Monsterrando 2026, sulle strade bianche la sfida internazionale che valorizza il Monferrato


FUBINE MONFERRATO (AL) –  Le strade bianche che attraversano le colline, i filari delle vigne, i piccoli borghi. E poi le salite che spezzano il gruppo, la polvere sollevata dalle biciclette e il pubblico ad attendere il passaggio degli atleti. Monsterrando 2026 ha raccontato ancora una volta il Monferrato da una prospettiva particolare: quella di una bicicletta lanciata lungo 126 chilometri di strade, ma anche quella di chi ha scelto di fermarsi, osservare il paesaggio e scoprire un territorio che vuole fare dello sport e del turismo lento due dei propri strumenti di promozione.

La manifestazione ha avuto il suo cuore a Fubine Monferrato, sede per il secondo anno consecutivo della partenza e dell’arrivo. Un punto di riferimento per una gara che, chilometro dopo chilometro, ha attraversato un territorio fatto di saliscendi, campagne, vigneti e centri abitati, trasformando il percorso in una vetrina a cielo aperto sulle colline tra le province di Alessandria e Asti.

A conquistare Monsterrando 2026 sono stati il danese Andreas Søkkbro Nielsen e l’italiana Debora Piana. Un risultato che conferma la vocazione internazionale della manifestazione, capace negli anni di richiamare atleti provenienti dall’estero e corridori con esperienze di alto livello.
Il valore agonistico resta infatti uno degli elementi centrali dell’appuntamento, soprattutto in una disciplina come il gravel che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita importante, passando da alternativa alla tradizionale bicicletta da strada a vera e propria specialità competitiva. A ricordarlo è Gianni Pederzolli, organizzatore della gara: “Il gravel nasce alcuni anni fa come specialità alternativa alla strada, mentre oggi è diventato una vera specialità agonistica. Noi siamo stati i primi in Italia a organizzare una manifestazione internazionale e tutti gli anni questa gara viene vinta da corridori e campioni che hanno lasciato un segno nel ciclismo professionistico“.

Il percorso è impegnativo ma soprattutto spettacolare. Si pedala per centoventisei chilometri immersi nel paesaggio del Monferrato grazie a una macchina organizzativa che coinvolge istituzioni, amministrazioni, forze dell’ordine e volontari.
Pederzolli ha rivolto un ringraziamento particolare “a tutte le amministrazioni, alle forze dell’ordine, alla Prefettura e alla Questura”, per il contributo dato alla sicurezza degli atleti. Un sostegno importante è arrivato inoltre dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e da Iren, che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa. L’obiettivo, adesso, è guardare avanti. “Speriamo presto di riuscire a pensare a un’edizione ancora più bella per i prossimi anni“, ha aggiunto Pederzolli.

La competizione, tuttavia, rappresenta soltanto una delle anime di Monsterrando. Dietro la partenza, l’arrivo e la sfida sportiva c’è infatti un progetto territoriale più ampio, che utilizza il ciclismo per collegare paesi, paesaggi e amministrazioni. La rete nel 2026 coinvolge 15 Comuni tra Alessandrino e Astigiano, uniti dall’obiettivo di valorizzare borghi, colline e strade bianche attraverso il cicloturismo. L’idea è trasformare i percorsi utilizzati dagli atleti in un patrimonio da vivere anche al di fuori della giornata della competizione. In questo modo il tracciato non è soltanto il terreno sul quale stabilire chi arriva per primo al traguardo. Diventa un itinerario da percorrere con tempi diversi, fermandosi nei paesi, osservando il paesaggio, visitando il territorio e scoprendone le peculiarità. È la filosofia illustrata da Sandro Venezia, ex sindaco di Quattordio e tra i promotori del progetto: “Abbiamo colto l’opportunità di avere uno strumento che permettesse una maggiore conoscenza del territorio e la sua valorizzazione. Oggi ci sono nove sindaci che hanno sposato al cento per cento questa opportunità e altri sei che collaborano affinché il territorio sia conosciuto, apprezzato e valorizzato“.

Una collaborazione che sta già dando risultati. La partecipazione non riguarda infatti soltanto gli iscritti alla prova agonistica: attorno all’evento si muovono accompagnatori, appassionati, famiglie e visitatori. Persone che possono arrivare in occasione della gara, ma soprattutto essere invogliate a ritornare. Ed è proprio in quel “prima, durante e dopo” che si misura una parte importante della scommessa di Monsterrando.

Il progetto punta infatti a lasciare sul territorio qualcosa che vada oltre il singolo giorno di gara. Se l’evento internazionale è in grado di accendere i riflettori sul Monferrato, il passo successivo è trasformare quella visibilità in interesse turistico duraturo. Una prospettiva condivisa dal sindaco di Fubine Monferrato, Lino Pettazzi, che individua nello sport uno strumento per costruire una promozione territoriale capace di coinvolgere non soltanto gli atleti. “Quest’anno, nel mese di marzo, abbiamo inaugurato il circuito di Monferrato ByBike in collaborazione con il Comune di Lu e Cuccaro Monferrato. Sono diversi anni che proponiamo attività legate al ciclismo e questa è la seconda volta che organizziamo la partenza e l’arrivo di Monsterrando qui a Fubine. È sicuramente motivo d’orgoglio per noi”.

La presenza di quindici Comuni appartenenti a due province, Alessandria e Asti, dà inoltre al progetto una dimensione sovracomunale. Non più singoli paesi impegnati a promuoversi autonomamente, dunque, ma un territorio che prova a presentarsi in maniera coordinata.
La priorità per tutti noi – ha spiegato Pettazzi – è valorizzare e promuovere il territorio. Penso che anche attraverso lo sport e una manifestazione di livello internazionale come questa riusciamo nell’intento di valorizzare e promuovere un Monferrato che ha sempre più bisogno di questi eventi“.

È qui che Monsterrando assume un significato che supera la classifica finale. Il gravel, per le sue caratteristiche, porta gli atleti lontano dalle grandi arterie stradali e dentro il paesaggio: sulle strade sterrate, tra i campi, lungo i vigneti e attraverso i piccoli centri. Gli stessi luoghi che possono diventare destinazioni per chi cerca una forma di turismo più lenta e legata all’esperienza del territorio. La gara internazionale offre così una vetrina immediata, mentre il cicloturismo prova a costruire un’eredità destinata a durare durante tutto l’anno. L’obiettivo è fare in modo che chi arriva a Fubine o negli altri Comuni per seguire la manifestazione non conservi soltanto il ricordo della competizione, ma abbia una ragione per tornare: magari senza cronometro, senza classifica e con più tempo a disposizione.

(in copertina foto di Vasco Pastorino)

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Tatiana Gagliano

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