Umbria, l’IA corre ma i brevetti restano indietro: il nodo è trasformare la ricerca in innovazione


La regione è quasi in linea con la media italiana nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale e supera il dato nazionale nel data analytics e nel cloud avanzato. Ma tra il 2019 e il 2024 i brevetti per abitante sono rimasti sotto la metà della media italiana. Nel 2026 gli investimenti rallentano, mentre si rafforzano gli incentivi di Stato, Regione e Camera di Commercio.

L’Umbria non è ai margini della trasformazione digitale. Le imprese della regione utilizzano intelligenza artificiale, analisi dei dati e servizi cloud con una diffusione che, in diversi casi, è vicina o persino superiore alla media nazionale. Il punto debole emerge però nel passaggio successivo: trasformare tecnologia, ricerca e competenze in nuove invenzioni, brevetti e proprietà industriale.

Nel 2025 il 15,3% delle imprese umbre con almeno 10 addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 16,4% della media italiana e il 15,2% del Centro. Tra le regioni centrali il Lazio raggiungeva il 17,7%, la Toscana il 14,7% e le Marche il 10,2%. I dati derivano dall’elaborazione territoriale della rilevazione Istat sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese.

Il dato nazionale fotografa del resto un’accelerazione molto forte: nel 2025 le imprese italiane con almeno dieci addetti che utilizzano almeno una tecnologia di IA sono salite al 16,4%, dall’8,2% dell’anno precedente.

Data analytics e cloud: l’Umbria sopra la media italiana

Se si allarga lo sguardo alle altre tecnologie, la posizione dell’Umbria migliora ulteriormente. Nel data analytics la quota regionale raggiunge il 46%, contro il 42,7% italiano, risultando la più alta tra Umbria, Toscana, Marche e Lazio.

Anche nel cloud di livello intermedio o avanzato il dato umbro, 70,3%, supera il 68,1% nazionale. Più debole, invece, il livello complessivo di digitalizzazione almeno di base: l’Umbria si ferma al 73,8%, mentre la media italiana arriva al 79,8%.

Una seconda fotografia arriva dalla Banca d’Italia. Nell’indagine Invind sulle imprese umbre con almeno 20 addetti, circa un’azienda su cinque dichiara un utilizzo, anche sperimentale, di intelligenza artificiale predittiva o generativa. Più di un terzo delle aziende considerate ha inoltre effettuato nel 2025 investimenti nelle tecnologie avanzate di Transizione 4.0 e il 15% ha beneficiato dei crediti d’imposta di Transizione 5.0.

Numeri che raccontano quindi una regione nella quale il digitale è ormai entrato in una parte significativa del sistema produttivo.

Il vero divario si apre sui brevetti

La distanza dall’Italia cresce però quando non si misura più l’utilizzo delle tecnologie, ma la capacità di produrre innovazione originale e proteggerla attraverso la proprietà industriale.

Secondo il rapporto 2026 della Banca d’Italia sull’economia regionale, tra il 2019 e il 2024 il numero di brevetti umbri rapportato alla popolazione è rimasto inferiore alla metà della media nazionale, con un andamento sostanzialmente stabile nel tempo.

Anche la composizione dell’attività brevettuale è significativa. L’Umbria presenta una specializzazione relativamente maggiore nell’ingegneria civile, in alcuni beni di consumo e nel settore farmaceutico. Al contrario, nelle tecnologie della comunicazione digitale e nell’informatica l’attività innovativa brevettata risulta sostanzialmente assente rispetto alla composizione osservata presso l’European Patent Office.

È forse questa la contraddizione più evidente: il digitale viene adottato dalle imprese, ma molto più raramente diventa tecnologia digitale sviluppata e brevettata in Umbria.

Il divario emerge anche mettendo in relazione i brevetti con il numero dei ricercatori. Nelle imprese umbre si registrano 142 brevetti ogni mille ricercatori, contro 222 in Italia. Nelle università e negli enti pubblici di ricerca il rapporto scende a 4,3 brevetti ogni mille ricercatori, contro circa 9,6 a livello nazionale.

Naturalmente non tutta l’innovazione produce un brevetto. L’indicatore misura però una componente importante della capacità di trasformare conoscenza e ricerca in risultati tecnologici tutelabili e, potenzialmente, valorizzabili sul mercato.

Anche la qualità e l’impatto successivo delle invenzioni mostrano elementi di debolezza. Le citazioni ricevute dai brevetti umbri sono mediamente inferiori del 60% alla media EPO; nessun brevetto regionale rientra nel 10% dei più citati e oltre un terzo non riceve citazioni. Su questo fronte, tuttavia, il ritardo rispetto alla frontiera europea è sostanzialmente analogo a quello osservato nel resto d’Italia.

La conclusione non è dunque che l’Umbria non innovi. Al contrario: nell’adozione di numerose tecnologie digitali riesce a mantenersi vicina alla media nazionale e talvolta a superarla. La difficoltà arriva quando innovazione e ricerca devono trasformarsi in proprietà industriale.

Quasi mille progetti per 93 milioni di euro

Negli ultimi anni anche le politiche pubbliche territoriali hanno provato a sostenere questo passaggio.

