Ha appena smesso di piovere e c’è chi non torna a casa da 19 giorni. Il tavolo straborda di cibo portato da residenti, passanti, persone venute apposta per mostrare solidarietà agli attivisti dell’Assemblea Bosco Ospizio che dallo scorso 3 agosto vivono all’interno dell’area verde per salvarla dalle ruspe che dovrebbero abbatterlo per costruire un centro commerciale e alcune strutture di servizi.
Sono le 17 e una delegazione di cinque persone è appena entrata in municipio per incontrare il sindaco Marco Massari, l’assessore alla rigenerazione urbana e allo sviluppo sostenibile Carlo Pasini, il capo gabinetto Marco Pedroni e il dirigente dell’area progettazione urbana strategica del comune Marcello Capucci. Nessuno con delega al verde, si nota, e naturalmente neanche Conad, che ha incontrato ieri il primo cittadino ma non ha ancora rilasciato comunicazioni ufficiali. Nessuna risposta anche alla richiesta di dichiarazioni de Ilfattoquotidiano.it. Agli atti solo una denuncia contro ignoti e la richiesta di sciogliere il presidio, autorizzato fino al 31 agosto.
Mentre inizia l’incontro, nel Bosco continuano ad arrivare persone per partecipare alle attività e aspettare la restituzione del tavolo in assemblea plenaria. Studenti, insegnanti, pensionati e lavoratori, ma anche residenti del quartiere che portano del cibo e offrono il proprio frigorifero per l’acqua e prese per caricare i telefoni. C’è anche Giulio, che a settembre inizierà la prima elementare ed è venuto con i suoi genitori per vedere gli alberi del bosco: ha ricevuto in regalo un microscopio digitale e vuole preparare un cartellone con i vari tipi di foglie. “È un po’ spaventato perché ha paura che arrivi la ruspa, preferisce decisamente gli alberi”, dice la mamma. Arrivano persone anche da Parma, Piacenza, Bologna, Modena, Torino e Milano. “Questa mattina alle 6 è arrivata una ventina di persone spontaneamente, senza rispondere a una nostra chiamata”, dice a Ilfattoquotidiano.it Linda, qui dal terzo giorno di presidio.
Le idee per salvare il bosco
Alle 19.30 ci sono un arcobaleno appena comparso e 150 persone sedute in cerchio ad aspettare la delegazione composta da Ilaria Mezzenzana (Extinction Rebellion), Giuseppe Bonazzi (Ecologia Integrale), Giorgio Vezzani (Legambiente), Giovanna Allegri, figlia dell’ambientalista Paride, e una residente, Francesca. Vengono accolti da un applauso commosso: “Essere qui è una boccata d’aria dopo due ore e mezzo lì dentro”, esordisce Mezzenzana. E poi inizia a raccontare l’indirizzo progettuale presentato al sindaco, volutamente in progress per lavorarci con l’amministrazione e la cittadinanza. “La proposta è salvare il bosco integralmente trasformandolo in bosco urbano di comunità”. Quattro i filoni: un’area a crescita spontanea, percorsi naturalistici fruibili ai cittadini, un’area educativa per scuole e università e un percorso di comunità che tenga vivo il movimento. La delegazione ha proposto soluzioni nature-based per bonificare e rinaturalizzare l’area senza interventi invasivi, con la collaborazione dell’università per uno studio approfondito delle opzioni.
Per quanto riguarda la governance immaginano un comitato composto da Comune, università, associazioni ambientaliste, residenti e scuole, oltre alla proprietà. Aspetto su cui il Comune ha ricevuto due proposte dalla delegazione, ma “ne ha presa in considerazione solo una”, cioè che Conad Centro Nord resti proprietaria e finanziatrice, ma con una co-gestione tra pubblico e privato. “Non stiamo chiedendo a Conad di farci le elemosina, ma di fare un investimento sulla sostenibilità ambientale e sociale”, spiega Mezzenzana. “Nel suo bilancio di sostenibilità scrive che la tutela degli ecosistemi è un tema prioritario e ha persino una campagna chiamata Forestiamo insieme l’Italia. Perché non può farlo a Bosco Ospizio?”. La seconda proposta, “subito eclissata”, prevede che il Comune torni proprietario dell’area con una permuta dei diritti acquisiti.
All’amministrazione la delegazione ha chiesto di “stare dalla nostra parte” per fare pressione su Conad. “Conad non è un ente qualsiasi”, spiega un attivista a Ilfattoquotidiano.it all’inizio dell’assemblea. “È finanziatore e sponsor di tantissime attività a Reggio Emilia, dalle società sportive ad alcune testate locali. Nessuno vuole metterselo contro e non viene quasi nemmeno citato”. Per questo motivo, continuano i portavoce della delegazione, “non chiediamo al Comune di infrangere le regole, uscire dalla legalità o annullare diritti acquisiti”, ma di “abbandonare la narrazione di impotenza delle istituzioni davanti ad atti burocratici e amministrativi, prendendosi la responsabilità di esercitare il suo potere e non perdendo questa opportunità, perché questo presidio è la voce di moltissimi cittadini che questa amministrazione rappresenta”.
