Quattro morti in sei giorni. Quattro persone che non ci sono più. Quattro famiglie travolte da un dolore che nessuna statistica potrà mai raccontare fino in fondo. E, nella stessa settimana, anche un tentato suicidio. Sono numeri che fanno paura. Numeri che dovrebbero imporre una riflessione. Numeri davanti ai quali non è più possibile voltarsi dall’altra parte.
La settimana nera della Ciociaria è iniziata lunedì 24 agosto, con la morte di un’ex insegnante di Frosinone, precipitata dal balcone della propria abitazione. Giovedì 27 agosto un anziano di Ceprano è morto dopo un gesto estremo. Venerdì 28 agosto un’altra tragedia a Piglio, dove una donna è deceduta dopo essere precipitata dalla propria abitazione. Sabato 29 agosto la provincia si è trovata nuovamente a fare i conti con una morte a Cassino di una giovane donna. E sempre sabato, a Sora, un uomo è stato soccorso dopo aver ingerito una sostanza tossica. È stato stabilizzato dai sanitari e trasferito in ospedale in condizioni critiche.
Quattro morti e un tentato suicidio in una sola settimana. Se questa non è un’emergenza, allora cosa deve accadere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di chiamarla con il suo nome?
Dodici suicidi dall’inizio dell’anno
Secondo i dati in possesso della nostra Redazione, sono 12 i suicidi registrati in provincia di Frosinone dall’inizio del 2026. Un dato che, già a fine agosto, supera una soglia che dovrebbe far riflettere: nell’intero 2025 i suicidi erano stati 14.
E bisogna aggiungere un elemento tutt’altro che secondario: i numeri che riusciamo a raccogliere non fotografano necessariamente l’intero fenomeno. Lo stesso vale per i tentati suicidi, che risultano quasi il doppio dei suicidi consumati e che, anche in questo caso, rappresentano con ogni probabilità una fotografia parziale di una realtà molto più ampia.
Dietro ogni numero però c’era una persona. C’è una famiglia. Ci sono amici, colleghi, figli, genitori. C’è una storia che spesso nessuno conosce fino in fondo. E c’è una domanda che continua a rimanere sospesa: perché?
Il precedente che non possiamo dimenticare
Nel 2024 la Ciociaria aveva raggiunto un dato drammatico: 29 suicidi, con oltre 60 tentativi secondo i dati allora raccolti. Un numero enorme, che aveva acceso i riflettori su quello che definimmo, senza mezzi termini, un vero e proprio allarme sociale.
Poi il tempo è passato. Le notizie sono scivolate via una dopo l’altra. I nomi sono rimasti sulle pagine dei giornali per qualche giorno, prima di lasciare spazio ad altre emergenze, ad altre cronache, ad altre discussioni.
Ma il problema non è scomparso. È rimasto lì. Sotto traccia. Silenzioso. Pronto a riaffiorare ogni volta che una nuova tragedia entra nelle cronache. E oggi ci troviamo nuovamente davanti a una settimana nella quale quattro persone hanno deciso di togliersi la vita e un’altra è stata salvata dopo un gesto disperato. Non possiamo limitarci a contarle.
Non basta più raccontare
Ne abbiamo parlato infinite volte su queste colonne. Ogni volta con la speranza che, oltre alla cronaca, potesse aprirsi una discussione. Ogni volta con la consapevolezza che raccontare una tragedia non significa semplicemente riportare ciò che è accaduto, ma interrogarsi su ciò che esiste prima di quel momento. Che cosa c’è dietro quel dolore? Quanto è grande il disagio che rimane invisibile? Quante persone chiedono aiuto senza essere ascoltate? Quante altre, invece, non riescono nemmeno a chiedere aiuto? E soprattutto: quali strumenti vengono messi concretamente a disposizione di chi attraversa una crisi? Perché parlare di salute mentale non può essere ancora un esercizio da fare soltanto dopo una tragedia. La prevenzione non può iniziare quando è ormai troppo tardi.
