Roma – La crisi in Medio Oriente accelera la svolta verde: Europa e Asia forzano sugli investimenti rinnovabili A sei mesi dallo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, il blocco dello Stretto di Hormuz spinge i governi a tagliare i ponti con i fossili. L’elettricità pulita si appresta a diventare la prima fonte mondiale, mentre l’Italia prova a rincorrere i target con il nuovo decreto FerX.
Il conflitto che da sei mesi vede contrapposti Stati Uniti e Israele alla Repubblica Islamica dell’Iran sta riscrivendo l’agenda energetica del pianeta. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale, ha innescato una reazione a catena che va da Bruxelles a Singapore. I governi, costretti a fare i conti con una vulnerabilità strutturale senza precedenti, stanno accelerando massicciamente i finanziamenti verso le fonti pulite per ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, questa spinta sta dando un impulso inedito alla transizione globale, nonostante il persistere di alcune zone d’ombra legate al ritorno del carbone in contesti emergenziali.
IL SORPASSO DELLE RINNOVABILI E IL PARADOSSO DEL CARBONE
La produzione di energia da fonti rinnovabili sta vivendo una fase di espansione straordinaria. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) prevede che proprio quest’anno le fonti green diventeranno, per la prima volta nella storia, la principale fonte di elettricità a livello globale. In questo scenario, il solare sui tetti si è rivelato la soluzione più attraente per la sua rapidità di installazione e i costi contenuti. Nelle Filippine, i prezzi esorbitanti dell’energia spingono cittadini e imprese verso il fotovoltaico, mentre in Australia un piano di sussidi per le batterie domestiche sta alimentando una nuova ondata di installazioni. Anche l’Europa registra una domanda vertiginosa per i sistemi solari residenziali. Tuttavia, l’instabilità delle forniture ha costretto alcuni Paesi a riattivare o potenziare le centrali a carbone per garantire la continuità del servizio. Sebbene la crescita delle rinnovabili (+8,5%) superi di gran lunga quella del carbone (+1,4%), quest’ultimo resta un rifugio temporaneo per chi non riesce ancora a coprire il fabbisogno con il solo apporto del vento e del sole.
EMISSIONI RECORD E SCENARI PREVISIONALI
AL 2027 Nonostante la corsa al verde, il conto ambientale resta salatissimo. L’IEA stima che le emissioni di gas serra aumenteranno dell’1,1% quest’anno, toccando il picco storico di 14,2 miliardi di tonnellate. Le previsioni per il 2027 indicano però un primo segnale di inversione: la produzione da carbone dovrebbe flettere dello 0,7%, a fronte di un incremento del 1,5% dell’elettricità generata dal gas. Per stabilizzare questo percorso, la comunità scientifica internazionale sottolinea l’urgenza di investimenti non solo nella produzione, ma soprattutto nel potenziamento delle reti elettriche e nei sistemi di accumulo, fondamentali per gestire l’intermittenza delle fonti pulite. Persino negli Stati Uniti, nonostante l’opposizione politica del presidente Donald Trump verso l’agenda green, la produzione da rinnovabili è aumentata del 10% nella prima metà del 2026 rispetto all’anno precedente.
L’ASIA TRA SPINTA SOLARE E RITORNO AL FOSSILE
Le economie asiatiche, le più colpite dal blocco delle rotte mediorientali, presentano un quadro contrastante. La Cina ha puntato con decisione sul solare, con una crescita produttiva tripla rispetto a quella del carbone tra marzo e luglio. Al contrario, nazioni come India, Vietnam e Corea del Sud hanno incrementato l’uso del carbone per sopperire alla carenza di gas. Il governo vietnamita, in particolare, sta valutando la costruzione di nuovi impianti termoelettrici, mettendo a rischio gli impegni assunti alla COP26. In Europa, invece, dopo una fiammata temporanea dovuta all’emergenza, si prevede che il declino del carbone riprenderà il suo corso naturale già dal 2026.
TRASPORTI E MOBILITÀ ELETTRICA: L’EFFETTO PREZZI
Il settore dei trasporti, che assorbe la maggior parte del petrolio mondiale, sta subendo una trasformazione forzata dall’alto costo dei carburanti. La guerra ha invertito le previsioni di crescita della domanda di petrolio: il rallentamento dei consumi cinesi, la riduzione dei voli aerei e la rapidissima adozione dei veicoli elettrici stanno cambiando le abitudini globali. Goldman Sachs ha rilevato un crollo della domanda di benzina del 20% nel picco di aprile, mentre GL Consulting stima una flessione del 15%. In Cina, le auto elettriche hanno rappresentato a giugno il 63% delle vendite totali, un balzo guidato da esportazioni che hanno superato i 10 miliardi di dollari. Secondo Bank of America, l’elettrificazione spiega ormai un terzo del calo delle importazioni di greggio di Pechino. Anche in Europa, il caro-petrolio ha spinto le vendite di veicoli alla spina, segnando un punto di non ritorno per il mercato dell’automotive.
LE SFIDE ECONOMICHE DI UNA TRANSIZIONE COMPLESSA
La durata della crisi energetica resta legata alle sorti dello Stretto di Hormuz. Finché il passaggio rimarrà interdetto, i prezzi di petrolio e gas resteranno elevati, rendendo le rinnovabili localizzate l’unica alternativa economica. Tuttavia, Sverre Alvik, direttore della transizione energetica presso DNV, avverte che “modificare il mix energetico richiede investimenti iniziali considerevoli e tassi di interesse elevati rendono più oneroso il reperimento dei capitali necessari”. Il processo di decarbonizzazione, dunque, non è un percorso a senso unico e privo di ostacoli finanziari. Victor del Carpio Neyra di Aurora Energy Research osserva inoltre che l’ingresso massiccio di GNL statunitense sul mercato tra il 2026 e il 2030 potrebbe rendere il gas nuovamente accessibile per l’Asia, attenuando l’incentivo a un abbandono permanente dei fossili dettato solo dal conflitto. I
L QUADRO ITALIANO: TRA DECRETO FERX E RITARDI
In Italia, il Ministero dell’Ambiente ha risposto alla crisi pubblicando il decreto FerX. Il Gestore dei servizi energetici (Gse) ha pianificato la prima asta nel 2026 e altre due nel 2027, puntando a sbloccare un contingente di 16 GW di eolico e 10 GW di fotovoltaico. Tuttavia, permangono incertezze sulla possibile migrazione di parte di queste risorse verso il nuovo meccanismo FerZ, ancora da testare. I dati del primo semestre 2026 mostrano l’installazione di 3,4 GW di nuovi impianti: un ritmo che, se mantenuto, porterebbe a 6,8 GW a fine anno, un valore inferiore ai 7,2 GW del 2025. Attualmente le rinnovabili coprono il 20,5% dei consumi lordi italiani, una distanza ancora siderale dal 39,4% previsto dal Pniec e dal nuovo obiettivo europeo del 42,5-45% fissato dalla direttiva RED III per il 2030.
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Alessandro
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