Caso don Mario. Interviene il vescovo emerito di Pinerolo Debernardi: «Silenzio per amore suo»


Ci sono parole pronunciate per spegnere un incendio che, qualche volta, finiscono per rimettere ossigeno sulle fiamme.  Succede a San Benigno Canavese. Su don Mario Viano è intervenuto nientepopòdimenoche monsignor Pier Giorgio Debernardi, vescovo emerito di Pinerolo.

Emerito, è bene precisarlo. Debernardi ha guidato la Diocesi di Pinerolo dal 1998 al 2017. Oggi il vescovo in carica è Derio Olivero. Ma soprattutto Debernardi, a San Benigno, non è un nome qualsiasi. È stato per molti anni parroco-abate dell’Abbazia di Fruttuaria, prima di diventare vicario generale della Diocesi di Ivrea e poi vescovo. Quella comunità la conosce, l’ha guidata, ci ha vissuto dentro. E proprio per questo il suo intervento pesa più di quello di un osservatore esterno.

In un post su Facebook Debernardi dice di essere «veramente dispiaciuto» per quanto sta accadendo. Invita a fermare gli schieramenti, quelli con don Mario e quelli contro don Mario, chiede fiducia nella magistratura e soprattutto lancia un appello chiarissimo: «Invito dunque al silenzio per amore di don Mario».

Non mette in dubbio il sacerdote. Anzi. Scrive di essere convinto «della sincerità di quanto ha detto don Mario sul suo agire e sulla limpidezza di comportamento». Ma difende altrettanto apertamente il vescovo di Ivrea Daniele Salera e sulla decisione che ha portato il sacerdote lontano dalle sue parrocchie usa parole che non lasciano molto spazio alle interpretazioni: «Il vescovo Daniele […] non poteva non chiedere a don Mario di lasciare la parrocchia. Era un atto dovuto».

Una frase che avrebbe potuto mettere un punto. Ha prodotto invece una risposta.

A scriverla è Andrea Gobat, uno dei volti della mobilitazione nata in questi mesi attorno all’ex parroco. E Gobat parte subito da quello che considera un equivoco enorme.

«Carissimo don Piergiorgio, c’è un grosso equivoco. Nessuno ha mai lontanamente pensato di mettere in dubbio l’operato della magistratura o di intervenire nel merito. Tutt’altro. Aspettiamo tutti che la giustizia faccia il suo corso, come è giusto che sia».

Il bersaglio, sostiene, non sono i magistrati. Il problema è un altro.

«Al Vescovo è solo semplicemente stata chiesta udienza». Una richiesta di incontro, di confronto, di spiegazioni. Gobat racconta firme, testimonianze, tentativi di dialogo e poi quella che definisce una «chiusura totale».

E poi ancora: «Il Vescovo non ci ha trattati come popolo della Chiesa, ma come dei pericolosi estranei da tenere rigorosamente a distanza»«È questo che fa male, che ferisce».

Ed è da qui che bisogna tornare indietro di sei mesi per capire perché a San Benigno e Bosconero non sia ancora possibile voltare pagina.

È il 12 marzo 2026 quando i carabinieri forestali perquisiscono la canonica di Bosconero. Nel corso degli accertamenti vengono trovati, secondo quanto emerge nelle settimane successive, circa 200 grammi di marijuana, numerosi animali e denaro contante. La Procura di Ivrea apre un’inchiesta e don Mario Viano, 39 anni, originario di Rivalta di Torino, sacerdote dal 2017, parroco di Bosconero e abate-parroco a San Benigno, finisce sotto indagine.

Sono “fatti” e saranno i magistrati a dover stabilire se e quali responsabilità esistano. Vale però una cosa che, soprattutto quando le vicende finiscono sulle prime pagine, non dovrebbe mai essere dimenticata: don Mario è indagato, non condannato.

Poche settimane dopo, il 9 aprile, arriva la comunicazione della Diocesi. Don Mario, viene spiegato, avrebbe «immediatamente rassegnato le dimissioni» nelle mani di Salera dopo la perquisizione. Dimissioni accettate dal vescovo, seguite da un periodo di ritiro e di silenzio concordato con la Curia.

