la sua rivincita la sta ottenendo sulle montagne in toscana


Andrea Elmi coltiva oggi circa 2,5 ettari di vigne in Garfagnana, distribuiti in sette vigneti e cinque comuni toscani, tra quota 300 e 1.050 metri. È il risultato di una storia familiare segnata dalla perdita. Fino alla generazione dei bisnonni, la famiglia possedeva diverse terre in Toscana, compresi l’azienda e il borgo di Isole e Olena, acquisiti dalla stirpe già nel Settecento. Di quel patrimonio non è rimasto nulla, ma il rapporto con la terra non si è interrotto. Elmi ha scelto di ricostruirlo altrove, sulle montagne della provincia di Lucca, con Maestà della Formica, progetto avviato nel 2013.

Dall’eredità perduta alla terra di montagna

Isole e Olena non è un semplice riferimento biografico. Nella vicenda di Andrea Elmi rappresenta l’origine di una memoria agricola e, insieme, il punto da cui è partito un percorso diverso da quello che avrebbe riportato la famiglia alle proprietà di un tempo.

Tra i possedimenti familiari c’erano l’azienda e il borgo di Isole e Olena, oggi associati alla viticoltura del Chianti Classico. Con il passare delle generazioni, però, quel patrimonio è andato perduto. Elmi non ha cercato un risarcimento né un ritorno alla proprietà originaria. Il nuovo progetto è nato lontano dalle colline più note del vino toscano, in un ambiente montano dove la vite impone tempi più lunghi, lavoro manuale e investimenti difficili da confrontare con quelli richiesti da terreni accessibili e facilmente meccanizzabili.

Elmi ha studiato Enologia all’Università di Pisa e, dopo gli anni universitari, ha maturato esperienza in aziende vinicole toscane. Marco Raffaelli, destinato a diventare suo socio, ha seguito un percorso simile, concentrandosi soprattutto sull’agronomia. Si erano conosciuti all’università. A unirli, prima ancora del vino, era stata anche una passione piuttosto insolita per i rettili: Elmi allevava camaleonti, mentre Raffaelli possedeva altri animali esotici.

Il vino rimaneva comunque il centro dei loro interessi. Durante l’università avevano pensato di coltivare Riesling in alta quota, cercando condizioni paragonabili a quelle che in altre zone d’Europa si incontrano a latitudini più settentrionali. L’idea è rimasta ferma per un periodo. Poi è riaffiorata nel 2012, durante una cena legata al mondo del vino.

Maestà della Formica nasce nel 2013

Nel 2013 Elmi, Raffaelli e il terzo socio Gianluca Guidi hanno individuato un terreno a La Foce, nel comune di Careggine. Siamo nell’alta Garfagnana, nel territorio delle Alpi Apuane, in un paesaggio assai diverso dai vigneti toscani di pianura e da quelli collocati sulle colline più accessibili.

Il nome dell’azienda viene proprio dall’ambiente circostante. Lungo i sentieri di montagna si trovano piccole edicole votive in pietra, chiamate marginette o mestaine. Sui passi più elevati delle Alpi Apuane queste costruzioni prendono il nome di maestà. Una si trova al Passo della Formica, nel territorio di Careggine: da lì nasce Maestà della Formica.

Il primo impianto viene realizzato nel 2014, a 1.050 metri di quota. La scommessa è produrre Riesling renano in una zona dove la viticoltura è praticabile, ma non può essere organizzata come in un appezzamento pianeggiante, continuo e raggiungibile dai macchinari.

Tra la messa a dimora delle viti e l’arrivo sul mercato passano anni. La prima vendemmia è del 2018, quando le piante cominciano a dare uva in quantità sufficiente per trasformare l’esperimento in un’attività agricola vera e propria. Prima di allora, l’attesa è stata sostenuta anche attraverso produzioni diverse dal vino. Il progetto, dunque, non ha prodotto risultati immediati: ha richiesto tempo, lavoro e la capacità di mantenere in piedi l’azienda mentre i vigneti crescevano.

Piccoli frutti, erbe e agriturismo

Quando le vigne non erano ancora entrate a regime, Maestà della Formica ha cercato nella Garfagnana altre risorse da coltivare e trasformare. I soci si sono dedicati ai piccoli frutti, hanno raccolto erbe spontanee e hanno lavorato frutta e ingredienti selvatici per ricavarne conserve, composte e sciroppi.

Queste attività hanno sostenuto l’azienda negli anni necessari alla crescita dei vigneti. Hanno avuto anche un altro effetto: hanno permesso ai fondatori di conoscere più a fondo il territorio e di lavorare con materie prime legate alla cultura agricola locale, senza limitare il progetto alla sola produzione di vino.

