Le tensioni militari e geopolitiche hanno raggiunto lo Spazio, l’analisi della Reuters
Lo Spazio fino a qualche hanno fa era una frontiera di pacifica e prolifica collaborazione tra Nazioni. Si immaginavano stazioni spaziali internazionali in cui i Paesi tecnologicamente più avanzati inviavano i loro astronauti o davano supporto tecnico ed operativo per la riuscita delle missioni. Oggi non è più così e gli stessi obiettivi sono portati avanti da Paesi ‘alleati’ su uno scacchiere geopolitico rovinosamente inclinato verso scenari di guerra dagli esiti inimmaginabili.
E lo Spazio sembra lo specchio di questi scenari. “Così in terra, così in cielo”, verrebbe da scrivere invertendo i fattori di una frase evangelica che tutti noi ben conosciamo. Secondo un’approfondita analisi della Reuters, condotta da Cassell Bryan-Low, Joey Roulette e Eduardo Baptista, su brevetti, appalti, documenti pieni di dati di tracciamento spaziale, interviste con funzionari militari di alto rango e articoli accademici, la Cina starebbe sviluppando tecnologie spaziali in grado di portare attacchi militari a satelliti e dispositivi orbitali di altri Paesi, sicuramente gli Stati Uniti e i suoi alleati.
Allo stesso tempo, Stati Uniti e Gran Bretagna starebbero sviluppando analoghe tecnologie spaziali per prevenire questi attacchi e rispondere con sistemi offensivi avanzati. Prova ne sarebbe l’operazione congiunta anglo-americana che, dalla base operativa dell’esercito americano in Colorado, avrebbe pilotato un satellite USA in sorvolo attorno ad uno britannico, mentre a poche decine di km passava il satellite cinese Shiyan 12-01.
“Five Eyes” e la prima operazione militare anglo-americana nello Spazio
Scopo dell’operazione “a distanza ravvicinata” tra i satelliti alleati e quello cinese era inviare “un segnale strategico a Pechino”, secondo la società di intelligence spaziale Slingshot Aerospace, un avviso chiaro: “Vediamo i vostri dispositivi, li abbiamo a tiro, siamo rapidi e precisi negli spostamenti orbitali con i nostri satelliti”.
C’è anche la conferma alla Reuters di un alto ufficiale in pensione dell’aeronautica britannica, Andrew Turner, a conoscenza dei fatti: “Abbiamo dimostrato le nostre capacità tattiche e operative, Pechino non può e non deve interferire in fascia orbitale”.
L’operazione assume inoltre un’importanza strategica perché è la prima nota all’interno dell’alleanza di intelligence “Five Eyes”, di cui tutti i dettagli rimangono ovviamente ancora classificati per implicazioni di Difesa degli interessi militari e nazionali.
Il Ministero della Difesa britannico ha confermato inoltre che il Regno Unito e i suoi partner stanno conducendo “operazioni orbitali avanzate per proteggere i propri interessi nazionali e militari” e per mandare chiari segnali alla Cina. L’allora Capo delle operazioni spaziali della US Space Force, Douglas Schiess, sempre stando agli analisti che hanno lavorato per la Reuters, avrebbe dichiarato: “Operare in prossimità di un veicolo spaziali di un altro Stato può aiutare a capire se il veicolo in questione stia o meno facendo qualcosa di minaccioso o fuori dagli standard operativi accettabili”.
Londra ha poi rivelato che la missione seguiva un dispiegamento marittimo nella regione indo-pacifica (“Così in Terra, così in cielo”).
La Cina è il pericolo, la Russia sviluppa satelliti armati con testate nucleari
Pechino da parte sua ha reso noto di non essere a conoscenza di questa operazione, di non aver rilevato nessun avvicinamento anomalo al suo satellite e di non disporre di informazioni particolari. Ha però dichiarato che il Paese (la Cina) “si oppone ad ogni militarizzazione dello Spazio e allo stesso si adopera esclusivamente per un suo sfruttamento pacifico”. Allo stesso tempo, il Governo cinese ha accusato invece Washington e i suoi alleati di fare esattamente l’opposto, alimentando “una corsa agli armamenti attraverso iniziative come il sistema di difesa missilistica Golden Dome e potenziali armi spaziali”.

