Alla Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo, a Roma, si è tenuto un momento di raccoglimento e di proposta politica insieme. Gli Stati Generali Nazionali Contro il Femminicidio, gli Abusi e i Maltrattamenti, hanno riunito istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, associazioni e società civile per ricordare Lorena Isceri e per indicare una strada concreta affinché tragedie simili non si ripetano.
Al centro della giornata c’è stato l’appello di Franco Isceri, padre di Lorena. Si è rivolto alle istituzioni chiedendo di non dividersi, di lavorare insieme e di fare tutto il possibile perché altre famiglie non debbano vivere lo stesso dolore. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni gli ha risposto sottolineando il lavoro già avviato e ricordando che l’Italia è stata tra i primi Paesi in Europa a introdurre il femminicidio come reato autonomo. Un passaggio che il Capo dell’Esecutivo ha collegato ai provvedimenti varati dal Governo per rafforzare prevenzione e tutela.
Dallo stesso tavolo è arrivata una richiesta trasversale. Forza Italia, con Antonio Tajani, la Lega, con una nota di partito, Elly Schlein e altri esponenti delle opposizioni hanno manifestato l’esigenza di incontri bipartisan. L’obiettivo dichiarato è affrontare il tema delle vittime senza ridurlo a scontro politico, ma a un lavoro comune sulle misure da migliorare e su quelle ancora da costruire.
La cosiddetta ricetta Salva Vita è stata presentata dagli Stati Generali fondati da Catia Acquesta, coordinatrice, insieme al Cavaliere di Gran Croce Paolo Crisafi e al Vescovo Antonio Staglianò, con il supporto del legale Fabio Federico. Nel corso del tavolo permanente sono stati illustrati i 10 comandamenti e i due pilastri indicati come base del contrasto al femminicidio: la Cultura della Dignità e il Garante Nazionale delle Vittime. Si tratta, secondo i promotori, di strumenti culturali e istituzionali pensati per dare continuità alla tutela, non solo reazione dopo la tragedia.
I saluti istituzionali sono stati aperti da un messaggio di Wanda Ferro, Sottosegretario all’Interno. Ferro ha considerato importante la scelta di riunire nello stesso spazio istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, mondo della ricerca, professionisti, associazioni e società civile. Ha aggiunto che il Ministero dell’Interno lavora in questa direzione e che il Governo Meloni ha potenziato gli strumenti di prevenzione e di tutela delle vittime. Un riconoscimento al metodo del confronto allargato, più che a una singola misura isolata.
È seguito uno dei passaggi più duri della giornata. Catia Acquesta ha ricordato i nomi di tutte le vittime di femminicidio di questa estate. Il ricordo è stato accompagnato dal “Silenzio” suonato dalla prima tromba della Fanfara dei Carabinieri di Roma, Fabrizio Di Domenicantonio. Un omaggio sobrio, senza slogan, che ha reso evidente il peso dei nomi letti uno dopo l’altro.
Alla Chiesa degli Artisti erano presenti esponenti del mondo civile, istituzionale, militare e religioso. Sono intervenuti, tra gli altri, Roberto Massucci, Questore di Roma, e Susanna Donatella Campione, senatrice e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. Alle analisi si sono aggiunte due testimonianze dirette: Filomena Di Gennaro e Antonietta Proietti, sopravvissute, hanno portato in sala la voce di chi è scampato alla morte e conosce il vuoto lasciato dalle istituzioni quando arrivano tardi.
Di grande impatto è stata la Preghiera per le Vittime di Femminicidio, scritta dal Vescovo Antonio Staglianò. Il testo è stato pensato per la messa delle ore 12:00 di oggi, 6 settembre, nella stessa Chiesa degli Artisti, in onore di Lorena, del padre Franco Isceri e degli altri familiari. Una preghiera che unisce memoria e domanda di responsabilità pubblica.
Catia Acquesta, parlando a nome degli Stati Generali, ha detto che il Governo guidato da Giorgia Meloni, con i vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, “sta facendo bene” e che ora bisogna migliorare ciò che già esiste, tutti insieme. Ha collegato questo invito all’appello di Isceri rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio, a tutti i partiti e ai cittadini. Secondo la coordinatrice, quell’appello sta dando linfa alle proposte Salva Vita, in particolare ai 10 comandamenti e ai due pilastri della Cultura della Dignità e del Garante Nazionale delle Vittime.
Il senso della giornata non è stato solo commemorativo. Gli organizzatori hanno messo a disposizione di istituzioni e forze politiche esperienze e competenze, chiedendo che il dolore delle famiglie diventi metodo di lavoro. L’unità invocata da Franco Isceri è diventata il filo che ha tenuto insieme maggioranza, opposizioni, Chiesa, forze dell’ordine e associazioni. Resta aperto il passaggio più difficile: trasformare i 10 comandamenti, la Cultura della Dignità e il Garante Nazionale delle Vittime da documento di un tavolo permanente in strumenti capaci di arrivare prima della tragedia, non solo dopo i funerali.
Il “decalogo salvavita” ideato da Catia Acquesta e promosso nelle scuole e nei contesti istituzionali è un vademecum pratico formulato per aiutare a riconoscere una relazione tossica e a proteggersi in caso di escalation violenta.
I punti fondamentali del decalogo si dividono tra campanelli d’allarme comportamentali e azioni concrete di tutela:
I Punti del Decalogo Salvavita
- Non rinunciare alla tua libertà: Non accettare mai di mettere da parte la tua vita, le tue passioni o i tuoi affetti più cari per assecondare le richieste del partner.
- Tutela la tua intimità digitale: Non scattare foto e non registrare video della tua intimità sessuale, poiché potrebbero diventare un domani potenti strumenti di ricatto e di revenge porn.
- Identifica la gelosia patologica: Se il partner manifesta una gelosia estrema e ossessiva, non giustificarla come “troppo amore”. È un problema relazionale serio ed è fondamentale rendersene conto subito.
- Attenzione alla fine della storia: Quando decidi di chiudere la relazione, mantieni la guardia alta. È proprio in quel momento che il partner potrebbe aumentare i tentativi di controllo morboso.
- Non restare isolata: La solitudine e l’isolamento sociale sono i varchi principali in cui si insinua il persecutore. Cerca di mantenere sempre una rete sociale attiva.
- Rompi la routine: Se ti accorgi di essere in pericolo o perseguitata, cambia abitudini, percorsi quotidiani e, se necessario, anche look per non essere facilmente rintracciabile.
- Scegli l’anonimato se necessario: Nei casi di grave rischio, valuta di ricorrere a contesti protetti o al totale anonimato per salvaguardare la tua incolumità.
- Riprenditi l’identità e denuncia: Non subire in silenzio. Denunciare alle autorità e rivolgersi ai centri antiviolenza significa rompere la solitudine e riprendere in mano la propria vita.
- Allerta la tua rete di supporto: Avvisa tempestivamente amici, parenti e colleghi di lavoro della situazione. Spesso i persecutori agiscono contro le persone vicine alla vittima per screditarla o isolarla ulteriormente.
- Non accettare l’ultimo appuntamento: Uno dei punti più cruciali. Non cedere mai alla richiesta di un “ultimo chiarimento” da sola, poiché è storicamente il momento a più alto rischio di aggressione fisica.
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