Finti operatori telefonici, email costruite per sembrare autentiche, messaggi sui social e sulle app di messaggistica, fino ai falsi incaricati che bussano direttamente alla porta di casa. Le truffe legate alle forniture di luce e gas continuano a rappresentare un fenomeno di vaste proporzioni: nell’ultimo anno 2,9 milioni di italiani sarebbero rimasti vittime di una frode o di un tentativo di truffa, con un danno economico complessivo vicino ai 650 milioni di euro.
A fotografare il fenomeno è un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research. Un dato allarmante che presenta, tuttavia, anche un elemento positivo: rispetto a tre anni fa il numero delle persone coinvolte sarebbe diminuito del 27%, passando da circa quattro milioni agli attuali 2,9 milioni.
I finti call center restano il pericolo principale
Il telefono continua a essere lo strumento privilegiato dai truffatori. Secondo l’indagine, il 68,2% delle frodi sarebbe stato portato a termine attraverso falsi call center, quindi quasi sette casi su dieci. Al secondo posto si trovano le email fraudolente, utilizzate nel 24,9% dei casi, mentre il tradizionale porta a porta rappresenta il 12,9%.
Le tecniche si sono però adattate alle nuove abitudini digitali. Nel 9,5% dei casi vengono utilizzate applicazioni di messaggistica istantanea, mentre il 6% delle truffe passa attraverso i social network. Canali differenti che spesso sfruttano lo stesso meccanismo: conquistare rapidamente la fiducia della vittima, creare una situazione di urgenza e ottenere dati personali o informazioni necessarie per attivare un nuovo contratto.
Non sono gli anziani le vittime più frequenti
Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio riguarda l’età delle persone coinvolte. A risultare maggiormente esposti non sarebbero infatti gli anziani, come si potrebbe immaginare, ma gli italiani con meno di 44 anni.
A fronte di un’incidenza media nazionale del 7%, la percentuale delle vittime di truffa o tentata frode raggiunge il 9,2% tra i 25 e i 34 anni e sale addirittura al 10,1% nella fascia compresa tra 35 e 44 anni. Anche il livello di istruzione non sembra rappresentare necessariamente una protezione: tra i laureati l’incidenza riscontrata dall’indagine è più che doppia rispetto alla media.
Quasi sei vittime su dieci scelgono di non denunciare
C’è poi un altro dato particolarmente significativo: il 59,2% delle persone coinvolte decide di non denunciare quanto accaduto. Dietro questa scelta ci sono motivazioni economiche, ma anche sentimenti di vergogna o sfiducia nella possibilità di recuperare il denaro perso.
Il 36,1% di chi non presenta denuncia ritiene troppo contenuto il danno economico subito, mentre il 22,7% pensa che non riuscirebbe comunque a recuperare la somma sottratta. Il 16,8% ammette invece di essersi sentito ingenuo per essere caduto nella trappola, mentre il 4,2% preferisce tacere per evitare che i familiari vengano a conoscenza dell’accaduto.
Secondo Maurizio Pescarini, amministratore delegato di Facile.it, la diminuzione del numero delle vittime rispetto ai circa quattro milioni registrati tre anni fa dimostra l’importanza delle campagne di informazione. L’attuale ricerca del risparmio, soprattutto in una fase caratterizzata da costi energetici elevati, potrebbe infatti rendere i consumatori maggiormente vulnerabili di fronte a proposte apparentemente molto convenienti.
Come riconoscere una possibile truffa
La prima precauzione consiste nel verificare sempre chi si trova dall’altra parte del telefono, dello schermo o della porta di casa. Un operatore deve essere identificabile e deve essere possibile controllare la sua effettiva appartenenza alla società che dichiara di rappresentare. Particolare prudenza va riservata a chi si presenta senza appuntamento chiedendo di entrare nell’abitazione o di ricevere pagamenti in contanti.
Un altro elemento ricorrente nelle frodi è la fretta. Il potenziale cliente può sentirsi dire, ad esempio, che il proprio fornitore sta per aumentare improvvisamente le tariffe o che è necessario sottoscrivere immediatamente una nuova offerta per evitare conseguenze economiche. Davanti a situazioni del genere è consigliabile non prendere decisioni immediate, chiedere sempre la documentazione scritta e verificare autonomamente l’azienda e le condizioni proposte.
POD e PDR, perché bisogna proteggerli
Particolare attenzione deve essere riservata ai codici POD e PDR riportati sulle bollette. Il POD identifica la fornitura di energia elettrica, mentre il PDR riguarda quella del gas. Sono dati legati in maniera univoca alla fornitura e non cambiano semplicemente passando da un operatore all’altro.
Proprio per questo rappresentano informazioni preziose per chi tenta di ottenere fraudolentemente un cambio di fornitore. Nel momento in cui si richiede un preventivo può essere normale comunicare elementi come il Comune nel quale si trova l’utenza o i consumi, ma POD e PDR dovrebbero essere forniti soltanto quando si è realmente intenzionati a procedere alla stipula di un contratto con un operatore verificato.
Attenzione anche alle conversazioni telefoniche
Prudenza anche quando si viene contattati da call center sospetti. È opportuno evitare di fornire informazioni personali o conferme contrattuali prima di avere compreso esattamente l’identità dell’interlocutore, la società rappresentata e le condizioni dell’offerta.
Il consumatore dovrebbe inoltre prestare particolare attenzione alle procedure con cui viene acquisito il proprio consenso e non lasciarsi guidare frettolosamente attraverso registrazioni telefoniche senza avere prima letto e compreso le condizioni economiche e contrattuali proposte.
Cosa fare quando il contratto è già stato attivato
Scoprire di essere caduti in una trappola non significa necessariamente non avere strumenti per reagire. Il primo passo è verificare immediatamente cosa sia stato effettivamente sottoscritto e contattare il fornitore interessato. Se emergono irregolarità , firme non riconosciute o un consenso ottenuto attraverso informazioni ingannevoli, è possibile contestare formalmente l’attivazione e presentare reclamo, oltre a valutare una denuncia alle autorità competenti.
Esiste inoltre il diritto di ripensamento per i contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali, esercitabile, nei casi previsti dalla normativa, entro i termini stabiliti dalla legge. La regola fondamentale rimane però quella della prevenzione: verificare sempre l’identità di chi propone un’offerta, non comunicare dati sensibili della fornitura con leggerezza e diffidare soprattutto di chi pretende una decisione immediata. Nelle truffe sulle bollette, infatti, la fretta è spesso la migliore alleata dei malintenzionati.
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