Sabato alla Giudecca Ri-Prese inaugura la nuova sede


È nato da un dramma, l’Acqua Granda del novembre 2019 che ha colpito Venezia e i suoi abitanti, e oggi torna a guardare al futuro. RI-PRESE, il progetto dedicato al recupero, alla conservazione e alla digitalizzazione dei filmini di famiglia e delle memorie audiovisive private, ha “ritrovato casa” alla Giudecca, negli spazi dell’ex fabbrica Herion in campo San Cosmo.
Sabato è prevista l’inaugurazione del nuovo Laboratorio e dei nuovi spazi, un appuntamento pensato per ringraziare quanti, in questi anni, hanno sostenuto RI-PRESE e ne hanno accompagnato il percorso. All’incontro sono stati invitati rappresentanti delle istituzioni, enti, associazioni e professionisti che hanno contribuito a far conoscere e consolidare il progetto, insieme ad alcune delle nuove figure con cui si sono aperte collaborazioni destinate a proiettarlo oltre i confini veneziani.
Tra queste, in particolare, ci sarà Bill Morrison, regista americano candidato agli Oscar e conosciuto a livello internazionale per il suo lavoro sulle immagini d’archivio e sui materiali cinematografici degradati. Morrison ha incontrato il patrimonio conservato da RI-PRESE e ha deciso di sviluppare un film proprio a partire da questo archivio, dando vita a una collaborazione internazionale che rappresenta una delle prospettive più significative per il futuro del progetto.
«RI-PRESE – racconta Nicoletta Traversa, 39 anni, originaria di Urbino, fondatrice del progetto insieme a Giuseppe Ferrari, 38 anni, di Trento – è stato ispirato dall’Università, dai corsi di cinema e dall’utilizzo creativo delle immagini d’archivio come oggetto da recuperare, delle storie da raccontare. Da studenti abbiamo dedicato la nostra attenzione nell’osservare le immagini del passato e delle storie familiari. Giuseppe poi si è laureato nel 2014 con una tesi in cui preconizzava l’importanza di realizzare un archivio a Venezia, dedicato ai girati delle famiglie. Un secolo di storie».

Nicoletta e Giuseppe arrivano a Venezia dodici anni fa per studiare Arti visive allo IUAV. Da compagni di studi diventano compagni di vita e sviluppano l’idea di raccontare la città attraverso i filmati privati e le immagini della quotidianità. Nasce così un progetto dedicato al recupero e alla digitalizzazione di pellicole e video di famiglia, dal 1922 a oggi, inizialmente raccolti da conoscenti, recuperati in soffitte, magazzini e mercatini.
La svolta arriva con l’Acqua Granda del 2019, quando l’acqua salmastra rischia di distruggere le pellicole 16 mm conservate dalla coppia. Una raccolta fondi consente di raccogliere circa 10mila euro per salvarle e, grazie al successivo acquisto di uno scanner professionale, il progetto si struttura e nasce RI-PRESE, una delle poche realtà italiane dotate di questa tecnologia. Da allora offre gratuitamente alle famiglie la digitalizzazione dei filmati d’epoca e collabora con archivi e istituzioni.
Lo stop momentaneo. La perdita del precedente spazio di lavoro nel 2025 ha poi costretto RI-PRESE a trasferire temporaneamente parte dell’archivio a Trento e a cercare una nuova sede autonoma e più stabile.

