L’accensione del Tripode dà il via alla 732^ edizione della Perdonanza celestiniana nell’anno della Capitale della cultura


Ha preso il via in maniera ufficiale la 732esima edizione della Perdonanza.

L’Aquila Capitale della cultura si lega in maniera indissolubile con il messaggio lasciato da Celestino V e ne rafforza ancora una volta e ancora di più il valore universale.

I concetti di perdono, pace e riconciliazione si sono presi non solo spazio fisico nei luoghi simbolo della città Capoluogo d’Abruzzo (Piazza Palazzo davanti la sede municipale prima e poi il palco del “Teatro del Perdono” davanti la Basilica di Collemaggio) ma sono entrati anche nelle case di tutta Italia grazie alla diretta su Rai1 dello spettacolo inaugurale, che è stata la novità di questa edizione della Perdonanza.

Una serata intensa, quella del 23 agosto, iniziata quando, in realtà, sull’Aquila non si sono ancora accesi i riflettori nazionali.

Infatti, l’altra novità di questa 732esima Perdonanza Celestiniana, è la doppia accensione del Tripode della Pace.

Il momento che fa arrivare al termine ed al culmine il percorso del Fuoco del Morrone, partito lo scorso 16 agosto dall’eremo di Sant’Onofrio a Sulmona.

La prima accensione a Piazza Palazzo, davanti la sede municipale di Palazzo Margherita, con la cerimonia istituzionale e gli ultimi tedofori (Mario Centi Riccardo Marcolli) che hanno consegnato la torcia nelle mani del sindaco Pierluigi Biondi, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari.

A dare il suo saluto anche l’arcivescovo mons. Antonio D’Angelo, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e il presidente della provincia Angelo Caruso.

L’accensione del Tripode sarà replicata anche a beneficio del pubblico televisivo nazionale generalista in apertura della diretta dello spettacolo “La forza del perdono” a partire dalle 21,40.

A Collemaggio – con la direzione artistica di Leonardo De Amicis – è stato allestito un grande racconto corale tra musica, immagini e testimonianze.

L’obiettivo tratteggia con fini ceselli il significato profondo della Perdonanza Celestiniana, accompagnandolo anche al percorso che la città dell’Aquila ha intrapreso dal 2009 ad oggi: dal sisma, alla ricostruzione ed alla rinascita.

«L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 si arricchisce della cerimonia di accensione del Tripode della Pace, che segna l’inizio della Perdonanza celestiniana. Il Fuoco del Morrone – che resterà acceso sino ai vespri del 29 agosto, evoca l’affettuosa devozione degli aquilani verso Papa Celestino V: un rito moderno che entra di diritto a far parte di quei valori, sostanza dell’identità e della storia della nostra città e del nostro territorio», ha detto il sindaco.

«Nel rivolgere il ricordo mai sopito e un pensiero di affetto per le 309 vittime del 2009, cuore della rinascita dell’Aquila, non possiamo non elevare una preghiera per chi ha perso la vita nel terremoto del Centro Italia (più noto come il terremoto di Amatrice), del quale domani ricorre il decennale. Quest’anno il Fuoco del Morrone arde anche in memoria delle vittime del sisma di Amatrice con l’augurio che la sua luce riaccenda la speranza lì dove sembra svanita e la renda più forte là dove resiste. Il gesto laico, quale espressione della Municipalità, di accensione del Tripode – che esalta l’indulgenza d’agosto, concessione per la pace che lo stesso Celestino V ristabilì tra le fazioni cittadine – è carico di quelle tematiche celestiniane tanto profonde quanto determinanti nella sua epoca e ancora di più in questi tempi complicati. Cantore della Pace, Francesco d’Assisi – del quale quest’anno viene celebrato l’ottavo centenario della sua morte anche all’Aquila – durante la quinta crociata, si recò sino in Egitto alla ricerca di un possibile dialogo che potesse condurre alla pace tra cristiani e musulmani».

«Armato solo della fede, attraversò la linea del fronte, per incontrare nell’accampamento musulmano, il sultano Malik Al-Kamil che, non solo lo accolse con rispetto, ma si intrattenne a parlare con lui di religione e di pace, per poi lasciarlo tornare, munito di lasciapassare, verso le linee controllate dai crociati Questo avvenimento è stato consegnato alla storia come il più importante incontro tra il mondo cristiano e quello islamico, tanto da essere ricordato nell’undicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco, attribuite a Giotto, che possiamo ammirare nella Basilica superiore di Assisi – ha proseguito il sindaco –  Assisi, città alla quale lo scorso anno è stato attribuito il Premio del Perdono, per l’impegno della sua comunità nella costruzione della pace. Due comunità Assisi e L’Aquila che – guidate dalle rispettive istituzioni religiose e laiche – si sono riconosciute e trovate per esplorare insieme un percorso di crescita nella certezza di incontrare e accogliere nel loro cammino altre realtà comunitarie, perché ognuno può contribuire, nel proprio piccolo, alla costruzione della pace».