Ed è proprio per questo che le parole pronunciate oggi da Debernardi meritano attenzione.

Ad aprile si parlava di dimissioni presentate dal sacerdote. Oggi il vescovo emerito scrive invece che Salera «non poteva non chiedere a don Mario di lasciare la parrocchia». Le due cose possono tranquillamente essere compatibili: il vescovo può aver chiesto un passo indietro e don Mario può averlo formalizzato subito dopo. Ma è esattamente uno dei passaggi sul quale, da mesi, una parte della comunità chiede di poter capire qualcosa in più.

Perché quando don Mario se ne va dalle parrocchie, a San Benigno e Bosconero non scompare semplicemente un nome dall’orario delle messe. Scompare un sacerdote che per molta gente era diventato una presenza quotidiana.

E la gente reagisce.

Il 12 aprile, circa trecento persone prendono le fiaccole e percorrono a piedi la strada tra San Benigno e Bosconero. Cinque chilometri per dire una cosa semplicissima: noi don Mario non lo abbiamo dimenticato.

Da quel momento arrivano firme, lettere, testimonianze, striscioni con scritto «Io sto con don Mario». Nasce un “Libro della Comunità”. C’è chi gli telefona, chi gli scrive, chi raccoglie denaro per sostenerlo. Un movimento spontaneo che inevitabilmente finisce anche sotto i riflettori.

Per la Curia, però, il tempo della parrocchia deve andare avanti.

A fine giugno Salera rende chiaro che per don Mario non ci saranno nuovi incarichi pastorali almeno fino alla conclusione della vicenda giudiziaria. Viene scelto un nuovo parroco per San Benigno e Bosconero.

E proprio mentre qualcuno spera che il cambio possa chiudere la ferita, la ferita diventa ancora più evidente.

All’inizio di settembre il gruppo “Anche noi siamo Chiesa” indirizza una lettera aperta al vescovo. Non attacca il nuovo parroco e non emette sentenze sull’inchiesta. Attacca il metodo. Parla di una Chiesa vissuta «non madre, ma matrigna» e chiude con una frase che contiene insieme obbedienza, rabbia e delusione: «Obbedienti sì, ma con la schiena diritta».

Poi arriva don Alberto Carlevato.

E accade qualcosa che dovrebbe far riflettere anche chi ha interpretato la mobilitazione come una guerra contro qualsiasi successore di don Mario. Don Alberto viene accolto. A Bosconero i bambini gli preparano persino uno striscione di benvenuto. La chiesa è piena. A San Benigno arrivano applausi. Lui pronuncia poche parole: «Cerchiamo di volerci bene».

Nessuno ce l’ha con lui. La battaglia è altrove. È in quel rapporto sempre più difficile tra una parte della comunità e il proprio vescovo.

Ed è in questo clima che Debernardi, uomo che a San Benigno ha lasciato un pezzo importante della propria vita sacerdotale, decide di parlare. Chiede prudenza, serenità, fiducia. Ricorda che continuare a pubblicizzare la vicenda potrebbe non fare il bene di don Mario e difende Salera da chi lo accusa di aver abbandonato il sacerdote.

Poi chiede silenzio.

Gobat gli risponde che proprio lì sta il problema. Perché, sostiene, non si è mai chiesto al vescovo di fare il giudice. Si è chiesto al vescovo di fare il vescovo anche davanti a chi aveva domande scomode.

E in fondo è difficile trovare qualcosa di più doloroso, dentro una comunità cristiana, di persone che per anni hanno sentito parlare di dialogo, ascolto, fraternità e vicinanza e che, quando è arrivato il momento in cui avevano davvero bisogno di quelle parole, raccontano di essersi sentite fuori dalla porta. Debernardi invita al silenzio per amore di don Mario.

Può anche darsi che quel silenzio, prima o poi, arrivi. Ma per smettere di bussare bisogna prima convincersi che dall’altra parte della porta non aprirà più nessuno.

Il carteggio

Cari Amici di don Mario,

Cari Sanbenignesi,

sono veramente dispiaciuto di quanto sta succedendo nella nostra parrocchia (anche io mi sento san benignese anche solo onorario).

