Alex Fiorio e Mimmo Annese, un’amicizia da record. Il tributo al campione dei rally



Ad Agosto ci ha lasciato Alex Fiorio, pilota di rally, dirigente sportivo Italiano, campione del mondo del gruppo N nel 1987, figura di riferimento del mondo dell’automobilismo e delle corse. Mimmo Annese, suo grande amico e anche commercialista della famiglia Fiorio, ha voluto ricordarlo, con tanti aneddoti e storie di una vita condivisa.

Come hai conosciuto Alex Fiorio?

“Nel 2006 ho conosciuto il padre di Alex, Cesare Fiorio, il grande uomo dello sport, ci siamo incontrati in un noto ristorante della Marina di Ostuni, si è creato subito un grande feeling” – dice Annese – “ è un uomo d’altri tempi, una persona garbata, nobile di animo nei modi e nel comportamento,  siamo diventati amici. Il suo desiderio era quello di comprare una masseria nella zona di Martina Franca e con la giovane moglie voleva creare un agriturismo. Abbiamo girato tanto finchè abbiamo trovato una proprietà abbandonata che era del Sindaco di Ceglie. Subito, se ne innamorò e creammo una società agricola e, a tempo record – da Formula Uno – la ristrutturò; nacque, così, la Masseria Camarda.

Mia moglie era amica di sua moglie, uscivamo in bici, era sempre un’avventura nuova, come da Ceglie a Santa Maria di Leuca con tanti record battuti. Il figlio di Cesare, Alex, abitava sul Lago e veniva spesso a trovarlo; nel maggio 2016, mentre stavo lavorando, Cesare, come sempre, mi chiamò per un giro in bicicletta con lui, io ero impegnato e non andai, lui purtroppo cadde e finì in coma in ospedale e mi avvisarono. Fu quello il momento in cui chiamai Alessandro e gli comunicai la notizia, poi telefonai a Cristiano, l’altro fratello.

Alessandro, da quel momento, si trasferì a Ceglie non solo per stare vicino al padre , ma anche per sposarsi lì-mia moglie fu sua testimone di nozze-e anche per lavorare a Ceglie; si creò, così, un rapporto fraterno e molto importante. Mi chiamava per vedere insieme i Gran Premi, spesso viaggiavamo, passavamo le Vigilie insieme, come anche il Natale, eravamo molto uniti, quasi fratelli. Mi è stato molto vicino nel 2022 quando ho perso mia figlia Federica in un incidente di auto; il mio dramma era capire come e quanto avesse sofferto in quei momenti tragici. Lui mi diceva che con il suo grave incidente in Francia non si era accorto del dolore e mi consigliava, comunque, di non farmi più quelle domande, perché nulla e nessuno avrebbe riportato indietro Federica e avrei dovuto dedicarmi a Giuseppe, l’altro mio figlio”.

Alcuni lo definiscono un amico a colori; che tipo di amico era per te e quale è il tuo ricordo più bello?

“Era brillante, sempre sorridente, non esiste una sua foto senza il sorriso, era gioioso, ogni volta che avevamo ospiti, uomini e donne di sport, durante la serata, prendeva la chitarra e suonava e cantava canzoni ironiche; con lui si rideva sempre. Nei viaggi amava acquistare camicie e magliette colorate che gli davano gioia…”le felpe e magliette Maserati te le regalo”-diceva-“dato che hai una Maserati le indossi tu”.

Alex Fiorio raccontava i suoi progetti sui social; cosa stava portando avanti nel mondo dei motori sia a livello amatoriale, sia per i professionisti del settore in Puglia?

“Il suo progetto più importante era quello di portare avanti Masseria Camarda, che è diventata, infatti, dimora di charme; voleva sistemare altri terreni limitrofi ed era pronto a ristrutturare una serie di trulli tra Ceglie e Ostuni – dove c’è la pietra miliare che segna il confine tra Ostuni e Ceglie Messapica – realizzando una piscina laghetto per chi avrebbe acquistato i trulli. Non si può dimenticare anche la Fiorio Cup, giunta alla quarta e quinta edizione con i grandi uomini del rally, come il suo amico due volte campione del mondo Micky Biasion, o Rovanpera, attuale campione del mondo, come anche il figlio di Trussardi, Tomaso, che ama girare con le Lancia Delta.

Alex voleva far diventare la sua Cup un importante appuntamento del Rally e c’era riuscito; i media sportivi davano grande risalto e si interessavano alla Fiorio Cup, una grande battaglia tra i campioni, uomini di un tempo, come il Presidente ACI Sticchi, o il Presidente Emiliano, felicissimi del progetto, al punto tale che ACI Nazionale ha voluto fare suo il progetto ed è stata una gara voluta fortemente da ACI stessa. Sono il contabile di famiglia e dal mio studio partivano tutte le richieste ai vari enti per ottenere le varie autorizzazioni”.

Alex fa parte di una famiglia di talenti e della motoristica mondiale, icone dei record mondiali

Cesare Fiorio ha vinto la Coppa Nastro Azzurro che viene data a chi batte il record nell’Oceano Atlantico tra Dover e il faro di NY. E’ un genio e ancor oggi un mito. La Targa Fiorio, poi, è un trofeo che si disputa proprio in Puglia e Alex lascia un vuoto enorme.

