- – Dottor Martino, partiamo dall’origine. Voi eravate stati eletti in maggioranza. Perché la rottura?
“È stato l’inizio di un discorso partito bene sulle intenzioni, ma da subito, nella pratica, rivelatosi poco percorribile per come noi vediamo la politica, per come vediamo l’amministrazione, l’atto amministrativo. Noi siamo medici, l’abbiamo sempre detto: sono anni che ci battiamo perché riteniamo che molta parte delle malattie dipenda da scelte politiche e amministrative. Si può abbattere l’inquinamento, si può ridurre, si può contenere: contenendo l’inquinamento conteniamo le malattie. È una prevenzione semplice, efficacissima, probabilmente l’unica a disposizione. Convinti di questo, avevamo aderito. Sulle promesse c’era la massima disponibilità. Nella concretezza, un disastro totale”.
- – Il Brt doveva essere l’esempio massimo della mobilità sostenibile ma è diventato il simbolo di questo scontro. Qual è la vostra lettura?
“Il Brt non è altro che una circolare buttata su delle strade in maniera improvvisata. Noi abbiamo sempre scritto che il Brt era un’opportunità unica dal punto di vista medico e ambientalista, verso una correzione concreta dell’inquinamento e del traffico. Ma andava studiato nei minimi particolari, andava enfatizzato come strumento risolutivo, o quantomeno di aiuto alla salute. Ci siamo invece ritrovati in un caos che è sotto gli occhi di tutti. Alla luce di come è stato condotto, era peggio farlo che non farlo”.
“Questa città ha le sue icone di cattiva amministrazione: la discarica di via Le Lame, l’ascensore inclinato che non ha mai funzionato — ha funzionato pochissimo tempo, e per anni i tentativi di risoluzione sono andati a vuoto. Ogni sindaco si è scelto la sua icona: il nostro si è scelto il BRT”.
Il Brt è una circolare gettata lì sulle strade e invece andava studiato bene
- – Eppure lei sostiene che il Brt abbia funzionato anche come diversivo.
“Ha focalizzato le attenzioni dell’opposizione e dei cittadini su un argomento che poteva essere una buona cosa ed è stato gestito malissimo. Ma così ha distolto quasi tutti da argomenti più pesanti, più significativi, che andavano seguiti meglio. Il risultato è che ci siamo tutti occupati, in maniera preoccupata, del Brt, e dei rifiuti — di un appalto da 49 milioni — non se ne può parlare. Silenzio assoluto. Calano le paratie quando vi si accenna, da parte di tutti indistintamente. Questo lo dico, lo scriva, lo diffonda”.
- – Entriamo allora nel merito dell’appalto rifiuti.
“Abbiamo un problema enorme. Una gara d’appalto sul problema rifiuti che presenta — a dire vostro, della stampa, dei giudici, dei tecnici, di tutti — criticità inusitate. Eppure non se ne parla. Abbiamo una sentenza che condanna questa gara, che è stata annullata, e continua a produrre effetti perché bisogna comunque dare il servizio. Ma se dovesse avere una conclusione legale, giuridica, amministrativa: chi raccoglie l’immondizia in questa città? Cosa sta facendo l’amministrazione? Quali sono i controlli? Quali i servizi accessori di cui non si può parlare, quelli che poi giustificano un ribasso fuori luogo, fuori tempo, fuori scala, del 17%? Nessuno ne parla. È un problema fondamentale non solo a Frosinone: nessuno controlla che i servizi previsti nei contratti e nelle gare d’appalto vengano poi effettivamente svolti”.
Dal nodo irrisolto dell’appalto rifiuti alla vicenda dell’intesa con Marzi
- – C’è stato il passaggio all’opposizione, la nascita di Futura, poi l’accordo Mastrangeli-Marzi che non avete condiviso. Come lo avete vissuto?