«Il nostro Celestino rappresenta la coscienza militante della pace in un mondo inquieto, in cui la strategia bellica prevede anche la distruzione dei centri urbani, fatto questo che ci riporta alla mente decisioni devastanti del Novecento. Credo che dovremmo rileggere tutti il discorso che Giorgio La Pira tenne a Ginevra in occasione del comitato internazionale della Croce Rossa sul Valore della città, a perpetua memoria di quanto accadde a Hiroshima e Nagasaki. ‘Tutti si chiedono: gli Stati hanno il diritto di distruggere le città? La risposta secondo noi deve essere negativa! Le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere una ricchezza che è stata loro affidata in vista delle generazioni future!”, affermava La Pira, ribadendo il diritto delle città a sopravvivere e quindi il dovere degli amministratori di operare per la pace. “Mai più la guerra”, esortava anche Paolo VI nel suo storico discorso alle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965, proprio nel giorno dedicato a San Francesco. “Mai più la guerra” esclama Leone XIV citando Papa Montini, manifestando così la sua idea del ruolo della Chiesa rispetto agli attuali conflitti. Sua Santità descrive la Chiesa come un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, aggiungendo che il contrasto fra tenebre e luce non è soltanto un’immagine biblica, è una esortazione a credere nella speranza, perché la pace ha il respiro dell’eterno. Ma c’è differenza tra la speranza laica e quella della Chiesa, quella di Celestino?».

«La speranza per la Chiesa è una virtù teologica fondata sulla promessa e sulla grazia di Dio e orientata alla vita eterna, capace di sperare contro ogni speranza terrena. La speranza laica è un’attesa immanente radicata nella ragione, è frutto dell’esperienza dell’uomo e della donna, si definisce nel tempo storico, mira al progresso sociale, alla giustizia, alla libertà, alla dignità, la pace, in questo caso, ha il respiro della mediazione, della diplomazia. Come uomo di fede non posso che credere che la Pace abbia il respiro dell’Eterno, ma come uomo dell’amministrare ho l’obbligo di impegnarmi affinché la Pace abbia il respiro della mediazione».

«E, come aquilano mi fa piacere condividere con voi le parole che Ignazio Silone fa dire a Papa Celestino V a chi gli chiedeva di benedire i soldati in partenza per la guerra: ‘Ve lo ripeto una volta per sempre: non posso benedire alcuna impresa di guerra. Col segno della Croce e i nomi della Trinità, si può benedire il pane, la minestra, l’olio, l’acqua, il vino, se volete anche gli strumenti da lavoro, l’aratro, la zappa del contadino, la pialla del falegname, non le armi. Se avete bisogno di un rito propiziatorio, cercatevi qualcuno che lo faccia nel nome di Satana’», ha concluso Biondi. 

Il SALUTO DELL’ARCIVESCOVO D’ANGELO

«Il fuoco tra le tante caratteristiche ha quella di illuminare. La luce è una condizione essenziale della vita, sia per noi uomini che per tutto il creato, non ci sarebbe vegetazione se non vi fosse la luce del sole -ha detto l’arcivescovo metropolita Antonio D’Angelo – Nel simbolo del fuoco della Perdonanza la luce richiama lo Spirito Santo, dono di grazia e di sapienza divina. Nel perdono ritroviamo quella luce di speranza capace di attivare un processo nuovo di vita. Lo Spirito Santo permette di uscire dal cenacolo delle nostre paure per intraprendere un nuovo percorso esistenziale. L’Aquila è stata riconosciuta “Capitale italiana della cultura”, credo che il segno più grande e più bello della nostra cultura sia proprio la Perdonanza, celebrare questo mistero ogni anno, ci aiuta a rifocalizzare la verità dell’uomo e della sua umanità».

«Cultura è vivere ciò che si è, curando quei valori che danno senso alla persona umana, cultura è promuovere la dignità della persona umana, e quale dono più grande può esaltare l’uomo se non l’amore di Dio offerto nel perdono? Nel Vangelo quando Gesù perdona dice:”alzati ti sono perdonati i tuoi peccati” (cfr. Lc 5,20). E’ proprio cosi: la misericordia permette all’uomo di rialzarsi e riprendere il cammino con una consapevolezza nuova, perché toccato dalla grazia di Dio. Il dono ricevuto rischiara il cuore della persona, così da poter scendere più in profondità per scrutare e conoscere nella verità il valore della vita, mistero comprensibile grazie alla sapienza divina. Il fuoco della Perdonanza ci ricorda questa luce di sapienza, dono dello Spirito anto, affinché possiamo interpretare il mistero della vita con vera saggezza, nel fare scelte giuste per noi e per gli altri, così da costruire una Comunità capace di favorire il bene comune. La sapienza che viene dallo Spirito Santo aiuta a leggere gli eventi dell’esistenza, coglierne il senso e apre a nuovi orizzonti senza lasciarsi imprigionare dalle paure, da logiche dettate da interessi, ma apre alla libertà creativa della persona umana affinché il processo di trascendenza a cui l’uomo è chiamato possa realizzarsi attraverso la “Civiltà dell’amore”. Il concetto di civiltà dell’amore è stato enunciato da papa Paolo VI, nel Regina Coeli del maggio 1970, e ripreso da Papa Leone XIV nell’enciclica Magnifca Humanitas, che dice: “Oggi dobbiamo recuperare con forza questa visione: la civiltà dell’amore che non è un’utopia ingenua, ma un progetto esigente. Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare l’altro –sia esso persona o popolo- come alleato necessario per la costruzione del bene comune. Come ci ha ricordato l’Enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti, solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino” . Auguro a tutti di incamminarsi lungo questa via ereditata da San Celestino V per essere testimoni di un mondo nuovo segnato dall’amore del Padre».


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Angelo Liberatore

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