Csm, approvata delibera sui test psicoattitudinali per i magistrati. Sei astenuti: «Rischio delegittimizzazione»


di
Valentina Santarpia

La delibera: i test, elaborati con la collaborazione di quattro esperti psicologi, sono uno strumento «volto ad accertare l’assenza di condizioni di inidoneità, non a diagnosticare condizioni patologiche»

Il plenum del Csm ha approvato la delibera per l’introduzione dei test psicoattitudinali per i magistrati. La legge che li prevede è stata varata due anni fa. Una specifica commissione di docenti elaborerà i test, che dovranno poi essere approvati dal Consiglio. 

Le prove orali del prossimo concorso, non quelle attualmente in corso, si svolgeranno quindi anche con i test. La delibera prevede l’individuazione delle condizioni d’inidoneità allo svolgimento delle funzioni giudiziarie con riferimento a 4 aree: area cognitiva, area emotiva, area relazionale, area etico-valoriale e area organizzativa. 




















































Condizioni di inidoneità che dovrebbero impedire l’accesso alla carriera di pubblico ministero o giudice e che dovranno essere accertate «all’esito di un percorso che inizia con la somministrazione test, si sviluppa nel colloquio diretto dal presidente della seduta con l’ausilio di un esperto psicologo e si conclude con una sintesi valutativa operata dall’intera commissione (o sottocommissione) esaminatrice». 

Nella delibera approvata dal plenum si sottolinea che i test psicoattitudinali, elaborati con la collaborazione di 4 esperti psicologi, sono uno strumento «volto ad accertare l’assenza di condizioni di inidoneità, non a diagnosticare condizioni patologiche». Illustrando il testo della delibera, uno dei consiglieri relatori, Antonino Laganà, ha spiegato che i nuovi test saranno «una verifica» per valutare «se mancano quelle condizioni senza le quali non si può svolgere le funzioni di magistrato». 

Le critiche al testo

Nel corso del dibattito sono intervenuti tra gli altri i consiglieri Roberto Romboli e Domenica Miele, che nel motivare la propria astensione hanno affermato che i test psicoattitudinali per i magistrati, sono un «tassello nel disegno di delegittimazione» e «normalizzazione» della magistratura, già «indicato nel piano di Rinascita di Licio Gelli». Fra gli astenuti anche la consigliera laica di centrodestra Isabella Bertolini, secondo cui con questa delibera «non è stata interpretata bene la volontà del legislatore, che voleva verificare una stabilità emotiva e prevenire i casi di inidoneità grave». Dubbi anche da parte delle due consigliere laiche del Csm Isabella Bertolini e Claudia Eccher: «Pur auspicando che i test vengano fatti, crediamo che la delibera votata oggi, sulla quale ci siamo convintamente astenute, abbia l’intento di ritardarne l’attuazione, ma soprattutto di non interpretare correttamente gli obiettivi e la volontà del legislatore. Un provvedimento del 2024 sarà applicato per la prima volta solo nella primavera del 2028: 4 anni per fare quello che tutte le amministrazioni pubbliche già fanno. Essere favorevoli ai test – concludono Eccher e Bertolini – significa anche pretendere che siano fatti nel modo e nei tempi giusti». 

Le aree di riferimento

Il testo in particolare suddivide i requisiti psicoattitudinali essenziali in cinque aree: cognitiva, emotiva, relazionale, etico – valoriale e organizzativa. All’area cognitiva, per esempio, si legge nella delibera, «si possono ricondurre i seguenti requisiti psicoattitudinali: ragionamento analitico; pensiero critico- inferenziale; presa di decisione e problem solving». Fra le condizioni che dovrebbero inibire la carriera di magistrato il testo sottolinea la «grave carenza nelle attitudini relative al ragionamento analitico, al pensiero critico-inferenziale, alla presa di decisione e al problem solving». 

C’è poi l’«area emotiva», che riguarda i processi di riconoscimento, regolazione e gestione delle emozioni che consentono di «mantenere equilibrio, lucidità e adeguatezza comportamentale anche in situazioni caratterizzate da elevata pressione, conflitto o coinvolgimento emotivo». In questo caso, i futuri magistrati dovranno mostrare di possedere requisiti psicoattitudinali quali «equilibrio emotivo», «gestione dello stress» e «autocontrollo». 

Per quanto riguarda l’area relazionale, agli aspiranti magistrati si richiede «comprensione empatica, capacità di ascolto e comunicazione efficace; collaborazione e lavoro di squadra». 

L’area «etico-valoriale» invece riguarda «l’insieme delle disposizioni che orientano il comportamento professionale verso criteri di correttezza, responsabilità e coerenza con i principi e le finalità istituzionali del ruolo». In questo caso viene individuata come condizione di inidoneità la «grave carenza di equità e autonomia di giudizio».

L’ultima area è quella «organizzativa», che riguarda «l’insieme delle capacità che consentono di pianificare, coordinare e gestire efficacemente attività, tempi e risorse in funzione degli obiettivi e delle responsabilità del ruolo. Qui a sbarrare le porte di accesso in magistratura saranno eventuali gravi carenze»nella capacità di organizzazione del lavoro e di gestione del tempo.

16 settembre 2026 ( modifica il 16 settembre 2026 | 17:31)


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