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Buonasera a tutti, un saluto a tutti coloro che hanno deciso di partecipare a questo incontro, perché siamo definirci, in fin dei conti, di tutti quanti appassionati di costituzione, un ringraziamento anticipato a tutti coloro che si sono resi disponibili a parlarci di questi quattro argomenti che noi in questo momento riteniamo assolutamente centrali.
Due parole per dire chi siamo Officina, costituzione è un’associazione composta da impiegati, professionisti, giuristi, operai, insegnanti, imprenditori, giovani, insomma, poi sostanzialmente di persone che credono che la Costituzione non sia solo un documento, un’idea, ma che sia un progetto politico che abbia uno scopo chiaro, preciso quello di creare una società più inclusiva e più giusta potremmo dire che siamo eredi e superstiti della campagna referendaria, ma secondo me sarebbe riduttivo quello che è vero e che officina Costituzione nasce dall’esperienza, dall’esito di quell’esperienza,
Tanti di noi, infatti, alla fine di quella battaglia, hanno maturato una duplice consapevolezza, una sicuramente positiva.
La nostra Costituzione è viva ed è amata, rappresenta il punto di riferimento della collettività, è un elemento di coesione che riunisce, che riesce ad unire persone che hanno o sensibilità culturali diverse, modi di pensare diversi, ma che comunque vogliono vivere sotto un unico tetto costruito sulla base di valori condivisi e percepiti in qualche maniera come fondanti della comunità ma se questo è l’aspetto positivo, ce n’è un altro che io vorrei definire in fondo negativo la costituzione in sé, i valori che dichiara e quando parlo di valori,
Sottolineo i valori contenuti, non le parole e il suo progetto politico non sono fatti che dobbiamo ritenere scontati, non sono dati acquisiti, ma vengono messi in discussione costantemente sia da chi non si riconosce assolutamente in questi valori e sostanzialmente immagina e lavora per una società completamente diversa della quale abbiamo parlato nulla una società chiusa dove contano i valori della diseguaglianza.
Altri invece si riconoscono in questi valori, ma sostanzialmente pensano, in fondo, che la Costituzione sia una somma di disposizioni, magari da talpe, che hanno bisogno di tagliandi di revisione costanti.
Tagliandi di revisione che poi, alla fine annacquano la Costituzione, in modo che questa possa essere utilizzata in ogni stagione e allora rapidissimamente, ecco chi siamo, se voi forse preferiamo dire vogliamo essere, siamo quelli che la Costituzione la amano per quello che è, che non significa la sequenza di lettere dell’alfabeto una dopo l’altra ma il contenuto profondo che la caratterizza e Amandola.
Ecco il passaggio successivo, noi pensiamo che vada difesa e questo da cosa e da chi, da tutti i tentativi e da tutti coloro che, ripeto, pensano di alterarla per stravolgerne il senso e in qualche maniera, per trasformarla in qualcosa di diverso e stravolgere l’intenzione democratica che in qualche modo permea la Costituzione,
Quindi non siamo quelli che vogliono cambiare la Costituzione, siamo quelli che si vogliono battere perché la Costituzione venga attuata, siamo quelli però che ritengono che difesa ne parlavo prima e attuazione della Costituzione, richiedano confronti, continui capacità propositiva, questo ce l’ha insegnato il referendum che questa battaglia politica però questa volta politica io ci metterei la P maiuscola non si fa aspettando che la gente venga da noi.
Ma cercando di farsi ascoltare, vorrei dire, quasi inseguendola dovunque essa sia, insomma, amiamo la Costituzione, vogliamo difenderla e realizzarla, riflettiamo e un lavoro da cittadini, da operai della collettività ed ecco la ragione per la quale abbiamo deciso di chiamarci Officina Costituzione, grazie e passo la parola a Giovanni.
Grazie a tutti voi, signore e signori, ragazze e ragazzi abbiamo incluso tutti con questa espressione, sono un po’emozionata, è strano perché io non mi emoziono mai, però, insomma, non è proprio il mio pubblico normale di regola parla ai ragazzi della Federico secondo equi, parla invece a voi e il perché me lo sono chiesto mia zia sono stata buttata in quest’esperienza dopo quella del referendum è sedetevi rapidamente, grazie perché l’eredità del Comitato giusto dire no, era giusto che venisse,
Coltivata, ragioniamo impositivo, incrementata, sviluppata, e questo sviluppo andava fatto sia per quanto riguarda l’oggetto che per il merito, anche se qui c’è un panel e quello che sta per essere introdotto sulla riforma della magistratura e perseguire della Corte dei Conti officina. E un po’ambiziosa come tutti i soggetti neonati vorrebbe affrontare i temi caldi che sono sul terreno politico, quindi anche l’autonomia differenziata che per noi cittadini e i cittadini del Mezzogiorno ha un significato in termini di servizi e di minori diritti ed anche la legge elettorale che è in dirittura di arrivo, non voglio anticipare le cose nel merito, perché poi avremo quattro panel splendidi. La tipicità di questo gruppo perché atipico è e anche nei vertici, come vedete, non è mono vertice, ma c’è una diarchia tra me e Pierluigi, che andiamo per ora perfettamente d’accordo e spero anche negli anni che seguono, perché questo perché non ci si siede sulla sedia del potere non si compra l’Atac e un assegno dove si sta un pochino e poi ci si alza, e questo vorrebbe essere certo ambiziosissima. Siamo Officina, costituzione, il metodo è quello invece tradizionale, antico, non vecchio, tradizionale della democrazia partecipata. Vedo alcuni studenti qui i miei sapete che cos’è però è un metodo antico che si veste di nuovo, perché perché prende a prestito strumenti che nascono dalla digitalizzazione e dalle intelligenze artificiali? Uso il plurale uno degli atelier che ci auguriamo riusciremo a fare è proprio sull’intelligenza artificiale, altra pretesa che abbiamo è quella di avere le radici ben salde nel territorio meridionale in ragione di quanti diritti ci vorrebbero e ci stanno scippando, e noi in questo dobbiamo fare una strenua resistenza. Io non devo dire altro, sennonché presentare l’ottima dottoressa Valentina Stella, voi già la conoscete del dubbio. La ringraziamo anche per la visibilità che ha già dato ad officina
Valentina, a te, il palco giace sopra e a te la presentazione degli ospiti grazie a voi.
Grazie, Giovanna, grazie officina, costituzione per l’opportunità di Modena di questo Pannella, grazie anche a Radio Radicale che sta dando in diretta questo evento, grazie allora, sei mesi fa, 14 milioni di italiani hanno detto no alla riforma costituzionale di Nordio, ma 12 milioni di italiani avevano detto sì e vincitori e vinti sono giunti alla conclusione che comunque la giustizia va cambiata per capire come lo chiederemo ai nostri ospiti che vi presento subito che sono il dottore Ernesto Aghina, già presidente del Tribunale di Torre Annunziata buonasera,
Accanto a me c’è l’onorevole Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei Deputati,
Alla mia destra, il dottor Francesco Maria vicino sostituto procuratore della Repubblica di Nola.
Poi il dottor Giovanni Giacalone, presidente, corte di giustizia tributaria, di secondo grado del Piemonte.
E un collegamento, abbiamo il senatore Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia.
Allora, come dice Giovanni Maria Flick, prima di cambiare la Costituzione, cerchiamo di far rispettare quella che abbiamo, questa è, sicuramente, diciamo, un’opinione di Giovanni Maria Flick, però sicuramente ci sono dei principi inseriti nella nostra Carta che per qualcuno ancora sono in pericolo. Io lo che iniziare con lei, dottor Giacalone, perché in questi giorni abbiamo assistito a uno scontro tra politica e magistratura e l’oggetto di questo scontro è stata la decisione del Gip di Torino, che non ha mandato in carcere un bengalese che aveva palpeggiato il seno di una minorenne. Che cosa è successo? Che Nordio ha inviato gli ispettori al tribunale di Torino? La presidente Meloni ha fatto un post molto duro nei confronti della della Jeep, così anche il Vice Ministro Salvini è addirittura il Partito Democratico ha fatto un’interrogazione al guardasigilli mettendo, diciamo in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura che aveva difeso per tutta la campagna elettorale. Quello che le chiedo, dottor Giacalone, è se secondo lei appunto, dopo aver scampato da parte della magistratura e il pericolo della riforma costituzionale, l’autonomia e l’indipendenza è ancora in pericolo ed è possibile in questo clima instaurato. Un dialogo tra il potere della magistratura è quello della politica. Prego cinque minuti. Le regole d’ingaggio sono chiare.
Dialogo.
è possibile solo se ciascuno rispetta il ruolo degli altri, le sentenze e i provvedimenti si valutano attraverso i rimedi dell’ordinamento, non denigrando chi li pronuncia.
Non mi esprimo sul merito dei casi citati, non conoscendo gli atti, ma la cronaca rassegna sviluppi significativi a Torino, appunto il Riesame ha accolto l’impugnazione della procura e disposto il carcere su un altro versante, il gioielliere Ruggiero ha riconosciuto che avrebbe potuto essere meno impulsivo, già si moltiplicano però le posizioni sulle reazioni armate del camionista mollo per tutti opereranno gli strumenti di verifica e correzione degli ordinamenti,
Ciò non attenua la gravità degli attacchi mossi ai giudici prima che operino i rimedi e un crescendo si critica il provvedimento, poi il giudice, poi la stessa funzione giurisdizionale viene rappresentata come una anomalia, e ciò senza contare le reazioni della piazza, i rischi di emulazione,
E le vendette fai da te anziché staccare la spina, come si proponeva durante il terrorismo, oggi abbiamo un Extender politico mediatico che amplifica gli attacchi ai giudici, influenzando e disorientando l’opinione pubblica, la critica delle decisioni è libera, oserei dire sacrosanta.
Ma se un altro potere pronuncia la sua sentenza alternativa, dispone ispezioni sull’onda dell’emozione e presenta il magistrato come complice dell’insicurezza, il bersaglio diventa la legittimazione stessa del giudicare.
Il referendum ha respinto la riforma costituzionale, sembra non abbia respinto la cultura che l’aveva prodotta, l’idea, cioè che il controllo giudiziario ostacoli l’indirizzo della maggioranza, perciò, dopo la vittoria, resta molto da fare le insidie per la costituzione, scusate il luogo perché richiama anche il se no, come gli esami di Eduardo non finiscono mai. Si parla di new deal, fondato sul dialogo, rispetto dei ruoli e miglioramento dell’organizzazione giudiziaria e un’apertura. Io so solo che il sostegno agli uffici non può diventare una accusa strisciante. Avete avuto personale e strumenti, dunque ogni ulteriore disfunzione è colpa vostra accanto alla mano tesa e riemerge l’irrigidimento della responsabilità civile, quella dei magistrati, non quella del secondo panel
E delle valutazioni di professionalità, affrontare gli errori e doveroso, ma un giudice che teme ritorsioni personali per le sue decisioni non è più pienamente indipendente, si è detto, il Parlamento fa le leggi, i giudici le devono applicare, ma devono poterlo fare interpretandole, verificandone la conformità alla Costituzione e al diritto europeo anche contro l’interesse contingente del potere. Il pericolo non è solo tecnico, investe l’equilibrio istituzionale. La riforma bocciata era solo un tassello di un mosaico più ampio, dall’abolizione dell’abuso di ufficio alle leggi di cui si parlerà tra poco, che presentano tutte il rischio di indebolire progressivamente controlli, limiti, pesi e contrappesi
L’erosione dell’autonomia del magistrato avviene goccia dopo goccia delegittimazione pubblica, riforme presentate come semplici correzioni, nuovi equilibri invocati in nome dell’efficienza, il giudice diventa il capro espiatorio delle leggi farraginose, della moltiplicazione dei reati, delle insufficienze della giustizia, in una parola dell’insicurezza sociale,
E i limiti al carcere preventivo e alle intercettazioni vengono introdotti e moltiplicati dal legislatore, è certo sono irrinunciabili garanzie, ma c’è una curiosa asimmetria.
Molti limiti.
Sono elaborati come conquiste di civiltà, se tutelano imputati eccellenti e colletti bianchi, diventano lacci intollerabile o mancanze del giudice quando ne benefici uno straniero, un emarginato e passiamo.
E infatti alle l’indipendenza non è un privilegio del giudice, ma una garanzia dei cittadini che permette alle leggi di essere applicate anche contro la maggioranza di turno o le reazioni emotive della piazza. Il potere democratico, proprio perché è forte dei voti, esige limiti stabili per prevenire l’arbitrio dopo il referendum. L’alternativa è chiara. Vogliamo una magistratura autonoma capace di verificare la legalità dell’azione pubblica oppure un apparato efficiente, maleducata, non disturbare il manovratore. La nostra e la costituzione delle regole hanno etichettato i nostri migliori esempi come professionisti dell’antimafia orfani del terrorismo. Oggi non vogliamo essere orfani dell’emergenza costituzionale, ma solo cittadini tutelati dal diritto non sudditi ubbidienti al potere. Non vogliamo una giustizia forte con i deboli e servile verso i potenti. Perciò il mio suggerimento è che la democrazia richiede ancora molti no. Grazie dottore. Aveva detto sintomi che punta, così è stata drogata
Noi vogliamo sapere se c’è il collega Francesco cancellato che dovrebbe moderare il prossimo Pannella.
Non c’è questa impasse. Passiamo prima quello di di Conchita, ok, eventualmente okay okay, allora adesso diamo la parola alla politica e ho qui appunto accanto a me il vicepresidente della Camera, quindi lei ricopre un ruolo istituzionale, ma anche un ruolo politico all’interno del Movimento 5 Stelle, ed è anche un appartenente all’Arma, insomma con alto grado in questa triplice funzione che bilancio gufare della giustizia che ci è stata consegnata da questo governo, da questo Parlamento e essendo ormai iniziata la campagna elettorale, che cosa può Goethe per la prossima legislatura? Prego grazie buonasera a tutti, grazie per aver organizzato questo momento di riflessione. La domanda intrigante perché mi viene da dire pesco nel marzo ce ne sono talmente tante che ti viene ti viene quasi problematico sceglierne alcune. Io
Con voi questo pomeriggio vorrei tracciare una linea su alcune norme che riguardano la giustizia. La giustizia, secondo me, vanno assolutamente riprese. Se dovessimo, io sono certo ritornare al governo tra qualche mese. L’abolizione della dell’abuso d’ufficio, per esempio, è stato cancellato. Non solo va in contrasto con la direttiva, la 1.021 del 2026, quindi adesso o si rimette dentro, andiamo in infrazione, ma era stato già reprime riperimetrato nel 2020 dal Conte 2. Me lo ricordo perché ero ministro e l’ho firmato pure io, il reading, quindi, che prego che nessuno parli di paura della firma, che è una corbelleria colossale, ha paura della firma, ce l’ha chi non studia
Scusate la franchezza, poi ridimensionamento del reato di traffico di influenze illecite, cioè si è tolto tutto il concetto, per esempio, delle relazioni asserite o millantate. Quindi si è reso asfittico e tutto ciò che riguarda la compravendita, quindi di favori, piuttosto che il lobbying opaco, rimane sospesa, in questo caso l’interrogatorio preventivo. Questa, poi, è proprio veramente il massimo l’interrogatorio preventivo prima delle eventuali misure di custodia cautelare. Noi in Parlamento, così come battuta noi napoletani, l’abbiamo chiamato vi ricordate, tuppe tuppe, maresciallo cioè il maresciallo che va a casa, ti avverto, guardi io tra cinque giorni, magari ti venga pure a picchiare tu che dici tu mi fai, la cortesia non fa brutta figura, rimane a casa, per favore, perché devo pensare inevitabilmente che, al di là della battuta, ovviamente
Immaginate che significa per i testimoni in quei giorni.
Minaccia dei testimoni, l’occultamento dei proventi, già questo ci deve far riflettere.
Il depotenziamento de il depotenziamento delle intercettazioni telefoniche e l’uso dei trojan.
45 giorni. È vero che non si applica per reati di terrorismo piuttosto che i reati contro la Pa o la criminalità organizzata, però si applica, per esempio, per esempio, e non lo dico solo per caso, ma lo voglio dire per i reati fiscali e finanziari. 45 giorni per i reati fiscali e finanziari si applica, si applica per i maltrattamenti in famiglia, si applica per la violenza sessuale, per l’estorsione, per la rapina assenso, perché perché, se tra l’altro le intercettazioni sono il pane quotidiano di chi, anche come me, quando aveva l’uniforme faceva faceva le indagini che costano tra i 200 e i 300 milioni di euro su base annua e il ritorno è di circa 4 miliardi al FUG su base annua? Quindi, se siamo poi in condizioni anche economiche difficili da vomitare, se già volessimo ragionare in termini solo economici, vuol dire che l’intento è ben altro o sbaglio,
Inutili i inutilizzabilità.
Di quelli che sono i cosiddetti le intercettazioni a strascico. Io le ho fatte le intercettazioni, ne ho fatte migliaia nella mia vita professionale, ma se incontri un reato, lo incontri e basta fai un fascicolo ulteriore, Leopard lo è, lo è lo sposti in Procura della Repubblica, punto perché non va bene un reato è un reato basta, io c’ho l’obbligatorietà, anche io come PGT, di proprio, perché non vanno bene
Divieto di trascrizione dei verbali della PG, delle comunicazioni referente a chi non è indagato adesso ve lo dico da generali dei carabinieri, noi abbiamo lo Sdi che voi sapete benissimo cos’è il sistema di indagine? La piattaforma riservata dello Stato sistema d’indagine ris che va a vedere, tra le altre cose, le frequentazioni di persone non indagate, perché ci servono in indagini per andare a capire chi si frequenta e come e in che termini, per andare a fare quello che si chiama il sistema? Il, le informazioni territoriali così sono uccise alle informazioni territoriali. 40 secondi arriva riforma della Corte dei Conti e va be’manco, ve lo voglio dire che cosa aggiungo, riorganizza B la riforma della Corte dei Conti. In totale il codice degli appalti. Guardate il codice delle parti con la, con la giustizia ha a che fare il 90% degli appalti. Oggi, con l’innalzamento della soglia di ammissibilità, viene data affido diretto
Con gli appalti a cascata voi sapete che vuol dire l’intromissione diretta dell’Acri, il rischio di intromissione della criminalità organizzata, più tutte le problematiche per i lavoratori, aggiungo, il Dl sicurezza Capitini si sta ri rivolge rivoltando nella tomba col Dl sicurezza, il dissesto, il dissenso non violento ci sta tutto dentro.
E poi va be’i benefici, la famosa spazzacorrotti che è stata completamente cancellata. Chiudo dicendo che andiamo a fare tutte queste qua che vi ho detto è già emerso per quanto riguarda la mia parte politica, ma penso per tutta l’area progressista, al tavolo andremo a discutere in questi giorni le andremo a riprendere tutte quante quelle che vi ho detto che sono state tolte, le rimettiamo tutte quante ed è stato detto nei primi tre mesi. Ovviamente parlo del Consiglio dei ministri e poi, col suo percorso parlamentare, aggiungerei anche che oltre quello che vi ho detto introdurremo l’educazione affettiva nelle scuole come elemento culturale che invece oggi non è prevista un rafforzamento del codice rosso e per il femminicidio, perché c’è qualcheduno che dice che il femminicidio è uguale a qualsiasi omicidio e noi lo dobbiamo mettere dentro, e invece dobbiamo rafforzarlo perché non è una sola. Una posizione politica e una posizione di etica e di morale dello Stato su questo
E non vado oltre perché i secondi su finiti e mi rendo conto lei Valentina m’ammazza però il tema è questo, per noi è stato detto pubblicamente, potete andare su Google a verificare sarà nei primi Consigli dei ministri di chiunque sarà il governo dell’area progressista questi temi verranno affrontati tutti quanti ne nei termini che vi ho detto grazie con la ragazza con una sigla che anche il viceministro fissa raccontando il tempo anch’io lo avete visto
Anno 2. Alla fine, quindi, dobbiamo essere veramente precisi, allora torniamo alla voce della magistratura, il Vicepresidente Costa parlava appunto della della sicurezza, e questa maggioranza, dottor vicino, ha prodotto tra decreti ddl 8 provvedimenti in materia di sicurezza e tra l’altro, come facevano notare anche alcuni parlamentari, paradossalmente, il codice di rito è stato modificato più per iniziativa del ministro dell’Interno che per quello della Giustizia. Allora la mia domanda è questa cosa ci consegna questo quadro? Secondo lei è secondo lei una decretazione strutturata sulla sicurezza o si è agito sull’emergenza? Sull’articolo di giornale prego
Grazie.
