
Nelle imprese edili il flusso informativo tra cantiere e amministrazione resta uno dei punti più critici della gestione. Bolle, rapportini e fatture passive arrivano in ufficio con giorni o settimane di ritardo, spesso senza un’attribuzione certa alla commessa. Il risultato è che spesso il quadro dei costi si ricompone quando le decisioni utili a correggere l’andamento del lavoro non sono più possibili.
Pillar, piattaforma gestionale per le imprese di costruzione fondata a Milano nel 2025 da Gabriel Guinea Montalvo, Paolo Tarsia Incuria e Lorenzo Demaio interviene proprio in questo spazio. In poco meno di un anno dal lancio pubblico la società ha raccolto 15,2 milioni di euro da investitori italiani e internazionali — un pre-seed da 3,2 milioni guidato dal fondo francese Emblem e un round seed da 12 milioni guidato da Earlybird Venture Capital e Base10 Partners — e ha superato le 800 imprese clienti, con oltre 15.000 cantieri creati sulla piattaforma.
Le opportunità sono molte considerando che secondo il Censis solo il 20% delle imprese edili utilizza software per la gestione dei cantieri mentre circa il 60% non ha adottato alcuna soluzione digitale: un ritardo tecnologico che convive con il peso economico del comparto, pari all’11,4% del PIL nazionale nel 2023 secondo la Relazione annuale di Banca d’Italia. Uno scarto diventato ancor più evidente ora che la stagione degli incentivi si è chiusa e i volumi non coprono più le inefficienze di gestione.


Abbiamo chiesto a Paolo Tarsia Incuria come si presenta oggi l’impresa che decide di digitalizzarsi, perché tanti gestionali vengono acquistati e poi abbandonati, dove finiscono i dati riservati che un’azienda affida a una piattaforma esterna e che cosa cambia davvero quando il flusso informativo tra cantiere e amministrazione si accorcia.
Diagnosi del settore ed errori di gestione
Il dato Censis sul 60% di imprese edili senza strumenti digitali viene citato spesso.
Qual è il livello di partenza reale dell’impresa che vi contatta — carta, Excel, o un gestionale acquistato e mai usato davvero? E che cosa la spinge a muoversi proprio adesso?
“Il livello di partenza è proprio un mix di tutte queste tre tipologie, il che è totalmente coerente con il dato Censis. Quello che però osserviamo – ed è interessante – è che cresce la consapevolezza a tutti i livelli che chi non si decide ad adottare strumenti digitali per una gestione più efficiente non tiene il passo con il mercato. Così le imprese cercano una soluzione che risponda al bisogno di gestire i mille fronti su cui operano, ma che sia estremamente semplice. È cercando di soddisfare questa necessità che vengono da noi. Inoltre, osserviamo anche una spinta alla ricerca data dal cambio generazionale. Imprenditori di 30-40 anni che subentrano nelle attività di famiglia, o ne avviano di proprie, sono in genere persone cresciute con la semplicità del digitale e non possono più farne a meno sul lavoro”.
Qual è l’errore di gestione più frequente che vedete nelle PMI edili, quello che a fine commessa si traduce sistematicamente in erosione del margine? E quanto pesa il ritardo con cui un costo di cantiere diventa visibile a chi decide?
“Se l’errore più frequente fosse uno solo, sarebbe forse più facile per l’impresa individuarlo ed evitare nel tempo l’erosione del margine. Il punto è che l’erosione deriva proprio dalla difficoltà di gestire complessivamente e con tempestività le molteplici problematiche che si possono presentare, su ogni cantiere con modalità e attori diversi: problemi di fornitura, di manodopera, di esecuzioni, di condizioni meteorologiche, di incasso e pagamenti. Tutte variabili che vanno a incidere sulla marginalità del cantiere. Il tratto comune però è sempre quello di prenderne consapevolezza in ritardo, spesso a cantiere finito. Per questo Pillar ha fatto dell’offerta di una vista complessiva e in tempo reale della situazione il suo punto di forza, insieme alla semplicità di aggregazione delle informazioni che alimentano questa panoramica”.
Prodotto e metodo: dal WhatsApp di cantiere al preventivo
Avete costruito l’inserimento dati su WhatsApp invece che su un’app proprietaria. Come mai questa scelta? Quali sono i risultati provando a far usare un gestionale a chi lavora in cantiere?