“Quando ci hanno chiamato a partecipare, il leitmotiv erano i 50 milioni lasciati sulle spalle dei cittadini di Frosinone dall’amministrazione di sinistra. Abbiamo fatto una campagna elettorale accusando Marzi e i suoi amministratori di aver distrutto la città lasciando 50 milioni di debito. Poi ci siamo ritrovati che gli stessi autori di quel lascito venivano chiamati a decidere. In Marzi: l’abbiamo scritta, l’abbiamo dichiarata, non l’abbiamo compresa. Io ci ho creduto, quando ho preso parte a quella lista civica, che quei 50 milioni esistessero. Ci avevamo fatto sopra una campagna elettorale. Forse due campagne elettorali”.
- – Veniamo alla Tari. Voi, con il consigliere Pasquale Cirillo, avete messo mano ai conti.
“Adesso mi sono arrivati i documenti dopo undici PEC in cui mi si comunica che abbiamo circa 6 milioni di euro da recuperare — proprio in questi ultimi giorni, dopo una lotta titanica per avere dati utilizzabili. Non voglio sapere i nomi, figurarsi. Con Cirillo l’obiettivo è lasciare un segno reale: interrompere questo malcostume per cui chi produce l’immondizia non la paga e il costo si riversa sugli altri. Due terzi delle persone giuridiche non pagano la TARI da anni: sono quelli che producono immondizia veramente, con migliaia e migliaia di euro di debiti”.
“Basta col malcostume che chi produce immondizia… non la paga”
“E poi: il ribasso d’asta, i soldi risparmiati, dove stanno? La virtù dei cittadini che fanno la differenziata in maniera eccellente — siamo forse i primi della regione — dove viene quantificata? Che fine fanno quei soldi? Non se ne può parlare. Con Cirillo abbiamo iniziato da questo, e abbiamo visto che c’è la possibilità di cambiare”.
- – Arriviamo all’ex MTC. Perché siete contrari alla vendita?
“L’ex Mtc, in una condizione di floridezza amministrativa come dichiarano ai giornali gli amministratori di maggioranza, con una posizione strategica irripetibile, viene messa all’asta a prezzi di ribasso. Ci togliamo i gioielli di famiglia senza averne necessità, quando abbiamo una condizione sanitaria deficitaria su tutto. Un luogo del genere, di fronte alla città della salute, di fronte all’ospedale Spaziani, lo dissolviamo. Potrebbe ospitare la postazione del 118, coerente con la sanità. Sono venute fuori situazioni di estremo interesse per i cittadini — non per gli amministratori”.
La questione presidenza del Consiglio. Un referendum sull’ex Mtc
- – Sullo stallo della presidenza del consiglio avete firmato l’esposto al prefetto. Cosa è successo?
“Ci siamo trovati di fronte a una cosa angosciante: un primo giudizio del giurista Michetti che si esprimeva in un modo, e poi dieci righe giunte poco prima dell’ultimo consiglio comunale. L’ho detto: se io fossi stato uno studente di giurisprudenza e mi fossi trovato lo stesso professore che sullo stesso argomento esprime due cose diverse — una confutata dalla legge, l’altra un semplice parere — cosa avrei dovuto pensare? Mi sarei appoggiato alla cosa codificata da leggi e commi. Quello che è stato fatto nell’ultimo consiglio non configura una validità. C’è un clima di confusione che esprime lo sbriciolamento di questa maggioranza”.
- – Un ultimo commento sulle prospettive, verso il 2027?
“Dal punto di vista politico non so quali possano essere le prospettive. Spero si consolidi e si convalidi questo movimento di trasversalità: non di colori, ma di persone. La politica vera è a nome dei cittadini, per i cittadini, fatta dai cittadini. Ed è per questo che partiremo con la richiesta di una sorta di referendum: visto che sul forno crematorio i “no” sono stati circa 3.000, partiamo con un referendum per dire sì o no alla vendita dell’MTC. È la gente che deve contare. Non si vendono i gioielli, se la famiglia non è caduta in povertà”.
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Stefano Di Scanno
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