Grazie dottoressa gruppo, 30 secondi per ringraziare innanzitutto i miei amici e compagni di avventura di Officina, costruzione che in qualche modo hanno mantenuto la promessa di portare avanti l’eredità del comitato referendario e, in particolare allo scopo di continuare ad informare e coinvolgere i cittadini sui temi più sensibili su quelli che hanno più spinosi in materia. Soprattutto, diciamo, di tutele costituzionale e che, vedete, è una scelta antitetica, diciamo, è entra direttamente in rotta di collisione con l’attuale tendenza moderna di disgregare, segregare le le relazioni sociali, gli organismi sociali, quindi Officina, costruzione, si presenta realmente come una novità nel panorama del TAR, nel panorama sociale e giuridico. Io mi auguro anche vedo anche dei miei colleghi, anche addirittura un candidato al Consiglio superiore magistratura. Mi auguro che l’Associazione nazionale magistrati che, di cui io faccio parte, possa guardare con certa attenzione. I fenomeni e le elaborazioni di di Officina, costruzione
Detto ciò, partendo proprio da questa, dall’ultima mia considerazione relativa alla.
Alla frammentazione sociale che in qualche modo si assiste oggi, prova a rispondere alla domanda della dottoressa Stella sui sui decreti sicurezza, vedi te sì, dal 2000 al 2022 il nostro legislatore ha prodotto ben sei pacchetti sicurezza.
Ora qualcuno potrebbe dirmi, c’è un’assenza di visione in tutto ciò, io francamente non ne sono molto convinto, non ne sono convinto, perché per me tradisce una precisa opzione ordinamentale che in qualche modo riflette determinate conseguenze significative, la prima si assiste ad un graduale cannibalismo di Stato nel senso che questi ipertrofia legislativa che mira a dare,
Risposte immediate con strumenti quali la penalizzazione, una rigidità formale forte, feroce a dinamiche complesse, a paure indotte o reali, non determina nient’altro che una consumazione, un’erosione del sistema giustizia già sofferente, malato e privo di risorse, e questo è un problema è un problema, perché poi il sistema giustizia viene deviato, viene condizionato, è deviato verso forme di tutela dell’ordine pubblico e non più verso le garanzie e la tutela del cittadino e dei principi che in qualche modo la Costituzione ci dice.
Questo cannibalismo di Stato in realtà porta, poi diciamo ad una visione nuova di Stato, che ritengo del tutto moderna e tocca non solo l’Italia, ma in realtà diciamo l’intera Europa, una forma, uno slittamento dello stato di diritto verso delle forme di Stato di tipo parassitario cioè dove inteso intendo come è stato parassitario lo intendo come uno Stato che decide di abdicare alla promessa scolpita nella nostra Carta costituzionale di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale economico che in qualche modo limitano le svilupperà le relazioni sociali, quindi si consente, attraverso le
Una strumentazione di emergenza sicuritaria, basata sulla paura di abdicare alle politiche strutturali, di prevenzione del disagio e si punisce esso stesso la manifestazione del disagio.
Io non ritengo che sia questa una mera speculazione retorica, provo in qualche modo a dimostrare, però, purtroppo il tempo a disposizione è poco, manca un minuto, benissimo, pochissimo, però boro provo io diciamo nella in questo marasma di di di di di norme, ho provato a enucleare tre filoni diciamo di norme che in qualche modo ci confermano quello che sto dicendo cioè questo trascinamento del diritto verso un diritto disumano.
Un primo gruppo di norme che ha a che fare con la criminalizzazione del dissenso, una mera manifestazioni pacifiche.
I di piazza, anche quelle che fanno i nostri ragazzi ai licei vengono in qualche modo, si assumono la forma semplicemente di una resistenza passiva, cioè rimanere semplicemente fermi oppure un blocco del traffico, come facevamo quando eravamo più giovani. Ecco, ciò è punito come illecito penale, c’è quindi vengono introdotti nuovi autori di reato e quindi vengono sostanzialmente denigrate, vengono penalizzate, vengono emarginate e delle manifestazioni fisiologiche, distanze sociali o comunque lavorative. Abbiamo poi altri due e chiudo altri due filoni, quello della
Penalizzazione della povertà sono stati introdotti reati in materia di e inasprite le pene in materia di emarginazione in materia di povertà, in materia di occupazioni abusive di abitazioni, quindi la povertà avviene, non viene più eliminata, non si mira più a eliminare la povertà, ma si punisce la manifestazione della povertà stessa e da ultimo e concludo con un ultimo pacchetto di norme che ha che fare con una disumanizzazione del sistema penitenziario carcerario e della pena.
Abbiamo, per esempio oggi una donna incinta o una donna con neonato può eseguirsi la pena nei suoi confronti, entrare in carcere qui.
Quindi il principio di umanizzazione della pena viene spostato, viene messo da parte e i principi e le esigenze dell’infante, della Generalitat della genitorialità vengono messi da parte per dare afflato ad un’esecuzione integerrima della pena chiudo con due parole di Calamandrei che andare verso un diritto disumano significa tradire proprio quello che ci dicono i nostri costituzionalisti in particolare, Piero Calamandrei che ci diceva che se la giustizia perde di vista la sua funzione di servizio al sangue e la carne dell’uomo non è nient’altro che un mero apparato burocratico di tipo repressivo.
Grazie
Grazie, è vicino al ha introdotto un argomento che mi sta molto a cuore, che è quello del carcere che affronteremo con il dottor canina. In questo momento il sovraffollamento del carcere del 142% e siamo al 47 suicidi dall’inizio dell’anno di Stato il legale avrebbe parlato. Marco Pannella. Allora, dottor Gravina, le chiedo presupponendo appunto che l’articolo 27 della Costituzione è completamente disatteso, ormai da tempo, senza distinzioni di chi c’era al governo da destra a sinistra. Come si può affrontare in questo? Dico in questo momento fosse impossibile, perché a fine legislatura è difficile immaginare i provvedimenti, ma per il futuro, secondo lei quali potrebbero essere le soluzioni? Prego
Grazie.
Debbo dire che ricordo a me stesso, come dicono gli avvocati, che il ministro Nordio, cioè la massima autorità in materia di giustizia, il nostro Paese ha recentemente escluso che possa esserci un nesso e di interdipendenza tra i suicidi in carcere e sovraffollamento, anzi, ci ha detto che il sovraffollamento combatte la solitudine e determina in celle sovraffollate un controllo su suicida potenziale. Deve dire se questo è il parere del ministro, devo dire avventata, oserei dire edulcorante o alla mia valutazione aggettivale questa posizione. L’esperienza ci insegna invece, purtroppo, che i suicidi si determino proprio nelle carceri, dove più intensa l’affollamento e attenzione suicidi non soltanto dei detenuti, ma anche degli agenti di polizia penitenziaria. Questo è il quadro che ci troviamo di fronte. E allora, se la cifra in qualche modo fondante di questa nascente officina
È quella di attuare e non chiedere modifiche della Costituzione, l’articolo 27 della Costituzione mi sembra proprio paradigmatico su una norma inattuata, che cosa si dice, la norma che la pena non deve essere contraria deve essere contraria al senso di umanità e, devo dire, i dati numerici sono veramente imbarazzante. Oggi abbiamo una capienza di circa 46.000 posti per negli istituti penitenziari, la presenza e 66.000 e ogni giorno che passa questo numero diventa sempre più ingestibile.
Ripeto, i numeri sono imbarazzanti e il numero dei detenuti è di gran lunga superiori di 20.000 utilità dei posti utili nei vari istituti carcerari, ma non ci sono soltanto i suicidi, ci sono anche 6.000 provvedimenti in cui all’anno in cui lo Stato italiano viene condannato per violazione della Carta europea dei diritti dell’uomo per inadeguatezza delle condizioni di trattamentali all’interno delle dei carceri,
Calamandrei a cui tutti ci abbeveriamo. Noi giuristi ci dice che un magistrato che si occupa di carceri deve necessariamente conoscere prima il carcere e, devo dire, la Scuola superiore della magistratura. Fin dal suo esordio, sotto l’illuminata guida del presidente Onida, aveva previsto una settimana di permanenza di tutti i neo magistrati negli istituti di pena, una norma violenta, addirittura nella sua portata rivoluzionaria, che determinato anche qualche contrasto all’interno della magistratura, ma che oggi assegnato un cammino che in qualche modo non si è modificato. Tutti i giovani magistrati conoscono con sorpresa le condizioni del carcere. L’articolo 27 ci dice anche che la pena deve Ren tendere alla rieducazione del condannato anche questa norma, sostanzialmente del tutto inattuata. Oggi abbiamo un tasso di recidiva del detenuto rimesso in libertà del 70% che si era bassa, diciamo, a entità di gran lunga più basse 19%, se viene espiata la pena della messa alla prova o se segue un percorso di educazione professionale. Veramente sono numeri che parlano da soli. Che cosa si può fare? Si deve fare, si dice in genere. Domani è tardi, io oserei dire che oggi è già tardi per intervenire sul tema. È difficile pronunziare alla parola indulto perché vedete occuparsi di carcere. Non è un intervento di carattere popolare, non determina consensi. C’è un diffuso sentimento securitario di rassicurazioni di sicurezza che porta sì che le forze politiche e devo dire, tutte si allontanano dal tema e per arrivare a un indulto quanto mai necessaria in questo momento. Occorre peraltro due terzi in Parlamento che difficilmente si possono raggiungere. Viene visto come un segno di debolezza dello Stato, mentre invece oggi l’indulto e qualche cosa di assolutamente necessario c’è una novità. Proprio in questi giorni si sta prefigurando una figura nuova, un istituto di indulto differenziato o responsabile, che non è l’istituto, cui siamo abituati, magistrati di sorveglianza, la Chiesa, sempre in prima linea sul tema con il capo dello Stato,
L’associazione magistrati, le Camere penali si sono in qualche modo di riuniti prefigurando in modo trasversale un il lutto differenziato responsabile, non automatico e quindi non in qualche modo collegato, naturalmente, i reati più gravi, ma ammissibile soltanto laddove vi sia un percorso trattamentale che in qualche modo segua il detenuto verifichi la possibilità di un suo reinserimento sociale gli trovi delle condizioni del lavoro tutto quello che peraltro l’ordinamento penitenziario già prevede e non vengano minima non viene minimamente attuato. Certo,
Occorrono delle risorse, ma questo non è un buon argomento per rinunciare a questo tentativo, perché il problema della recidiva dei costi economici umani altissimi e in qualche modo questo si mina la sicurezza pubblica. Il professor Giostra, che è un grande esperto della materia, ci dice sempre attenzione. Tutti i detenuti escono prima o poi, tranne che è sottoposto a ergastolo ostativo e sono pochissimi. Ci dobbiamo preoccupare, non di quando escono, ma di come escono. In che condizioni usciranno gli ultimi secondi di questo mio intervento, visto che c’è l’autorevole presenza di deputati e in particolare in ragione della carica che ha del viceministro esistono, voglio dedicare un tema che mi sta particolarmente a cuore. Vedete, forse non esperti della materia non sanno che in questo panorama oggettivamente negativo della giustizia abbiamo raggiunto un traguardo del tutto insperato. Abbiamo superato i target previsti dal PNRR, abbattendo gli li dei limiti che c’erano stati imposti per il finanziamento alla giustizia italiana. Dalla Commissione europea abbiamo ridotto la percentuale di processi degli arretrati. Abbiamo ridotto i tempi della giustizia civile, di cui si era si parla sempre più raramente, e questo lo si è dovuto a una sinergia estremamente positiva che però ha un nome specifico. L’ufficio per il processo è stata un’intuizione della ministra Cartabia che è stato potenziato successivamente e ha fatto sì che migliaia di laureati, non necessariamente neo laureati, ma anche avvocati e soggetti comunque tecnicamente avveduti, hanno creato uno staff di collaborazioni con il giudice, comportando un enorme vantaggio in termini di operatività. Era un contratto a tempo determinato. Opportunamente lo si è esteso alla quasi totalità. Sembra quindi una situazione favorevole, ma c’è un ma e qui veramente volevo richiamare l’attenzione del viceministro sesso e riguarda 500.
U addetti all’ufficio del processo che sono stati destinati senza previsione normativa legittimante agli uffici della Procura della Repubblica nella procura non c’è l’ufficio per il processo perché non c’è il processo, c’è il procedimento, sono destinati, li demansionati a svolgere unicamente compiti di cancelleria e, devo dire viene tradito così nei loro confronti un debito di riconoscenza che penso che tutti i cittadini e gli operatori della giustizia in particolare debbono avere.
Grazie, dottor Aghina, allora dell’ultimo intervento, appunto la parola viceministro Sisto, che più che un intervento dovrà fare un’aringa difensiva dopo tutto quello che ha sentito da chi lo ha preceduto, quindi le do subito la parola è anche un minuto in più, visto che chi l’ha preceduto dal peso dei secondi prego viceministro, grazie io innanzitutto mi scuso con Giovanna,
A cui devo dare atto di grande impegno e anche capacità nell’aver organizzato questo bellissimo evento.
Un bellissimo momento, che però corre il rischio di diventare una campagna elettorale che, in quello che ho ascoltato, è sostanzialmente in larga parte una critical al governo, quello che qualcuno vuole fare quando ci sarà il primo Consiglio dei ministri e qualche altro passaggio in ordine a politiche securitarie a pretesa dimenticanza dei problemi del carcere lo dico subito noi siamo l’unico governo che si è occupato davvero più carcere, 900 milioni di euro di investimento nell’edilizia carceraria assunzioni come mai si erano viste per polizia penitenziaria e personale amministrativo.
Una sorta di attenzione ai problemi dei tossicodipendenti, a coloro che non hanno casa, dove poter scontare gli arresti domiciliari. Una serie di interventi mai visti su questo è d’accordo. Si può fare di più, certo, ma sicuramente nessuno può accusare il governo di non essersi occupato del problema. Carceri, lo dico subito, sovraffollamento ha radici molto profonde. Certamente non nasce con questo Governo, si può migliorare. E quindi un tema che io, su cui non accetto un contraddittorio critico, è proprio questo, ma giù la Costituzione non è stata toccata, ma per fare questo, bisogna dirlo, si è conservata la Costituzione, qualcuno pensa di demolirla e di rinnegare i principi fondamentali. 3 13 15 24 27 111, neanche al lotto si possono giocare 101 102 103. Questi sono principi che restano la necessità del diritto di difesa, della presunzione di non colpevolezza della riservatezza. Ho sentito una
Come posso dire per me sorprendente, Sergio Costa che ritenevo una persona o più moderata, allinearsi con un giustizialismo pentastellato, che io trovo insopportabile dal punto di vista del rispetto dei principi costituzionali. Bisogna difendere i principi costituzionali, bisogna portarli fino in fondo. Il referendum è stata quella una fidanzata bellissima, che siano stati costretti a lasciare bene. Dobbiamo trovarne una nuova. Una nuova significa la difesa di quei principi costituzionali che sono sottesi nell’ambito della del della Costituzione, attenzione e poi a un altro tema che io trovo estremamente rilevante, le cosiddette politiche securitarie. Qui, diciamocelo con franchezza, noi siamo in
Intervenuti su settori dove i fenomeni criminali erano fenomeni insopportabili, qualcuno vuole negare che le baby gang siano oggi un grande problema nell’ambito del tessuto connettivo urbano, che non ci sia la necessità di intervenire puntualmente, per evitare che i nostri cittadini possono avere problemi quotidiani nella,
La semplice circolazione all’interno delle città, non credo che sia una politica seguita, noi di Forza Italia, poi notoriamente siamo un popolo di moderati e cerchiamo sempre di contemperare il rapporto fra norma penale e i diritti dei cittadini, poi se la la officina costituzionale vuol essere un luogo di riparazione della Costituzione io questo non lo so, immagino che sia un laboratorio di idee, non un luogo per riparare la Costituzione, perché un’impressione, quindi posso anche sbagliare.
Che questa sia siano lo spirito. Non vorrei che qualcuno certamente non Giovanna De Minico, pensi a Officina costituzionale, per una possibile lista per le per le prossime elezioni. Mi rifiuto di credere che una cosa del genere mi rifiuto di credere a una cosa del genere, ma ma gli interventi di oggi, ahimè, lasciano lasciano intravedere una strumentalizzazione sbagliata di una iniziativa culturale che certamente fa avallata. Un’altra osservazione e lo dico questo de iure condendo come come, come si usa dire, vi è la necessità, soprattutto in certi luoghi, di formare una classe più incline alla tutela dei valori. Che cosa voglio dire? La necessità in Campania, anche in Puglia, è particolarmente sentita di formare i nostri bambini al criterio del rispetto del valore della cultura e della legalità. La una nuova classe dirigente parte da molto lontano. Bisogna avere il coraggio, in una sinergia, di un gioco di squadra che non può essere polemico tra istituzioni, famiglia, scuola, università, di riprendere la politica valoriale e fare in modo che la vita, per esempio, se un valore assoluto che la legalità è un valore assoluto che la crescita culturale sommatoria assoluto. Ecco, io trovo che un Paese che non ha ancora ben comprese, come anche il rispetto della norma penale, passi attraverso un nuovo percorso che ci consenta sicuramente di avere più speranze. Allora la difesa dei principi costituzionali è il leitmotiv di questo Governo, direi, senza se e senza ma e soprattutto del partito che io rappresento allora, quando si mette in due si mettono in discussione temi come la, la riservatezza, la libertà personale, la presunzione di non colpevolezza che rimane un valore assolutamente intoccabili, la differenza fra chi applica le leggi e chi le scrive, ma soprattutto fatemelo dire il giusto processo, che rimane il giusto processo anche post referendum, in cui il giudice terzo ed imparziale scritto nel 111 deve poter decidere sulle proposte che le 3 parti pongono in essere. Anche se qualcuno pensa che il referendum abbia scalfito tutto questo, si sbaglia alla grande. Noi, da questo punto di vista, continueremo maestra,
Tenace e strenuo difensore della Costituzione, sia oggi sia, come sono convinto per i prossimi cinque anni, fatemi dire l’unica cosa politica che ho detto in questo intervento, grazie.
Ministro, grazie a tutti i relatori e adesso io passo subito il microfono al collega Francesco cancellato direttore di Fanpage per la seconda tavola rotonda sulla riforma della Corte dei Conti.
Sentite sì?
Sul palco Francesco cancellato, modererà il dibattito Francesco Urraro, curaro della gente della giustizia amministrativa.
Non credo eh sì sì, la professoressa di abbondante.
La collega che mi ha una colletta figuri della Corte dei Conti.
E poi ci sono, grazie, prego, francese, Antimo.