“WhatsApp è uno dei canali di raccolta dati pensato per chi lavora in cantiere e ha bisogno della massima immediatezza, le attività di gestione avvengono all’interno del software. La scelta è stata dettata da ciò che ha guidato l’intero sviluppo della soluzione che con Pillar portiamo oggi alle imprese edili: non volevamo “aggiungere” altre applicazioni e canali da gestire, ma permettere di usare quelli già in essere e, soprattutto, quelli più comuni per tutti. Credo sia questa la vera differenza tra noi e altri sistemi. Noi non portiamo complessità, ma mettiamo ordine nei flussi già in essere”.


Un capocantiere fotografa una bolla e la manda su WhatsApp: che cosa succede tecnicamente da lì in avanti, passaggio per passaggio? È un processo completamente automatico o resta un controllo umano?
“Da lì in poi si tratta di un’interazione conversazionale, come se il capocantiere si stesse confrontando con un collega dell’amministrazione. Pillar AI, la nostra soluzione di intelligenza artificiale, può chiedere conferma direttamente all’utente in caso di dubbio – ad esempio, sul cantiere di riferimento. Poi, procede all’archiviazione nel gestionale, all’interno della sezione dedicata. Il controllo umano entra in gioco nella fase finale, quando l’operatore amministrativo avrà il compito di confermare i documenti prima della scrittura contabile”.
Il computo metrico e il preventivo sono il punto in cui molti software si fermano. Voi da dove prendete i prezzi? Usate i prezzari ufficiali, e come fate a tenerli aggiornati quando i costi dei materiali cambiano?
“Pillar ha importato i listini regionali pubblicamente disponibili, e li aggiorniamo costantemente a ogni nuovo rilascio. Stiamo valutando anche delle partnership con editori che vendono listini privati. Ma stiamo lavorando soprattutto su una nuova frontiera: l’idea è che ogni impresa possa avere un proprio listino personale e privato, costruito sul suo storico e sui suoi prezzi di acquisto”.
Dove finiscono i dati dell’impresa e cosa prevede l’AI Act
I dati che un’impresa carica su Pillar — fatture, conti, margini, personale — sono tra i più riservati che ha. Dove vengono conservati, chi può accedervi e cosa si porta via un cliente che decide di lasciarvi? E con l’AI Act operativo, che obblighi di trasparenza vi siete dati?
“I dati vengono conservati in cloud all’interno dell’Unione Europea, nel pieno rispetto delle normative vigenti. Si tratta di un cloud sicuro, a cui può accedere solo l’azienda: i livelli di accesso dei singoli dipendenti sono decisi a monte dal titolare dell’azienda stessa. Se un cliente decide di lasciarci, applichiamo una data retention policy di 90 giorni, dopodiché eliminiamo tutto. Il dato è suo, quindi se lo porta via con sé. Per quanto riguarda l’AI Act, il nostro approccio è di piena trasparenza: all’utente viene sempre indicato quando sta interagendo con un agente AI e viene sempre specificato quando un’operazione è stata compiuta dall’intelligenza artificiale. Per le operazioni critiche, inoltre, chiediamo sempre conferma all’utente prima di procedere”.
800 imprese attive e 15.000 cantieri: i numeri e il tempo liberato
Sul sito indicate oltre 700 aziende attive, mentre il comunicato di maggio parlava di 400 clienti e 5.700 cantieri. Qual è il dato aggiornato, e come definite “cliente attivo”? Lo stesso vale per le 14 ore risparmiate a settimana: su quale campione e con quale metodo sono state misurate?
“Ad oggi siamo a 800 imprese attive su Pillar e oltre 15.000 cantieri creati. Contiamo come aziende “attive” quelle che hanno sottoscritto un abbonamento con noi. Il dato è in continua evoluzione perché stiamo vivendo un momento di rapida crescita: solo nella scorsa settimana, oltre 50 imprese hanno iniziato a usare Pillar”.


“Quello che vediamo oggi è raccontato bene da un caso concreto. Un nostro cliente, impresa edile familiare che gestisce circa sei cantieri contemporaneamente, prima dedicava tra uno e due giorni pieni a settimana alla contabilità e al controllo dei cantieri. Oggi il titolare ci racconta di riuscire a gestire queste attività in circa 30 minuti al giorno. Ma la parte più interessante è cosa fa con il tempo liberato: confronta più preventivi per i subappalti, passa più tempo nei controlli in cantiere e verifica con maggiore attenzione le fatture. È qui che la digitalizzazione smette di essere semplicemente un risparmio di tempo e inizia ad avere un impatto sulla gestione economica del cantiere”.