La risposta è arrivata dal bando per gli spazi dell’ex Herion alla Giudecca, rivolto a realtà capaci di contribuire al rafforzamento del tessuto produttivo e alla crescita economica del territorio attraverso servizi dedicati al consolidamento di imprese ad elevato contenuto tecnologico. I progetti dovevano dimostrare la capacità di coniugare sviluppo economico, inclusione sociale, innovazione, formazione, ricerca e partecipazione, producendo una ricaduta innovativa e di diversificazione.
Il bando e il nuovo spazio. RI-PRESE ha vinto il bando ed è entrato nei nuovi spazi nel luglio 2026. Un salto importante: circa 50 metri quadrati, cinque volte lo spazio precedente, nei quali finalmente è possibile organizzare in maniera permanente il laboratorio, le attrezzature e le attività.
«La cosa più importante – spiega Traversa – è che adesso siamo indipendenti. Abbiamo uno spazio cinque volte più grande e possiamo finalmente tirare fuori e avere a disposizione tutto il parco macchine di RI-PRESE senza doverlo ogni volta impacchettare. Abbiamo tutto: dalle pellicole degli anni Venti fino al Super 8, tutti i tipi di videoregistratori, dagli U-matic ai Beta, dalle VHS ai MiniDV. Abbiamo due o tre postazioni per i nostri collaboratori e soprattutto uno spazio polivalente dove organizzare workshop legati alla ripresa analogica e alle pratiche di conservazione».
Nuove collaborazioni. Un risultato al quale hanno contribuito, attraverso lettere di sostegno, Fondazione di Venezia, M9 – Museo del ’900, Università IUAV di Venezia, in particolare attraverso il direttore della ricerca Francesco Musco, Università Ca’ Foscari con NICHE – Centre for Environmental Humanities, Veneto Film Commission, Archivio Franco Basaglia, Re-Framing Home Movies – Associazione nazionale per la salvaguardia e la valorizzazione dei film di famiglia e delle memorie audiovisive private, e Associazione Rete Cinema in Laguna.
La nuova sede non sarà soltanto un laboratorio tecnico. Sarà un luogo nel quale la memoria verrà anche restituita. Il chiostro e gli spazi comuni dell’ex Herion permetteranno di organizzare proiezioni, incontri e momenti di confronto. Nel 2023 RI-PRESE aveva già organizzato a Venezia gli Home Movie Days internazionali, invitando ospiti da diversi Paesi. Ora l’obiettivo è poter dare continuità a iniziative di questo tipo.

E c’è già un primo progetto in corso. Grazie al Bando Cultura della Fondazione di Venezia, RI-PRESE, insieme all’Associazione Anziani La Gondola, capofila dell’iniziativa, sta promuovendo una raccolta di film di famiglia nell’area di Dorsoduro, Santa Marta, Le Terese, San Nicolò, Sant’Angelo Raffaele e Campo Santa Margherita. Le digitalizzazioni saranno gratuite.
Memorie di famiglia. «È un invito alle famiglie – dice Traversa – ad aprire i propri armadi, le cantine, le scatole e a tirar fuori i propri film. Non ci interessa soltanto che sia stata filmata Santa Marta o Dorsoduro. Per noi la cosa prioritaria è restituire le memorie alle famiglie, perché oggi questi materiali sono spesso difficili da vedere con le tecnologie che abbiamo a disposizione».

La formazione sarà un altro asse fondamentale. Il primo workshop, dedicato allo sviluppo analogico attraverso le piante della laguna, coinvolgerà dieci ragazzi: armati di Super 8, gireranno per la Giudecca, raccoglieranno alcune piante e utilizzeranno gli elementi naturali per sviluppare la pellicola, sperimentando una modalità alternativa ai tradizionali procedimenti chimici. In futuro potranno arrivare altri laboratori dedicati alle riprese analogiche, alla conservazione e alla sonorizzazione delle immagini.
Il nuovo spazio diventa così anche un luogo di sperimentazione e ricerca, capace di mettere in relazione memoria, ambiente, tecnologia e creatività. E il rapporto con Bill Morrison apre una dimensione internazionale. Il regista americano, interessato ai materiali degradati e alla loro capacità di raccontare il tempo, ha individuato proprio nell’archivio RI-PRESE un patrimonio dal quale partire per un nuovo lavoro dedicato a Venezia. All’inaugurazione di sabato presenterà un primo teaser del progetto.
«È anche un momento di slancio verso il futuro – sottolinea Nicoletta – e un futuro importante». Il nuovo spazio, infatti, non è pensato come un punto di arrivo. Il bando garantisce la disponibilità degli ambienti per sei anni e RI-PRESE vuole utilizzare questo periodo per consolidare la propria attività, ampliare le collaborazioni e costruire una prospettiva duratura.

«In questi sei anni non vorremmo semplicemente “stazionare” qui – conclude Traversa – ma incontrare istituzioni e sensibilità diverse. A nostro avviso l’archivio audiovisivo della memoria territoriale veneziana non è soltanto affar nostro. Dovrebbe essere un progetto adottato, o comunque sostenuto, dalla municipalità o da qualche istituzione che riconosca il valore di una cosa del genere. L’idea è continuare a interloquire con queste figure cercando di costruire qualcosa di più solido, che smetta di essere a scadenza».
Dall’acqua che nel 2019 rischiava di cancellare quelle immagini nasce dunque oggi una nuova casa per conservarle. Una casa alla Giudecca dove il passato non viene semplicemente archiviato, ma torna a parlare con il presente e, attraverso la ricerca, la formazione e le nuove produzioni, prova a costruire il futuro della memoria audiovisiva veneziana.

Stefano Nava


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