Un piano straordinario per il Lazio meridionale; una proposta di patto per lo sviluppo che nasca da tutte le sigle sindacali del territorio. È l’appello lanciato da Mario Spigola, storico sindacalista metalmeccanico ed ex segretario della Fim-Cisl, che invita le organizzazioni dei lavoratori delle province di Frosinone e Latina a superare le divisioni e a costruire insieme un progetto unitario per fermare il declino industriale e demografico in particolar modo del Cassinate e della media Valle del Liri.
- – Il 26 settembre c’è uno sciopero nazionale di vari comparti, con astensioni che si faranno sentire non solo negli spostamenti quotidiani, ma anche negli uffici della pubblica amministrazione, nelle aule scolastiche e nelle strutture sanitarie. Poi ci sono i treni: il 7-8 settembre Trenitalia e Ferrovie dello Stato; il 30 settembre, tra le 13 e le 17, il blocco dei trasporti aerei con i lavoratori Enav e il personale tecnico. Che segnale è questo?
“Non sono più gli ‘autunni caldi’ di una volta, ma la temperatura, anche quella esterna, non è delle migliori. Ci sono certamente problemi congiunturali legati ai contratti ancora non chiusi e a vertenze ancora aperte. Il problema è che tutto questo si colloca in un contesto complessivo di grande difficoltà, dovuta alle guerre in corso e alle conseguenti crisi energetiche, che stanno portando il Paese in uno stato quasi comatoso”.
“Con una crisi di questa portata, l’apertura dei tavoli contrattuali risulta complicata anche per lo stesso governo, a corto non solo di idee ma anche di risorse, visto che non riesce nemmeno a calmierare le accise. Tutte le vertenze aperte hanno un nome e un cognome: contratti non siglati da anni, alcuni da parecchi anni. Siamo arrivati al punto di rottura, perché quando gli addetti scioperano vuol dire che qualcosa, nelle mediazioni, non ha funzionato”.
Il lavoro povero sta sostituendo quello stabile alimentato dal manifatturiero
- – Gli ultimi dati della Caritas evidenziano una percentuale crescente di lavoro povero: persone assistite che, pur lavorando ogni giorno, non riescono a mantenere le proprie famiglie. All’occupazione industriale stabile — quella su cui una volta si costruiva una famiglia, si comprava casa — si sta sostituendo il lavoro povero?
“È uno dei dati che emergono con più forza. Solo il 25-30% delle nuove assunzioni riguarda i giovani. Non solo: circa il 75% di questi sono contratti in somministrazione, temporanei. Questo la dice lunga sullo stato della situazione. E se parliamo del tasso di povertà, per la provincia di Frosinone i dati sono allarmanti; più a sud, nel Cassinate, sono terrificanti. C’è stato un calo demografico: circa il 18% dei residenti tra i 18 e i 34 anni è andato all’estero. Gli iscritti all’AIRE, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, sono circa 59mila”.
“Paradossalmente, qui nel Lazio i comuni più interessati sono Cassino e Sora. E secondo alcune stime, prendendo il trend Istat, altri 4mila giovani lasceranno questo territorio entro il 2030. La situazione è drammatica: non tanto a Frosinone, dove qualcosa ancora si muove, ma nel sud della provincia, che assomiglia sempre più alle zone dell’entroterra del Sud Italia. Anche l’università, che prima aveva contribuito a trattenere qui giovani laureati e ingegneri, oggi mi pare depotenziata, insieme a un territorio diventato un vero cratere dell’automotive”.
- – Su questa situazione dell’automotive l’indeterminatezza è forte. I piani presentati sono evanescenti, dichiarazioni smentite il giorno dopo.
“Sono come le classiche reazioni ‘trumpiane’: la mattina esce una cosa, nel pomeriggio la smentita. I piani annunciati da Filosa, e prima da Tavares, ai tavoli con i sindacati lasciano il tempo che trovano. Si aspettano i nuovi modelli, ma questi — se verranno, e mi auguro che verranno davvero — arriveranno solo tra due o tre anni. Con i tempi attuali, dalla fase progettuale alla produzione servono minimo 18 mesi; parliamo quindi di un anno e mezzo o due prima che un nuovo modello arrivi sul mercato”.
Resta l’incertezza per Stellantis Piedimonte. Import cinese e caso Volkswagen
“E poi c’è l’auspicio che questi modelli incontrino il gradimento del pubblico: con la crisi attuale, vedo complicato un rinascimento del territorio di Cassino fondato solo ed esclusivamente sull’automotive. Peraltro Stellantis sta rafforzando la componente dell’importazione diretta di auto cinesi: dopo Leapmotor ha firmato di recente un accordo con Dongfeng, il che la dice chiara su come la pensano”.
- – Su questo si innesta anche quanto dichiarato da Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, con i sindacati tedeschi in rottura perché si parla di oltre 100mila esuberi. Volkswagen, tecnicamente molto solida rispetto a Stellantis. Che ne pensa?
“Sono target diversi, però è chiaro: Volkswagen era il gruppo più solido in Europa, innegabilmente. Se arriva la dichiarazione di una perdita di quattro stabilimenti e centomila posti di lavoro, si comprende quanto sia ampio il problema complessivo. A questo si aggiunge l’indeterminatezza dell’accordo tra FCA e Peugeot-PSA, con la leva del comando in mano ai francesi: la dice lunga sulle prospettive degli stabilimenti italiani, tranne Iveco che ha un percorso chiaro. Per il resto gli stabilimenti soffrono tutti moltissimo”.