Ah, solo, vi dico, una cosa del panel faceva parte anche l’avvocato Francesco Barra Caracciolo, che ha avuto un incidente domestico, gli facciamo i nostri auguri, non non è quindi con noi, non è presente, ha lasciato un piccolo abstract che leggerà la professoressa abbondante, grazie,
Buon pomeriggio e ringrazio tutte e tutti, ringrazio per l’invito e ringrazio per la l’onore che mi è stato concesso di moderare questa tavola rotonda e prossimamente, anche una delle successive il tema.
Il tema è particolarmente interessante e abbiamo una una serie di ospiti e di panelist che secondo me c’è, lo racconteranno la perfezione io, come dire da profano.
Ho provato, racconta che questa riforma della Corte dei Conti su Fanpage a suo tempo.
Dicendo, fondamentalmente, per evidentemente come dire.
Se io rompo qualcosa, generalmente la pago io.
E non me la paga lo Stato.
E il fatto che in qualche modo si sia intervenuti per andare a modificare quelle che sono le prerogative e anche un po’le regole che ruotano attorno a una magistratura indipendente, a una a una realtà come la Corte dei Conti, ovviamente, come dire vanno interpretate vanno capite e ne va visto in qualche modo quello che è.
Sia la Lazio sia i punti di particolare criticità, ed è quello che andremo provare racconta che oggi, nel modo spero più chiaro e esaustivo possibile, non rubo tantissimo tempo di introduzione perché evidentemente avremo problemi a stare nei tempi la materia è complicata e, come dire qui su questo palco abbiamo tante cose da dire io cederei subito la parola quindi all’avvocato un raro che ha appeso il cognome per me, che ho reso più difficile dalla produzione, anche del mondo
A cui chiederei, però, ti racconta che meglio di spiegare meglio.
E questa riforma di inquadrare questa riforma della Corte dei Conti in che diciamo contesto, si inserisce e quali sono le sue motivazioni, che cosa prevede giusto per darci il quadro, per cominciare questa discussione e anche, ovviamente, qualche poiché suo in merito, grazie mille cominciamo.
Intanto grazie grazie e buonasera a tutti, grazie per l’invito, per la bella opportunità per scambiare qualche riflessione a margine di un’iniziativa così importante e soprattutto in occasione del battesimo ufficiale della US dell’associazione Officina, Costituzione a cui va il mio augurio il mio ringraziamento per lo straordinario impegno sui temi legati al nostro patrimonio valoriale costituzionale declinato chiaramente nell’ambito giustizia temi a noi molto cari da giuristi dai vari.
Osservatori per cui il mio ringraziamento al ai componenti al direttivo al vertice, al presidente Luigi Picardi, che conosco da tempo, cioè dall’impegno della rappresentanza istituzionale dell’avvocatura alla professoressa De Minico e gli autorevoli ospiti presenti che oggi si confrontano visto in diversi panel ma su temi tutti all’ordine del giorno del dibattito,
Devo dire da tempo, talvolta anche con spunti particolarmente critici, però, quando si parla di difendere i valori costituzionali, quando si parla di lavorare nel solco dei valori costituzionali è sempre proficuo il dialogo ed è sempre costruttivo anche il confronto, oggi discutiamo e nei cinque minuti che mi sono stati assegnati e credo,
Con un po’di difficoltà rispetto ad una giurisdizione, seppur appartenente in questo momento storico ad un’altra parrocchia. Chiamiamola così, come rappresentante dell’organo di autogoverno del Consiglio di Presidenza del Consiglio di Stato, nella componente laica eletta dal Parlamento, ove pure dovremmo fare qualche riflessione, magari in successivi step, ma so che Officina costituzione ha in animo di portare avanti un percorso di formazione e di confronto molto ampio e di lunga veduta, ma su questo tema in particolare, ed in particolare su un inquadramento della legge numero 1 del 2026, qualche notazione utile, prima di passare ai punti generali, credo sia opportuna farla perché è un po’una riforma che è stata sostanzialmente il punto di arrivo di un lungo percorso, di un lungo percorso evolutivo, nel solco degli articoli 100 e 103 della Costituzione sulle funzioni, diciamo, inquadrate costituzionale di controllo e giurisdizione, giurisdizione su anche un punto
Diciamo terminale sui tempi che son cambiati, anche sotto il profilo giurisprudenziale della lunga evoluzione dei diritti, in un quadro costituzionale che si è stratificato nel tempo a livello normativo e, nel caso specifico basti citare un po’il a quello che è accaduto intorno al perno centrale, di cui pure si discuterà,
La legge 20 del 1994, la 131 del 2003, quel primo dato significativo di territorializzazione ricorderemo dei controlli e questo è già un passaggio significativo, anche in in grande evoluzione rispetto anche al Titolo quinto della Costituzione in quel periodo storico, al decreto legislativo 174 del 2016 sul codice della giustizia contabile allo scudo erariale al contesto pandemico per arrivare anche nel corso dei lavori,
Parlamentari presso la Camera e saluto il Vicepresidente Costa che sul punto eh, come dire, è un osservatore diretto ed ed autorevole sull’intervento c’è della pronuncia la numero 132 del 2024 della Corte costituzionale intorno alla quale,
è nato è nato comunque un percorso, diciamo anche di snodo, se vogliamo, rispetto ai lavori, ai lavori parlamentari, la stessa pronuncia che è intervenuta mentre era proprio avviato l’esame del provvedimento alla Camera, ha svolto sostanzialmente.
Un’analisi anche evolutiva, quella che stiamo provando adesso, a come dire, a ripercorrere, anche per denotare i perimetrare una ratio intorno ad una riforma che magari apparentemente poteva sembrare un fuor d’opera rispetto ad un contesto assestato, un contesto anche di grandi impegni di straordinario impegno di dei magistrati contabili delle funzioni di controllo delle funzioni giurisdizionali a cui va chiaramente il nostro ringraziamento per la straordinaria opera che fanno da loro da loro fronte e quindi quella pronuncia che ha svolto un’analisi dell’evoluzione e dei caratteri della responsabilità amministrativa in generale.
Del suo elemento soggettivo, in particolare rilevando, ed è riportata anche testualmente nei lavori parlamentari, alla luce del contesto giuridico, istituzionale ed economico che è un contesto che non a caso vi ho citato come perno intorno al quale è stato effettuato diciamo, un ragionamento è legato all’esigenza di una complessiva revisione perché anche la stessa pronuncia ripercorre questo dato Elis rispetto alla disciplina da parte del legislatore ponendo l’attenzione su alcuni possibili interventi interventi che si sono poi verificati attraverso
Le modifiche apportate alla norma perno che vi ho citato e intorno ai sostanzialmente cinque articoli rispetto al numero più ampio e alle disposizioni che sono state preordinate a ad intervenire in ordine ad alcuni temi centrali e storicamente assestati rispetto alla Corte dei Conti. Penso alla modifica della definizione di compiti, colpa grave all’estensione del campo di applicazione delle fattispecie, che limitano la responsabilità amministrativa soltanto a fatti. Omissioni che siano sostenuti dall’elemento soggettivo del dolo ad introdurre forme di coperture assicurative per danno erariale, ad ampliare il novero dei contratti di appalto su tumori B, al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti, facendo rientrare anche i provvedimenti di aggiudicazione, anche quelli provvisori, i provvedimenti conclusivi delle procedure di affidamento che non prevedono l’aggiudicazione relativa ai contratti connessi all’attuazione del PNRR, perché è stato attenzionato anche questo? Come dato il ruolo della Corte dei Conti nel PNRR con quella funzione relativa al controllo concomitante particolarmente significativa e in un momento particolarmente difficile della nostra storia repubblicana in quel periodo sostanzialmente di compressione, anche di compromissione dei diritti fondamentali di garanzie costituzionali.
Un articolo centrale, il successivo ha disciplinato le modalità con cui la Corte dei conti è chiamata ad esercitare una nouveau competenze consultiva in materia di contabilità pubblica come una legittimazione ad esprimere pareri anche su questioni giuridiche applicabili a fattispecie proprio quelle fattispecie connesse alla attuazione del PNRR. Un dato che oggi può sembrare, diciamo desueto, perché è terminata quella fase, ma è stato un dato che ha caratterizzato notevolmente quella fase attuativa di declinazione anche di governance del più grande dispositivo europeo, probabilmente che la storia della nostra Repubblica ha dovuto intercettare che quello proprio legato ai 200 e passa milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per cui davvero un dato centrale e questi articoli, soprattutto l’1, il due sono, si sono orientati verso queste direttrici.
E che non possono non tener conto, a mio avviso, a sostegno della riforma rispetto a questa evoluzione normativa che vi ho citato chiaramente anche la fase.
Dell’adozione, poi dei decreti delegati, la fase successiva sarà una fase che non potrà non tener conto anche di autorevoli occasioni come questa che Officina quest’~hesitation Costituzione ci pone e ci, come dire, ci impegna anche sotto il profilo morale a ad evidenziare alcune distorsioni alcune strutture,
A valorizzare alcuni punti o a cercare di.
Eliminarne altri. L’articolo 4, poi, ha introdotto una misura sanzionatoria pecuniaria a carico dei responsabili dei procedimenti connessi all’attuazione del PNRR al fine di sollecitarne la conclusione ritornando anche a quel dato emergenziale. Il quinto, che è stato introdotto proprio dalla Camera, ha modificato la disciplina concernente la disponibilità, la responsabilità civile degli avvocati e dei procuratori dello Stato, estendendo a questi la i principi e le limitazioni previste. Per il resto, la responsabilità civile dei magistrati sono un tiranno in questo palco, nel senso. Quei cinque minuti sono e si trattava come da intesa di anche
Non solo, e non tanto delineare.
I perni caratterizzanti la riforma, ma anche di fornire un minimo di ratio di motivazione in questo momento così alto di confronto, al fine di trarne poi delle conclusioni per questa fase successiva, dove si potrà ancora fare qualche valutazione utile, grazie, io ringrazio tantissimo ha dato un quadro,
Esaustivo
E precisissimo di quelli che sono i contorni, presidente, dirà il presidente Picardi, io andrei avanti in questo discorso, abbiamo visto quali sono, diciamo, gli articoli toccati, quali sono le fattispecie che questi cinque articoli in qualche modo di né sostanza quella che fa ma portano con sé ma qual è il quadro politico in qualche modo entro il quale si sostanzia questa che forma?
Grazie, dottor cancellato.
Ne abbiamo sentito, parliamo di riduzione o addirittura di eliminazione della responsabilità dei pubblici amministratori.
E in quella che sarà o si pensa possa essere una futura riforma, la gerarchizzazione dei magistrati che si occupano sulle indagini contabili e allora siamo officina Costituzione, siamo in tema.
Perché quando si parla della relazione esistente fra la pubblica amministrazione, cioè fra il potere che viene esercitato in concreto e noi cittadini parliamo di costituzione dei nostri diritti?
Anche se parliamo della vita di ogni giorno, quando chiediamo un provvedimento, quando ci viene vietato un comportamento, quando siamo destinatari di un obbligo, non riusciamo ad avere il riconoscimento di un diritto, avere una buona amministrazione non è un fatto di buonsenso, guardate, è una precisa scelta della costituzione, ecco perché il tema ci interessa e ci riguarda all’articolo 97 si chiede si chiede,
E si prescrive l’articolo 97 della Costituzione, che le leggi garantiscano la buona amministrazione, il buon andamento della pubblica amministrazione, cito testualmente la garanzia di imparzialità e lo strumento per realizzarlo viene all’articolo di dopo 98, quando si prescrive la responsabilità di chi, agendo come funzionario pensiamo anche agli amministratori locali e politici locali cagiona un danno alla collettività,
Ora mi cioè si dovrebbe rispondere se questa legge e risponde a questo dettato costituzionale sotto il profilo tecnico ci sarà chi parlerà dopo di me e con più precisione a me interessa ecco la domanda che mi ha fatto lei.
Questa normativa, a me pare evidente che l’attuazione di un preciso disegno politico, che presenta delle caratteristiche chiare e che mi pare difficile contestare innanzitutto deresponsabilizza dei pubblici dipendenti, è un fatto storico oggettivo.
Favorisce un principio di incompetenza, perché anche questo diventa un dato obiettivo, io faccio causa un danno per incompetenza e non se ne parla più, costruisce inevitabilmente un sistema di impunità in alcuni casi totali, ecco, in altri termini, ecco il contesto politico, realizza l’idea di una pubblica amministrazione che agisce senza la bussola del principio di legalità e nel momento in cui viene svuotato di contenuti.
Il, la legge che prevede le sanzioni per chi si comporta così sostanzialmente riduce l’applicabilità di questo principio.
Ma questo, secondo me, è un disegno politico coerente che parte da lontano, partiamo dal 2024, con la legge 114, con l’abolizione,
Del l’abuso, del reato del dell’abuso, di del reato di abuso d’ufficio, all’epoca, perché si disse che era importante quest’anno. Questa norma aveva lo scopo di consentire a funzionari e amministratori locali di agire con serenità e quindi con maggiore efficienza, evitando la spada di Damocle del controllo della giustizia. Peraltro, io rilevo che tutti quanti siamo is, direi, funzionalmente fisiologicamente sotto la spada di Damocle del controllo della giustizia e si disse che, saltando la responsabilità penale, poi ci sarebbe stato più rigore nella responsabilità quella che noi chiamiamo erariale, anche per i danni cagionati e per la realizzazione di atti illegittimi. Ma ora io vorrei domandare a qualcuno in sala se all’esito dell’abolizione del reato d’abuso d’ufficio, in qualche maniera avete visto un miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Sfido chiunque a dimostrarlo e allora c’è stato poi il referendum sulla giustizia, che andava voleva colpire chi aveva era destinato fisiologicamente a questo controllo
Va bene, è andata male, ma resta in piedi il disegno che oggi si completa nel momento in cui noi riduciamo la Rice il limite di risarcibilità del danno da parte dei pubblici funzionari e lo escludiamo addirittura per gli amministratori locali che cosa otteniamo? Innanzitutto il danno che viene ridistribuito, attenzione su tutti noi, quelli che siamo qui, quelli che siamo fuori, ed è una cosa incredibile per cui saremo noi cittadini a pagare per i danni che cagionano altri tutela il disimpegno di chi dovrebbe essere impegnato a avere una maggiore capacità di impegno in questa attività spinge verso il mancato rispetto della legalità. Ecco, allora questo io dico, pensate veramente che possa migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione
Si vede invece, secondo me, a mio avviso, che questa normativa non fa che costruire una pubblica amministrazione lontana dai cittadini, è vicina a una gestione che a questo punto non è più democratica del potere perché non soggetta al principio di legalità.
Ed ecco perché oggi è più che mai, lo dico con franchezza, questo riguarda anche le leggi che si pensa possano venire battersi per una pubblica amministrazione sia efficiente ma innanzitutto rispettosa della legge, potrei chiudere facilmente, diciamo in altri termini, per attuare la Costituzione, grazie mille.
Io vorrei coinvolgere la professoressa proprio abbondante perché il presidente ha fatto Frattini, faccio passaggio di microfono il presidente Picardi ha posto due questioni in particolare quando si parla di questa riforma più ripeto da profano, le metto lì come i due elementi più interessanti da questo punto di vista il primo è il tema ovviamente del danno erariale, il secondo è il tema dei controlli.
Il tema del fatto che i controlli siano fatti preventivi e che quindi ci sia una serie di opere e la Corte dei Conti preventivamente le debba controllare. Son 100 ne controlla 100, sono 1.000, ne controlla 1.000. Non so se l’ho capita bene, ma sostanzialmente la critica che viene mossa questa riforma che ingolfa l’attività della Corte dei conti e in qualche modo ne depotenzia l’efficacia. Io ovviamente lascio a lei il compito di raccontarci, soprattutto in merito a questo, se c’è qualche profilo in qualche modo di criticità, certo sì, perché in realtà il nostro costituente aveva immaginato qualcosa di completamente diverso, cioè ha costruito il controllo preventivo di legittimità sull’atto, proprio appunto per garantire, ovviamente, la legalità finanziaria. Aveva poi distinto quella che era la competenza giurisdizionale della Corte dei conti, che è ben altra cosa la particolarità e questo ovviamente non mi trova d’accordo o no con il
Così il Consigliere raro è proprio questa, ha creato una sorta di potremmo dire rapporto incestuoso tra il profilo del controllo e quello della responsabilità giurisdizionale. Cercherò di, diciamo, renderlo un pochettino più chiaro, anche per far capire l’impatto, ovviamente, perché nel momento in cui noi consentiamo, attraverso i controlli preventivi, un’estensione dell’esimente della colpa grave, mi dispiace dover utilizzare questi termini eccessivamente tecnici perché ovviamente non ha familiarità, cioè significa se noi utilizziamo i, diciamo i controlli preventivi di legittimità estendendo ad esempio la competenza della Corte non soltanto sul diciamo sugli atti sottoposti al controllo ma anche sugli atti richiamati allegati e ovviamente gli diamo il vizio, il visto. Scusatemi noi a questo punto e riteniamo che, una volta che sussista il visto, non c’è la responsabilità del funzionario, anche in fedele ebbe evidentemente abbiamo esteso il campo della colpa grave e se è esentata da responsabilità, se noi ancoriamo l’attività della Corte dei Conti ad un tempo stretto 30 giorni perché sia dato il visto o in assenza di visto. L’atto si è registrato e questo comporta un’esenzione di responsabilità. Evidentemente noi diamo una patente, per così dire di immunità e di impunità. Al funzionario ancora abbiamo esteso, i cosiddetti controlli diciamo o su domanda o i cosiddetti pareri faceva riferimento precedentemente il Consigliere,
Urraro per le operazioni del PNRR del PN cd almeno un del valore di 1 milione di euro, e in questi casi, se praticamente non interviene, il diciamo l’atto della Corte dei Conti, il parere automaticamente scatta il silenzio assenso, tra l’altro, un silenzio assenso che un istituto tipicamente nel procedimento amministrativo e che invece viene dato sostanzialmente a da un magistrato, ora, se noi guardiamo tutti insieme, no, questa Commissione, come dicevo, un po’incestuosa tra il profilo del controllo preventivo, diciamo da questo punto di legittimità sia obbligatorio se a domanda, eh beh, noi abbiamo esteso il campo della colpa grave, esentata da responsabilità che poi si va a proiettare sul giudizio sulla, diciamo sul profilo della funzione giurisdizionale
Che viene totalmente snaturata, in quanto automaticamente esistono delle presunzioni, degli automatismi che ovviamente impediranno al giudice contabile di poter valutare la condotta del funzionario infedele, perché l’atto può essere anche registrato, vi è stato quindi legittimo, ma come viene inseguito evidentemente è ben altra cosa ed era una discrezionalità nel pieno diciamo della competenza giurisdizionale del del funzionario quindi da questo chiedo scusa alla Corte dei Conti quindi, da questo punto di vista e le funzioni giurisdizionali ne viene completamente svuotata.
Totalmente svuotata e mi lego e mi consentirete anche a quello che l’avvocato Francesco, Barra Caracciolo mi ha chiesto ed invitato di leggere, perché sono due profili secondo me molto importanti e molto connessi, l’avvocato Barra Caracciolo mia diciamo inoltrato questa meglio con un abstract del suo intervento e lui dice in relazione al profilo della responsabilità vengono in rilievo talune criticità della normativa che posso solo accennare in alcune materie nelle quali l’Appia definiscono controversi rapporti complessi.
Il funzionario responsabile, solo se ha agito con dolo e non subisce conseguenze, si è agito con colpa grave o perplessità su un tetto massimo risarcitorio circoscritto al 30%, che pone a carico della collettività il se restante 70% del danno arrecato.