I due schieramenti pro e contro don Mario non giovano certamente all’interessato. Fin dall’inizio della vicenda (quando si era organizzata una marcia di protesta da Bosconero a San Benigno) avevo invitato ambo le parti a riflettere seriamente se quanto si progettava servisse al bene di don Mario. Io stesso rifiutai di partecipare. Questo non perché fossi contrario a don Mario ma per il fatto che quando l’agire di una persona (prete o laico) è indagato dalla magistratura, bisogna prima di tutto dare fiducia all’agire dei magistrati. Solo quando la vicenda si conclude si può giudicare se tutto è avvenuto nella ricerca della verità dei fatti. Io credo sia questo anche il pensiero di don Mario: dare fiducia all’agire dei magistrati. Anche il nostro vescovo Daniele ha agito secondo questo criterio che rispetta l’agire della magistratura chiamata a giudicare i fatti.

Mi pare dunque che continuare a pubblicare scritti che esprimono la non fiducia nella magistratura e prima ancora la non fiducia nel vescovo, sia una strada che ci porta lontano dalla ricerca della verità.

Lo ripeto: io sono convinto della sincerità di quanto ha detto don Mario sul suo agire e sulla limpidezza di comportamento. Tuttavia mi astengo dal prendere parte ad azioni che pubblicizzano la situazione di don Mario che fanno di un caso isolato, un caso nazionale. Invito dunque al silenzio per amore di don Mario.

Sostenerlo con la nostra amicizia, attraverso magari una telefonata, o un altro segno di gratitudine per il suo ministero e lasciare che la magistratura agisca, dando ad essa la prova della nostra stima per il lavoro che porta avanti. E intervenire se le cose non risponderanno alla verità dei fatti.

Intanto il vescovo Daniele, al quale dobbiamo essere grati per l’amore che porta ai suoi sacerdoti, non poteva non chiedere a don Mario di lasciare la parrocchia. Era un atto dovuto. Questo non significa che il vescovo sia contro don Mario. No. L’agire del vescovo è richiesto dal diritto canonico ed è suo dovere di cittadino italiano nell’ottica di salvaguardare don Mario stesso nell’esercizio del suo ministero, nella speranza che emerga la verità al più presto.

Vi invito ad accogliere con serenità il nuovo parroco, don Alberto Carlevato, che giunge a noi da parrocchie che ha servito con passione e dedizione e che ha lasciato con sacrificio. Solo comportandoci in questo modo dimostreremo la nostra sincerità verso lo Stato e verso la Chiesa.

Un caro saluto.

Vi ricordo ogni giorno nella preghiera. E in questo tempo ancora di più.

+ don Pier Giorgio


Commento di Andrea Gobat

Carissimo Don Piergiorgio, c’ è un grosso equivoco. Nessuno ha mai lontanamente pensato di mettere in dubbio l’operato della magistratura o di intervenire nel merito. Tutt’altro!! Aspettiamo tutti che la giustizia faccia il suo corso, come è giusto che sia.

Al Vescovo è solo semplicemente stata chiesta udienza. È stato chiesto di confrontarsi con chi semplicemente chiedeva di essere ascoltato x capire le ragioni dell’ allontanamento e della condanna di Don Mario da parte sua, senza aspettare la fine delle indagini. È questo il punto. C’ è stata una chiusura totale, nonostante le firme, le testimonianze a favore di Don Mario.

Il Vescovo non ci ha trattati come popolo della chiesa, ma come dei pericolosi estranei da tenere rigorosamente a distanza.

È questo che fa male, che ferisce. Nulla c’entrano le indagini e la magistratura. Fa male il non essere stati considerati, ascoltati, semplicemente per capire le ragioni del suo operato (del Vescovo). Non ci si aspetta questo dalla Chiesa.

Chiudo con una frase, forse e ribadisco forse detta proprio dal Vescovo in un’ omelia riguardo alla “bellezza e all’importanza delle relazioni, del pensiero al servizio della chiesa e del popolo”.

Parole forti, che però restano parole. I fatti purtroppo (in questo caso) dicono altro.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.