Tra casi eclatanti e super-giocatori, l’azzardo è un problema in più per i piccoli comuni


Com’è possibile che a Baia e Latina, un piccolo comune di poco meno di 2mila abitanti in provincia di Caserta, ogni residente tra i 18 e i 74 anni abbia scommesso online mediamente oltre 100mila euro in un solo anno? Da dove arrivano gli enormi volumi finanziari raccolti nell’azzardo, anche nei piccoli Comuni? Perché nel Sud le giocate pro capite online sono quasi il doppio di quelle del Nord? Perché in Campania la raccolta dell’azzardo online nei piccoli Comuni è tripla di quella del Trentino Alto Adige? Come sono “atterrati decine di milioni di euro di giocate online in un piccolo Comune dell’interno della Basilicata con problemi di copertura della rete Internet?

Sono alcune delle domande a cui la terza edizione di Non così piccoli. Azzardo, un problema in più per i piccoli Comuni italiani cerca di dare risposta, sollevando un tema di sicurezza pubblica. Si tratta dello studio promosso da Fondazione Isscon, Federconsumatori e Cgil, l’unico che mette sotto osservazione in modo sistematico il fenomeno dell’azzardo nei Comuni italiani tra 2mila e 10mila abitanti.

Il rapporto merita attenzione anzitutto per il lavoro di recupero e analisi dei numeri, in un contesto di «perdurante oscuramento informativo» da parte delle istituzioni, come denunciano i curatori. L’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (Adm), infatti, dal 2020 ha limitato progressivamente l’accesso ai dati disaggregati per comune: prima i dati subregionali su Awp, Vlt e apparecchi, poi, dal 2023, quelli su Lotto e Bingo, fino al diniego sui dati 2024. I dati 2025 alla base di questo report sono stati ottenuti da Federconsumatori Modena tramite una richiesta di accesso civico generalizzato, a cui Adm ha risposto il 26 febbraio 2026.

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Una reticenza che «impedisce a cittadini e amministratori locali di leggere i propri dati, di confrontarli con quelli di altre realtà, di collegarli ai problemi del territorio; l’azzardo è un capitolo rilevante per esaminare i dati economici e sociali di un Comune e di un territorio».

Il peso dei piccoli Comuni nel conto nazionale

I cosiddetti piccoli Comuni sono 3.146 sui 7.896 censiti da Istat, quindi quasi il 40% del totale, abitati da poco meno di un quarto della popolazione italiana. Nel 2025, in questi territori, sono stati giocati 34,7 miliardi di euro tra azzardo fisico e online, con 4,6 miliardi di euro di perdite circa un quinto dei quasi 22 miliardi complessivamente persi in Italia in azzardo l’anno scorso.

La mappa disegnata dal report dimostra che non siamo di fronte a un problema solo delle grandi città né a un fenomeno confinato alle aree economicamente più fragili: l’azzardo è entrato anche nei piccoli Comuni, e in territori del Nord, del Centro e del Mezzogiorno.

Nei piccoli Comuni l’azzardo digitale rappresenta il 63,3% della raccolta complessiva, contro il 61% della media nazionale (era il 33% nel 2019). Il dato più singolare riguarda le perdite sul solo canale online: mentre le giocate e le vincite dei piccoli Comuni pesano per il 21,7% sui rispettivi totali nazionali online, le perdite online pesano per il 23,5%. Sull’insieme fisico+online, invece, i 4,6 miliardi di perdite dei piccoli Comuni corrispondono a circa il 21% del totale nazionale.

Nel 2025 ogni cittadino italiano tra i 18 e i 74 anni residente in un piccolo comune ha scommesso online mediamente 2.066 euro. Sei regioni superano la soglia dei 3mila euro pro capite: in testa la Campania, seguita da Basilicata, Calabria, Sicilia, Puglia e Molise.

Casi eclatanti e terreni fertili per le mafie

Sono 113 i piccoli Comuni nei quali il gioco online pro capite supera almeno il doppio della media nazionale (2.365,81 euro, calcolata sul complesso dei 7.896 Comuni italiani). In alcuni casi i numeri raggiungono livelli difficilmente spiegabili con la sola dimensione demografica del territorio.