Non credo che ai cittadini italiani faccia piacere e forse meno al giurista i tetti risarcitori sono ammissibili solo quando ricorra un preciso interesse pubblico da reputarsi prevalente, in questo caso la comprensibile volontà del legislatore di evitare la paura della firma che ha generato la riforma, non credo si potesse spingere sino a prevedere una percentuale così circoscritta. Inoltre, a tale tetto si aggiunge l’ulteriore limite che la condanna non può mai comunque superare il doppio della retribuzione lorda. Altra criticità alla ulteriore riduzione della condanna nel caso di concorso dell’amministrazione danneggiata, perché parrebbe che tale riduzione va a carico della collettività
Laddove dovrebbe essere fonte di responsabilità per il funzionario che abbia concorso al danno. In definitiva, se dovesse se dovessi dare un titolo a questa parte della riforma, direi più ombre che luci. Vi ringrazio perché ho voluto leggere, diciamo anche quello che avrebbe detto il mio collega, perché a me dà la sensazione così anche, diciamo, un pochettino con un po’di giusta distanza e che in realtà si sia voluto praticamente scaricare il rischio. Non è una paura della firma e un’ansia della firma, il cui rischio però viene scaricato sulla collettività. Da un lato, per quello che diceva giustamente l’avvocato barra Caraccio, un risarcimento che non può arrivare al 30%, cioè il 70%, viene scaricato sulla collettività. E guardate che per noi che veniamo dal Sud non è proprio una notizia bellissima, perché noi dovremmo il pane e il successivi ne parleranno, diciamo in maniera più chiara, noi stiamo affrontando una riforma sull’autonomia differenziata che ovviamente comporterà che quest’ulteriore carico,
Ovviamente sarà supportato in maniera maggiore per quelle realtà che già partono da una situazione di svantaggio, allora che cosa succede, rischio che viene scaricato, secondo me, da un punto di vista, con questa riforma, da un lato, appunto sulla collettività, una socializzazione del rischio e del danno e dall’altro lato sulla Corte dei conti che ovviamente non potendo più diciamo operare in modo,
Senza automatismi, senza presunzioni, diciamo, con le mani libere da giudice, quale sia nella fase dei controlli, ma soprattutto nella fase giurisdizionale, ebbene, noi abbiamo reso un funzionario, potremmo dire immune, ha la sua responsabilità, che però è prevista in Costituzione e credo di essere nei tempi e di essere stata nei tempi vi ringrazio draconiano purtroppo,
7 solo ma 10 secondi, perché volevo ringraziare ovviamente Giovanna e Pierluigi Picardi, che mi hanno travolto letteralmente in questa cosa e li ringrazio tantissimo.
Io mi unisco ai ringraziamenti, passando la parola a Paolo Liguori, che è consigliera della dottoressa Paola Labriola, il consigliere della Corte dei conti, quindi diciamo, come dire un parere anche interno rispetto a quella che questa riforma abbiamo nominato la paura della firma come elemento che in qualche modo giustifica all’interno del quadro o comunque da una ratio e a quella che è questa che forma l’idea in qualche modo, che l’amministratore pubblico, che ci sia una sorta di crisi vocazionale degli amministratori pubblici o dei politici che hanno paura di firmare, perché perché troppi controlli e via dicendo, quindi, è una riforma che mira a togliere la paura della firma. Che rapporto c’è e l’abbiamo anche accennato un po’prima tra questa paura della firma, I come dire questa riforma e la ristrutturazione delle funzioni e degli ambiti in cui opera la Corte dei Conti
Innanzitutto, grazie per essere stata invitata perché idealmente viene invitata alla Corte dei Conti che, purtroppo.
Po’nel silenzio un po’generale perché si parla d’altro, si parla di riforma elettorale, sì, si fa campagna elettorale, ebbene la Corte dei Conti sta subendo una riforma epocale enorme e che investirà noi magistrati, ma anche la collettività, e non se ne parla molto quindi per me oggi è una finestra.
È veramente aperta verso la realtà e verso qualche chiarimento che forse la società civile ha diritto di avere, e allora cerco di parlare in modo molto chiaro e mi spoglio della toga, mi mi spoglio di di termini giuridici e la prima di rispondere alla sua domanda io io mi faccio una domanda ma siamo sicuri di capire che cos’è di sapere cos’è il danno erariale,
Perché è un termine anche questo troppo tecnico e allora io mi sono domandato Avenia venendo qui, come potevo spiegarlo, immaginiamo un ponte costruito con denaro pubblico, il ponte crolla è stato costruito con i nostri soldi, il ponte crolla, perché poi si fa un’indagine si scopre che è stato costruito con materiale scadente oppure sono state fatte è stato fatto un collaudo, è stato firmato un collaudo senza verifiche e via dicendo e bisogna ricostruirlo costa 10 milioni di euro.
E chi lo paga, chi paga ora, con questa riforma cambia tutto, sì, sì, verrebbe da verrebbe da dire paga chi rompe e tornando alla suggestione di poche veramente, perché poi la domanda e sull’organizzazione e sulla struttura della Corte dei Conti la risposta è che oggi, con questa riforma, se c’è negligenza, se c’è colpa grave e si paga non oltre il 30% ma non neanche questo si paga ancora meno perché si pagherà non oltre due annualità di stipendio di indennità di quegli amministratori di quei funzionari coinvolti.
E allora chi lo paga questo ponte, perché questa è la domanda, lo paghiamo, noi lo pagano le nostre tasse e allora io penso che questa riforma abbia toccato l’eterogenesi dei fini, perché se da una parte e la ratio era la paura della firma no curare il povero malato del dell’amministrare no, in realtà si giunge a una l’assurdo e del di di tutti salvi e di un come dire di un risarcimento che dovremmo poi pagare noi perché il danno erariale è proprio questo il danno degli amministratori e dei funzionari,
Alle casse dello Stato della Regione, di un ente di cui si faccia parte ecco, e questo è da riflettere, perché allora torniamo alla paura della firma, questa questa.
E quindi no, torno al ponte, torna al ponte dicendo questo il ponte crolla e quindi abbiamo un danno, con questa riforma il ponte crolla deve essere ricostruito, è crollato due volte questa, secondo me è l’immagine che vorrei dare e pensiamola questa lo dovrebbero pensare un po’un po’tutti perché,
E noi magistrati siamo soggetti alla legge, ma ci troviamo a volte frustrati a leggere certe norme e diceva lei la paura della firma, ma questa questa serie di norme non non tiene conto, non parla solo della riduzione del danno, parla della presunzione della buona fede del politico, parla di altre disposizioni fino a giungere a una riorganizzazione della Corte dei conti e della intera struttura della Corte dei conti, così come noi la conosciamo e della struttura dell’Ufficio di Procura della riorganizzazione anche geografico concepita anche in termini un po’geografici delle funzioni della procura. E allora io le do la risposta. Cosa c’entra la paura della firma con la riorganizzazione degli uffici del pubblico ministero contabile? Io non la vedo, non vedo nessun
Ma poi non non non c’era questa questo articolo, l’articolo 3, che si trova in questa norma, nella riforma Foti che introduce una delega alla, diciamo riorganizzazione della Corte dei Conti, è stato introdotto in un secondo tempo e secondo me si è perso per strada la paura della firma, perché cosa prevede molto velocemente? Ora abbiamo un ufficio di Procura generale e il procuratore generale a Roma, con le procure decentrate in tutte le regioni e i Procuratori regionali, con i propri sostituti e vice procuratori che svolgono sul territorio quella delicata funzione che è proprio quella di come dire di indagare sul danno erariale sul territorio con la riforma Foti cambia tutto perché perché in realtà il procuratore generale viene posto al centro della Procura, perché avrà io sarò anche in questo molto sintetica. Avrà poteri di indirizzo e di indirizzo vincolante per i procuratori regionali e per tutti i sostituti della Corte dei conti sul territorio. Avrà poteri di avocazione e se non ci si uniforma a quell’indirizzo, quindi di sostituzione di affiancamento e per taluni atti importanti ci vuole la doppia firma del procuratore generale.
Con quella del Regio, del procuratore regionale, altrimenti l’atto è nullo. Che cosa qual è la è un’altra cosa importante, sempre cercando di parlare in modo molto semplice accanto a questi poteri non dimentichiamo che il procuratore generale ha poteri disciplinari e allora la io arrivo alla conclusione che la procura generale è composta da un unico procuratore con degli uffici decentrati della procura generale su tutto il territorio nazionale.
E la conseguenza, sempre che il tempo è tiranno, quindi tiro le conclusioni, la conseguenza qual è un progressivo indebolimento dei presìdi di legalità sul territorio delle procure regionali e un ampliamento dei poteri di accentramento, perché è un procuratore regionale, dovrà chiedere permesso, allora mi dico mi domando dove inizia e dove finisce l’indipendenza di un magistrato se per svolgere talune azioni dovrà,
Chiedere a Roma questo sostanzialmente ci capiterà da qui in poi e questo per noi è una preoccupazione, perché va a toccare alcuni principi che anche per noi giudici speciali sono importanti, quello dell’indipendenza e dell’autonomia, perché le indagini debbano, devono essere svolte senza condizionamenti esterni e interni a garanzia dei cittadini e tornando al ponte,
Tornando al ponte, dico soltanto che quella procura regionale, la procura regionale, che cos’è è proprio l’ufficio del pubblico ministero sul territorio in grado di conoscere il territorio e sape e in grado di potersi muovere, la sua azione d’ora in poi sarà paralizzata.
Perché dovrà chiedere permesso questo e allora io mi domando un Paese, un Paese che riduce in qualche modo il Po e i controlli sui conti pubblici, non credo che poi porterà a un Paese più efficienti, a un controllo più efficiente, io credo che poi tutto il discorso che abbiamo fatto prima torna I, tutto qui anche questa costruzione, tutta questa costruzione. Questa riforma della Corte dei Conti si tradurrà probabilmente in un danno per i cittadini, perché non avranno più quel giudice che le madri e i padri costituenti hanno teorizzato in Costituzione come garante del corretto utilizzo dei soldi pubblici, anche quando è stato costruito quel ponte. Grazie,
Grazie, io mi auguro che abbiamo in qualche modo inquadrato bene anche il tema della riforma della Corte dei conti, che non era la più semplice dell’universo io cedo la parola al presidente perché immagino adesso ci sia un intermezzo e lascio a lui l’onore di introdurrò grazie a tutti voi per l’attenzione e la pazienza grazie a tutti i relatori.
Beh, io chiamo chiamo sul palco Maurizio De Giovanni e Alessandra Galli.
Avremo.
Che insomma in qualche modo.
Spezzeranno.
I discorsi che portano avanti.
Che portiamo avanti nei panel va presentare Maurizio De Giovanni e un po’da ridere, la devo essere va bene, scrittore sceneggiatore.
Ma soprattutto socio di Officina costituzione e ho avuto il piacere e l’altro ieri di andarlo ad ascoltare bravissimo lui bellissimo lo spettacolo bravissimi, gli artisti, la fede comune ci ha ovviamente consentito di commuoverci adeguatamente.
Tutti sappiamo qual è la fede comune in questo caso.
Alessandra poi, dopo rappresenterà Giovanni allora cedo subito la parola a Maurizio.
Si ciao a tutti. Questo è un intermezzo come tale. Non sentirete nulla di tecnico, siete perfettamente abilitati ad uscire e andare a prendere il caffè. Nel frattempo io sarò comunque abbastanza rapido di una di una cosa, secondo me si deve dare atto a questo governo una velocità di esecuzione in rapporto agli eventi di attualità che io non avevo mai, visto che non avevo mai visto un un governo provvedere con gli strumenti che ha a disposizione a seguire la prima notizia del telegiornale lo ha fatto con Cutro, lo ha fatto Caivano, lo fa con una velocità ammirevole. Devo dire che
Sorprende stamattina è successa una cosa, magari qualcuno sarà sfuggita, io ve l’ha ve la racconto velocemente tanto un intermezzo, quindi sarò sarò rapido e incisivo una scuola di Genova, una scuola primaria, quindi per i dinosauri come me le elementari per intenderci ha esposto un lenzuolo.
I bambini avevano fatto un lavoretto su questo lenzuolo e avevano scritto un principio sovversivo, è molto pericoloso, avevano scritto qui, nessuno è straniero.
Mettendoci anche.
Mettendoci anche una una, un mondo disegnato, in azzurro e verde e due pericolosi fiorellini, uno sopra e uno sotto.
Immediatamente come è giusto che sia intervenuta la DIGOS.
Nella persona di tre agenti in borghese che hanno inteso fronteggiare il rischio ideologico che questi pericolosi intellettuali perché sono studenti ancorché delle elementari, quindi vanno inquadrati fra i pericolosi intellettuali.
Avevano inteso comunicare al resto del mondo,
Quindi hanno rimosso questo questo lenzuolo o a Genova una certa sensibilità delle scuole in relazione agli interventi della della dello Stato, cioè per cui la Cgil ha immediatamente indetto un confronto su questo.
Sul fatto che si era voluto dare questa questa indicazione, qui nessuno è straniero inteso come come come rischio la, questo decreto legge che è stato fatto sul tetto.
Al numero degli stranieri per ogni classe.
Sembrerebbe non rispondere al principio dell’attualità immediata, invece risponde al principio dell’attualità immediata, l’attualità immediata è generata dal generale Vannacci Generale Vannacci.
Sta mostrando il rischio serio di una paurosa emorragia, a destra dell’elettorato delle attuali forze di governo intervenire immediatamente.
Facendo questa, questa assurdità del tetto agli stranieri è.
Una una, un’azione che va letta in questa prospettiva.
Io mi sono un po’informato e ho visto che in Francia questa stessa norma, una norma molto simile, era stata.
Ipotizzata e posta in essere una decina di anni fa.
È stata subito annullata per un motivo molto semplice, è stata annullata perché sarebbe venuto meno il principio di prossimità della scuola per una grandissima parte degli studenti, poiché il fenomeno della presenza degli immigrati non è omogeneo, quindi il 30% del liceo Umberto dico, per dire sarebbe facilmente rispettabile non credo che a Castel Volturno per dire un altro luogo,
Sarebbe identicamente rispettabile con facilità.
In questo momento in questa regione ci sono delle scuole che hanno nella
Stessa classe 12 12 bambini dalla prima alla terza elementare, perché non ci sono né edilizia scolastica sufficiente, ma soprattutto non ci sono bambini.
E quindi questo viene compresso in questo modo, vi rendete conto dell’impatto che avrebbe sulla scuola del genere un tetto del 30% degli stranieri, implicherebbe di fatto non fare andare a scuola, questi bambini significherebbe estrometterli dal loro sacrosanto diritto all’istruzione.
E che cosa succede si crea manovalanza per la delinquenza, per la criminalità organizzata, per il lavoro nero, nella migliore delle ipotesi?
Perché sarebbero migliaia i bambini a cui sarebbe inibita la possibilità di accedere alla scuola?
Allora, a che serve Officina, Costituzione serve a fronteggiare questa maniera assurda di inseguire la pancia di questo Paese, la pancia di questo Paese ha mostrato più volte nella storia la sua pericolosità, il rischio a cui ci mette ci mette di fronte.
I sovranismi non sono inclini ad allearsi fra loro.
Quindi un internazionale di destra non è certamente un’ipotesi, un ipotesi federativa, come l’avevano in mente a Ventotene qualche anno fa.
Il principio della qui nessuno è straniero, messo su questo lenzuolo, fuori questa scuola di Genova non è altro che lo stesso principio che un pericoloso terrorista palestinese.
Aveva cercato di far passare.
Per fortuna lo presero e per fortuna lo ammazzarono 2000 anni fa, ma 2000 anni non sono niente no.
Grazie Maurizio.
Veramente grazie per questa perla.
Passo la parola a Giovanna.
Che bello questo passaggio del testimone. Allora ora devo voglio voglio e devo presentare la dottoressa Alessandra Galli, che è venuta da Genova. Quindi già questo per me è molto apprezzabile. Grazie, Alessandra, ci siamo conosciute telefonicamente lei ha avuto tutto il suo cursus in magistratura, ma non è qui in qualità di magistrato, ce ne sono già tanti, troppi, forse non lo so, però lei è qui, in qualità di presidente della casa della Costituzione, una realtà associativa che è nata prima della nostra, quindi riconosciamo a ciascuno il suo, ma noi non l’abbiamo invitata. Abbiamo oggetti in parte coincidenti, in parte forse officina si è un po’allargata. Speriamo noi con te di trovare un terreno più che proficuo di attività comuni, soprattutto con le ragazze e i ragazzi. O nella mia mente una sorta di Napoli chiama Genova Genova chiama Napoli prego, Alessandro i tuoi, cinque minuti e ancora grazie per essere qua, posso usare questo sì, grazie grazie mille grazie. Grazie anche di aver ricordato questo episodio che è accaduto a Genova. Io non sono un genovese sono milanese ma vivo ormai a Genova da tantissimo, è una città
Che ha ancora una forte sensibilità. L’abbiamo visto anche in occasione della campagna referendaria. C’è stato davvero molto seguito ed è stato proprio l’esperienza che abbiamo vissuto durante la campagna referendaria. Ha indurci a creare questa associazione perché tanti dei soggetti delle associazioni delle realtà che abbiamo conosciuto per dire abbiamo fatto incontri in scuole di ballo, abbiamo fatto un video da mandare alle suore di clausura, ne abbiamo fatto un altro con un’associazione di sudamericani a Genova. L’immigrazione sudamericana ecuadoriano, in particolare, è fortissima. Ecco queste persone alla fine del referendum del risultato splendido inaspettato che ci era stato ci hanno detto beh, ma adesso è finito tutto qua
Noi abbiamo avuto un mese e mezzo per riprendere fiato, perché è stato davvero pesante la Liguria e Genova.
Hanno numeri non rilevanti e nonostante questo eravamo riusciti a fare più di 300 eventi in tutto il territorio, quindi l’impegno era stato tanto prese questo mese e mezzo di respiro abbiam deciso di creare questa nuova realtà della quale fanno parte al momento gli iscritti all’associazione sono tra i 60 e i 70.
Quasi la metà sono magistrati in servizio, è un dato abbastanza forse unico, perché perché i magistrati, giustamente devono stare attenti alla postura che assumono in quelli che sono i momenti che possono essere tacciati come momenti di esposizione politica partitica, di contrarietà al governo eccetera ebbene, quasi la metà sono magistrati, tanti sono docenti, moltissimi delle scuole,
E infatti il nostro lavoro, che ha come idea proprio quello di voler essere una realtà civica molto aperta alla società in tutte le sue componenti, gran parte del nostro impegno per adesso si rivolge alle scuole con le quali stiamo già mettendo in opera progetti anche accompagnandoci a libera o ad ampi ma anche operando da soli.
Il nostro, la nostra idea è stata quella, proprio perché ci siamo accorti che questa era la richiesta, la gente vuole sapere molto di più di quello che sono i principi di diritto e della Costituzione rispetto a quello che ci immaginiamo noi facendo la campagna referendaria e andando in giro ci siamo accorti che alle persone non bastava avere la pillola della risposta vota, si votano, voleva capire perché, perché sì, perché no? E i meccanismi
Riteniamo che il nostro compito sia proprio quello noi abbiam detto una sorta di A&F, alfabetizzazione e far capire i principi, i valori costituzionali e il perché di certi meccanismi che la nostra Costituzione ha previsto, perché poi ciascuno possa rendersi conto della gravità e dei danni che possono derivare.
