Pichetto Fratin e la crisi climatica: “Non basta un decreto, pronti a un patto bipartisan”


RomaIn un’intervista a Repubblica, il ministro rivendica i numeri sulle rinnovabili e l’uso dei 14 miliardi UE. Aperta la porta al dialogo con l’opposizione, mentre il gas resta fondamentale per accompagnare la transizione.

Il contrasto al cambiamento climatico richiede risorse straordinarie, visione di lungo periodo e una collaborazione istituzionale trasversale. A tracciare la linea dell’esecutivo è Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica interviene direttamente nel dibattito sulla crisi ambientale innescato dallo scrittore Antonio Scurati.

Rispondendo alle accuse di inazione rivolte al governo Meloni, il titolare del Mase ribadisce le azioni intraprese dall’esecutivo e dichiara: “Sappiamo che dobbiamo fare di più, soprattutto sul fronte dell’adattamento, ma è importante riconoscere il lavoro svolto. Dire che sul clima questo governo non abbia fatto nulla non corrisponde ai fatti”.

I RISULTATI SULLE RINNOVABILI E IL PIANO DI ADATTAMENTO

Contestando la narrazione secondo cui l’esecutivo avrebbe ignorato l’emergenza ecologica, Pichetto Fratin pone al centro della discussione le cifre relative allo sviluppo delle fonti pulite sul territorio nazionale. Interpellato direttamente sui dati concreti, il ministro spiega: “Sul fronte della riduzione delle emissioni, negli ultimi due anni abbiamo installato fonti rinnovabili per una capacità di oltre 14 GW. E da inizio legislatura siamo a un totale di 28 GW, un record rispetto a tutti i governi precedenti. Per quanto riguarda l’adattamento abbiamo approvato il Pnacc nel 2023, dopo anni di gestazione”.

Di fronte ai rilievi critici circa il mancato finanziamento delle oltre 360 misure previste dal Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, il titolare del Mase precisa la natura dello strumento: “Il Pnacc è un insieme di misure, alcune delle quali sono state finanziate eccome. La piantumazione di 3 milioni e mezzo di alberi di cui si è occupato il mio ministero, per esempio. O l’efficientamento energetico dei fabbricati dell’edilizia residenziale pubblica con una spesa di un miliardo e 950 milioni in capo al ministero delle Infrastrutture”.

PRIORITÀ POLITICHE E CRITICHE AL GREEN DEAL EUROPEO

Sulla percezione di una minore centralità delle questioni ambientali nell’agenda di governo, il ministro analizza le dinamiche del dibattito pubblico: “In una scala di priorità a livello nazionale sovente sembra che sia meno enfatizzato, ma non ho mai avuto contestazioni sulle mie proposte. Purtroppo, ci possono essere difficoltà nel finanziamento, perché parliamo di decine di milioni di euro”. Aggiunge poi, in merito alle sollecitazioni dell’opinione pubblica: “Nel dibattito politico i temi sono dettati dalle contingenze. E vale anche per i media. L’importante è che non ci si lasci condizionare nell’individuare le priorità di azione”.

La riflessione si sposta poi sul contesto sovranazionale e sul quadro regolatorio predisposto da Bruxelles, verso cui l’Italia ha confermato le sue perplessità. “Ribadisco che il Green Deal europeo è eccessivamente ideologico, al punto da non aver previsto i danni che avrebbe fatto: ha distrutto un settore come l’automotive in Germania, che automaticamente significa distruggerlo in Italia”, dichiara Pichetto Fratin. E alla domanda se non siano state piuttosto l’innovazione e la competizione cinese a danneggiare il comparto, il ministro puntualizza: “Anche questo ha contato certamente, ma se già si è sull’orlo di un burrone e poi ci si dà una spinta da soli…”.

L’APERTURA A UN PATTO BIPARTISAN E LA GOVERNANCE INTERMINISTERIALE

Sulla proposta formulata da Antonio Scurati di stabilire un patto di collaborazione istituzionale bipartisan, analogo a quello siglato durante la stagione della lotta al terrorismo, il ministro manifesta un’apertura dialogante: “Se siamo davvero convinti che il cambiamento climatico rappresenti una priorità nazionale, dovremmo affrontarlo con uno spirito unitario. Senza pensare che questo governo possa risolvere con un colpo di bacchetta magica un problema che ha dimensioni planetarie”.

Per quanto riguarda il modello organizzativo preposto alla gestione dell’emergenza climatica e la sollecitazione del professor Carlo Carraro per la creazione di un comitato interministeriale ad hoc, Pichetto Fratin chiarisce che il coordinamento è già nei fatti: “Ma succede già. Sul Fondo Sociale Clima, uno stanziamento che complessivamente sarà di 9,3 miliardi, e che oltre all’edilizia pubblica riguarda altri temi a partire dai trasporti, abbiamo fatto più riunioni a Palazzo Chigi: sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dovevamo allineare il mio ministero, quelli delle Infrastrutture, dell’Economia, dell’Agricoltura, del Turismo…”.

GAS NATURALE, FONDI UE E STRATEGIA PER IL FUTURO

La strategia nazionale per la sicurezza energetica continua ad assegnare un ruolo al gas naturale, una scelta strutturale che il ministro motiva così: “È una scelta che ha alle spalle 40 anni di storia, non è facile riscriverla. Però nel 2025 per la prima volta l’elettricità prodotta con le rinnovabili ha superato quella di origine fossile. Tuttavia il gas naturale resterà per decenni un combustibile d’accompagnamento della transizione”.

In merito ai 14 miliardi di euro concessi dalla Commissione Europea per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, il ministro chiarisce: “Ci sono stati concessi perché abbiamo chiesto flessibilità per poter investire nel percorso di conversione”. Sulle modalità di impiego di tali fondi, spiega: “È partito il confronto con il ministero dell’Economia. Ma potrebbero essere sovvenzionati gli impianti fotovoltaici domestici e le installazioni di pompe di calore. Così come investimenti sulle reti elettriche e ferroviarie. O ancora gli accumuli di energia, dalle batterie ai bacini idroelettrici”.

Infine, analizzando le azioni necessarie per prevenire e limitare i danni a famiglie e imprese, la conclusione del ministro evidenzia la complessità della sfida: “Occorrono azioni che non riguardano solo il governo centrale, ma che coinvolgono anche le Regioni e i territori. E che interessano anche i comportamenti individuali. Purtroppo tutto questo non è risolvibile con un decreto che faccia piovere o che faccia piovere di meno”.





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Alessandro

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