Punti chiave
- Il 21 agosto la Blockchain Association ha intentato una causa per bloccare l’imposta dello 0,2% sugli asset digitali dell’Illinois.
- L’imposta dello 0,2% dell’Illinois potrebbe gravare su operazioni, trasferimenti e custodia a partire dal 1° gennaio.
- Il Crypto Council for Innovation chiede che l’applicazione della tassa venga bloccata prima del 1° gennaio 2027.
La Blockchain Association e il Crypto Council for Innovation hanno presentato il ricorso il 21 agosto presso la Corte Circoscrizionale della contea di Sangamon contro il direttore del Dipartimento delle Entrate dell’Illinois David Harris, il procuratore generale Kwame Raoul e il procuratore della contea di Sangamon John Milhiser. Chiedono che la legge sulla tassa sugli asset digitali (Digital Asset Tax Act) venga dichiarata illegittima e che vengano emessi provvedimenti inibitori preliminari e permanenti per bloccarne l’applicazione.
I gruppi del settore delle criptovalute prendono di mira un’imposta che non ha eguali
La battaglia parte dal modo in cui l’Illinois calcola il prelievo. Anziché tassare il profitto di un cliente, la legge preleva lo 0,2% del valore dell’asset digitale quando determinate attività passano attraverso un broker di asset digitali. La denuncia sostiene che l’imposta possa essere applicata anche quando un cliente «non acquista nulla, non vende nulla, non ottiene alcun guadagno e non trasferisce alcuna proprietà».
Ciò significa che lo scambio di bitcoin, il loro trasferimento tra conti o il pagamento di una società per la loro custodia potrebbero far scattare l’imposta. La denuncia sottolinea che in precedenza l’Illinois trattava gli asset digitali in modo molto simile ad altri beni finanziari ai fini fiscali, con redditi o plusvalenze potenzialmente tassabili, mentre le transazioni o i servizi di custodia rimanevano generalmente esenti. La situazione cambia dal 1° gennaio.
Questa discrepanza è al centro del caso. L’Illinois non applica un’imposta sulle transazioni equivalente a chi acquista azioni, effettua bonifici tra conti personali o deposita contanti, oro o titoli presso una banca o un broker. I ricorrenti sostengono che lo Stato stia di fatto tassando i canali utilizzati per detenere o trasferire valore anziché l’effettiva transazione economica.
Una singola operazione sulle criptovalute potrebbe aprire un vaso di Pandora fiscale
La situazione si complica quando una piattaforma eroga più servizi contemporaneamente. L’acquisto di criptovalute può comportare un’operazione di scambio, un trasferimento sul conto del cliente e la custodia continuativa da parte della piattaforma. La denuncia sostiene che la legge non chiarisca mai se tale sequenza ordinaria dia luogo a uno, due o tre eventi imponibili.
La custodia crea un altro grattacapo perché la conservazione avviene in modo continuativo anziché in un’unica occasione. Il ricorso afferma che lo Stato dell’Illinois non spiega mai se un anno di custodia conti come un unico evento imponibile, se ogni periodo di fatturazione ne crei un altro o se una variazione del saldo del conto ne dia inizio a uno nuovo. Secondo il ricorso, la risposta potrebbe far oscillare il carico fiscale «di diversi ordini di grandezza».
La normativa lascia inoltre i ricorrenti nell’incertezza su come venga effettivamente calcolato il “valore” imponibile di un’attività. La denuncia sostiene che la legge non specifichi mai se la valutazione avvenga al momento dell’invio di un’istruzione, quando un broker la esegue o quando la transazione viene finalmente regolata.
Le norme sull’ubicazione dell’Illinois lasciano i broker a fare i conti con le conseguenze
Capire se un cliente si trovi effettivamente nell’Illinois crea un’altra trappola. I dati del conto, gli indirizzi postali, gli indirizzi IP e altre informazioni possono far presumere che un cliente si trovi all’interno dello Stato. Il broker deve quindi dimostrare il contrario, e secondo la denuncia i dati contrastanti possono lasciare le piattaforme nell’incertezza.
Tali supposizioni comportano gravi conseguenze. La denuncia afferma che i broker rischiano sanzioni civili e penali in caso di inadempienza normativa, mentre le società stanno già spendendo ingenti somme in avvocati, consulenti fiscali e modifiche ai sistemi prima della data di entrata in vigore. I ricorrenti sostengono che alcune società potrebbero alla fine escludere i clienti che potrebbero trovarsi in Illinois piuttosto che correre il rischio di incorrere in responsabilità penali.
Un disegno di legge di 1.624 pagine alimenta la battaglia costituzionale
I gruppi contestano anche il modo in cui l’imposta è diventata legge. Il disegno di legge del Senato n. 3019 era inizialmente una misura di due pagine in materia di finanza agricola, prima che gli emendamenti del 31 maggio lo trasformassero in un vasto pacchetto di 1.624 pagine che copre numerosi argomenti. Il «Digital Asset Tax Act» costituiva meno di 20 pagine del disegno di legge definitivo. L’ultima causa fa seguito a quella avviata dalla Digital Chamber contro l’Illinois a luglio. Secondo la denuncia, i legislatori hanno dato al pubblico un preavviso di circa un’ora per le audizioni in commissione prima che la legge fosse approvata da entrambe le camere nel giro di 24 ore. I ricorrenti sostengono che il processo abbia violato i requisiti costituzionali dell’Illinois, dando vita a una legge i cui obblighi fondamentali rimangono poco chiari nonostante l’applicazione sia sostenuta da sanzioni penali. La causa sostiene inoltre che l’imposta violi l’Internet Tax Freedom Act federale in quanto discrimina il commercio elettronico, sia in contrasto con la clausola commerciale dormiente e violi le tutele statali e federali relative al giusto processo. I gruppi sollevano inoltre questioni relative alla clausola di uniformità dell’Illinois e al processo legislativo. Affermano che uno qualsiasi di questi vizi potrebbe essere sufficiente a invalidare la legge.
La questione più urgente è se l’Illinois potrà iniziare ad applicare l’imposta a partire dal 1° gennaio. La Blockchain Association e il Crypto Council for Innovation chiedono al tribunale di bloccare l’applicazione prima che le imprese siano tenute a registrarsi e a iniziare a riscuotere l’imposta, trasformando i prossimi quattro mesi in una prova per verificare se uno Stato possa imporre un’imposta speciale su un’attività finanziaria semplicemente perché questa avviene tramite asset digitali.
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Alan Inman
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