Da delle modifiche sconsiderate di questi meccanismi, che sono delle catene, e non basta dire tocchiamo solo questo nell’esporre le ragioni del no al referendum. È stato chiarissimo questo meccanismo e la gente che ci ha ascoltato l’acqua l’ha capito, quindi noi vorremmo e il nostro focus è soprattutto questo rivolgerci alle scuole, alle realtà associative intorno a noi con cui abbiamo operato, ma anche ad altre. Tant’è vero che uno dei prossimi eventi che faremo ai primi di ottobre è un evento che ci ha chiesto questa realtà di sudamericani genovesi con cui avevamo c’eravamo confrontati durante il referendum, perché loro volevano capire perché era importante per noi il referendum, perché da loro è un’altra cosa. Ecco e ci hanno chiesto, beh, ma allora noi vorremmo anche capire delle altre cose e quindi il 3 ottobre ci sarà un incontro proprio per spiegare i meccanismi della cittadinanza dei permessi di soggiorno, i meccanismi che spingono a certe scelte, anche processuali nelle situazioni piuttosto purtroppo molto frequenti in quella realtà, ma non solo di violenze domestiche. Il problema delle adozioni. Insomma, vogliamo spiegare perché riteniamo che tutti abbiano diritto di capire e comprendere la nostra Costituzione, i nostri principi e anche i nostri sistemi processuali, per poter poi, liberamente e consapevolmente muoversi, votare e fare le proprie scelte. Questo è un po’il
L’idea che ci ha spinto e ben volentieri, quindi, ritengo che in quest’ambito potremmo sicuramente organizzare dei momenti comuni con le scuole o diversamente, e sono molto contenta della vostra iniziativa.
Ancora grazie, funziona se ancora grazie alla coppia Maurizia, grazie Maurizia, grazie Alessandra, ed ora chiedo all’amica, nonché giornalista di Repubblica Conchita, Sannino di guadagnare, come dicono all’estero.
Sul palcoscenico e chiama tutto il gruppo Tuo sull’autonomia differenziata, prego.
Grazie buonasera, siamo molto contenti dopo questo filo teso tra Napoli e Genova, di di partire con il prossimo bando sull’autonomia, allora qui, accanto a me, il professore Massimo Villone, un decano maestro dei costituzionalisti, una presenza imprescindibile, poi il deputato Piero De Luca grazie Segretario regionale del Pd peraltro in questo momento impegnato con una Festa dell’Unità che ritorna e lo ringraziamo per essere riuscito a strappare questo tempo con noi.
La dottoressa Maria Francesca De Tullio dell’Università Federico secondo, grazie per essere con noi.
Anche collaboratrice, molto molto stretta, importante questa sera si stanno occupando di tutto le giovani collaboratrici, il dottor Mariano di Palma, della presidenza nazionale di Libera grazie per essere con noi e do il dottor Roberto, Tuorto il direttore del generale direttore generale del Banco Alimentare della Campania, una realtà molto importante di cui parliamo tra un attimo, allora voi tutti lo sapete che ci sono magistrati, avvocati, giuristi importanti, la prima delle riforme su cui aveva puntato il governo, la prima a essere demolita dalla Corte costituzionale è rimasto un moncherino aveva detto il presidente amoroso alcuni mesi fa
E l’ha definito con molta efficacia in una parola perché la demolita, e spero che non mi corregga il nostro professore Villone in 12 punti, cioè ha ritenuto illegittimi sette profili, sette profili incostituzionali delle legge Calderoli su altri cinque punti ha fornito la sua interpretazione costituzionalmente orientata significa che la corte ha battuto 12 colpi.
Nonostante questo, nonostante, come dire, non sia ben vista anche da tanti settori un po’più moderati della destra, da alcuni governatori, Forza Italia, questa autonomia non è sepolta, anzi sta ritornando dalla finestra, cercando di eludere ed aggirare i paletti che la corte con tanta efficacia a posto e lo sta facendo attraverso le intese su cui il professor Villone e altri giuristi hanno aperto i fari con molta precisione con rituale puntualità, allora io sovvertendo un po’l’ordine degli interventi, perché vogliamo dare al nostro Piero De Luca l’opportunità di ritornare al suo lavoro. Quindi,
Ringraziandolo per questa fuga, però io gli voglio chiedere subito qualcosa che ha a che vedere, anche con quello che concretamente si deve fare sul terreno parlamentare, voi vi siete impegnati, la segretaria Elly Schlein è stata molto come dire coerente, però il Pd e la sinistra degli errori li aveva fatti sull’autonomia differenziata, ha cercato di recuperare, ha fatto una battaglia ma la mobilitazione come si può tornare a fare mobilitazione, quali sono gli errori da non ripetere?
Prego.
Cinque minuti.
Anche.
Tutto grazie grazie a voi per l’invito e grazie per questa splendida iniziativa, la prima a livello nazionale, no che lancia una.
Mobilitazione costituzionale ulteriore.
Nella scia un po’del lavoro che è stato fatto negli ultimi negli ultimi mesi e che ha portato anche qui in Campania, a ottenere il risultato più importante d’Italia a sostegno del no rispetto al referendum sulla riforma contro la giustizia, non sulla giustizia, che avrebbe rischiato di mettere in discussione il principio dell’autonomia del potere giudiziario e la indipendenza rispetto al potere politico ma avremo modo di intervenire su quello in un’altra occasione.
Sull’autonomia differenziata, l’autonomia differenziata è stata la prima riforma che il governo di centrodestra maggioranza approvato a a mettere in campo in realtà l’hanno approvato. L’hanno approvata la prima contestazione che lo abbiamo fatto e questo è stato il fatto di aver legato una modifica di carattere istituzionale così forte, così radicale ad un patto di governo e di potere che il Governo ha portato avanti perché era un pezzo di un accordo di programma e di potere con le forze di maggioranza che prevedevano l’autonomia differenziata come bandierina ideologica della Lega Nord, anche se non ha più il Nord e il Sud, il premierato di Fratelli d’Italia, che si è arenato e provano a far rientrare di fatto con una riforma la legge costituzionale ed elettorale che tra qualche giorno arriverà alla Camera con fibrillazioni enormi anche lì i rischi e profili di incostituzionalità rilevanti su cui pure potremmo discutere tanto, per esempio, penso alla lista sul premio di maggioranza che rompe la riconoscibilità dell’eventuale letto rispetto al all’elettore, il premio di maggioranza abnorme che fa avvicinare le
La coalizione che vince alle soglie per eleggere gli organismi di garanzia, addirittura presidente della Repubblica da soli.
E l’altra riforma era quella della giustizia, che pure è stata smontata dal referendum costituzionale.
La riforma sull’autonomia differenziata noi l’abbiamo contestata, guardate, dico sempre, non per rivendicazioni neo borbonica, soprattutto a sud, il Partito democratico, l’ha fatta innanzitutto in modo unitario con tutto il il partito schierato a nord a sud, perché ci siamo resi conto in realtà che andava difese anche qui abbiamo cambiato posizione nel Pd dobbiamo essere onesti negli ultimi anni perché la posizione che il partito aveva era un po’, diciamo, frammentata, diciamo così,
Negli anni passati si è consolidata un’idea che andava a difesa, non appunto una rivendicazione del Mezzogiorno assistenzialistico neoborbonico, come dico io, ma andava difeso. Il principio che è un caposaldo della nostra Costituzione è quello dell’unità e della coesione nazionale. Oggi esistono delle diseguaglianze e delle diversità delle dei ritardi, ancora enormi in termini di diritti, servizi, opportunità tra aree del Paese, in particolare tra il nord e sud, ma non solo tra area interna ed aree metropolitane che ancora oggi non consentono, purtroppo, nella sostanza, al di là dei tecnicismi costituzionale e giuridici, a un ragazzo o una ragazza che Nasco vivo studia al Sud, a Napoli di non avere. Purtroppo, è così gli stessi diritti o le stesse opportunità di partenza rispetto a un suo coetaneo che nasce, vive e studia alla scuola e all’università, frequenta l’università, a Milano o a Torino. La riforma sull’autonomia differenziata che la destra aveva portato avanti ha approvato. È una riforma che avrebbe cristallizzato queste diseguaglianze ed anzi li avrebbe aumentate perché perché prevedevano la devoluzione di intere materie e poi arriviamo alla corte della sentenza della Corte senza prevedere il rispetto alla definizione, il finanziamento preliminare dei livelli essenziali delle prestazioni, che il 116, pur scritto in modo, diciamo che avremmo potuto forse fare meglio nel 2000 nel 2001, comunque richiede, senza la previsione di un fondo perequativo che il 119 della Costituzione richiede e senza una valutazione di impatto economico-finanziario amministrativi. La Corte costituzionale ha smontato questa riforma che hanno approvato. Peraltro, ricordo sempre eravamo lì alla Camera se vedo il senatore De Cristofaro, perché alla Camera è stata fatta poi la l’approvazione finale di notte l’hanno approvato non approvata di notte,
E alcuni esponenti della maggioranza hanno esposto le bandiere con il leone di Venezia, bandire il Veneto, noi abbiamo esposto il tricolore, ne abbiamo provato a difendere l’unità e la coesione nazionale nel Mezzogiorno. Questa è la differenza tra noi e loro loro, con le bandiere regionalista e noi, con le bandiere del tricolore, la Corte costituzionale ha affermato io credo un principio soprattutto e che poi diciamo, tiene insieme tutte le contestazioni e le le le precisazioni, gli elementi su cui è intervenuto, che l’idea che il regionalismo nel nostro Paese, e un entusiasmo che non può essere competitivo, ma deve essere collaborativi e solidale. A questo è il principio e chiudo Lac Lav, il centrodestra, non curante né della Costituzione né della sentenza. La 193 del 2024 della della Consulta sta provando a far rientrare, come lei dice, ma dalla finestra. Quello che appunto la Consulta ha fatto uscire dalla porta principale
è approvato già in Parlamento, peraltro anche lì, poi il professor Villone si potrà dire con una formula.
Inedita, direi o no come gli accordi internazionali, come se fossero accordi internazionali queste pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, incorrendo in alcuni vizi che noi abbiamo contestato con forza durante il dibattito parlamentare, io sono intervenuto in dichiarazione di voto in discussione generale ho detto che non era un’attuazione, ma era un modo per attuare in un modo per calpestare l’articolo 116 della Costituzione quello che non hanno fatto.
Non era e realizzava una sorta di secessione. Di fatto, loro hanno previsto la devoluzione a queste quattro regioni di quattro materie che sono sanità, previdenza complementare, professioni e Protezione civile sono quattro materie che hanno devoluto a queste regioni in modo identico, contravvenendo e chiudo a due principi. 1 quello che non è possibile l’evolvere, intere materie, ma la Corte ha detto singole funzioni specifiche. Qui siamo in presenza di intere materie, peraltro materia drammatica, su cui abbiamo oggi le le un’emigrazione sanitaria drammatica, senza prevedere l’impatto economico finanziario di questo trasferimento di competenze, perché sicuramente avrà un impatto, se vuoi prevede prendere un medico in più in Lombardia. Ma come lo paghi, come lo finanzi se non c’è una ripartizione, poi sul fondo nazionale e quindi lo farei a detrimento delle altre Regioni, peraltro su materie come anche da un punto vista europeista, visto che lei sarà la mia cultura afflato, diciamo passione europeista, ma sulle professioni, ma ci possiamo dividere sotto dividere a livello nazionale, come sotto professione nazionale, quando avremmo vedere professioni europee, addirittura se vogliamo essere competitivi a livello internazionale, ma prevediamo i gondolieri a Venezia o i tagliatori di questo, perché questa quell’idea è una cosa e sviluppare la formazione professionale con gli ITS. Altra cosa è fare professioni regolamentate, addirittura autonome, Regioni per regioni, ma vuol dire frammentare e rendere meno competitive Alitalia. Allora noi continueremo questa battaglia e chiudo lo faremo in Parlamento ancora perché probabilmente le pre-intese dovranno tornare per un ulteriore approvazione finale e poi nel Paese
Se c’è da lavorare con le regioni interessate, ne abbiamo parlato per richiedere una nuova pronuncia della Corte costituzionale e credo che le Regioni hanno già dato Roberto Fico, che sono guidate dal centrosinistra e i partiti sosterranno questa linea, far intervenire di nuovo la Corte costituzionale perché i profili di vizio di violazione della prima sentenza sono talmente gravi che non possono essere lasciati passare senza intervenire senza difendere la nostra Costituzione e l’unità nazionale grazie,
10 secondi. Grazie, Piero De Nucci, veramente un minuto e 10.000 abbiamo regalato, grazie, però grazie no, grazie davvero e tra l’altro lo lo salviamo pure faccio una battuta perché deve andare a lavorare, se non gli avrei chiesto, visto che ha citato la riforma della giustizia, come avevano votato in famiglia, ma non glielo posso chiedere perché già lo sappia sulla riforma della giustizia. E comunque grazie, perché questo è un gran lavoro che dovete fare, perché coinvolgere i cittadini fa bene, lo abbiamo visto con la riforma e con il referendum, grazie, davvero ha possibilità di andare se deve, perché ha facoltà a facoltà e noi invece continuiamo adesso con la dottoressa De Tullio, perché appunto abbiamo fatto questo balzo in avanti per capire sul terreno della politica e della mobilitazione, come reagire come opporsi e, soprattutto come condividere con i cittadini. Allora perché i cittadini capiscano fino in fondo perché non ci sono sempre platee di giuristi così avvezzi alla materia così interni? È importante ricordarci da dove partiamo qual è lo stato dell’arte sulle criticità per grandi linee, perché anche lei ha cinque minuti, ma soprattutto su queste intese io voglio ricordare che l’Ufficio parlamentare di bilancio non 1 trinariciuto comunista, ma l’Ufficio parlamentare di bilancio ha detto che sono costose onerose e non si capisce su cosa si basano, perché appunto contravvengono alle indicazioni della Corte. E allora dove siamo con queste intese? Prego
C’è un intreccio e ce la facciamo.
Forse per questo aspetto, allora grazie.
Grazie intanto per questo invito e la presentazione, allora io, proprio per non per abbassare il livello di questa conversazione, ma per cercare di essere accessibile. Partirei da un esempio, cioè facciamo il caso di una famiglia in cui diciamo a un figlio vengono dati 100 euro all’altra figlia, ne vengono dati 10 e poi si dice genitori dicono, va be’adesso, avete i vostri soldi, siete liberi, fate quello che volete, cosa succede di questa libertà che ovviamente il figlio avrà tutti i soldi per fare tutte le feste che vuole, oltre a nutrirsi appropriatamente fare gli svaghi che vuole, eccetera, eccetera. La figlia, ovviamente, avrà a malapena i soldi per mangiare e chiudere la giornata. Questo esattamente un po’il tema dell’autonomia differenziata, cioè come facciamo a parlare di autonomia
Come facciamo a parlare anche di diverse forme di autonomia, senza che ci siano poi le risorse per poter esercitare concretamente questa autonomia. Perché poi, fuor di metafora, ovviamente sappiamo bene che il potere di agire politicamente di decide di fare proprie le proprie scelte a livello territoriale dipende anche dalle risorse di cui si dispone. Ebbene, la legge attuativa dell’autonomia differenziata, che ovviamente nasceva in Costituzione proprio con l’obiettivo di favorire l’autonomia, in realtà poi tradisce questo obiettivo, perché di fatto stabilisce che le funzioni differenziate si devono finanziare mediante compartecipazioni al gettito erariale proveniente dal territorio, cioè dalle tasse. Provo a semplificare sicuramente, sbagliando qualcosa però per semplicità, dalle tasse che provengono da un certo territorio. Ovviamente sappiamo tutti e tutte che i territori sono iniqui tra loro, che le tasse riflettono la differenza di reddito di chi li abita e quindi, ovviamente, dai territori più ricchi verrà un gettito maggiore per finanziare le funzioni rispetto ai territori più poveri. Quindi questo cosa significa esattamente quello che accadde. Nell’esempio, cioè che, differenziando le funzioni, dando maggiori forme di autonomia c’è Chiesa, lei potrà venire, ci sono le regioni del Nord che se ne potranno prendere, perché dispongono ovviamente di una compartecipazione a un gettito maggiore e chi non se ne potrà prendere, come ad esempio le regioni del Sud. Ovviamente questo, ebbene, togliere ogni dubbio sul fatto che questo sistema non serve per evitare gli sprechi. Ovviamente il Sud viene definito come quello che spreca con questo, ovviamente cancellando dei pezzi di storia, perché è chiaro che, appunto dalla storia industriale italiana, sin dall’Unità, la ricchezza del Nord si basa sul sacrificio delle esportazioni del Sud e quindi una disuguaglianza storica che proviene dalle condizioni strutturali di nascita dello Stato unitario e che non deriva innanzitutto dalla spreco e che, oltretutto continuano a esistere altre forme di ridistribuzione in negativo, cioè verso il nord della ricchezza. Un esempio sono gli interessi sul debito che vengono ad esempio pagati dallo Stato, ma soprattutto verso casse del Nord. Perché ovviamente i creditori, le grandi, banche e le finanziarie provengono soprattutto da lì, oppure il modo in cui è tagliata la spesa previdenziale, come ha documentato la Svimez, di fatto continua a trasferire ulteriori risorse al nord, quindi il problema, ovviamente, è che questa riforma continua a inasprire le disuguaglianze già esistenti
Ora la Costituzione ovviamente aveva posto degli argini precisi proprie. Conoscendo le disparità esistenti, parlo chiaramente del principio di solidarietà, che riguarda anche l’aspetto territoriale del principio di uguaglianza, in particolare di uguaglianza sostanziale anche qui che riguarda anche l’uguaglianza tra le persone nate in territori diversi. E infine il 119, che prevede il finanziamento integrale delle funzioni che ovviamente lasciato completamente, diciamo non assicurato da questa riforma, sebbene poi lo stesso finanziamento integrale delle funzioni è la stessa riforma del Titolo Quinto, abbia rappresentato un indebolimento delle istanze redistributive rispetto al passato e tutti questi valori sono quei valori che ha fatto appunto valere la Corte costituzionale, segnalando sia necessario intervento del Parlamento sostanziale. Non solo, diciamo, di semplice ratifica delle intese
Nonché, ovviamente la necessità di assicurarsi che alla figlia che ha ricevuto 10 euro magari non riceva proprio solo 10 euro, ma il necessario per poter avere una vita dignitosa, quindi, appunto il finanziamento almeno dei livelli essenziali delle prestazioni sul livello regionale. Ora credo che il professore Villone anche tornerà su questa tematica, però lentezza.
Le nuove pre-intese non fanno altro che continuare sulla lunghezza d’onda di quanto già censurato dalla Corte, perché comunque vanno a incidere proprio su materie altamente sensibili rispetto ai diritti civili e sociali e quindi continuano sostanzialmente a rimettere un po’alla di fianco a questa compartecipazione al gettito che già sappiamo essere iniqua. La soddisfazione dei diritti fondamentali sul territorio
Ora credo che sia stia per finire il mio tempo, quindi approfitto solo per ringraziare le realtà che sono venute dal territorio, che sono appunto in prima linea rispetto poi alle insufficienze generate da questo e dalle altre riforme del sistema nazionale di gestione delle risorse che sono venute in passato quindi, appunto forse ribaltando poi la domanda su carta la cittadinanza può fare rispetto a tutto questo, grazie.
Grazie
Dottor Mariano di Palma da Libera, è importante ricordarci una cosa, si sono levate molte voci da parte di tanti tecnici giuristi analisti, citava Svimez la nostra dottoressa giustamente con i suoi studi, ma molto si è opposta anche la chiesa e si è opposta libera, libera con la voce così carismatica profonda di don Ciotti del nostro don Luigi Ciotti. Io però voglio fare la parte del diavolo, perché mai dovrebbe esserci un nesso? Un cittadino veneto che legittimamente crede in tutto questo potrebbe chiederle, ma che cosa c’entrano le mafie con il trasferimento di alcune funzioni c’è per caso una connessione tra la corruzione, o meglio la mancanza di servizi, la corruzione e la penetrazione criminale
Ma sì, intanto grazie, grazie dell’invito.