Quali sono i tuoi ricordi più belli con lui? In base alla tua esperienza personale con questa famiglia cosa aggiungi?

“Cesare è un patrimonio dello sport italiano, migliaia di km in bici insieme, magari per arrivare sotto la statua di Domenico Modugno e fare una foto, o sempre alla ricerca di record, in grande forma pur essendo più grande di me. Diceva che dovevamo allenarci sempre in bici per fortificare le gambe, per sciare meglio. Una volta siamo andati anche in Germania a vedere Destriero; nella sua carriera ci sono 18 campionati del mondo di rally ed è stato campione del mondo off shore- dove ebbe un incidente e 18 giorni di coma.

Educato, garbato, a cena amava raccontare tanti aneddoti della sua vita, come i momenti con Gianni Agnelli; conosco tanti segreti di Cesare, pedalando insieme si crea un legame più forte. Alessandro ha iniziato a raccontarmi tante storie di vita e sport, che, negli ultimi due anni, condivideva sui social; mi diceva sempre che suo padre non lo aveva mai aiutato per non essere accusato di nepotismo e non gli aveva mai trovato uno sponsor e lui restava un uomo che si era fatto da solo”.

So che stava insegnando a tuo figlio la guida sportiva, per te è un dolore come amico e anche un vuoto enorme di un maestro per i giovani.

Cosa stava portando avanti con le nuove generazioni, nelle quali credeva fortemente?

“Alessandro ha messo mio figlio Giuseppe sulla macchina a 12 anni, ricordo che il sedile non bastava per fargli vedere la strada al di là del vetro; si tolse la felpa e il giubbino e lo mise sul sedile per alzarlo.

Giuseppe era impaurito, Alessandro, invece, era severo. Giuseppe ingranò la marcia; la prova era su una Panda 4×4, mio figlio fece spegnere l’auto 6 o 7 volte, ma Alessandro, con tranquillità, gli spiegava tutto e Giuseppe ha poi imparato a guidare.

Prima di metterlo sulla macchina, ovviamente c’è stato l’apprendimento della teoria, tante ore trascorse per impartire ai ragazzi le tecniche di guida, come frenare, fare le curve, i metodi sullo sterrato; nella sala Ferrari proiettava le slides, poi si passava sul simulatore sistemato da Giovinazzi, giovane scoperto da lui e poi mandato in Ferrari. Giuseppe ha visto Alessandro come uno zio, anche di più, ha condiviso con lui tanti viaggi, andavano in giro insieme, parlavano sempre di macchine o litigavano perché Alessandro tifava per la Sampdoria e Giuseppe per l’Inter. Giuseppe ha sofferto tanto per la perdita della sorella, anche lei ha passato molto tempo alla Masseria di Alex ; Alessandro è stato una pillola importante, gli ha fatto tornare il sorriso, mettendolo su una macchina e facendolo guidare egregiamente. L’anno scorso, in occasione della kermesse La Piazza di Affaritaliani, è stato istituito un Premio dedicato a mia figlia Federica e Alessandro è stato un elemento fondamentale e ha voluto regalare a 25 ragazzi i corsi di guida. Ha sottolineato che si deve evitare ciò che è successo a Federica; diceva sempre che i giovani devono imparare a guidare cominciando dalle basi per mettersi su una moto, una macchina, o una bici. Teneva molto alla sicurezza stradale, aveva creato la Rally University; da lì partivano i corsi di guida e i giovani che la frequentavano arrivavano da tutto il mondo. Alessandro adorava stare con le nuove generazioni”.

Correva con la Lancia Totip e Fina, ma non con team ufficiali e non per questo non è stato un campione e ha segnato la storia, correndo in tutto il mondo; com’era nella vita di tutti i giorni lontano dalle gare?

“Era complicato per lui trovare sponsor e aveva l’handicap di chiamarsi Fiorio. Ha raggiunto ogni traguardo grazie al suo talento al volante; nella vita di tutti i giorni si parlava di vita, di gare, si litigava sulla politica. Ai cani della Masseria aveva dato i nomi di molti piloti; i più addormentati quelli dei piloti scarsi, per quelli più svegli, invece, aveva scelto i nomi dei piloti più veloci.

Con lui si poteva discutere di qualsiasi cosa, di tutto ciò che accadeva nel mondo, della guerra Russia Ucraina-sua moglie è russa-al conflitto Iraniano. Alessandro faceva un esame attento degli eventi, era molto attento e non si lasciava prendere dalle emozioni, i suoi giudizi erano corretti, precisi, non ha mai sbagliato e con l’educazione e la  formazione che ha ricevuto non poteva che essere la persona che abbiamo conosciuto.

Il 30 maggio di quest’anno sono venuti alla Masseria Camarda tanti ingegneri di Ferrari per il compleanno di Landini, grande amico di Alex, diventato anche mio amico.

Il 2 giugno eravamo a cena, Alessandro mi diceva che non riusciva a deglutire bene, qualche giorno dopo abbiamo fissato una visita da un gastroenterologo ed è arrivata la cattiva notizia dell’esistenza di un tumore. Alex non si è demoralizzato, ha deciso di combattere e farsi curare dai medici in Puglia e non ha voluto spostarsi al Nord.

Il resto è storia, purtroppo”.


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