Lo Scudo Verde nonostante le rassicurazioni e i rinvii preelettorali avanza nel nome del benessere pubblico e della qualità dell’aria, ma sul fronte sociale le protezioni sembrano simili a una foglia di fico
Dal 1° dicembre 2026 entreranno in vigore nuove limitazioni per i veicoli più vecchi e inquinanti, mentre Palazzo Vecchio rivendica un sistema di deroghe e agevolazioni definito «graduale ed equo».
Ma quanto c’è davvero di equo in un provvedimento che consente una deroga permanente soltanto agli over 75 con ISEE inferiore a 16.500 euro e lascia molti altri cittadini fragili davanti alla necessità, spesso economicamente insostenibile, di cambiare automobile?
Tanti dubbi tornano dopo il question time che AVS-Ecolò ha dedicato, nel Consiglio comunale di ieri, allo Scudo Verde, che ha permesso all’assessore Giorgio di illustrare nel dettaglio le misure di accompagnamento introdotte con la seconda fase dei divieti, che dal 1° dicembre 2026 estenderà le limitazioni.
L’assessore ha ricordato che il nuovo aggiornamento segue il cronoprogramma approvato negli anni scorsi e riguarda veicoli particolarmente datati.
Per le auto, le limitazioni interessano i mezzi a benzina Euro 1 e diesel Euro 2, corrispondenti in larga parte a veicoli immatricolati rispettivamente prima del 1997 e prima del 2001. Per il trasporto merci è stata mantenuta una maggiore gradualità, accogliendo le richieste avanzate dalle categorie economiche.
Tra le principali novità vi è l’introduzione di una specifica tutela sociale rivolta alla popolazione anziana. I veicoli intestati a residenti nel Comune di Firenze con più di 75 anni e con ISEE inferiore a 16.500 euro potranno continuare a circolare nonostante le limitazioni previste, previa registrazione della targa sul portale di SaS. Una misura che si affianca alle deroghe già esistenti per categorie particolarmente meritevoli di tutela, come le persone con disabilità, i mezzi del volontariato, i veicoli impiegati per interventi urgenti e altre tipologie già disciplinate dal regolamento.
Viene poi introdotto un sistema di «carnet» di ingressi in deroga, che prevede un bonus una tantum con tre giorni di ingresso e circolazione, anche non consecutivi, senza necessità di registrazione preventiva, pensato soprattutto per coloro che provengono da territori esterni e che potrebbero non essere a conoscenza delle limitazioni vigenti. Per i residenti nei comuni della Città Metropolitana i giorni di accesso e circolazione sono invece 25 all’anno; raddoppiano, arrivando a 50, quelli a favore dei residenti nel Comune di Firenze.
Altra misura importante è l’accordo stipulato con la Città Metropolitana per destinare al potenziamento del TPL extraurbano il 30% dei proventi delle sanzioni per violazioni all’accesso ai varchi dello Scudo Verde, secondo quanto previsto dall’accordo sottoscritto già al momento dell’introduzione dello Scudo Verde e seguendo le indicazioni arrivate anche da un atto del Consiglio comunale.
Il consigliere Graziani si è dichiarato soddisfatto delle risposte che, a suo dire, «rappresentano misure positive che vanno nella direzione di continuare a perseguire la tutela della salute legata alla qualità dell’aria che respiriamo tutti i giorni, insieme all’attenzione agli impatti sociali che queste limitazioni possono comportare».
Il consigliere Graziani, però, oltre a dimenticare – e da ecologista dovrebbe saperlo bene – che la salute pubblica la si tutela anche e soprattutto non sacrificando oltre mille alberi sull’altare di un’infrastruttura obsoleta nella sua progettazione, forse non si è posto alcune domande che noi, da cittadini, ci poniamo.
Facciamo un po’ d’ordine.
La tutela sociale è davvero tale?
La deroga per gli over 75 è una misura positiva, ma fortemente selettiva: bisogna avere più di 75 anni, essere residenti a Firenze e avere un ISEE inferiore a 16.500 euro. Bene, e gli altri cittadini economicamente fragili?
Un cinquantenne con un reddito basso? Un lavoratore precario? Una famiglia monoreddito? Chi vive in periferia e utilizza un’auto vecchia perché non può permettersene un’altra?
Si parla di «transizione equa»: ma equa per chi?
Il problema non è soltanto l’automobile vecchia. Il provvedimento interviene sul veicolo, ma non necessariamente sulle condizioni che costringono una persona a utilizzarlo.
Se una persona deve raggiungere quotidianamente una zona non adeguatamente servita dal trasporto pubblico, vietarle l’accesso con un’auto Euro 1 o Euro 2 non crea automaticamente un’alternativa. La creerebbe soltanto se contemporaneamente esistesse un TPL frequente, affidabile, economicamente sostenibile e realmente competitivo rispetto all’auto, cosa che a Firenze non c’è! Altrimenti si rischia di spostare il problema dall’inquinamento alla mobilità.
Il carnet non è una politica sociale.
I 50 ingressi annuali per i residenti fiorentini possono essere utili per alcune esigenze occasionali, così come i 25 per i residenti nella Città Metropolitana, ma non risolvono il problema di chi deve utilizzare quotidianamente l’auto.
Cinquanta giornate non sono una soluzione per chi deve andare al lavoro, accompagnare un familiare, fare una visita medica o raggiungere un luogo non servito adeguatamente dal trasporto pubblico. È una valvola di sfogo, non una politica strutturale.
Il 30% delle multe al TPL: bene, ma quando?
Anche qui c’è un punto interessante: il comunicato presenta come «misura importante» la destinazione del 30% delle sanzioni al potenziamento del TPL extraurbano.
Va bene, ma quanto denaro produrrà concretamente questa misura e quali servizi verranno finanziati?
Perché il cittadino che oggi deve rinunciare alla propria automobile non vive di percentuali, ma di orari degli autobus, frequenza delle corse, coincidenze, tempi di percorrenza e costi.
Il vero banco di prova dello Scudo Verde, quindi, non dovrebbe essere soltanto quante auto vengono fermate, ma quante alternative vengono realmente offerte.
Ridurre gli inquinanti non significa automaticamente risolvere i problemi della città, soffocata da centinaia di cantieri spesso fuori dalle regole, lasciati aperti con mezzi e attrezzi anche pericolosi alla mercé di tutti, con i new jersey non zavorrati, eccetera.
Chi ha mai misurato le polveri e gli inquinanti che sollevano tutti questi cantieri che stanno violentando Firenze?
Perché gli ambientalisti che siedono a Palazzo Vecchio non dicono niente sull’albericidio in atto, che tira dritto su un progetto tramviario vecchio di 40 anni e quindi inadeguato alle necessità di mitigazione climatica?
Lo Scudo Verde può contribuire alla riduzione delle emissioni prodotte dai veicoli più inquinanti, ma non può diventare la risposta universale ai problemi della mobilità fiorentina.
Non può essere una foglia di fico perché non risolve il trasporto pubblico, che è scadente; non risolve i collegamenti con le periferie non servite; non risolve il costo delle automobili nuove; non risolve la situazione di chi non può permettersi di acquistare un veicolo meno inquinante; non risolve il problema di chi deve entrare a Firenze per lavorare e, soprattutto, non trasforma per decreto un divieto in una politica sociale.
Lo Scudo Verde non può essere una foglia di fico e non gli si può attribuire il merito di essere una politica di welfare soltanto perché contiene qualche deroga.
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