Solo con una battuta che, se siamo qui oggi, è solo perché non ci hanno permesso di votare il referendum sull’autonomia differenziata, altrimenti, come sul referendum contro la Costituzione, sarebbe già materia sepolta nel paese e quindi per dire diciamo che c’è un tema da discutere che è anche il terreno della battaglia da costruire nei prossimi mesi perché ovviamente le l’assenza di un esito popolare permette, diciamo, il lavoro sotterraneo che si sta creando attorno alle riproposte di cui ci hai presentato benissimo tu poco fa alcuni elementi e sul tema di mafia e corruzione, io
Cerco di andare di taglio netto, perché ci penso che lo sguardo di Libera sia molto utile da questo punto di vista. Qui le mafie, così come i fenomeni della corruzione, sono tutt’altro che un viaggio stereotipato nel mondo dei nostri territori, tutt’altro sono la carne viva di come si distribuiscono i poteri e le assenze di diritti, né né nelle nostre condizioni territoriali, anzi, laddove i territori sono più poveri, non a caso c’è un proliferare delle mafie, laddove nei nostri territori c’è stato il fenomeno della deindustrializzazione. Lì si sono insediati le nuove fenomenologie criminali nei nostri quartieri popolari. Allora dici perché il tema dell’autonomia differenziata vi riguarda così tanto per entrambi gli aspetti, perché laddove l’indebolimento dei servizi sociosanitari e socioeducativi impatta direttamente nelle condizioni territoriali dove le persone vivono e dove le persone possono avere, dovrebbero avere un accesso a dei diritti che oggi hanno
Completamente inesistente, laddove non sono completamente inesistenti, vengono distribuiti attraverso favori e clientele. La riduzione o la privatizzazione di questi, naturalmente, sposta completamente l’asse verso un rafforzamento del potere delle mafie. Ma il tema è molto più profondo, è molto più profondo di quello del rafforzamento della dinamica criminale del territorio. Il tema riguarda i gangli della corruzione che entrano direttamente dentro le deregolamentazioni del sociosanitario. Noi già l’abbiamo appurato e visto anche in questa regione, come la distribuzione dei servizi sociosanitari, la deregolamentazione, la divisione in 20 sistema regionali diversi, crea delle difficoltà a creare delle banche dati, crea delle enormi difficoltà e creerà ancora di più delle norme di
Dell’enorme difficoltà all’ANAC e alla Direzione nazionale antimafia di poter indagare sui sistemi corruttivi che già proliferano. Se guardiamo al sistema delle distribuzioni delle finte cooperative sociali nei nostri territori, nel sociosanitario, dalla dalla Sicilia alla Campania, passando per la Calabria, attraversando la Lombardia, il Veneto e finanche l’Emilia Romagna, l’ingresso di finte cooperative sociali alias multinazionali nel sistema della distribuzione dei servizi attraverso rapporti correttivi e di clientela è enorme la deregolamentazione e là sotto regolamentazione che l’autonomia differenziata comporterebbe, provoca una caduta democratica e dove c’è una caduta democratica della distribuzione dei servizi c’è direttamente l’ingresso a gamba tesa degli affari corruttivi e clientelari che il sono il sale, su cui le mafie naturalmente costruiscono il loro successo. E allora, dove la guardiamo e dove la mettiamo, se la guardiamo nei luoghi, dove proliferano le diseguaglianze e le povertà educative? Le povertà sociali, le povertà sociosanitarie, allora la distribuzione dei servizi più povera è e più il consenso mafioso. Aumenta e quindi, ovviamente, le conseguenze che ben ci avete spiegato anche prima su cui non ritorno, sono evidenti a cascata, ma dall’altra parte, l’autonomia differenziata e un sistema di frammentazioni del potere democratico e della distribuzione del welfare, che sicuramente è già lo si sta facendo dalla riforma del 117 in poi lo stanno già facendo a cascata. Costruisce un sistema clientele clientelare che sta smantellando, soprattutto nel Sud Italia, tutto il sistema delle politiche sociali. Noi abbiamo oggi i sistemi di accoglienza, sistemi di prossimità, sistemi sociosanitari di diritto alla persona che vengono inondati di finte cooperative, di dunque non di questi territori non autoctone che arrivano, prendono servizi, monopolizzano perché hanno delle risorse, hanno Capitalia, hanno patrimoni ed espropriano completamente il diritto della buona cooperazione sociale territoriale di poter fare di poter distribuire i servizi. Questo è importante e questo bisogna poterlo gridare a voce forte perché non è solo l’impoverimento di un servizio e un gioco sotterraneo e clientelare che piano piano sta emergendo
E il fatto che sia frammentato non ci permette la narrazione unitaria, ma se guardiamo regione per regione, per regione, per ambito sociale, di zona, per ASL per comparto, vedremo come questo già piano piano sta accadendo. Pensiamo a che cosa accadrebbe in sistemi in cui la Protezione civile, le deroghe, le politiche di emergenza diventano la regola su cui sembra si amministrano il dissesto idrogeologico, le emergenze sanitarie e le politiche educative nei nostri territori. Un disastro, un disastro al quale dobbiamo costruire, ricostruire il terreno della battaglia popolare perfetto, grazie inceppato ha bisogno di far suonare il gong bellissimo, non non dover far suonare il gong di sette volte dalle diritti sociali, le disuguaglianze. Restiamo sul terreno, sul terreno delle fragilità e della delle famiglie, degli impoverimenti a cui abbiamo assistito. Il Banco Alimentare Campania si occupa ogni mese. Sono numeri ai quali non pensiamo mai così ritualmente ed è
Venne invece tornarci si occupa ogni mese di 230.000 persone, distribuisce alimenti pari a 10 milioni di kg attraverso quattro 400 realtà territoriali, che sono le parrocchie, che sono le mense, che sono le associazioni e, attraverso 200 comuni, è una fotografia che già di per sé dice tanto allora direttore torto.
Nel trito, diciamo schema nella
Narrazione così folkloristica del sud che non vuole crescere e che si oppone alle legittime pretese del Nord. In realtà c’è da dire una cosa che ci sono tante aree interne su cui voi spesso battete, e il tema non è Sud contro Nord e coesione nazionale e soprattutto aree e fasce sociali completamente lasciata indietro, assolutamente sì, grazie dell’invito. Grazie di questa domanda. Io penso che questi momenti siano importanti, perché a volte mi sembra di stare sul Titanic ognuno suona la sua, l’orchestrina. Nel frattempo la nave sta affondando e quindi c’è bisogno assolutamente della coscienza del momento che stiamo vivendo.
Perché non ti puoi opporre a qualcosa se non hai la coscienza di che cosa ti stanno proponendo. Noi ci occupiamo di poveri, quindi, prima di tutto dobbiamo avere la coscienza che questo è un momento in cui non c’è una grande distinzione più tra nord sud tra stranieri e italiani, la vera discriminazione tra ricchi e poveri, inizio con una provocazione, dicendovi
Quando un indossa un indonesiano compra la più bella villa sul lago di Como e con Branca e la scuola, la squadra di calcio, non lo chiamano extracomunitario, lo chiamano presidente, e quando un nordafricano viene qui sulle rive delle nostre coste, con un grande yacht e attracca lo vanno a prendere con una barca gli stappano lo champagne o no lo chiamano marocchino ma lo chiamano dottore anche se non ha la laurea e magari quando un grande laureato con 110 e lode di Afragola si presenta a Napoli lo chiamano terrone e questo non va bene.
Perché il vero problema la discriminazione tra ricchi e poveri, quindi un Paese civile, non quando si occupa di relegare i ragazzi al Nord e al Sud o di non far entrare gli stranieri, ma quando si occupa di non avere più poveri, questa è la vera grande discriminazione, allora qual è il problema centro tre cose molto molto veloci quando c’è una carenza del popolo interviene quasi sempre alla chiesa.
E allora uso le parole dei vescovi su questa autonomia differenziata per dire tre cose veloci. La prima è questa, in questa legge non v’è traccia di un fondo perequativo di solidarietà, manca un esplicito, è necessario il richiamo all’articolo 2 della Costituzione sul dovere di solidarietà e non si può affrontare per nessuna ragione questo tema in questo modo. Questi sono i vescovi siciliani che parlano di un problema grave che il welfare di prossimità vedete quando una persona ha bisogno, né che si rivolge fa una telefonata al ministro delle politiche sociali, va dall’assistente sociale, e se i Comuni vengono depauperati anche di quelle poche risorse che hanno per dare delle risposte di prossimità, queste persone, da chi andranno
Dove troveranno un ristoro, dove troveranno soprattutto un ascolto, perché, vedete, Madre Teresa diceva che la più grande povertà non è neanche la mancanza di cibo, noi diamo cibo alla gente, ma è la solitudine, la persona sola è la persona più povera e se non trova dei luoghi di accoglienza in un welfare di prossimità dove andrà, noi abbiamo prima di tutto un po’e poi un un impoverimento dei luoghi non ci sono più luoghi di accoglienza. Il banco in 400 posti in Campania vuole essere prima di tutto un luogo di accoglienza e di ascolto prima ancora che di risposta di un bisogno
Per noi il cibo è uno strumento, non è il fine, è lo strumento per incontrare un bisogno e dare una risposta, la seconda cosa che mi preme è questa si alimenta il timore che il Sud possa subire un ulteriore spopolamento, soprattutto derivante dalle aree interne giovani in cerca di futuro. Sono 600.000 i giovani che sono andati via dal Sud in 10 anni, non è relegando la povertà in un posto in un luogo preciso che si risolve il problema. Sembra che uno guardi la realtà e non impari i poveri si muovono
Non restano fermi dove li relegate, sono disposti a prendere una barca e a non sapere come andrà a finire quel viaggio, figuratevi a prendere un treno e arrivare a Milano, non vi fate questa questo scenario, il vero problema e non alimentare le divisioni. Oggi c’è uno spopolamento delle aree interne, che è la più grande povertà dentro una ricchezza territoriale che andrebbe invece valorizzata anche dal punto di vista agroalimentare. Lo dico perché purtroppo, noi ci troviamo con tanti terreni incolti che potrebbero dar da mangiare a tantissime persone, perché in quelle aree non si crea più sviluppo.
Ultimo tema e finisco.
Che è una questione che mi sta molto a cuore derubricare la questione dell’autonomia differenziata ad un problema ragionieristico, cioè ci siamo, abbiamo messo grande il grande ideale per cui c’è gente che ha dato la vita in mano a dei ragionieri,
Che ci vogliono spiegare che il Consiglio vedremo tutti meglio okay beh derubricare questa questione è la grande battaglia che noi dobbiamo fare noi non è che dobbiamo scendere sul tema, dicendo attenzione che dal punto di vista ragionieristico non avete ragione. No, voi avete torto dal punto di vista ideale, perché noi dobbiamo recuperare una battaglia ideale contro questo contro risorgimento, della Ragioneria, lo chiamo io, perdonatemi, ma dobbiamo recuperare una battaglia ideale. Ecco, per avere una battaglia ideale, bisogna avere tanto coraggio e tanta speranza. Questa è un’officina o PUM fascere significa costruire un operano per costruire un’opera, c’è bisogno di tanta speranza e Sant’Agostino diceva che la speranza ha due bellissimi figli.
Uno è lo sdegno, per come le cose sono e l’altro è il coraggio per cambiarle e quindi noi ci dobbiamo augurare questo
Grazie grazie al direttore professore Villone che un’autorità lo sappiamo tutti, ma tra l’altro un ancoraggio per noi giornalisti, lui, tra i suoi tanti riconosciuti, i meriti, c’è quello di scrivere, di tradurre la politica, le politiche di cui dibattiamo per editoriali per Repubblica, Napoli per il fatto e quindi tra l’altro è un nostro, diciamo pazientissimo referente ci risponde a qualunque ora per spiegarci per darci il suo parere, io gli voglio chiedere lui che ha scritto tantissimo ed è stato davvero un promotore.
Importante il promotore della grande mobilitazione al Sud, in particolare, che cosa vede attraverso le intese sulle quali hanno lavorato? Come abbiamo detto, le 4 Regioni tutto agosto, addirittura la Lombardia e il Veneto si sono messi lì, in pieno agosto, a fare queste intese perché son sicuri portarla a casa. Tuttavia, come El il professore ci ha già detto, ci insegna la presidente Meloni sembra interessata più, come dire, ad andare al voto anticipato che a portare a casa l’autonomia che piace alla Lega. Lei, che strategia vede
Ma intanto siamo, dobbiamo capire a che punto.
Noi siamo in un procedimento che ha disegnato gli 86 del 2024.
La suddetta Calderoli,
E in base a questa legge Calderoli, ha firmato intese con le 4 regioni che avete sentito, le ha portate in parla firmate su delega del Giorgia, Meloni e quindi Giorgia Meloni non può fare finta che non sa nulla l’ha portata in Parlamento e il Parlamento ha espresso un parere sostanzialmente atti di indirizzo.
Ha mandato queste pre-intese a quattro Regioni, 2 le hanno già approvate, Lombardia Veneto, le altre due le stanno approvando, dopodiché che cosa succederà da questo momento in poi, diciamo, torneranno, questa imponente esce in Consiglio dei ministri per una approvazione definitiva e per la firma di Giorgia Meloni con i presidenti delle Regioni.
Una stipula formale, quindi, a questo punto l’intesa è fatta, questo succederà nel giro di qualche settimana, probabilmente dopodiché si manderà in Parlamento la lentezza per ciascuna regione allegata a una legge che dovrà essere approvata.
Allora diciamo, questo treno si ferma prima domanda, no, non si ferma perché non si ferma.
Ma intanto perché siamo in campagna elettorale, intanto perché Giorgia Meloni non può fare a meno, diciamo, del pezzo della sua coalizione, che ha questa bandiera che la Lega e intanto aggiungiamo anche una cosa che quando parliamo di queste quattro regioni,
Parliamo di un di un terzo del Paese, sono 20 milioni di cittadini e dei cittadini, più di un terzo di tutti di tutti i residenti in Italia.
E quattro regioni che producono il 42% del Pil,
Quindi un peso politico enorme
Su questo è che, tra l’altro, spiega le citazioni cui faceva cenno De Luca prima, e quindi non è che succedono per caso le cose e quindi Giorgia Meloni, questa cosa la manderà avanti, però Giorgia Meloni è un problema.
è un problema, perché questa cosa al Sud è un prodotto che non vende, e noi già, quando la felicità, la prima del referendum che purtroppo la Corte costituzionale non ci ha passato e beh, in quel referendum abbiamo raccolto 1 milione e 300.000 firme la parte prevalente dell’assurda di quelle firme e nelle,
Del referendum sulla giustizia, i no al Sud sono andate fortissimo, quindi Meloni non può non sapere che qui ha un problema con l’autonomia differenziata e ha un problema e quindi che fa va avanti oppure no, probabilmente dovrà mandare le intese in Parlamento con legge, alza ah, com’è allegata alla legge per dare, diciamo, un riconoscimento al Colle, al ai soci di coalizione e però può darsi che poi i punti a uno scioglimento anticipato per dire al Sud visto che con lo scioglimento anticipato non c’è il tempo di approvare quelle leggi, vedete che vi abbiamo garantiti quindi,
Vendere un prodotto al Nord e un altro, un altro al Sud è il punto eh, ma noi che facciamo stiamo a guardare, guardate, ve lo dico ai ragazzi e alle ragazze che sono qua, non pensate che questa è una una roba da costituzionalisti, la competenza, chi fa questo? Chi fa quello
Vedete che queste sono cose che toccano le vostre vite, perché, be, vi dico solo una cosa, l’aspettativa di vita in questa regione, la Campania e 81 anni virgola 7 va bene, anzi, siccome erano già passati, sono statisticamente già morto, quindi
Vi parlo autorevolmente dall’aldilà entro Trentino-Alto Adige e quasi quattro anni di più.
Quattro anni, piazzale più scherziamo.
Eh eh non c’è non solo questo, poiché 25 o 30 anni fa anche il contrario.
Noi avevamo un’aspettativa di vita migliore, al Nord, fanno passare alla favola che questa è colpa degli amministratori nostri, che non che che sono cattivi amministratori, ma se fosse davvero questo dovremmo dire che, più che cattivi amministratori ci sono dei terribili, iettatori,
E che ci accorciano la vita.
è un problema, ovviamente, di strutture sanitarie e di qualità di vita in generale, che è già emerso ne avete sentito già qualche qualche qualche cenno, un altro esempio, voi, ragazzi e ragazze e buona parte di voi, 70.
Centinaia di migliaia di giovani già sono andati via una parte di voi sono andato a studiare a Bologna, Firenze, Milano, alla Bicocca, alla Bocconi o quello che sia, e poi una parte usando ancora all’estero. Questo succederà inevitabilmente anche per voi la statistica a decidere le vostre vite e quindi la domanda che ci dobbiamo occupare nell’autonomia differenziata. Così la battaglia che riguarda riguarda luoghi e come si fa questa battaglia, inducendo quelli che possono attivare una strumentazione giuridica, i ricorsi alla Corte costituzionale, e cioè da Regioni e cioè, Piero De Luca, ha pagato se n’è andato, ma glielo diciamo poi, a parte a fare ricorsi per far valere quella sentenza della Corte costituzionale
Che è stato citata e che dice che l’autonomia differenziata deve essere giustificata e deve essere compatibile con l’interesse delle altre regioni e di tutto il Paese, questa è una battaglia che dobbiamo fare e per farla dobbiamo sapere che c’è prima un’altra, un’altra scadenza è quella del voto 2027,
Guardate ai ragazzi che andranno a votare nel 2027, non commettete l’errore di pensare che la cosa non mi riguarda, la cosa vi tocca da vicino, mi tocca nelle vostre vite future e quindi votate e fate votare, votate bene, perché quello che viene dopo sarà deciso da chi vince e se vincono i cattivi non ci sarà una storia per nessuno.
Grazie.
È una bellissima chiusura,
Per dire questo è un cenno benaugurale per Giovanna e per il nostro Pierluigi, perché questo è il giorno, non solo perché hanno scelto un giorno in cui cinque anni fa in questo giorno abbiamo votato puoi dirette, ci è piaciuto, non ci è piaciuto l’esito mai il voto sempre sacrosanto ma il giorno in cui è nato, Sandro Pertini che diceva dietro la carta costituzionale stanno con un verbo bellissimo perché stanno ritti davanti a noi i giovani morti nella Resistenza e la Repubblica va difesa costi quel che costi viva, Sandro Pertini Grassi,
Grazie grazie per i vostri interventi chiamare di nuovo il dottor cancellato e i componenti.
Del prossimo panel.
Che riguarda.
La riforma elettorale.
Giovanni di
Ah, come volete, io smetto, mi metto in curva B laterale.
Insomma, siamo arrivati alla riforma delle riforme in qualche modo non per importanza, sicuramente tutto ciò di cui abbiamo parlato riveste una.
Un’importanza esiziale per il funzionamento delle istituzioni.
Ah, certo, mi ero perso il Sindaco e prego lo saluto e lo invito a salire sul palco, prego Gaetano, raggiunge attrezziamo presenza grazie che hai portato le vene fin qua.
Grazie scusatemi di questa, diciamo irruzione, ma ci tenevo ad essere presente e portare veramente il mio contributo, il mio saluto e il mio sostegno a questa bellissima iniziativa no, sai insomma la stima nei vostri confronti e anche la l’importanza, in questa fase credo storica e politica dell’approccio che voi portate,
Perché è fondamentale in un momento di tale confusione, ma anche in un momento nel quale vengono messi in discussione alcuni principi fondativi di quella che è l’horror, diciamo l’architettura della nostra democrazia e della nostra Repubblica, rimettere il c’è al centro il tema dei valori costituzionali e dei diritti costituzionali dei cittadini dal mio punto di vista rappresenta la strada giusta intorno con la quale si possono coagulare.