Il caso più eclatante è Baia e Latina che nel 2025 ha registrato quasi 150 milioni di euro di raccolta online. Un volume paragonabile a quello del capoluogo Caserta, che di residenti ne ha oltre 73mila contro i 1.982 di Baia e Latina. Tradotto in flusso quotidiano, significa che ogni residente tra i 18 e i 74 anni avrebbe scommesso online mediamente 282 euro al giorno, per lintero anno. Ma, guardando da vicino, si scopre che il 96% del volume è generato da un’unica tipologia di gioco, il Betting Exchange, dove sono gli stessi utenti a fare da banco, puntando gli uni contro gli altri, mentre il concessionario si limita a offrire la piattaforma trattenendo una commissione del 2 per mille. Nel 2024 la raccolta del comune era già considerata anomala (45,4 milioni di euro): nel giro di un solo anno sono “atterrati” altri 104 milioni.

Baia e Latina non è un caso isolato. Nella stessa classifica compaiono per esempio Polaveno, in provincia di Brescia, con 22.955 euro pro capite online; Francavilla in Sinni, in provincia di Potenza, con 21.927 euro; Nociglia, in provincia di Lecce, con 11.854 euro.

Come leggiamo nell’indagine, «quando siamo di fronte a dati clamorosi, dobbiamo sempre ricordare che nei Comuni più piccoli il peso di uno o pochi grandissimi giocatori può influenzare la media pro capite; ma questo non deve rassicurare nessuno». Quando il volume giocato è così sproporzionato rispetto alla popolazione residente, l’ipotesi che i curatori dell’indagine non escludono è quella di un uso dell’azzardo legale come canale per ripulire capitali di provenienza illecita. Un’ipotesi che lo studio stesso invita a verificare, per esempio esaminando «la provenienza del denaro immesso nel Poker online o nel Betting Exchange».

Percorrere la geografia dell’azzardo lungo i Comuni più piccoli permette dunque un punto di osservazione inedito. Di fronte a questi numeri infatti non ci sono più scuse per scoperchiare definitivamente il vaso di Pandora dell’azzardo che gli interessi delle lobby e dello Stato preferiscono tenere ben chiuso.

Riciclaggio, Vpn e super-giocatori

Zoommiamo ancora un po’ la mappa dell’azzardo nei piccoli Comuni e scopriamo l’esistenza di alcuni “giocatori professionisti” che investirebbero mensilmente sulle piattaforme decine di migliaia di euro. I curatori dell’indagine non escludono inoltre la presenza di linee Vpn geolocalizzate in questi territori, capaci di simulare la residenza dei giocatori in Comuni periferici.

Il report richiama inoltre la posizione della Commissione parlamentare antimafia che indica il Betting Exchange tra i giochi più a rischio di utilizzo illecito, e i lavori di associazioni come Libera, che da anni documentano l’uso dell’azzardo legale come strumento di riciclaggio. Il decentramento dei volumi di gioco verso Comuni di piccole dimensioni è infatti «una delle modalità» attraverso cui la criminalità organizzata individuerebbe aree più nascoste per le proprie attività.

Un ulteriore elemento su cui il report richiama attenzione è la volatilità dei dati: in alcuni Comuni flussi da decine di milioni di euro compaiono e poi si ridimensionano nel giro di due anni. È il caso per esempio di Anguillara Veneta (Padova), passata da quasi 40 milioni di euro giocati nel 2023 a poco più di 6 milioni nel 2024 e a 2,2 milioni nel 2025.

Cosa chiedono i curatori dell’indagine

Resta aperta la domanda che i curatori pongono fin dall’introduzione: se lo Stato e le istituzioni abbiano davvero interesse a far luce fino in fondo su questi numeri o se convenga a qualcuno lasciarli nell’ombra. Intanto, Fondazione Isscon, Federconsumatori e Cgil, numeri alla mano, non si stancano di chiedere: la fine immediata dell’oscuramento informativo, con la pubblicazione integrale e disaggregata dei dati di azzardo fisico e online per ogni Comune italiano; indagini sistematiche sulla provenienza dei capitali immessi nel gioco online, a partire dal Betting Exchange e dal Poker; limitazioni significative all’offerta di azzardo e il rispetto rigoroso dei divieti già esistenti, a partire da quello sulla pubblicità; il riconoscimento agli enti locali di reali poteri di regolazione sul proprio territorio.

In apertura, fotografia di Winston Chen su Unsplash

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