Secondo il generale Stephen Whiting, a capo del Comando spaziale USA, invece, forze ostili (leggi la Cina, forse la Russia), “stanno sviluppando capacità militari e tecnologiche tese ad impedire agli Stati Uniti di accedere a sistemi chiave e di ridurre così la sua efficacia militare”, riferendosi all’azione di interferenza o di attacco da parte di sistemi satellitari avanzati in eventuali prime fasi di un conflitto futuro (in cui includere laser terrestri, disturbatori elettronici, attacchi informatici e missili antisatellite).
Stando alla Reuters, gli Stati Uniti avrebbero anche accusato la Russia di aver sviluppato una capacità bellica spaziale che prevede l’utilizzo di un satellite progettato per trasportare un’arma nucleare. Mosca ovviamente ha smentito categoricamente.
Dalle manovre orbitali ai “satelliti cacciatori”
Da quello che emerge dall’analisi presentata dalla Reuters, la competizione militare nello Spazio si gioca sempre più sulla capacità dei satelliti di manovrare, avvicinarsi e inseguire altri oggetti in orbita (nonché di effettuare rifornimenti involo).
Secondo funzionari statunitensi, satelliti cinesi hanno già effettuato operazioni definite di “orbital dogfighting”, con più veicoli impegnati in manovre ravvicinate e coordinate. Pechino ha inoltre dimostrato di poter catturare un satellite fuori uso e trasferirlo su un’altra orbita, mentre nel 2025 avrebbe condotto un probabile test di rifornimento di carburante direttamente nello spazio.
Una tecnologia particolarmente rilevante sul piano strategico: poter rifornire un satellite significa prolungarne la vita operativa e soprattutto aumentarne la libertà di manovra, un fattore decisivo in un eventuale confronto orbitale.
Documenti brevettuali citati dall’agenzia stampa mostrano inoltre lo sviluppo in Cina di sistemi capaci di calcolare autonomamente le traiettorie più efficienti per inseguire altri veicoli spaziali, fino a progetti di “satelliti cacciatori” coordinati in gruppo e dotati, almeno a livello concettuale, di reti per catturare un bersaglio.
Tecnologie che possono avere anche applicazioni civili (dalla manutenzione alla rimozione dei detriti) ma che, in uno scenario di crescente competizione tra potenze, assumono un evidente valore dual use e counterspace.
La corsa agli armamenti multidominio di nuova generazione è già in corso
Come si leggeva questa estate su Bloomberg: “Una corsa agli armamenti è in qualche modo già in corso, anche se non l’abbiamo ancora chiamata così. È una corsa multidimensionale”, spiegava Celeste Wallander, ex Assistant Secretary of Defense degli Stati Uniti. Per le grandi potenze, osservava Wallander, la vera domanda è capire “su quali tecnologie concentrare gli investimenti”.
Al momento le stime valutano una spesa complessiva di 2.000 miliardi di dollari in tecnologie dual-use.
Non si tratta infatti soltanto di costruire armi più potenti, ma di integrare capacità completamente nuove: algoritmi di intelligenza artificiale, sensori spaziali, sistemi autonomi, capacità di colpire bersagli a migliaia di chilometri di distanza e strumenti per negare all’avversario l’utilizzo dello Spazio. Un dominio quest’ultimo che, assieme a quello subacqueo, sta attirando sempre di più l’attenzione di Governi e grandi gruppi privati, per il valore strategico che rappresenterà nell’immediato futuro.
Difficile dire se tutte queste informazioni siano o meno attendibili o se una guerra orbitale sia alle porte. Di certo, sappiamo però che il vero rischio di una guerra satellitare non è vedere esplosioni nel cielo, ma perdere o degradare servizi invisibili ai nostri occhi, sui quali poggiano concretamente larga parte della nostra vita quotidiana e dell’economia di intere Nazioni.
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Flavio Fabbri
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