Sensibilità, a volte anche diverse, che però riconoscono tutte la centralità di questo tema è il caso del referendum della battaglia referendaria, è stato un caso importante perché ha dimostrato che intorno al tema della difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura non solo questo tema ha determinato una grande partecipazione al voto ma ha portato a votare anche tanti giovani che oggi sono, credo, gli interlocutori principali di un progetto come il vostro, che noi dobbiamo necessariamente sensibilizzare le nuove generazioni rispetto a dei principi e dei cardini della nostra Repubblica che per noi sono più,
Naturali perché veniamo da una generazione diversa dalla generazione che è stata, diciamo, figlia di battaglie politiche, di momenti diversi dal punto di vista storico e culturale, mentre invece le nuove generazioni che sono sensibili a questi temi hanno bisogno di essere coinvolte e anche la scelta degli argomenti penso,
Il tema dell’autonomia differenziata della riforma della giustizia prevedesse la riforma elettorale che stavi
E mettendo al centro di questo panel
è un insomma, è un argomento oggi vitale che oggi è stata costruita una riforma elettorale che sottrae al cittadino la possibilità di scegliere a chi votare, che mette che polarizza lo schema di contrapposizione tra due maggioranze tra due coalizioni, pre, essendo così fortemente
Diciamo maggioritaria dal purista del premio di maggioranza, che debbono mettere insieme, anche in realtà che possono essere diverse tra loro dell’offerta politica, rafforza la polarizzazione all’estremismo, quindi io non so come andrà a finire in Parlamento se questa riforma passerà o meno, però senza dubbio non mi sembra una buona riforma.
Quindi question tema,
Molto rilevante perché oggi la più grande partito del non voto che il partito prevalente non credo che sarà molto invogliato ad andare a votare da questa riforma elettorale, e questo è un altro tema molto significativo che penso che voi discuterete di cui discuterete, quindi il vostro contributo è molto importante. Concludo con un’unica considerazione,
Il grande tema dei servizi pubblici,
La nostra Costituzione è un argomento che a me mi insomma mi sta particolarmente a cuore da amministratore locale la nostra Costituzione definisce una serie di.
Diritti che sono legati ai servizi pubblici, penso al diritto alla salute, il diritto alla mobilità, il diritto all’educazione, ma sempre di più il diritto alla casa, ma sempre di più non ci sono le risorse per garantire questi servizi, quindi questi servizi sono dei servizi che vengono declamati dalla Carta costituzionale ma non attuati e più questa riduzione delle risorse.
Diventa forte più l’area l’attuazione di questi principi, le le disuguaglianze che ne derivano da una non applicazione diventano estremamente forti e poi la rabbia sociale, il malcontento, il malessere chiara che alla fine si insinua nelle persone li porta a scegliere proposte elettorali che sono fatte di false promesse e nuovi populismi. Ecco, questo è un tema estremamente rilevante, perché credo che sia proprio alla base della nostra del nostro impianto democratico grandi Stati democratici del dopoguerra. La social democrazia europea è nata dal dal welfare europeo, da un welfare, diciamo, ad accesso totale
Oggi questo ve lo dico, è veramente difficile da realizzare, perché le risorse non ci sono e quindi questo evento rappresenta un altro tema che si interseca fortemente con la I, diciamo l’attuazione dei diritti previsti dalla nostra Costituzione perché diritti non attuati sono dei diritti negati e questo è lo credo che sia un aspetto estremamente rilevante grazie a tutti.
Grazie mille, sindaco Manfredi.
Ammesso il sindaco un po’di carne al fuoco, anche già sul tema io, prima di cominciare, ricordo più o meno le date, perché tra il 5 e il 9 ottobre, in teoria, ci dovrebbe essere la votazione in qualche modo decisiva per questa riforma della legge elettorale e poi, come dire la legislatura si avvierà verso la sua conclusione. Se sarà naturale o meno, lo dirà la storia e sicuramente non è compito di questo dibattito, ma sicuramente, se questa riforma passerà, sarà la legge con cui andremo a votare alle prossime elezioni. Quindi vale la pena di capirla bene farle capire la pena di capire bene, indipendentemente poi dall’esito, quali sono i punti su cui si sta discutendo, quali sono
Come dire, i rilievi che muove l’opposizione o che muove l’accademia o le i punti di forza, secondo la maggioranza che l’ha proposta e io partirei proprio da qui, partirei dal dal, da Andrea De Priamo, presidente della prima commissione, proprio per chiedergli, insomma, è una riforma questa,
Se ti passo il microfono, se facciamo le cose.
Il cambio io è una riforma, questa, su cui tendenzialmente si contesta in particolare due o tre cose in modo più significativo.
Sicuramente c’è la questione del premio di maggioranza e l’idea che in qualche modo questo vada contro la scarsa rappresentatività e in qualche modo
E metta sull’altare della governabilità il principio di rappresentatività, poi sono ovviamente altri temi il cuore dei listini e delle liste bloccate delle preferenze, c’è il tema di metodo del cambiare la legge elettorale, la fine della legislatura, insomma c’è un po’di questioni sul tavolo io volevo chiedere e soprattutto,
A lei quali sono a suo avviso, invece i punti di forza di questa legge e in che modo e in qualche modo lei smentisce queste critiche o comunque
E le confuta. Grazie grazie grazie
Roma e tutti diciamo gli organizzatori di questo convegno, nel quale diciamo così gioco un po’fuori casa, non dal punto di vista tanto geografico, anzi l’occasione bella e se meravigliosa Napoli, ma dal punto di vista diciamo dei contenuti e però ho ritenuto giusto e doveroso essere qui perché,
Attivamente, devo dire nella nell’analisi di questa legge elettorale e credo che questo non nessuno dei presenti o passati 20 ebbe una volta quella funzione, spesso criticata, ma non in questa legislatura ormai da anni.
Del bicameralismo, perfetto che viene ormai messo a dura prova da, diciamo, da una presenza di molti decreti dalla spesso impossibilità di una seconda lettura attenta dei provvedimenti, in questo caso diciamo che siamo riusciti a operare interventi condivisibili o non condivisibili di me di merito nella nella seconda lettura che a mio avviso hanno,
Nettamente migliorato questo provvedimento e anche a fare comunque un una serie di confronti, anche a volte aspri qui c’è il collega De che so quello che è sicuramente uno dei, diciamo, dei protagonisti, di una dura opposizione alla mia Commissione, ma a mio avviso molto interessanti e quindi,
Tra l’altro, l’invito a questo convegno mi viene dalla professoressa De Minico che nel sua nel suo intervento, come del resto anche il professor Villone, ma lei forse in modo anche più radicale è stata la più, diciamo, feroce,
E critica di questa legge elettorale proprio sul treno, come dire culturale, di merito. Questo ovviamente glielo riconosco, così come credo che la cosa che invece con con condivido, con con lei rispetto a quella che è stata una sua dichiarazione in Commissione e però ritenere che le leggi elettorali non siano strumenti neutri non siano strumenti tecnici ove ovviamente lo sono i tecnicismi spesso rischiano di allontanare un po’dall’interesse, ma invece sono strumenti profondamente politici e con questo però non voglio anzi voglio proprio dire che questa legge elettorale non nasce, da questo punto di vista, dall’intento politico di avere una legge a favore in questo caso della maggioranza del
De del Presidente del Consiglio del partito, che che io rappresento, che quello stesso del presidente della presidente del Consiglio, ma nasce dal dalla volontà di rende quella stabilità che noi abbiamo avuto in modo episodico in questa in questo governo, perché, fondamentalmente, come sapete,
Da poco.
Diventato governo più longevo della storia repubblicana, ma diciamo, in una storia repubblicana che purtroppo ha un record di di governi, di durata dei governi, non invidiabile e che quindi non ha mai avuto la stabilità nel su come sua caratteristica. Poté non vuol. So che i tempi sono corti, potremmo parlare della Prima Repubblica, dove non c’è la stabilità politica, ma c’erano i partiti che in qualche modo avevano una stabilità che assolveva in parte, ma solo in parte, questa funzione, ma dopo dopo di quella, sicuramente abbiamo avuto vicende, alterne e legge elettorale alterne e quindi hai un po’alla sostanza. La domanda, compresa l’ultima che sono in qualche modo leggi che no, non determinano le condizioni per una stabilità per una governabilità, lo hanno fatto, sì, è vero, in questa legislatura, ma per una circostanza appunto episodica la totale divisione del fronte, diciamo antagonista a quello mio, diciamo così per capirci e quindi noi vorremmo che quella circostanza episodica potesse diventare una circostanza strutturale, ovvero avere un sistema che garantisca un
Ometto mette alle migliori condizioni e che ovviamente c’è da rispettare i paletti della Costituzione, de dico di consentire che ci sia un vincitore e un vinto, una chiarezza rispetto alle scelte degli elettori e anche, quindi, la possibilità di anche avvicinare gli elettori negli ultimi anni non solo in Italia si sono molto allontanati dal voto, a mio avviso anche per fenomeni di governi innaturali composti da partiti che in campagna elettorale si sono,
Avversati duramente Presidenti del Consiglio, usciti dal cilindro, ma non presentati in campagna elettorale come potenziali tali, e anche rispetto soprattutto all’ultima legge elettorale, liste completamente bloccate senza alcuna possibilità, davvero alcuna possibilità, non solo di scelta ma addirittura riconoscibilità perché sappiamo che il Rosatellum aveva liste bloccate per una parte plurinominale completamente ma anche dei collegi uninominali e Noemi ben diversi da lui nominali britannici che creano comunque un rapporto cittadino eletto elettore e quindi aveva molti molta molti elementi che potevano allontanare i cittadini.
E siccome penso che il tempo sia tiranno e mi fermo, mi soffermo sul tema della rappresentanza, appunto caro a molti, immagino di degli animatori di questo convegno, noi pensiamo che questo provvedimento non comprima la rappresentanza materia di una giusta sintesi tra principio di rappresentanza ovviamente sacrosanto non solo per ragioni costituzionali ma anche per ragioni come dire di buonsenso e di rispetto del pluralismo e della libertà di espressione con quello però della governabilità perché io credo che una
Rappresentanza senza la possibilità di una scelta che conduca ad una certezza sul governo e sul, e su chi sta all’opposizione, indebolisca la democrazia, potremmo fare molti esempi di democrazie che hanno si sono indebolite anche fino alle estreme conseguenze nel momento in cui non davano l’idea ma effettivamente spesso è una percezione reale di poter decide e di poter fare delle cose concrete ovviamente che possono,
Piace o non piace, quindi noi pensiamo che ci sia una giusta sintesi. È anche vero che questa legge, poiché abbiamo ritenuto doveroso giusto poi un tetto, un premio di maggioranza che abbiamo anche elevato e quindi se anche andiamo a guardare, tra l’altro, i sondaggi, la situazione politica attuale è una partita completamente retta, quindi non c’è nessun vantaggio per chi lo ha fatto al 42%, che, se non è aggiunto e mette anche nelle condizioni di avere un quadro che forse potrebbe piacere a chi è un fautore della rappresentanza diciamo così al 100%, che è quello di un proporzionale puro, il, gli elettori avranno chiaro se questa legge elettorale, come io auspico, ovviamente aveva l’approvazione definitiva alla Camera che se vogliono la governabilità, se vogliono che ci sia il premio di governabilità, devono
E consentire ad una coalizione di raggiungere quella soglia, altrimenti ci sarebbe un proporzionale puro e quindi avremo uno scenario completamente diverso, che ovviamente non è quello che noi auspichiamo l’ultima cosa sulle preferenze, perché spesso ho sentito dire anche nel dibattito politico e sono preferenze tra virgolette taroccate che non sono vere io credo so che qui magari non tutti lo condividono, ma credo che sarà un esercizio di democrazia importante avere tanti candidati che potranno presentarsi, chiede la chez ripristinare una scelta effettiva per gli elettori e non saranno così pochi, come viene detto, gli eletti a preferenze perché, al netto dei battiti,
Come il mio o il Partito Democratico, che se insomma i sondaggi saranno più o meno, quelli avranno anche più di metà, sicuramente molto più di metà degli eletti a preferenze, anche i partiti più piccoli, che magari hanno la possibilità di eleggere solo il capolista e questo lo dico una cosa un po’tecnica, ma è importante da sapere con multi candidature plurime, candidatura fino a 5 collegi di fatto determineranno che,
Se la esercitano ed è in testa e lo esercitarla, perché se io ho un partito piccolo e chi candido, se i candidati sanno che non possono essere eletti, ecco se io esercito quello quella possibilità su cinque collegi in quattro di quei cinque collegi, chi vi chi aveva più preferenze aveva letto e quindi non è vero se il partito ovviamente riesce a elegge una persona collegio e quindi non è vero che saranno preferenze.
Taroccate sono delle preferenze, frutto di una mediazione, questo lo sappiamo noi di Fratelli d’Italia saremmo stati per le preferenze, diciamo tout-court, ma comunque una mediazione a mio avviso positiva, perché esiste anche e chiudo il di la possibilità, secondo me utile perché i partiti poi dovremmo anche quello fede perché al netto ovviamente delle posizioni diverse ritengo importante che ci siano questi luoghi di discussione e sarebbe bello parlare anche del ruolo e della funzione dei partiti oggi
Ecco, i battiti devono poter avere la possibilità di candidare alcune persone, profili tecnici che magari non sono performanti, no, non sono adatti alle preferenze, ma è utile portare in Parlamento, quindi io credo che questa legge elettorale sia utile per rafforzare e migliorare la nostra democrazia e per dare una stabilità con i risultati di credibilità internazionale di di cose che si possono fare magari qui a molti non piacciono a me piacciono molto che comunque permettono di capire anche a chi ci guarda dall’esterno l’Italia dove va dove vuole andare e cosa vuole fare. Grazie grazie mille.
Dalla maggioranza all’opposizione,
Senatore De Cristofaro del primo detto tre cose abbastanza chiare, questa è una legge a suo avviso che migliora, diciamo, il rapporto cittadino eletti e elettori eletto, è una legge che garantisce governabilità e in qualche modo migliora la legge precedente e garantisce quella stabilita con la governabilità che mancata nella seconda Repubblica qual è la risposta ovviamente sua e delle opposizioni a questa difesa ha qualche cosa dell’invito? Innanzitutto grazie al direttore anche della domanda, grazie anche al al presidente De Priamo
Il cui garbo, se posso dire così anche la serietà delle argomentazioni mi mi obbliga a una risposta un po’più strutturata, non me la caverò con una battuta.
Che peraltro il presidente conosce perché l’ho fatto tante volte in Commissione, la battuta è la destra pensava di perdere le elezioni andando a votare con il Rosatellum ha cambiato le regole del gioco, si è costruito un vestito su misura, ma in qualche modo ha sbagliato i conti perché non immaginava sette mesi fa, quando è cominciata la discussione sulla legge elettorale che alla sua destra, il partito di Vannacci avrebbe, diciamo così ha avuto il consenso che poi invece, almeno i sondaggi gli attribuiscono e quindi in qualche modo oggi si ritrova in questa condizione un po’spiacevole, se posso dire così,
Di aver voluto cambiare la legge elettorale, però di promuovere una legge elettorale che probabilmente sarà la peggiore possibile con la quale andranno a votare ma, ripeto, è una semplice battuta, questa è invece voglio stare nel merito delle argomentazioni, anche perché vorrei dire in premessa che io faccio parte di quelli non avendolo votato e anzi avendo fatto una battaglia contro alcuni anni fa.
Di quelli che non hanno un giudizio positivo dell’attuale legge elettorale. Io non penso che le sorelle non sia una buona legge elettorale, anzi, devo dire penso sia una pessima legge elettorale e però penso che era veramente difficile riuscire a fare una legge elettorale ancora peggiore di quella che c’è perché perché da una parte si accentuano gli elementi diciamo così che già nel Rosatellum non funzionavano?
E che però, badate bene, non è che non funzionavano semplicemente nel Rosatellum, non funzionavano, almeno secondo me, nell’idea nel pensiero che ha largamente attraversato il dibattito pubblico di questo Paese negli ultimi 25 anni.
Che bisognasse, nel nome della del supremo interesse della governabilità, sacrificare la rappresentatività, ora io faccio parte di quelli che pensano che la stabilità certamente un concetto serio naturalmente anche a me non piace il fatto che ci siano, diciamo così, governi che durano brevissime stagioni come era per esempio della Prima Repubblica o per l’appunto che venga ridotto questo concetto, quella della stabilità a un problema minore, però non credo che si possa, diciamo così, venir meno rispetto a un bilancio storico di quello che è accaduto negli ultimi 25 anni.
In questi decenni un pensiero molto trasversale ha battuto su questo tema, no.
Trasversale e lo dico al presidente De Priamo che non lo non lo imputo semplicemente alle forze di destra, ho fatto una battaglia al referendum costituzionale, contro la riforma proposta dal dal, all’epoca primo ministro Matteo Renzi che fondava come ricorderete la sua tesi attorno all’idea che bisognasse la sera delle elezioni sapere chi è il vincitore posso dire che questa è proprio la cosa sbagliata è proprio la cosa che non funziona.
A me interesserebbe molto di più capire come una legge elettorale. Oggi si pone il problema, per esempio, di andare a intervenire su quello che invece questo sì è il grande problema democratico con il quale ci confrontiamo e questo Nante problema democratico si chiama molto banalmente, con il fatto che un pezzo sempre più significativo, sempre più rilevante, sempre più grande dell’elettorato di questo Paese a votare non ci va più è badate bene, questo astensionismo non è semplicemente un dato numerico in altre epoche storiche, con un altro linguaggio si sarebbe detto che ha caratteristiche di classe. Ora, con un linguaggio più moderno, diciamo che ha caratteristiche sociali, che vuol dire che ha caratteristiche sociali, che è più alto, nettamente più alto, dov’è nettamente più acuta la crisi sociale. Io penso che questo è un problema gigantesco, rispetto al quale credo le forze politiche dovrebbero, diciamo, così,
Porsi attorno a questo tema come il principale la principale delle questioni aperte, io non voglio rassegnarmi all’idea che in una serie di aree più marginali, più difficili, dove più forte è la crisi, si produca sempre di più questo elemento di separatezza tra la politica, le istituzioni e la cittadinanza e invece è accaduto esattamente questo e perché è accaduto perché la tesi di fondo è stata quella che bisognava e guardate che questa cosa va avanti da, diciamo così, da da dalla metà degli anni 90, Mauro Calise scrisse un libro tanti anni fa che si chiamava il partito personale, ve lo ricorderete
Nel quale aveva già visto gli elementi attorno ai quali sarebbe successo quello che poi è accaduto e la legge maggioritaria ci ha messo il suo e il progressivo svuotamento dei poteri del Parlamento a vantaggio del governo ci ha messo il suo insomma, qual è il punto di dissenso ovvero mio e della forza politica che rappresento che noi oggi avremmo bisogno di fare innanzitutto quest’?
Sto ragionamento come interveniamo sulla rappresentanza, come primo elemento, come si fa a ridurre questo aspetto?
Ecco, io credo che i punti di fondo della legge elettorale, non solo sulla rappresentanza, non intervengono, ma penso che invece introducono una serie di problemi molto seri e il premio di maggioranza è troppo grande, peraltro anche molto pericoloso, è presidente del ramo, sa bene che quando un premio di maggioranza ti consente di arrivare anche se prendo il 42,01 a 57 58% degli eletti nelle camere,
Ti avvicini molto pericolosamente anche alle soglie di garanzia che esistono nella Costituzione e che dicono che, per esempio, i giudici costituzionali, tanto per dirne una se l’è quello con i due terzi che il Presidente della Repubblica si legge con una serie di votazioni tutte garanzie che peraltro i padri costituenti avevano immaginato quando effettivamente ha una testa corrispondeva un voto e quando l’affluenza era nettamente più larga di quella che c’è oggi.
