Il Vescovado – Affitti brevi, cresce il malcontento per le nuove regole europee sulla casa


Preoccupazione per la nuova versione dell’Affordable Housing Act (AHA) che la Commissione europea si appresta a presentare. Il regolamento, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento nazionale, potrebbe attribuire ai Comuni maggiori poteri per limitare gli affitti brevi nelle aree definite “in stress abitativo”.

A contestare l’impostazione del provvedimento è Aigab, Associazione Italiana dei Gestori professionali di Affitti Brevi, secondo cui la versione del testo attualmente circolata sarebbe addirittura peggiorativa rispetto alla prima bozza.

«Anche l’ultima versione che sta circolando dell’Affordable Housing Act della Commissione europea non tiene conto delle specificità del nostro Paese. La sostenibilità si fa guidando lo sviluppo economico, incrementando i redditi e valorizzando i territori, non impoverendo i proprietari di casa con algoritmi fatti a Bruxelles», commenta il presidente di Aigab Marco Celani, secondo cui l’introduzione di un parametro rigido basato sul rapporto tra prezzo delle abitazioni e salari rischierebbe di produrre effetti sproporzionati.

«Di fatto applica la stessa medicina a pazienti con malattie opposte», aggiunge Celani. Secondo Aigab, infatti, un’impostazione uniforme a livello europeo rischierebbe di penalizzare il mercato italiano, incidendo sul patrimonio immobiliare delle famiglie e sulla filiera del Real Estate e del Property Management.

Gli Affitti Brevi, spiega Aigab, «rappresentano appena l’1,2% del totale delle abitazioni nell’Unione europea e, secondo l’Ehha – European Holiday Home Association di cui Aigab fa parte, hanno un ruolo solo marginale nelle difficoltà di accesso alla casa, anche nelle principali destinazioni turistiche. Al contrario, circa il 20% delle abitazioni europee risulta vuoto. Gli Affitti Brevi rappresentano un pilastro importante dell’economia turistica europea costituendo il 23% del settore turistico, contribuiscono per miliardi di euro al Pil dell’Ue, sostenendo milioni di posti di lavoro)».

Il cuore del Regolamento è un rapporto tra prezzo medio degli immobili e reddito medio dei residenti: se supera 8, il Comune può limitare gli Affitti Brevi, anche a scala di singolo quartiere.

«In Italia il reddito ai fini Irpef – fa notare Aigab – è dichiarato su base individuale, non familiare come in altri Paesi europei, ed è strutturalmente compresso dalla diffusione dell’economia sommersa, spesso più marcata proprio nelle aree a maggiore vocazione turistica. Le simulazioni di Aigab su un campione di 19 Città e Comuni italiani – spiega l’associazione – mostrano che la soglia di 8 verrebbe superata nella quasi totalità delle destinazioni turistiche, grandi e piccole, indipendentemente dal reale peso degli Affitti Brevi sul mercato locale. Addirittura, nella versione del documento circolata il 7 sera si prevede la possibilità, nel caso di rapporto superiore a 10, di limitare l’acquisto di immobili nelle zone in stress abitativo ai soli residenti, misura che deprimerebbe il valore degli immobili riducendo la platea dei potenziali acquirenti. Una misura a svantaggio dei proprietari per favorire gli acquirenti di prima casa residenti».

Sulla questione interviene anche Tullio Ferrante, deputato e Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che definisce la bozza «fortemente preoccupante».

«La bozza di regolamento allo studio a Bruxelles sugli affitti brevi e sulle politiche abitative desta forte preoccupazione perché rischia di introdurre inaccettabili vincoli alla sacrosanta libertà di disporre dei propri immobili», afferma Ferrante.

Per il sottosegretario, si tratterebbe dell’«ultimo tassello di una deriva illiberale sul tema della casa». «La proprietà privata è un principio fondamentale della nostra cultura liberale e non può essere svuotata attraverso divieti, limitazioni e nuovi adempimenti», sottolinea.

Ferrante considera inoltre «inaccettabile colpire chi ha investito i propri risparmi nell’acquisto di una casa o di un immobile». Il rischio, secondo il sottosegretario, è che limitazioni agli affitti brevi, fino alla possibilità di introdurre divieti di utilizzo e commercializzazione degli immobili, possano ridurre ulteriormente l’offerta disponibile e penalizzare soprattutto i piccoli proprietari.

Per Ferrante, la soluzione al problema dell’accessibilità abitativa non passa dalla limitazione della possibilità di disporre dei propri beni.

«La risposta alla domanda di abitazioni deve essere più offerta, non meno libertà», sostiene il sottosegretario, indicando come priorità l’aumento dell’offerta abitativa, il recupero e l’efficientamento del patrimonio esistente, la promozione di nuovi investimenti e la semplificazione delle procedure per rendere più facile e sicuro mettere gli immobili sul mercato.

La direzione, secondo Ferrante, è quella già indicata dalle politiche del Governo, a partire dal Piano Casa, con l’obiettivo di mettere a disposizione oltre 100mila alloggi nell’arco di dieci anni, attraverso nuove realizzazioni e il recupero del patrimonio immobiliare oggi inutilizzato.

Nel confronto sulla futura disciplina europea degli affitti brevi entra quindi anche il tema della proprietà privata, considerata da Forza Italia un principio da tutelare. Ferrante assicura che il partito continuerà a contrastare «ogni impostazione ideologica volta a introdurre nuove restrizioni, nuovi vincoli e nuovi costi».

Critiche arrivano anche da Antonella Sberna, eurodeputata di Fratelli d’Italia e coordinatrice per il Gruppo Ecr nella commissione speciale sulla Casa al Parlamento europeo.

Nel merito degli affitti brevi, Sberna sostiene che «non spetta a Bruxelles decidere quante e quali locazioni brevi possono esserci in una città o in un territorio».

«Stati membri e territori devono poter intervenire secondo le proprie esigenze, senza che sia la Commissione europea a fissare numeri e modalità e poi poterli modificare con un atto delegato, senza passare dal Parlamento e dal Consiglio», aggiunge.

Per Sberna, il principio della sussidiarietà deve rimanere centrale nelle politiche abitative europee. «Ricordo che dietro ad una casa in locazione ci sono famiglie che integrano legittimamente il proprio reddito, spesso per pagare un mutuo, sostenere gli studi dei figli o assistere i propri genitori».

Un ruolo particolare, sottolinea l’eurodeputata, riguarda poi le aree rurali e le zone interne, dove gli affitti brevi «rappresentano l’unica forma di ospitalità e una delle poche opportunità di reddito rimaste».

«Applicare a questi territori regole pensate per le grandi città rischia di produrre esattamente l’effetto opposto», conclude Sberna, indicando anche in questo caso come riferimento «la strada già indicata dal Piano Casa del Governo di Giorgia Meloni».

Il confronto sul nuovo Affordable Housing Act si sposta ora sul testo definitivo e sulle prossime discussioni a livello europeo, mentre in Italia cresce l’attenzione per le possibili conseguenze delle nuove regole sul mercato delle locazioni e sui piccoli proprietari.


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