Magistratura indipendente “nega” la parola al decaduto Depalma Il giudice: «Censura, escluso il dissenso»


La diatriba interna a Magistratura indipendente continua. L’ultimo capitolo della vicenda riguarda il tentativo del consigliere presso la Corte d’Appello di Bari Vincenzo Paolo Depalma – già esponente della corrente e decaduto per aver disatteso il nuovo Statuto candidandosi da indipendente – di partecipare all’assemblea interdistrettuale per le Sezioni di Calabria, Basilicata e Puglia tenutasi il 24 settembre online. Un appuntamento convocato per discutere di valori associativi, unità del gruppo, leale partecipazione e della necessità di approvare un «documento unitario» a sostegno dei candidati ufficiali scelti a livello nazionale. Depalma, che al Dubbio aveva lamentato l’assenza di un reale confronto con i vertici della sua corrente, ha tentato di riattivare i contatti per spiegare le proprie ragioni e la propria idea di Csm, in vista delle imminenti elezioni per il rinnovo del Csm previste per il prossimo 26 ottobre, ma anche per discutere apertamente della gestione della corrente e dei temi dell’autogoverno. La risposta degli organizzatori, tuttavia, è stata netta: nessuna possibilità di prendere la parola con la motivazione di non figurare tra i soggetti invitati – 14 le persone collegate in totale, Depalma compreso – in quanto precedentemente dichiarato decaduto dall’associazione. Un cortocircuito, secondo il magistrato: da un lato l’ordine del giorno ufficiale che invocava il confronto democratico e la lealtà associativa, dall’altro lo stesso ha riscontrato l’impossibilità fisica di interloquire con la propria (ex) corrente, sia prima dell’espulsione sia dopo, tanto da parlare di «epurazione senza contraddittorio».

Depalma, spiegano alcuni suoi ex colleghi di corrente, avrebbe votato per quella variazione di Statuto che ne ha causato la decadenza e pure per i candidati oggi in lizza per Palazzo Bachelet. Informazione che il diretto interessato, però, smentisce categoricamente: «Assolutamente no», replica al Dubbio, indicando, nel primo caso, possibili testimoni del suo voto negativo e nel secondo argomentando con “un’astensione” in collegamento da remoto. Per gli organizzatori, però, che stanno per trasmettere il verbale dell’incontro ai vertici nazionali per avere una loro presa di posizione, la presenza di Depalma sarebbe stata «inopportuna», al punto da definire «un abuso» la sua partecipazione. Il magistrato barese ha tentato di convincere i colleghi ribadendo di non aver avuto altre occasioni per interloquire in assemblea, data la decadenza in via unilaterale, chiedendo di deliberare sul fatto di concedergli la parola per almeno cinque minuti, anche perché lo Statuto – questa l’obiezione – nulla dice sulle modalità con cui la decadenza debba essere comunicata, fatta valere e opposta e in passato lo stesso regolamento era stato disapplicato.

Richiesta respinta: il magistrato, definito è «un ottimo collega, un amico», ma anche uno che «vuole far parte di un gruppo del quale non fa più parte» si è dovuto disconnettere per non essere d’intralcio alla discussione. La candidatura autonoma, spiegano alcuni autorevoli membri di è una causa automatica di decadenza che gli sarebbe stata comunicata con una mail. E per contestare ciò, aggiungono, ci sono le sedi competenti.

«La campagna elettorale non può ridursi a sterili contrapposizioni o a polemiche che distolgano l’attenzione dalle questioni fondamentali che interessano la magistratura e l’amministrazione della giustizia», si leggeva nella locandina dell’evento. Tra le riflessioni proposte vi era anche quella sul ruolo dell’associazionismo giudiziario, sollevato da più voci all’interno di Magistratura indipendente, dove sono state diverse le critiche per la gestione della corrente, a partire dalla consigliera del Csm Bernadette Nicotra. L’intento di Depalma era chiaramente polemico: partecipare per mettere a nudo la contraddizione tra democrazia sbandierata e gestione «autoritaria d’apparato che nega la parola e blinda le decisioni prese a Roma». Ma anche un ultimo tentativo di chiarire. Nulla da fare: per il magistrato escluso si tratta di «censura», un «fatto politico enorme», essendo stata esclusa «qualsiasi voce di dissenso o di alternativa programmatica sui temi cruciali della giurisdizione e dei carichi di lavoro».

Depalma avrebbe voluto rivendicare come propria la storia di MI: «Un’associazione seria non teme il confronto aperto — questo il testo del suo intervento mai condiviso e pubblicato sul suo profilo Facebook —. In questi mesi, invece, abbiamo visto calare dall’alto diktat intimidatori e tentativi di delegittimare il voto agli indipendenti parlando di “pericolo politico”. È un’evidente contraddizione morale: ci si riempie la bocca di princìpi costituzionali, salvo poi colpire chi sceglie di candidarsi liberamente. La democrazia interna non si difende imbavagliando il dissenso».

Le candidature proposte da Mi, secondo Depalma, si ridurrebbero a «scelte d’apparato che hanno cancellato senza voto e senza motivazioni le candidature espresse dalla Puglia e dai territori. I distretti di Calabria, Basilicata e Puglia non sono un serbatoio elettorale da sfruttare ogni quattro anni, né una truppa disciplinata agli ordini del cerchio magico della segreteria. Chi lavora negli uffici di provincia e di frontiera – affrontando scoperture drammatiche e carichi insostenibili – non fa una giurisdizione di serie B e merita rispetto, non paternalismo correntizio. Ed è singolare che questa riunione si celebri solo nel nostro collegio, mentre nel collegio in cui è candidato Cosimo Ferri – che ha di recente rivendicato la sua storia in Mi – non si registrano analoghi esercizi di stile».

E poi la stoccata: il Csm non è l’Anm, ma organo di garanzia della giurisdizione da non ridurre a «una proiezione di spartizione politica», cosa che ne tradirebbe la funzione. «I suoi componenti devono avere profili rigorosamente istituzionali. Mandare al Csm chi non ha mai messo piede in un Consiglio Giudiziario, ignorando cosa significhi gestire una tabella o valutare una professionalità, equivale ad affidare un intervento a cuore aperto a chi non è mai entrato in una sala operatoria». Da qui l’appello: il voto sarà segreto e «la dignità della magistratura non si decide nelle stanze ovattate di una segreteria, ma nella libertà di ogni singolo giudice».


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