle colture, si valutano o rivalutano prodotti e tecniche più sostenibili. Come i teli biodegradabili di pacciamatura, da utilizzare al posto di quelli plastici: stesi sopra i campi, aumentano la temperatura del suolo, riducono l’evaporazione e il fabbisogno idrico, mantengono a lungo l’umidità; inoltre, prevengono la crescita di erbe infestanti e abbassano la salinità, con miglioramento della produttività fino al 40%: non vanno rimossi e si degradano in 16-18 mesi, rilasciando sostanze organiche utili.
Dal biowaste al compost
Nei processi di rigenerazione dei suoli, il riciclo e compostaggio dei rifiuti organici e il loro impiego come fertilizzanti svolgono un ruolo chiave, in linea con gli obiettivi di sostenibilità.
Tutti ne hanno sentito parlare, ma è utile darne una definizione precisa: il compost è un fertilizzante organico ottenuto dal trattamento dei rifiuti selezionati con la raccolta differenziata dell’umido (biowaste). La decomposizione delle sostanze – che avviene in natura a opera di microorganismi – negli impianti industriali è accelerata in condizioni controllate e ha quindi tempi molto più brevi. La qualità del compost dipende dalla “purezza” della frazione organica, che per quanto possibile non dovrebbe contenere materie estranee (carta, plastica ecc.). Il manuale “La filiera del biowaste. Suoli fertili dalle nostre città” (di M. Centemaro e A. Confalonieri, elaborato dal Consorzio Italiano Compostatori) evidenzia – dati alla mano – lo stretto legame esistente tra l’uso di prodotti organici quali il compost e la salute del suolo. Se infatti questi tipi di sostanze vengono a mancare nel terreno (nelle colture agricole o anche nel verde urbano), l’ecosistema entra in sofferenza. Il suolo perde le sue prerogative; si impoverisce di nutrienti, è meno resiliente ai cambiamenti climatici, non trattiene l’acqua né il carbonio. Incrementare e perfezionare la raccolta differenziata in questo comparto è quindi una priorità che, oltre alla riduzione degli sprechi e dell’inquinamento, integra l’obiettivo “invisibile”, ma altrettanto importante, di rigenerazione del suolo.
Compost Consorzio Italiano Compostatori, https://www.compost.it
363 Sono gli impianti di riciclo dei rifiuti organici attivi in Italia, con una produzione di 2 milioni di tonnellate di compost e di 475 milioni di metri cubi di biogas, da cui si sono ottenuti 470 gigawatt di energia elettrica e 80 gigawatt di energia termica. Ogni anno la raccolta differenziata della frazione organica ammonta a 5,5 milioni di tonnellate (126,6 kg pro capite, dati CIC del 2023).
Il consorzio
Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è un’organizzazione senza scopo di lucro che, fondata nel 1992, riunisce 150 soggetti pubblici e privati allo scopo di promuovere le attività di riciclo dei rifiuti organici in vista della produzione di compost e biogas. Tra i compiti del CIC vi è il monitoraggio della frazione organica della raccolta differenziata, con il controllo di qualità quando entra negli impianti di compostaggio. Il Consorzio ha avviato nei primi anni 2000 programmi volontari per ottenere il Marchio Compost di Qualità e il Marchio Compostabile CIC che attesta l’effettiva compostabilità dei rifiuti biodegradabili su scala industriale. compost.it
Compost Consorzio italiano compostatori, https://www.compost.it
Il parere dell’esperto
Risponde Alberto Confalonieri, coordinatore del Comitato Tecnico del CIC – Consorzio Italiano Compostatori (www.compost.it).
Il compostaggio si può considerare uno dei punti chiave dell’agricoltura rigenerativa? Per quali motivi?
Certamente. L’impiego del compost – il fertilizzante ottenuto dal processo di compostaggio – garantisce infatti l’incremento della sostanza organica nei suoli e la minimizzazione dei fertilizzanti di sintesi necessari alle colture.
In che modo e in quale misura il compostaggio può influire sulla salute del suolo?
Grazie alle sue caratteristiche, il compost garantisce importanti benefici quali la riduzione del compattamento e dell’erosione, e l’aumento della capacità di ritenzione idrica e della biodiversità. Se tutto il compost prodotto venisse usato in agricoltura, in accordo alle buone pratiche agronomiche, potrebbe soddisfare il fabbisogno del 2% circa della superficie agricola utile italiana.
Che cosa è l’Urban Carbon Farming?
L’Urban Carbon Farming è un’idea innovativa lanciata dal CIC, che consiste nel trasferire in ambiente urbano i principi del “carbon farming” tipico dell’agricoltura, cioè l’insieme di pratiche agronomiche volte a stoccare carbonio nel suolo e migliorarne la fertilità, per applicarli al verde delle città (parchi, aiuole, fasce stradali, giardini pubblici).
Tra gli obiettivi, oltre ad aumentare la fertilità dei suoli urbani, vi sono anche quelli di migliorare la resilienza delle città al cambiamento climatico, ridurre le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria. Tra le pratiche dello Urban Carbon Farming vi è l’impiego nei suoli urbani del compost prodotto dalla raccolta differenziata di umido e scarti verdi.
Il compostaggio domestico è una pratica alla portata di tutti? Come ci si deve organizzare?
Questa pratica richiede il rispetto di poche e semplici regole, a partire dalla scelta del luogo adatto del giardino dedicato all’attività. Considerando che il processo si svolge grazie all’opera di microrganismi, è importante assicurare loro le migliori condizioni, come adeguate condizioni di umidità e di ossigenazione dei cumuli allestiti. Rimando per questo alla sezione dedicata sul sito del CIC https://www.compost.it/cittadini-e-comuni/il-compostaggio-domestico.
Ti potrebbe interessare anche:
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
cristina luppi
Source link