Ad Alatri proviamo a rompere il silenzio
Ed è proprio per questo che sabato 5 settembre, ad Alatri, abbiamo scelto di tornare a parlarne. Insieme a Idrovolante Edizioni e al collega giornalista Daniele Dell’Orco, saremo al Centro sportivo Collemassaro per una giornata dedicata a “Sport, natura e benessere”. Non sarà soltanto un appuntamento sportivo.
Ci saranno yoga, trekking, socialità, tornei e momenti di confronto con professionisti del settore. Ma soprattutto ci sarà uno spazio per parlare di salute mentale, di fragilità, di prevenzione e di quella rete di sostegno che troppo spesso arriva quando la sofferenza è già diventata insostenibile.
La scelta di Alatri non è casuale. È un territorio che negli ultimi anni ha registrato un numero particolarmente significativo di morti volontarie rispetto agli altri comuni della provincia e proprio da qui vogliamo lanciare un messaggio che riguarda tutta la Ciociaria.
Durante la giornata sarà inoltre attivata una raccolta fondi destinata a finanziare percorsi di psicoterapia a prezzi calmierati per chi vive difficoltà quotidiane, comprese quelle economiche, e si trova costretto a rinunciare anche alla possibilità di prendersi cura della propria salute mentale.
Perché sì, anche questo è un problema. Quando bisogna far quadrare i conti, troppo spesso la salute mentale finisce tra le prime voci da tagliare. E le conseguenze, talvolta, possono essere devastanti.
Non possiamo aspettare il prossimo nome
Questa Redazione ha un taccuino. È un taccuino che non vorremmo avere. Un taccuino nel quale, troppo spesso, finisce un nuovo nome. Una nuova storia. Una nuova famiglia distrutta. Nel 2024 erano 29. Nel 2025 sono stati 14. Nel 2026 siamo già a 12 e mancano ancora quattro mesi alla fine dell’anno. Non sono numeri. Erano volti. Erano persone che hanno attraversato un dolore che, per ragioni diverse e complesse, non sono riuscite a superare. Ed è proprio per questo che non possiamo continuare a parlarne soltanto quando accade una tragedia. Dobbiamo parlarne prima.
Dobbiamo costruire prevenzione. Dobbiamo rendere più accessibili i percorsi psicologici e psicoterapeutici. Dobbiamo intercettare il disagio. Dobbiamo insegnare a riconoscere i segnali. Dobbiamo creare una rete nella quale nessuno abbia la sensazione di essere completamente solo davanti alle proprie difficoltà. Perché il silenzio non è una strategia. E l’indifferenza non è prevenzione.
Per quanto ancora faremo finta di niente?
E allora le domande tornano, ancora più pesanti dopo questa settimana. Per quanto ancora faremo finta di niente? Per quanto ancora fingeremo che non sia un’emergenza? Quanti altri nomi dovranno finire su quel taccuino prima che il tema diventi una priorità vera, concreta, quotidiana? Noi torniamo a scriverne. Perché fare informazione, su questo tema, non basta più. Qui serve fare opinione. Serve scuotere. Serve disturbare. Serve tenere acceso un faro mentre altri continuano, troppo spesso, a spegnerlo.
Perché quel “mal di vivere” di cui si parla sottovoce continua a lasciare dietro di sé un dolore enorme. E noi non vogliamo aspettare di dover scrivere un altro nome per tornare a parlarne.
Il 5 settembre saremo ad Alatri per questo. Per parlare. Per ascoltare. Per sensibilizzare. Per raccogliere risorse. Ma soprattutto per ricordare una cosa semplice e fondamentale: chiedere aiuto non è una debolezza e prendersi cura della propria salute mentale dovrebbe essere un diritto accessibile a tutti.
La Ciociaria ha già contato abbastanza. Adesso è il momento di smettere di contare soltanto le vittime e iniziare a contare anche gli strumenti messi in campo per evitarne altre.
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Roberta Di Pucchio
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