di Giuseppe Gagliano –
Sette mesi dopo l’inizio del mandato, il presidente honduregno Nasry Asfura ha indicato nella sicurezza una delle priorità della propria amministrazione, annunciando il rafforzamento delle capacità operative della Marina e dell’Esercito attraverso nuove tecnologie, maggiori risorse e addestramento specialistico.
La scelta risponde a problemi strutturali che da anni condizionano l’Honduras: narcotraffico, criminalità organizzata, estorsioni e presenza limitata dello Stato in alcune aree del territorio. Il rafforzamento militare può aumentare la capacità di controllo, ma difficilmente sarà sufficiente senza un parallelo consolidamento della polizia, della magistratura e degli strumenti di contrasto finanziario alle reti criminali.
La posizione geografica dell’Honduras lo rende infatti un corridoio importante tra Sudamerica, Caraibi, Guatemala, Messico e Stati Uniti. Le coste caraibiche, le isole, le zone scarsamente popolate e le frontiere terrestri difficili da sorvegliare offrono alle organizzazioni criminali numerose possibilità di movimento.
In questo contesto, il potenziamento della Marina risponde alla necessità di migliorare il controllo marittimo attraverso radar costieri, pattugliatori, sistemi di comunicazione, sorveglianza aerea e velivoli senza pilota. L’Esercito può invece contribuire alla sicurezza delle frontiere e delle regioni nelle quali la presenza delle istituzioni rimane più debole.
Il narcotraffico, tuttavia, non dipende soltanto dalle rotte utilizzate per spostare la droga. Le organizzazioni criminali operano attraverso società di copertura, circuiti finanziari, funzionari corrotti, amministrazioni locali e reti di protezione politica. Una strategia concentrata esclusivamente sull’interdizione militare può sequestrare carichi e arrestare trafficanti, senza necessariamente colpire le strutture economiche che permettono alle organizzazioni di rigenerarsi.
Per ottenere risultati duraturi servono quindi una magistratura indipendente, una polizia investigativa efficace, controlli patrimoniali, protezione dei testimoni e cooperazione tra autorità giudiziarie, fiscali e finanziarie.
In assenza di questi strumenti, la repressione rischia di produrre risultati temporanei. Una rotta chiusa può essere sostituita da un’altra, mentre l’arresto di un dirigente criminale può determinare la frammentazione delle organizzazioni in gruppi più piccoli e difficili da controllare.
Il maggiore impiego delle Forze armate nella sicurezza interna presenta inoltre un problema istituzionale. Marina ed Esercito possono offrire capacità operative che la polizia non sempre possiede, ma la loro funzione rimane differente da quella delle forze incaricate dell’ordine pubblico e delle indagini giudiziarie.
Una presenza militare permanente nelle attività di sicurezza interna può aumentare il rischio di sovrapposizione delle competenze, abusi e dipendenza delle istituzioni civili dall’apparato militare. Per questo il rafforzamento delle Forze armate dovrebbe essere accompagnato da controlli parlamentari, trasparenza negli acquisti e meccanismi indipendenti per verificare eventuali violazioni.
Anche il contrasto alle estorsioni richiede strumenti differenti. Le bande criminali esercitano il proprio controllo attraverso minacce quotidiane contro trasportatori, commercianti e piccole imprese. Una presenza militare temporanea può ridurre la pressione in determinate aree, ma la soluzione richiede protezione continuativa delle vittime, intelligence finanziaria, controllo delle carceri e interventi sociali nei quartieri maggiormente esposti al reclutamento criminale.
La sicurezza rappresenta inoltre una questione economica. Asfura ha riconosciuto le difficoltà legate all’andamento dei prezzi energetici, particolarmente rilevanti per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni di carburante.
L’aumento dei costi dell’energia si trasferisce sui trasporti, sull’elettricità e sui prezzi dei beni di consumo, mentre criminalità ed estorsioni costituiscono una sorta di imposizione parallela sulle attività economiche.
Le imprese costrette a pagare somme alle organizzazioni criminali riducono gli investimenti, trasferiscono i costi sui consumatori oppure chiudono. La diffusione della violenza alimenta inoltre l’emigrazione e contribuisce alla perdita di lavoratori e competenze.
Se il governo riuscirà a ridurre traffici criminali ed estorsioni, potrà migliorare il clima economico e aumentare l’attrattività dell’Honduras per gli investitori. Se invece l’espansione degli apparati di sicurezza assorbirà risorse senza produrre risultati duraturi, il Paese rischierà di aumentare la spesa pubblica senza risolvere le cause della violenza.
La strategia di Asfura presenta anche una dimensione internazionale. Gli Stati Uniti considerano l’America centrale un’area prioritaria per contrastare narcotraffico, migrazioni irregolari e crescente presenza di potenze concorrenti.
Tegucigalpa può quindi beneficiare di addestramento, strumenti di sorveglianza, finanziamenti e assistenza tecnica americana. Questa cooperazione rafforza però anche il peso di Washington sulle scelte di sicurezza honduregne.
Per gli Stati Uniti il controllo delle rotte della droga non costituisce l’unico interesse. Washington intende mantenere una posizione dominante nel bacino caraibico e limitare l’espansione politica, economica e potenzialmente strategica di Cina e Russia nella regione.
La Cina dispone soprattutto di strumenti economici, attraverso infrastrutture, commercio e finanziamenti. Gli Stati Uniti mantengono invece un vantaggio decisivo nel settore militare, nell’assistenza alla sicurezza e nelle relazioni finanziarie con i Paesi centroamericani.
L’Honduras cercherà probabilmente di ottenere benefici dalla competizione tra le maggiori potenze, ma la prossimità geografica e la profondità dei legami con Washington limitano lo spazio per una politica completamente autonoma.
La vera verifica della strategia di Asfura arriverà quindi dai risultati. L’aumento delle risorse destinate a Marina ed Esercito dovrà essere accompagnato da obiettivi misurabili, trasparenza nella spesa e capacità di valutare l’efficacia delle operazioni.
Il successo non dipenderà dal numero delle pattuglie o delle unità schierate, ma dalla riduzione degli omicidi, delle estorsioni e dei traffici criminali e dalla capacità dello Stato di recuperare stabilmente il controllo dei territori più vulnerabili.
Le Forze armate possono contribuire alla sicurezza, ma non possono sostituire istituzioni funzionanti. Senza giustizia, servizi pubblici, occupazione e presenza civile dello Stato, anche un apparato militare più forte rischia soltanto di contenere un problema destinato a ripresentarsi.
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