Un’analisi dei dati OpenCUP mostra che tra il 2018 e il 2025 in Umbria sono stati finanziati 968 progetti di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione, per complessivi 93 milioni di euro. Le risorse rappresentano circa lo 0,9% di quelle mobilitate in Italia attraverso analoghe politiche territoriali.

Le imprese sono state coinvolte in quasi l’80% dei progetti e hanno intercettato circa il 66% delle risorse. Ma emerge anche un problema di scala: considerando i progetti che coinvolgono imprese e sono gestiti dalle amministrazioni locali, con esclusione delle università, quasi sette finanziamenti su dieci non raggiungono i 50 mila euro. L’importo medio, circa 80 mila euro, è poco più della metà di quello italiano.

Il confronto resta sfavorevole anche per i contributi a fondo perduto concessi dagli enti territoriali in regime di aiuti di Stato: 559 imprese umbre hanno ricevuto complessivamente 36 milioni di euro, pari a una media di 64 mila euro per impresa, contro 102 mila euro a livello nazionale.

Il nodo è ancora una volta la dimensione degli interventi. Ricerca applicata, IA, automazione e sviluppo di tecnologie proprietarie richiedono spesso capitali consistenti, competenze specialistiche e programmi pluriennali.

Nel 2026 gli investimenti rallentano

Il quadro diventa più complesso guardando alle prospettive dell’anno in corso. Nel 2025 gli investimenti delle imprese umbre erano tornati a crescere moderatamente. Per il 2026, invece, la Banca d’Italia segnala un calo generalizzato della spesa per investimenti, in un contesto segnato da forti tensioni geopolitiche e da elevata incertezza. (Banca d’Italia)

Proprio mentre gli investimenti privati rallentano, si ampliano però gli strumenti pubblici a disposizione delle aziende.

Sul fronte della proprietà industriale, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha destinato 32 milioni di euro alla riapertura nel 2026 delle misure Brevetti+, Disegni+ e Marchi+: 20 milioni alla prima, 10 milioni alla seconda e 2 milioni alla terza.

A queste risorse si aggiunge il Voucher Cloud & Cybersecurity, con una dotazione nazionale di 150 milioni di euro destinata a PMI e lavoratori autonomi per l’acquisizione di servizi e prodotti tecnologici più avanzati. La precompilazione delle domande partirà il 20 ottobre 2026, mentre lo sportello per l’invio delle richieste sarà aperto dal 10 novembre 2026 al 20 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse.

Dalla Regione sei milioni per i Poli di innovazione

Anche la Regione Umbria ha rafforzato gli strumenti per mettere in relazione sistema produttivo e ricerca.

L’Avviso Poli di Innovazione 2026 dispone ora di 6 milioni di euro e punta a favorire la collaborazione tra imprese, università e organismi di ricerca, il trasferimento tecnologico e la condivisione di conoscenze e competenze. Le domande possono essere presentate dal 10 settembre al 30 ottobre 2026.

La Regione aveva inoltre già attivato AI for Umbria, con una dotazione di un milione di euro, per sostenere la sperimentazione di applicazioni di intelligenza artificiale nelle micro, piccole e medie imprese.

Completa il quadro il Bando Doppia Transizione 2026 della Camera di Commercio dell’Umbria, che mette a disposizione 200 mila euro per accompagnare le MPMI nei processi di innovazione digitale ed ecologica. Le domande, aperte dal 9 settembre, possono essere presentate fino alle 17 del 14 settembre 2026. Tra gli ambiti finanziabili figurano tecnologie avanzate e nuove competenze professionali.

La sfida: creare più valore sul territorio

È quindi una fotografia a due velocità quella dell’innovazione umbra. Da una parte imprese che stanno incorporando IA, cloud e analisi dei dati nei processi produttivi; dall’altra un territorio che continua a produrre pochi brevetti e che fatica soprattutto nei comparti tecnologici più strettamente legati al digitale.

Giorgio Mencaroni

Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, il salto di qualità passa anche dalla capacità di costruire un sistema più integrato tra imprese, università, centri di ricerca, Regione, credito e associazioni.

«Un altro piano riguarda la capacità del territorio di trasformare ricerca e conoscenza in brevetti, nuovi prodotti e proprietà industriale: su questo nessun soggetto può agire da solo», sottolinea Mencaroni. L’obiettivo, aggiunge, è creare le condizioni perché competenze e capacità imprenditoriali già presenti in Umbria possano generare «più innovazione e più valore qui, nel nostro territorio».

È probabilmente questo il punto centrale. La prossima sfida per l’Umbria non è soltanto usare più tecnologia, ma riuscire a produrne di più. E fare in modo che ricerca, competenze e investimenti si traducano in brevetti, nuovi prodotti, imprese innovative e valore economico che resti sul territorio.

Rispetto all’originale ho eliminato alcune duplicazioni iniziali, portato subito in primo piano il contrasto “adozione digitale alta / capacità brevettuale bassa” e aggiornato il capitolo sugli incentivi. In particolare, la dotazione dei Poli di Innovazione è ora indicata ufficialmente in 6 milioni di euro.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม