Nell’area metropolitana di Madrid, il governo paventa la riapertura di una miniera nella laguna di Ambroz, hotspot di biodiversità. Ma i cittadini non ci stanno
di AMAYA AMISIAIN da Madrid
Sono appena undici le fermate di metro dalla fermata Puerta del Sol, nel centro di Madrid, in direzione Barcellona. A soli 20 minuti di viaggio si trova uno dei luoghi su cui si sta concentrando il dibattito pubblico della capitale spagnola, la laguna di Ambroz, dove una miniera di sepiolite a cielo aperto potrebbe riprendere la sua attività, interrotta trent’anni fa, quando finì il permesso concesso nel 1977 all’azienda Tolsadeco dal Governo spagnolo (Franco era morto due anni prima, nel 1975).
La laguna ha avuto fortuna grazie ai gestori dell’azienda Tolsadeco, omonima del bacino d’acqua, da cui la sepiolite veniva estratta e usata soprattutto come sabbia per i gatti domestici. Il successivo abbandono ha favorito la rinaturalizzazione della laguna e i dintorni, per un totale di quasi 700 ettari di natura urbana incontaminata (per avere un’idea delle dimensioni, Villa Borghese, a Roma, ne copre 80).
Dimenticata, questa parte di Madrid raduna più di 1.800 specie animali e vegetali, secondo l’inventario della biodiversità (2020 – 2022) redatto da decine di cittadini volontari coordinati dai tecnici esperti della Birdlife e le Società spagnole per la conservazione dei mammiferi (Secem), degli anfibi e dei rettili (Ahe) e dei pipistrelli (Secemu). Un vero hotspot nella città più grande della Spagna: 1.080 specie di invertebrati, tra cui Saga pedo, cavalletta carnivora in pericolo di estinzione, 156 uccelli, 13 mammiferi, 449 taxa di flora, 11 tra rettili e anfibi e 55 funghi.
Sara Navarro e Miguel Ángel García de la Concha sono i creatori del gruppo civile “Salvar las lagunas de Ambroz” (che riunisce associazioni per la conservazione del luogo, tra cui Birdlife, Wwf, Ecologistas en Acción e la Fravm, la Federazione regionale di associazione di residenti di Madrid). Hanno conosciuto questo luogo nel 2020, durante i mesi della pandemia. “Abbiamo scoperto un tesoro naturale unico, una vera sorpresa nel cemento tra i raccordi che circondano Madrid” ha spiegato Miguel alla rivista spagnola Ballena Blanca. “Molti cittadini, non solo del vicino quartiere di San Blas – Canillejas, hanno offerto il loro tempo e le loro competenze per aiutare a proteggere l’unico polmone del sudest della città” continua.
Le grandi zone verdi della capitale sono infatti a nord e a ovest, in aree molto più ricche del quartiere di San Blas, sorto negli anni dell’industrializzazione franchista. Per questo motivo, Sara, Miguel e gli altri componenti del gruppo chiedono la creazione di un corridoio verde insieme al vicino Parco del Sureste, uno spazio naturale già protetto dal governo regionale. Secondo loro “È un’opportunità enorme per la natura e la salute degli abitanti di questa parte di Madrid”.
Negli ultimi mesi, però, si paventa la riapertura della miniera, per “necessità imposte dalla transizione e sovranità energetica”. Il governo regionale ha concesso a Tolsadeco una proroga, dieci nuovi anni di attività nella laguna di Ambroz, perché la sepiolite sarebbe fondamentale per portare avanti il futuro progetto Madbat, promosso dal governo madrileno per sviluppare elettrodi per le batterie dei veicoli. Ma in questa decisione non si è tenuto conto della salute pubblica né dei rischi per la biodiversità di questa parte di città.
«L’idea dell’azienda è quella di usare l’acqua della laguna per pulire la zona, perché lavorare la sepiolite solleva molta polvere tossica. E poi, dopo i dieci anni di attività, l’azienda dovrà restaurare l’area, un lavoro che la natura ha già fatto in maniera autonoma», spiega Sara durante la visita di Nuova Ecologia alla laguna grande.
Per l’amministrazione regionale, “la sua importanza ecologica non è molto diversa da quella del limitrofo Parco del Sureste”. Interpellata da Nuova Ecologia, risponde che “lo sviluppo della laguna è inevitabilmente legato alla sua origine antropica. Se le vasche di estrazione venissero consolidate come se si trattasse di ecosistemi lagunari, potrebbero sorgere importanti problemi di gestione, di compatibilità con l’uso pubblico, di sicurezza per i residenti, di conservazione della biodiversità e di impossibilità di eradicare le specie esotiche”. Sul tema sicurezza per i residenti, invece, rimangono dubbi per la presenza di polvere di sepiolite: come si giustifica una miniera a cielo aperto a 300 metri da centri abitati e scuole? Ancora non è chiaro se esista un’evidenza scientifica sugli effetti a lungo termine del respirare sepiolite in sospensione nell’ambiente.
Nel frattempo, il partito Mas Madrid ha denunciato la proroga alla Procura regionale, accusando l’azienda di distruzione ambientale. E la disputa è ormai arrivata anche a livello nazionale: i deputati del Partito Verde, Vicenc Vidal Matas e Alda Recas Martín, hanno chiesto al Ministero dell’Industria se abbiano effettivamente valutato le conseguenze a lungo termine sulla salute dei vicini di San Blas – Canillejas e se non esista in tutto il Paese un’altra fonte di sepiolite da sfruttare, più lontana da nuclei densamente abitati.
Intanto, mentre si attendono risposte sul piano politico, lo scorso 27 giugno, un torrido sabato pomeriggio d’estate, più di 2.000 madrileni hanno circondato la laguna in un abbraccio simbolico. Una dimostrazione pratica per chiedere la città che sognano: più verde e sicura contro il caldo e utile per la salute e il benessere mentale dei suoi abitanti.
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I cittadini di Madrid in difesa della laguna di Ambroz
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Nell’area metropolitana di Madrid, il governo paventa la riapertura di una miniera nella laguna di Ambroz, hotspot di biodiversità. Ma i cittadini non ci stanno
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Amaya Amisian
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