Le proposte del sindaco
Dopo poco l’assemblea viene interrotta dalla pubblicazione del comunicato del primo cittadino: “Abbiamo illustrato lo stato del progetto e nell’ambito delle procedure autorizzative abbiamo espresso la disponibilità a ulteriori miglioramenti ambientali nelle aree interessate dall’intervento. Abbiamo quindi ascoltato attentamente le proposte dei rappresentanti dell’Assemblea e discusso rispetto agli impegni che in questa fase possiamo prenderci. Seguiranno riflessioni più approfondite con tutta la giunta comunale”. L’amministrazione, divisa anche al suo interno per l’appoggio agli attivisti arrivato da due membri della giunta in quota Avs e M5S, ha portato al tavolo tre proposte: co-progettare interventi come quelli proposti nell’area già destinata al verde senza toccare le metrature delle costruzioni, lavorare sul sistema dei parchi per trasformarli in boschi e portare il progetto in un’altra parte della città.
Uno dei nodi, infatti, è la casa della salute prevista nel complesso acquistato da Conad, richiesta anche da una parte della comunità: il Comune sostiene di non avere risorse finanziarie per costruirla altrove e di non avere altro modo per mantenere la promessa. Diversi residenti e lavoratori della zona parlano però di “un falso ricatto: nel quartiere esistono altri spazi, in primis il complesso dell’ex manicomio di San Lazzaro dove alcune costruzioni nuove potrebbero essere adeguate”.
Resta poi da capire se il Comune chiederà a Conad di ritirare le querele contro gli attivisti, mentre a mezza voce si è fatto notare che, avendo ritardato l’inizio dei lavori, la società potrebbe chiedere agli attivisti un risarcimento per la penale. “Ci è stato detto di metterci nei panni di Conad, che ha un diritto acquisito di costruire. Ma non possiamo nemmeno immaginare cosa significhi stare nei panni di una catena di Gdo con un fatturato di 2.9 miliardi: noi siamo qui soltanto con i nostri corpi, senza la loro potenza economica e le loro tutele”, commenta Mezzenzana. “Non siamo e non dobbiamo essere sullo stesso piano: Conad è uno e noi siamo tanti, e il sindaco è il sindaco di questi tanti, dei cittadini”.
Insomma, non si torna indietro. Alla fine è stata strappata la promessa di un tavolo con Conad, ma non è chiaro se l’amministrazione ci sarà e da che parte starà. Nel frattempo, i lavori non inizieranno finché non saranno effettuate le modifiche al verde del progetto.
Un altro modo di stare insieme
“Non cediamo a questo approccio intimidatorio, l’unica risposta è continuare a difendere il bosco come modello di vita sostenibile”, dice Alessia dell’Assemblea reggiana per la Palestina, che dall’inizio del presidio ha spostato qui le attività per unire le forze e le lotte. “È la premessa a monte che è sbagliata: il Comune ha le mani legate e deve chiedere le elemosina ai privati per poter sostenere le politiche pubbliche e sociali. Ci offre le briciole perché a sua volta gli vengono offerte le briciole”. Concorda Mario, che paragona la situazione al ricatto occupazionale degli anni ’70 e ’80, quando chi scioperava veniva minacciato di perdere il lavoro. “Ma questo film è diverso: il finale non è stato ancora scritto e abbiamo più forze di quanto crediamo per scriverne uno diverso”.
E infatti si continua. Una donna sulla settantina racconta a Ilfattoquotidiano.it che partecipa tutti i giorni nonostante viva fuori città: “Mi sono detta ‘ma perché continuo a tornarci’? E mi sono risposta che l’entusiasmo e il clima che questi ragazzi hanno creato è prezioso, non avevo mai visto una cosa del genere a Reggio”. Anche Francesca, che nel suo quartiere ha visto accendersi un moto di solidarietà, in assemblea dice: “Abbiamo iniziato un percorso insieme che non finirà: continueremo con o senza bosco, perché possiamo pensare a un altro modo di stare insieme. Le regole sono tutte saltate, bisogna ricominciare da zero”. Nel frattempo si è fatta sera: l’arcobaleno ha lasciato il posto al buio, l’assemblea si scioglie e si organizzano i turni di guardia per la ventesima notte trascorsa a Bosco Ospizio. Anthea, che ha sei anni e mezzo, porta come un vessillo un cartello: “No alle ruspe, sì al bosco”.
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Sofia Lo Mascolo
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