Perché tanti gestionali vengono abbandonati dopo l’acquisto
In uno dei vostri casi studio un cliente racconta di aver provato due gestionali prima di voi, senza successo. Perché tanti software in edilizia vengono comprati e poi abbandonati, e voi cosa avete fatto di diverso? Qual è oggi il vostro tasso di abbandono dopo il primo anno?
“Penso che la differenza tra il nostro e gli altri software è che Pillar non aggiunge strumenti e complessità, ma mette ordine tra ciò che le imprese già usano nel loro quotidiano. La nostra forza è quella di semplificare i processi e liberare i nostri clienti di un ulteriore compito, senza gravarli di altre barriere tecnologiche. Abbiamo iniziato a disegnare la soluzione potendo contare sulla forza di una tecnologia che prima semplicemente non esisteva, l’Intelligenza Artificiale, che nel nostro caso è applicata per analizzare trasversalmente tutte le informazioni che arrivano dal e sul cantiere, e che ci ha permesso di costruire quella vista complessiva della situazione dell’azienda – interna e su tutti i cantieri che ha aperto – in tempo reale. Però l’abbiamo anche usata partendo dall’ascolto del problema e avendo bene in mente che volevamo portare sul mercato la risposta a un sempre più forte bisogno di controllo e, aggiungerei, di protezione dall’imprevisto che le imprese edili hanno. Il nostro tasso di abbandono dopo il primo anno è ancora un dato da vedere, dato che i contratti sono annuali: essendo partiti da poco meno di un anno non abbiamo ancora dei dati solidi a riguardo, ma al momento è quasi nullo”.
Normativa, credito e mercato
Patente a crediti, congruità della manodopera, responsabilità solidale nei subappalti: il quadro normativo spinge verso una tracciabilità che prima non era richiesta. Quanto della domanda che ricevete è compliance imposta e quanto è scelta gestionale?
“Ad oggi, la quasi totalità della domanda che riceviamo è gestionale, non normativa. Le imprese non ci cercano per rispondere a un adempimento, ma perché vogliono avere il controllo del proprio margine. È una scelta imprenditoriale prima che di adeguamento alla norma. La cosa interessante da notare è che, chi ha già una gestione tracciata e in tempo reale, si trova in pari anche con la parte di compliance poiché avrà già dati aggiornati, visibilità sulla filiera, tracciabilità: tutti elementi necessari per una buona gestione dell’impresa”.
Con il seed avete annunciato l’ingresso nei servizi bancari. Significa che Pillar diventerà anche intermediario di credito? Nella vostra lettura, il collo di bottiglia oggi è l’accesso al credito o i tempi di pagamento lungo la filiera?
“Nella nostra visione di lungo periodo non ci poniamo limiti a quello che potremo fare per supportare il comparto dell’edilizia e i suoi imprenditori nella crescita. Ritardi nei pagamenti e accesso al credito sono entrambi due nodi nevralgici per le imprese edili. Mi lasci però aggiungere che, sebbene l’edilizia sia un business che richiede capitali importanti e che come tale comporta un rischio ricorrente a ogni cantiere avviato, ritengo anche che sia vittima di uno stigma generale non meritato. La nostra priorità è generare un forte impatto aumentando l’efficienza e quindi la crescita del business dei nostri clienti. Una volta consolidato questo percorso, ci concentreremo sempre di più per ampliare progressivamente il nostro ruolo a supporto delle imprese”.
Scenario e futuro post incentivi
Dopo la stagione degli incentivi e con il PNRR in chiusura, molte imprese hanno strutture cresciute e volumi in calo. Che cosa vedete nei dati aggregati dei vostri clienti rispetto a un anno fa, su marginalità e tensione di cassa?
“Non abbiamo ancora uno storico sufficiente per parlare di dati aggregati anno su anno. Quello che possiamo dire è cosa osserviamo oggi: molte imprese arrivano da noi proprio perché sentono questa tensione di cassa e di marginalità, ma spesso senza avere ancora gli strumenti per misurarla con precisione”.


Se un’impresa che vi legge oggi volesse fare un solo passo, senza acquistare nulla, per capire quanto le rende davvero un cantiere: quale sarebbe?
“In realtà, come dicevamo, il margine di un cantiere non si erode per un singolo problema, ma per la somma di tanti motivi che si intrecciano tra loro. Nessuno di questi, preso singolarmente, è la causa. È la loro combinazione, e soprattutto il tempo che passa prima di accorgersene, a fare la differenza. Per questo, più che un singolo passo, la soluzione sarebbe cambiare prospettiva: non rincorrere i problemi quando ormai si sono già manifestati, ma guardare il cantiere nel suo insieme”.
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