“Il punto è che siamo indietro sulla progettualità. Si dice che l’elettrificazione sia un problema per l’Europa; ma i cinesi ci stanno fondando il proprio business e stanno permeando il mercato europeo con i loro modelli, elettrici e non. C’è una contraddizione di fondo: non si vendono i modelli in Europa, ma poi arrivano quelli cinesi, e uno dei costruttori principali si occupa proprio di importarli dalla Cina. Su questo devono riflettere gli industriali, perché la progettualità dei grandi gruppi europei è ancora molto indeterminata: verso l’elettrificazione o verso strade intermedie? In questo gioco, poi, ricordo che sono in ballo due dei sei marchi della Motor Valley di cui ci vantiamo, Ducati e Lamborghini, anch’essi a rischio”.
- – Difficile da comprendere, in questo scenario, l’ottimismo del ministro Adolfo Urso, che sostiene che Stellantis stia investendo in Italia. Un dato che lui stesso fa emergere è che i tavoli aperti al Mimit sono calati a 37.
“Sì, ma la domanda è: i tavoli di crisi vanno tutti al Mimit o si fermano prima? La scarsa affidabilità di quei tavoli spinge aziende e sindacati a chiudere le vertenze al di fuori del Mimit, perché finora il ministero è stato inefficace su tutte le grandi crisi. Parliamo di Stellantis, ma anche dell’ex Ilva, ormai diventata un fotoromanzo, con quest’altra situazione di partnership fumosa. Mi ricorda tanto le partnership che si fecero ai tempi per Alitalia”.
Unica nota positiva: Skf sposta a Cassino una linea produttiva da Bari
“Urso fa sembrare positiva una situazione che non lo è per niente: i tavoli di crisi in Italia ci sono e sono aumentati di molto, solo che non arrivano al Mimit — ci vanno solo le grandissime vertenze. Per il resto si cercano soluzioni fuori da quel tavolo, ormai inaffidabile. Basti pensare al comparto del bianco, gli elettrodomestici: lì abbiamo perso tutto. Mi ricordo il protocollo IRI ai tempi di Prodi: allora la maggior parte dei prodotti del bianco nel mondo era italiana, marchi come Zoppas erano il non plus ultra”.
- – Parlando del Cassinate, dobbiamo ringraziare gli svedesi di SKF che ancora resistono, i tedeschi di Wepa che mantengono la cartiera, e poi la cartiera di Villa Santa Lucia, la Reno De Medici. Ma al di là di questo abbiamo visto crollare l’unico progetto sorto sulle ceneri dell’Ideal Standard, quello della Saxa Gres. Dove si è sbagliato?
“Lì c’è stato un processo che, secondo me, non è andato nel verso giusto: si è puntato su prodotti che si pensava potessero incidere sui mercati, ma che poi si sono rivelati poco competitivi. Questo ha creato una crisi strutturale, oltre naturalmente all’aumento dei costi energetici, che ha inciso e di molto. C’è stata una valutazione di fondo errata. Per SKF, invece, il discorso è diverso: c’è un’ulteriore linea che dovrebbe essere potenziata, tutta interna, perché pare che la produzione provenga da Bari. Si rafforza dunque il polo di Cassino, e le prospettive per la SKF sono più che ottime. È stata forse la prima fabbrica della ricostruzione, all’epoca era Fiat”.
I sindacati si mettano in testa una cosa: devono presentare un progetto
- – Oltretutto la governance economica del Sud Lazio sembra allontanarsi. Parliamo del Consorzio Industriale del Lazio, con trasferimento a Roma, anche se restava la sede a Frosinone e la nomina di un commissario, il professor Trequattrini, che viene dall’Università di Cassino. Ma ormai il 51% dell’ente passerà in mano alla Regione.
“Addio Lazio meridionale, addio Frosinone, Cassino, e anche Latina e Gaeta. E questa nuova filosofia di governance, che ha attraversato l’Unione degli Industriali, sta avendo effetti anche su altri settori. Pensiamo all’ATO unico per l’acqua: c’è una sorta di accentramento”.
- – Probabilmente dovremmo fare una campagna sulla vera priorità per il territorio: varare un piano straordinario per il Lazio meridionale. Tutti i partiti dovrebbero trovare un momento di discussione sulla crisi economica e sociale, con Sora e Cassino come aree più sofferenti. Il problema è che non esiste un’idea. Anche i sindacati sono stati deboli: cosa direbbe ai suoi colleghi?
“Bisogna che tutti i sindacati, al di là delle rispettive posizioni, si mettano in testa una cosa: devono presentare un progetto. È l’unico modo. Il sindacato deve sedersi, elaborare una proposta e portarla alle controparti e alla politica, senza aspettare che una soluzione cali dall’alto — perché chi sta in alto è affaccendato in altro. Bisogna partire dal basso, da una progettualità che nasca all’interno del sindacato e si sposti all’esterno. E un progetto vero deve pungolare prima di tutto la politica, che da anni — tranne le solite passerelle nei momenti topici — non è presente e pensa più al proprio futuro che a quello del territorio”.
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Stefano Di Scanno
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