Alla parte agricola si è aggiunto l’agriturismo, con ospitalità e ristorazione in quota. L’azienda si è così articolata attorno a più attività: le vigne, la trasformazione dei prodotti, l’accoglienza e il rapporto diretto con la montagna.

La diversificazione non è stata una soluzione provvisoria adottata in attesa che arrivassero le bottiglie. In una zona in cui la viticoltura richiede diversi anni prima di diventare remunerativa, i piccoli frutti e le risorse spontanee hanno distribuito il rischio economico. Ancora oggi Maestà della Formica non propone soltanto vino: vende anche un’esperienza legata ai paesaggi e alle produzioni della Garfagnana.

Le vecchie vigne raccontano la Garfagnana

Il Riesling della Foce è il vino più riconoscibile del progetto, ma non esaurisce il lavoro della cantina. Nel tempo Maestà della Formica ha assunto anche la conduzione di vecchie vigne situate in altri comuni della Garfagnana.

In questi appezzamenti la scelta agronomica è stata, quando possibile, quella di conservare la mescolanza varietale già esistente. Le vigne tradizionali non sono sempre composte da una sola uva coltivata in purezza. Al contrario, possono riunire varietà piantate in epoche diverse, secondo usi e disponibilità del momento. Trebbiano, Malvasia toscana, Moscato d’Amburgo, Ciliegiolo, Sangiovese, Gamay, Syrah e altre uve convivono in proporzioni variabili.

Una composizione simile complica la raccolta e rende meno lineare la vinificazione. Conserva però una parte della memoria agricola locale. Le vecchie viti sono piante produttive, certo, ma anche documenti viventi della storia della Garfagnana: raccontano gli scambi lungo le vallate e il passaggio di persone, semi e tecniche.

Accanto al recupero dei vigneti già presenti, l’azienda ha creato piccoli impianti con varietà scelte in funzione delle diverse quote e condizioni. Ne è nata una viticoltura frammentata, fatta di appezzamenti lontani tra loro e con caratteristiche non uguali. Il filo comune è la volontà di lavorare in un territorio che non si presta a un modello standard.

Numeri e vigne di Maestà della Formica

I dati aziendali disponibili per il 2026 descrivono una realtà più ampia di quella degli inizi, pur conservando una scala artigianale. I vigneti sono distribuiti a quote differenti e la produzione comprende più etichette, legate a uve e parcelle diverse:










Indicatore

Dato riferito al 2026

Superficie coltivata

Circa 2,5 ettari

Vigneti

Sette vigne

Comuni coinvolti

Cinque comuni della Garfagnana

Altitudine degli appezzamenti

Da 300 a 1.050 metri

Etichette

Sette vini

Vigneto più alto

La Foce, Careggine, a 1.050 metri

La gamma comprende tre bianchi, tra cui Riesling, Bevi Me e Vignesperse, e quattro rossi, tra cui Gamo, Drankante, Sacripante e una seconda interpretazione di Bevi Me indicata nella produzione aziendale. La presenza di etichette diverse riflette la varietà delle vigne e delle condizioni di coltivazione, non l’adozione di un’unica ricetta enologica applicata ovunque.

Il Riesling di La Foce resta il simbolo dell’azienda. A renderlo particolare non è il vitigno isolato dal luogo, bensì l’insieme di quota, clima, esposizione e difficoltà operative. L’altitudine può favorire vini più freschi e dalla gradazione contenuta. Non cancella, però, i rischi agricoli e non rende automaticamente più semplice produrre.

Una rivincita costruita generazione dopo generazione

Oggi Maestà della Formica coltiva circa 2,5 ettari distribuiti in sette vigneti e cinque comuni della Garfagnana, con appezzamenti compresi tra 300 e 1.050 metri di quota. La Foce, nel comune di Careggine, resta il vigneto più alto e il Riesling il simbolo del progetto.

La crescita è avvenuta per tappe: l’idea è riaffiorata nel 2012, il primo impianto è stato realizzato nel 2014 e la prima vendemmia è arrivata nel 2018. Nel frattempo, piccoli frutti, erbe spontanee, trasformati e agriturismo hanno contribuito a sostenere l’azienda mentre le vigne entravano in produzione.

Il progetto continua a puntare sul consolidamento, più che sull’espansione rapida. In una viticoltura frammentata e difficile da meccanizzare, ogni nuovo appezzamento richiede investimenti, manodopera e gestione del rischio. La continuità dell’azienda dipende quindi dalla capacità di mantenere insieme produzione vinicola, diversificazione agricola e accoglienza.

Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti � una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l�Universit� degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si � specializzata nell�analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennit�…


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