Devo dire e finisco che trova anche particolarmente sbagliata
E non credo che vada minimizzata, anche se non è sulla scheda, ma è nel programma, perché è un punto politico culturale molto serio la vicenda delle indicazioni del premier. Ora il presidente De Priamo, lo sa, io ho fatto, diciamo così su questa cosa la dura battaglia politica, perché ritengo che l’indicazione del premier, anche semplicemente nel programma, davvero è in totale contrasto con le caratteristiche di fondo della Repubblica parlamentare. Siccome io penso, e quando abbiamo discusso del premierato, non ho avuto problemi a confrontarmi su questo che le forme di governo si possono sempre mettere in discussione, però penso anche che, se si vuole mettere in discussione la forma di governo, bisogna seguire i dettami dell’articolo 138 della Costituzione e soprattutto bisogna lasciare l’ultima parola ai cittadini, perché sembra che ci sono i due terzi. L’articolo 128 ci dice, come è stato sulla magistratura, che l’ultima parola spetta al popolo sovrano. Ecco il fatto che, attraverso una legge ordinaria, si vada invece a intervenire anche semplicemente simbolicamente, su quello che però è un punto decisivo del nostro assetto democratico, perché riguarda anche i poteri del capo dello Stato. Ecco, a me pare
Molto, molto pericoloso, già solo per questo, io penso che rateizzata, diciamo così, contrastata con grande forza, grazie grazie mille.
Insomma, le 2 posizioni, le abbiamo viste estremamente chiare, oltre che esaustive. Passiamo la parola all’Accademia, ai professori, diciamo, cominciamo dal professor bisogni, soprattutto perché a me interessa un punto che ha sollevato De Priamo, che mi sembra molto interessante l’idea che in qualche modo ne abbiamo avuto una legge elettorale che per tutta la Prima Repubblica quarant’anni ci ha accompagnato e poi una serie di cambiamenti della legge elettorale. Io vorrei anche provare a collocarla questa legge elettorale in un quadro storico, in qualche modo perché questo bisogno di cambia continuamente legge elettorale, perché la seconda che pubblica, se da un lato è stata la la Repubblica dell’instabilità, più che dell’alternanza, o comunque di una fortissima alternanza perché non c’è mai stato un Governo, correggetemi se sbaglio fino a ora che ha retto l’impatto di due legislature consecutive. Dall’altro lato, è stata una legge una
Un pezzo della nostra Repubblica che anche visto succedersi di tante leggi elettorali quasi non riuscissimo a trovare la forma perfetta dopo quarant’anni diciamo di monocolore democristiano, quindi.
Sì, c’è abbastanza da dire allora, innanzitutto grazie, dottor cancellato e grazie soprattutto a voi per la presenza in questa sala, perché è The rappresenta a mio avviso un ottimo viatico per l’associazione cui partecipo, ed è anche rappresenta a mio avviso un segno di continuità con la stagione referendaria il referendum costituzionale sulla riforma del Titolo quarto ha consentito al popolo di far sentire la propria voce e popolo ha partecipato, ha partecipato con percentuali per certi aspetti più inusitate, e quindi mi fa molto piacere vedere tanta gente in questa sala, perché mi ricorda appunto gli incontri che i numerosi incontri che ho fatto prima della
Delle votazioni di marzo di di quest’anno, ora c’è un altro segno, c’è un’altra continuità tra la riforma costituzionale del Titolo quarto e il tema di questo panel, perché si dice che la legge elettorale giustamente è una legge ordinaria.
Quindi è modificabile a maggioranza semplice.
Questo è vero da un punto di vista però formale.
E mi sentirei di dire da un punto di vista formalistico, perché la legge elettorale, qualsiasi legge elettorale, tutte le legge elettorale, non solo in Italia ma in qualsiasi Paese sono leggi sostanzialmente costituzionali, ora qui accanto c’è Giovanna De Minico, che è una validissima docente di diritto costituzionale e che può,
Fornirvi argomenti molto più ricchi di Imi per sostenere questa tesi, che è una tesi che, diciamo è riconosciuta da tutti i costituzionalisti, è qualcosa che si insegna nelle aule di Giurisprudenza, vi do solamente due dati per sostenere questa tesi, la tesi in base alla quale le leggi elettorali sono sì formalmente leggi ordinarie ma sostanzialmente sono leggi costituzionali.
Allora la prima circostanza e che in realtà in Costituente stesso si inizi si parlò di costituzionalizzare il sistema elettorale proporzionale, cioè quel sistema grazie al quale fu eletto alla Cossiga fu eletto all’Assemblea Costituente. Ora la tesi non passò perché non passò perché si preferì lasciare la legge elettorale, il, il sistema elettorale alle determinazioni delle forze politiche, perché si era consapevoli che le élite, la legge elettorale, è un ingranaggio particolarmente delicato, il SIS nel funzionamento del del sistema politico, ma la percezione generale è che la legge elettorale non potesse essere modificata. Hamas a colpi di maggioranza, tanto è vero che durante la prima alla cosiddetta Prima Repubblica, come diceva il dottor cancellato, come tutti quanti noi sappiamo, la legge elettorale proporzionale è durata quasi poco meno di 50 anni. C’è stato un tentativo di modificarlo che penso che molti di voi conoscano vede la famigerata legge truffa
Quello del 1953 ci fu una reazione veemente da parte della delle opposizioni, una reazione veemente non solo per il merito della legge stessa, perché aveva un medesimo contenuto dell’attuale riforma elettorale, cioè il premio di maggioranza, sulla quale tornerò, perché farà una piccola considerazione di merito su questa riforma elettorale io ora mi sto attenendo semplicemente al piano del metodo.
Ebbene, quella reazione fughe fu veemente, anche dal punto di vista appunto, del metodo, perché perché fu una riforma che fu voluta dalla maggioranza democristiana, alla quale in questo modo, con l’introduzione di un corposo premio di maggioranza, sperava come dire di reiterare no quel quel momento felice che aveva Inc che aveva esperito nel 1948 quando per la prima volta per la prima e unica volta nella storia repubblicana,
La maggioranza è stata monocolore, sostenuto da un solo partito, non c’è stato un governo di coalizione, tenete presente che addirittura la riforma elettorale del 1953 era talmente, come dire, divisiva, che persino il presidente del Senato, un democristiano e il presidente Paratore preferì dimettersi pur di non accondiscendere alle al colpo di forza.
Portato avanti dalla leadership democristiana, questo per dire che cosa per dire che appunto le leggi elettorali si è vero formalmente possono essere modificate anche da una maggioranza, ma in realtà non lo si dovrebbe fare perché bisognerebbe avere lo stesso approccio che sia nei confronti della Costituzione e mi dispiace notare che l’attuale maggioranza di governo sta commettendo lo stesso errore che ha commesso con la riforma del Titolo quarto, cioè modificare la Costituzione in quel caso, appunto, il testo della Costituzione nella nel Titolo quarto, sempre a maggioranza, senza coinvolgere le opposizioni, senza determinare un sistema elettorale che sia condiviso,
Le Costituzioni, da questo punto di vista, dovrebbero essere modificate con una mentalità qui cito una persona che di politica se ne intendeva Otto von Bismarck, il cancelliere tedesco, il quale diceva qual è la distinzione fra il politico e lo statista, il politico pensa alle prossime elezioni lo statista pensa alle prossime generazioni.
Le leggi elettorali dovrà essere, dovrebbero ex, come anche la Costituzione dovrebbero essere modificate con questo spirito, con questo metodo ed è un metodo che può essere integrato solamente se le opposizioni vengano coinvolte nella riforma elettorale, un’ultima osservazione, una considerazione di merito che si allaccia a quello che ho detto poc’anzi questa riforma elettorale,
Reintrodurre reintroduce sì, perché questo è il termine più appropriato, il premio di maggioranza ora sul premio di maggioranza si possono fare delle considerazioni sia teoriche che storiche, quelle teoriche sono relativamente facili per me, in maggioranza a livello di elezioni politiche nazionali.
è molto raro, di solito viene adoperata solamente per le elezioni locali, perché lì c’è una compensazione per il premio di maggioranza alt, distorce profondamente la rappresentatività e a livello locale questa distorsione viene Icons, compensata dalla vicinanza degli elettori rispetto alle letto, l’elettore è in grado di conoscere coloro i quali sono entrati mediante un premio di maggioranza in consiglio comunale, non altrettanto può dirsi invece in un Parlamento, ma sono soprattutto le considerazioni storiche, il dato storico che francamente depone contro il premio di maggioranza. Signori, il premio di maggioranza in Italia ha una storia che è autenticamente sinistra.
Il premio di maggioranza è stato introdotto alla legge Acerbo, quella che portò alle elezioni del 1924. Quelle elezioni furono contestate da Giacomo Matteotti e sappiamo come è andata a finire il premio di maggioranza è stata oggetto della riforma elettorale, di cui vi ho parlato in precedenza, la legge, truffa e per fortuna quel meccanismo non scattò non scattò non solo perché i partiti laici si opposero che erano vicini alla Democrazia cristiana ma perché una parte,
Della base della Democrazia cristiana, Democrazia Cristiana e all’epoca non era convinta di quel colpo di forza, il premio di maggioranza è stato previsto anche dal Porcellum e anche lì sappiamo com’è andata a finire con una Corte costituzionale che sostanzialmente la smontato, allora la domanda che può essere rivolta alla maggioranza nivale effettivamente la pena siete ancora in tempo per evitare di cadere nello stesso errore politico con cui siete caduti con la riforma costituzionale del Titolo quarto, pensateci,
Grazie
Grazie mille e a Giovanna De Minico tocca, come dire, l’onere e l’onore della conclusione, io la ringrazio per l’invito, ovviamente, che m’ha posto una volta di più, visto che si chiama Officina Costituzione, questa neonata realtà.
Io andrei proprio come dire dritto al punto, cioè sui rilievi costituzionali, eventuali di una legge che, come ha detto giustamente il professor fabbisogni, dovrebbe avere una valenza di legge costituzionale come quella con cui andiamo a votare. Grazie Francesco. E ancora grazie per la vostra pazienza, che forse era stiamo mettendo a dura prova, però ecco rimanete, perché c’è poi una sorpresa finale, direi gassosa, altro che le nostre chiacchiere veramente bella, la sorpresa finale, ancora un minuto di pazienza, quindi in questo caso però io non interverrei, come ha detto Francesco in qualità di professore della Federico secondo, non perché io disconosca questo titolo mi dà da mangiare alla Federico. Sono ben contenta di essere un docente della Federico, ma a me piace partire dalla provocazione che ha fatto il presidente della prima commissione del Senato, il presidente De Priamo, perché ci ha detto che la legge elettorale non è una legge neutra, non è una formula, diciamo sterile, matematica, di traduzione, dei voti in seggi o meglio è anche questo, ma è tanto altro prima. Ecco e io sono perfettamente d’accordo il presidente lo sa che qui di neutrale non c’è niente, così come non c’è niente di neutrale nell’intelligenza artificiale, se ci fanno passare per cose obiettive ciò che hanno un alto tasso di relatività, qual è la relatività della legge elettorale e quello che c’è dietro cosa c’è dietro, ci sono i nostri diritti. Ecco che il mio intervento non è a titolo di costituzionalista, bensì di cittadina della Repubblica italiana.
E quali diritti ci sono e qua devo prendere un pochettino rubare dei vari interventi, poi me lo consiglierei te me lo consentirete, ce n’è uno di fondo che il diritto di voto, Dinoi e cittadine e cittadini, questo diritto di voto per costituzione a due tratti essenziali essenziali simili solo la Costituzione dice che non c’è una graduatoria negli attributi, ma qua gli attributi sono veramente definitori, indicano l’identità del diritto fondamentale e uno è l’uguaglianza del voto e l’altra è la libertà del voto.
Guardiamoli rapidamente l’uguaglianza, che significa uguaglianza, che il voto mio è uguale al voto del presidente De Priamo. Dovevo fare l’esempio suo perché penso che voteremo in maniera opposta o no a occhio e croce, sì o Crecchio scesi al momento, sì, al momento sì, bene entrano uguali, ma poi per miracolo, perché questo governo, la bacchetta magica la sta usando continuamente, escono diseguali perché se io, malauguratamente, sono andata a scegliere la coalizione perdente, ma a me non capiterà e beh il mio voto vale di meno e il voto del presidente di Priamo, grazie però sono chiamato l’applauso. Il voto vale di più e lì l’ingiustizia. Care signore, cari signori e l’ingiustizia che questa torta lo dico sempre ai miei studenti, perché la legge elettorale sullo scoglio del diritto costituzionale
Mantini, il diametro eguali, i voti, i seggi sono sempre 400, il problema è che sentiamo una fetta a chi ha vinto le elezioni, maggiore del consenso che si è conquistato sul campo, agli altri gli diamo una fetta minore, questo è matematico, sono ciuccio e matematica però voglio dire è proprio evidente.
Che la legge che ha un premio, come giustamente spiegava prima il mio collega nonché amico e una legge che finisce per togliere voti alla coalizione che ha perso voti che aveva conquistato col consenso se li era fatti uno per uno e li assegna la coalizione,
Che ha vinto, ma quell’assegnazione un cadeau, e è una gentile concessione come gentile concessione e anche la preferenza sulla quale interverrò da qui a breve, quindi io qui e l’ho detto a chiare lettere
Io amo la Corte Costituzionale. Un costituzionalista non puoi non amarla, però ha diritto di criticarla l’errore e nelle sentenze della Corte costituzionale, ma non lo dico io lo dice il mio maestro in maniera molto più chiara e autorevole di me, quando la corte ha iniziato a dire che il premier è legittimo se si aggancia una soglia, ecco che iniziato lo sciocchezzaio di qual è la soglia che rende legittimo il premio ragazzi, la soglia e la misura della ferita, io posso avere una ferita profonda soglia bassa possa avere una ferita meno profonda, soglia alta questa legge da una ferita non tanto profonda. 42% la Corte si era accontentata del 40, ma la ferita rimane non è che una situazione che nasce incostituzionale. Strada facendo si converte, diventa costituzionale e che è sì, tarocca rimane incostituzionale. A ciò, poi dovremmo aggiungere che questo 40% è calcolato su chi vota e ma ce l’ha detto prima, splendidamente il senatori ci sono quelli che non vanno a votare.
E allora noi facciamo un premio di maggioranza che lo diamo alla minoranza che si calcola su chi vota a la minoranza della minoranza in matematica si chiama effetto moltiplicatore. Ancora io, che sono una ciucci e matematica, sono costretta a citare la matematica. Questo premio proprio non sa da fare perché lede la parità del voto, ma lede i piccoli partiti. Quando il piccolo Park, col partito conta di meno, c’è uno scritto bellissimo di Ferrari, un antico costituzionalista che diceva il 49 e il piccolo partito pretende dallo Stato la pari dignità dell’altro. Si sta votando dalla tomba anche lui, un uno studioso dell’Accademia napoletana, andiamo alla seconda ferita, la seconda ferita e quella della libertà di voto. Io tengo molto alla libertà,
Un valore fondamentale. La Chiesa ce lo dice, se non c’è libertà, non c’è il libero arbitrio, non c’è coscienza, non c’è responsabilità, se ne cade tutto senza la libertà, perché non c’era libertà di voto e perché ragioniamo 406 70 glieli regaliamo il cadeau quelli che vengono, diciamo, individuati dall’altra, il calati in basso, le donne non ci stanno stanno solo per il 40% 28 su 70, come al solito, noi, i voti ce li dobbiamo guadagnare sul campo, direbbe il mio maestro, uno per uno ai maschietti. Gli vengono dati il 60%, se volessimo fare una norma pro e uguaglianza di genere,
Va svoltato come un calzino, devi fare il 60 al sesso femminile il 40 ai maschi, perché stiamo indietro e se siamo indietro ci deve dare una spinta per andare avanti, ma lasciamo stare questo andiamo al fatto delle preferenze 70 fuorisacco, togliergli i capilista. I capilista sono bloccati anche questi alla solida storia calati dall’altro, che avanza
Avanza alcuni dicono un quarto, alcuni dicono un quinto, quindi è una frazione minima, sono 80 su 400 e questa è la preferenza a questi la libertà di scelta, aggiungiamo che i partiti piccoli non portano a casa, niente a stento portano i capilista, non hanno una consistenza da portare a casa le preferenze quindi qui si lei di addirittura il party,
Il diritto del partito piccolo e soprattutto dell’elettore del partito piccolo, che ha il diritto di preferenza, io dico appesa a un filo, cioè teoricamente assegnatogli, ma concretamente in negatogli, vedete allora che essa, in grande Giosa degli illusionisti e l’ho detto no, che che Silvan ha solo da imparare e perché ti fanno vedere la preferenza come un diritto in controluce, ma dietro non c’è la preferenza, c’è il calo dall’alto, non solo e se ragioniamo anche sulla questione dei dei dei collegi, sulla questione degli italiani all’estero, insomma, le incostituzionalità sarebbero tante. Credo che è finito il tempo
Non lo so, mi guardavo
È ancora un minuto, non coprono praticamente mi arrendo e sono veramente tante le incostituzionalità e questa incostituzionalità culmina, come ha detto giustamente prima il senatore De Cristofaro con l’indicazione del premier indicato del futuro premier, e viene messo nel programma, quasi ledono qua delle due l’1,
O noi o chi indica col premier e si attiene a quel a quel nome e se si attiene a quel mo nomi, il capo dello Stato può anche andare a casa, se invece no, e quindi stiamo ledendo le prerogative del capo dello Stato oppure coloro che hanno indicato quel nome non si attengono le prese, il potere del capo dello Stato guardare in faccia con le mani si dilata, e però noi che abbiamo detto che dobbiamo essere difesi, che scegliamo che il giorno in cui votiamo sappiamo tutto, scegliamo il premier e ci hanno preso in giro, allora
Vedete, è veramente la legge delle illusioni, l’illusione che i voti sono uguali, non è vero l’illusione di di avere le preferenze e non è vero l’illusione di contare sì, un giorno per 5 non conti più niente, ma una certezza c’è, io la chiamo la certezza dell’Atac, la colla Rosen, che serve a chi ha il potere di rimanerci per altri anni e non solo di intervenire sul rapporto fiduciario, prendendolo così in mano ma di intervenire, come ci hanno già detto sugli organi di garanzia e alla fine che cosa rimane di questa Repubblica democratica? Abbiamo modificato la forma di governo, cosa modificabile per una via che non era lecita, e bisogna usare le vie esatte per conseguire i risultati leciti, altrimenti è una frode alla legge. Per me, quando andiamo a votare, pensiamoci a questa riforma che il nostro governo c’ha graziosamente Donato. Grazie
Però io devo decidere subito la parola,
Non sarò io ad annunciare la sorpresa che c’è dopo.
Quindi lascio la parola al presidente di nuovo per annunciare la sorpresa.
Grazie a tutti, innanzitutto grazie anche quest’ultimo dibattito, credo che abbia appassionato un po’tutti, perché il tema non è mai centrale, è proprio, siamo sul pezzo, è questione di giorni e poi si vedrà che cosa succede, ecco, allora io abbiamo pensato di chiudere in maniera fra virgolette leggera questo incontro che è durato parecchio e vi ringraziamo per tutti per la vostra pazienza quindi vorrei chiamare sul palco chiedo scusa un attimo l’orchestra
Dai
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