Dal laboratorio al mare: l’Emilia-Romagna sperimenta il polpo contro il granchio blu


Con il progetto Octo-Blu rilasciati al largo di Cesenatico esemplari di pochi giorni e una femmina allevati dall’Università di Bologna. La Regione ha già mobilitato 5 milioni di euro per sostenere pesca e acquacoltura e punta sulla ricerca per una risposta strutturale all’emergenza

Dal laboratorio al mare, nel tentativo di trasformare un’emergenza ambientale in una nuova frontiera della ricerca applicata. Al largo di Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena, sono stati rilasciati in Adriatico polpi di pochi giorni di età e una femmina allevati e stabulati negli impianti dell’Università di Bologna. È una delle fasi più delicate di Octo-Blu, il progetto sperimentale promosso e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna insieme all’Alma Mater per verificare se il predatore naturale del granchio blu possa contribuire a limitarne la diffusione e, soprattutto, a ridurne l’impatto sull’ecosistema marino e sulle attività produttive.

L’operazione, realizzata con il supporto della Capitaneria di Porto – Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico, apre una nuova fase della sperimentazione: ai rilasci seguirà infatti un periodo di monitoraggio scientifico delle aree interessate, anche attraverso il coinvolgimento dei pescatori professionisti.

Il progetto è nato nel 2024 nell’ambito di un accordo di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, in attuazione del Programma nazionale Feampa 2021-2027. L’impostazione è quella di una ricerca che parte dall’osservazione dell’emergenza per arrivare a una possibile soluzione biologica: da una parte lo studio del granchio blu, delle sue caratteristiche comportamentali, riproduttive e alimentari; dall’altra la messa a punto di tecniche per l’allevamento e la riproduzione del polpo in ambiente controllato.

Un lavoro durato quasi due anni, che ha consentito di raccogliere dati sulla relazione tra le due specie, affinare le metodologie di allevamento e arrivare alle prime schiuse. Un passaggio fondamentale per poter trasferire la sperimentazione dalle vasche al mare e avviare la fase di rilascio e monitoraggio.

I primi esemplari sono stati immessi in mare l’11 e il 17 giugno, in prossimità di barriere artificiali sommerse, con il supporto logistico del Club Nautico di Riccione. Le attività sono poi proseguite nel mese di agosto, fino all’uscita odierna, guidata dal professor Oliviero Mordenti, docente del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, e da Antonio Casalini, ricercatore dell’Ateneo e responsabili scientifici dello studio.

I risultati già prodotti da Octo-Blu hanno trovato spazio anche su riviste scientifiche di rilevanza internazionale, tra cui Scientific Reports e Animals. Ora la ricerca entra nella fase più concreta, quella in cui i risultati ottenuti in ambiente controllato vengono verificati direttamente nell’ecosistema marino.

La partita economica

Dietro la sperimentazione c’è però una questione che riguarda direttamente l’economia del territorio. La diffusione del granchio blu ha infatti colpito in modo significativo la pesca e l’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, con conseguenze particolarmente rilevanti per la produzione di vongole.

Dal 2023 la Regione ha destinato 3,5 milioni di euro di risorse regionali al sostegno delle imprese della pesca e dell’acquacoltura colpite dalla proliferazione della specie invasiva. A queste risorse si sono aggiunti ulteriori 1,5 milioni di euro nel 2026, oltre al bando aperto quest’anno per le calamità destinato a compensare le perdite di reddito provocate dalla distruzione del novellame e dalla drastica riduzione della produzione di vongole.

In totale, dunque, la risposta finanziaria regionale arriva a 5 milioni di euro, risorse che in questi tre anni hanno sostenuto anche le attività di raccolta, smaltimento e commercializzazione del granchio blu.

Il problema, infatti, non è soltanto ambientale. La proliferazione del crostaceo ha inciso sulla capacità produttiva delle imprese e, in alcune aree, ha determinato una riduzione superiore al 70% della produzione di vongole di taglia commerciale, oltre alla distruzione del novellame.

«Il granchio blu non è soltanto una specie invasiva: è una delle emergenze più gravi che negli ultimi anni hanno colpito il nostro mare, mettendo in difficoltà un settore strategico per l’economia dell’Emilia-Romagna», sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca Alessio Mammi.

Per la Regione, dunque, la gestione dell’emergenza deve procedere lungo due direttrici parallele: sostegno immediato alle imprese e ricerca di strumenti strutturali capaci di intervenire sulle cause e sugli equilibri dell’ecosistema.

Dalla gestione dell’emergenza alla ricerca

«Salvare il settore della pesca, degli allevamenti dell’acquacoltura e delle vongole rappresenta per noi una priorità assoluta», spiega Mammi, ricordando le risorse già stanziate e il lavoro svolto per accompagnare le imprese.

Ma la strategia regionale guarda oltre la fase emergenziale. L’obiettivo è mettere a sistema le competenze disponibili, coinvolgendo università e centri di ricerca nella ricerca di soluzioni nuove.

«Abbiamo scelto di investire anche nella capacità del nostro territorio e del sistema universitario e della ricerca di proporre e sperimentare soluzioni nuove», aggiunge l’assessore, indicando proprio Octo-Blu come uno degli strumenti attraverso cui verificare concretamente la possibilità di riequilibrare la presenza del granchio blu.

La Regione si dichiara inoltre disponibile a sostenere altri progetti di università e centri di ricerca orientati nella stessa direzione. Una scelta che punta a trasformare l’emergenza in un terreno di innovazione, soprattutto nelle aree maggiormente esposte, a partire dal Delta ferrarese e, più in generale, dall’Adriatico.

«È una sfida complessa e non esistono risposte semplici – osserva Mammi – proprio per questo dobbiamo continuare a sperimentare, perché dalla ricerca scientifica possono nascere strumenti nuovi per affrontare problemi che fino a pochi anni fa erano impensabili».

Il polpo come regolatore naturale

È in questo quadro che si inserisce la ricerca dell’Università di Bologna. Il polpo, spiegano i ricercatori, rappresenta infatti un predatore naturale capace di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e può quindi assumere un ruolo rilevante nella regolazione delle catene alimentari marine.

«Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale – spiega il professor Mordenti – nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione».

Il rilascio in mare non rappresenta dunque la conclusione del progetto, ma un nuovo punto di partenza. Gli esemplari allevati in laboratorio saranno ora osservati nel loro ambiente, con un monitoraggio scientifico destinato a proseguire nelle prossime settimane.

La scommessa è quella di capire se un meccanismo naturale di predazione possa diventare, nel tempo, uno degli strumenti di gestione di una specie invasiva che ha modificato gli equilibri dell’Adriatico e messo sotto pressione una filiera economica strategica.

La risposta non arriverà da un’unica misura. L’Emilia-Romagna sta quindi costruendo una strategia che affianca risorse pubbliche, sostegno alle imprese, ricerca scientifica e innovazione. E il passaggio dalle vasche dell’Università al mare di Cesenatico segna proprio il momento in cui questa strategia comincia a misurarsi con l’ecosistema reale.


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