“La transizione energetica è già una leva di sviluppo per il Sud”



Becchetti: “Il GSE ha già cambiato pelle, ora dobbiamo raggiungere ancora di più le famiglie”

Energia, rinnovabili e sviluppo del Mezzogiorno al centro del confronto nella prima serata de La Piazza 2026, la nona edizione de “La Piazza – Il Bene Comune” a Ceglie Messapica. Sul palco Alfredo Maria Becchetti, presidente del Gestore dei Servizi Energetici, che ha raccontato l’evoluzione del GSE e il ruolo che la transizione energetica può avere per famiglie, imprese, Comuni e territori.

“Fare il notaio è stata prima di tutto la mia vita, la mia scelta iniziale, e decidere di entrare a far parte di un mondo come quello delle energie rinnovabili è stata una scelta complicatissima”, esordisce Becchetti. Alla base dell’impegno pubblico, racconta, c’è anche una riflessione maturata anni fa leggendo Platone: “Quando una persona è riuscita a ottenere molto dalla vita sociale, è arrivato il momento di riconcedere il suo tempo al popolo e al pubblico. Ho ritenuto, avendo avuto la fortuna e la capacità di diventare notaio e aver ottenuto tanto dalla professione, di dedicare una gran parte del mio tempo al servizio pubblico e quindi al servizio del GSE”.

Tra le due esperienze, secondo Becchetti, esiste un legame: “Il notaio è un professionista abituato a rispettare le regole, a creare le regole, a rispondere alle esigenze pratiche dei propri clienti. Il GSE è la stessa cosa: bisogna avere regole e poca discrezionalità, capacità di rispondere alle esigenze delle famiglie e delle imprese, creare le condizioni per semplificare processi complessi e farli diventare semplici”.

Un cambiamento che, per il presidente, è già avvenuto. “Il GSE ha già cambiato pelle. Nell’immaginario collettivo per molti anni è stato visto come quel soggetto che prendeva denaro dallo Stato, dall’Europa o dai fondi ed erogava gli incentivi per la produzione di energie rinnovabili o per l’efficientamento. Non è più così”. Oggi, spiega, il Gestore accompagna anche la progettazione, segue il percorso degli impianti e svolge attività di formazione verso la Pubblica amministrazione: “Abbiamo formato più di 6mila amministratori locali per sapere come creare, come fare e come poter utilizzare al meglio le fonti di energia rinnovabile e gli incentivi”.

Per Becchetti le rinnovabili non possono più essere considerate soltanto una questione ambientale. “Ci sono tre gambe: economia, ambiente e necessità sociali del Paese, il superamento della povertà energetica e tutte le questioni legate al fatto che le energie rinnovabili possano aiutare non soltanto le imprese, ma soprattutto le famiglie, la Pubblica amministrazione e le comunità energetiche”.

Proprio sulle Comunità energetiche rinnovabili, il presidente del GSE rivendica la crescita dello strumento: “Stiamo pubblicando in questi giorni il settimo atto, con il quale arriviamo a 990 milioni di un miliardo e 40 milioni investiti e di incentivo nei confronti delle CER. Sono numeri molto importanti e sono in aumento, perché le comunità energetiche rispondono alla necessità di autoconsumo e alla creazione di energia a disposizione delle famiglie, con uno strumento che funziona, aiuta il sistema sociale, crea coesione sociale e crea unità. L’autoconsumo è il futuro del sistema delle energie rinnovabili”. La transizione energetica, secondo Becchetti, rappresenta già un’opportunità concreta per il Mezzogiorno. “Assolutamente sì, è già una leva di sviluppo per il Sud. Il Sud ha competenze, ha risorse naturali, ha il sole, il vento, ha professionalità e ci sono enormi investimenti, soprattutto sulle CER”.

Il punto, aggiunge, è superare anche una vecchia impostazione culturale: “Dobbiamo incominciare a superare l’idea che il Sud sia il luogo migliore per la produzione di energia e non quello per il consumo. Il Sud è un luogo straordinario di produzione di energie rinnovabili, ma è anche il posto migliore dove poterle consumare e autoconsumare”. Il vantaggio riguarda famiglie, aziende ed enti pubblici: una famiglia può ridurre i propri costi, un’impresa può produrre energia e generare indotto, mentre una Pubblica amministrazione può risparmiare sulle spese energetiche di scuole e strutture pubbliche e destinare quelle risorse ad altre necessità.

Sul fronte delle imprese Becchetti distingue però tra esigenze differenti. Per le piccole e medie aziende il GSE deve svolgere soprattutto un ruolo di informazione e accompagnamento: “Il GSE è diventato un luogo dove possiamo dare tutoraggio e lo diamo ai Comuni e alle imprese che lo richiedono. Abbiamo creato piattaforme nelle quali sono spiegate con chiarezza le semplificazioni attraverso le quali raggiungere i risultati”.

Diversa è la situazione per i settori ad altissimo consumo energetico: “Ci sono imprese per le quali è impossibile che le energie rinnovabili possano da sole abbattere il costo energetico: la produzione ceramica, la produzione di carta, le acciaierie. Lì le rinnovabili possono essere uno strumento suppletivo, in aggiunta, mentre per tutto il resto possono aiutare”.

Un ruolo centrale riguarda poi i Comuni, definiti da Becchetti “un interlocutore privilegiato e principale”. “Se il Comune ha come sua meta soltanto il raggiungimento del risultato europeo non comprende quanto possa essere importante per il Comune stesso la sistemazione di una scuola, di una piscina, di un impianto comunale. Abbiamo avuto un’enorme quantità di contatti e di tutoraggio diretto con i singoli Comuni, con addestramento e preparazione per gli amministratori pubblici”.

Anche la semplificazione, insiste, è decisiva: “Quello che ci viene sempre raccontato è che le energie rinnovabili sono complicate. No, le energie rinnovabili sono complesse, non sono complicate. Dietro l’energia rinnovabile c’è un lavoro, un’organizzazione, ci sono imprese e persone che studiano per fare in modo che tutto questo arrivi nel miglior modo possibile. Le piattaforme semplificano e la semplificazione nasce dall’insegnamento”.

Infine gli obiettivi del suo mandato. “Il GSE già funziona benissimo, è una grande eccellenza. Noi dobbiamo però raggiungere ancora più capillarmente le famiglie”. Dopo una lunga fase nella quale il Gestore ha concentrato gran parte della propria attività su imprese e Pubblica amministrazione, per Becchetti la nuova frontiera è il rapporto diretto con i cittadini: “Lo scopo principale del GSE ora si deve rivolgere alle famiglie, cercare di arrivare all’abbattimento del costo delle bollette e combattere nella maniera più completa possibile la povertà energetica. Questo è quello che mi piacerebbe fare”.


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