Certezza della pena: Tajani e Bobbio contro il perdonismo


Giustizia

Il vero garantismo non si sposa con il perdonismo. Tajani e Bobbio chiedono certezza della pena, tutela delle forze dell’ordine e sicurezza per tutti

di Anna Tortora –

Il dibattito sulla giustizia e sulla sicurezza pubblica in Italia torna ad accendersi con forza, riaprendo una frattura mai del tutto colmata tra politica, magistratura e forze dell’ordine. Al centro della discussione vi sono il tema delle scarcerazioni immediate, la percezione di impunità e l’interpretazione dello Stato di diritto.

Il nodo della sicurezza e le parole di Tajani

Ad aprire il confronto è stato il Vicepresidente del Consiglio e ministro degli esteri, Antonio Tajani, che ha espresso forte preoccupazione per la gestione delle valutazioni giudiziarie a seguito degli arresti in flagranza di reato:

«I cittadini hanno un sacrosanto diritto alla sicurezza. Come è successo a Torino, troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri. È sufficiente parlare con le forze dell’ordine e con chi vive nei quartieri ad alta densità criminale per capire quello che intendo.

Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno. E ho chiesto ai magistrati di mettersi una mano sulla coscienza ogni volta che scelgono di rilasciare chi è stato colto sul fatto e, una volta libero, è pronto a reiterare il reato. La percezione di impunità aiuta solo i malviventi. Invocare lo Stato di diritto con gli arrestati in flagranza è quindi strumentale. Lo Stato di diritto prevede che nessun innocente debba finire in carcere. Non che gli arrestati in flagranza possano tornare a delinquere il giorno dopo.»

La posizione di Luigi Bobbio: «Il perdonismo giudiziario è il tumore del sistema»

A sostegno dell’analisi di Tajani si è Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore della Repubblica, che ha analizzato l’impianto normativo e l’orientamento di parte della magistratura:
«Tajani ha perfettamente ragione. Il perdonismo giudiziario è il tumore del sistema nazionale della sicurezza dei cittadini italiani. E la difesa della Anm è solo la prova ulteriore del livello di strumentalizzazione e di equilbrismo dialettico che questa associazione di categoria fattasi partito può toccare.

La questione, infatti, non si incentra sul dovere dei magistrati di applicare la legge (come tenta di mistificare la Anm) ma sul modo in cui tale dovere viene adempiuto. Le leggi italiane, invero, offrono larghi (troppo larghi!) spazi ai magistrati nella concreta definizione dei singoli casi sui quali sono chiamati a pronunciarsi sia in tema di libertà personale degli indagati sia in tema di definizione delle pene da irrogare che, infine, in tema di affermazione o meno della responsabilità penale.

A tal proposito, è sotto gli occhi di tutti ed è incontestabile che i magistrati italiani sono di manica larghissima quando oggetto della loro attenzione lavorativa sono delinquenti comuni, dediti a quei reati che maggiormente minano la sicurezza pubblica, quali rapine, furti, spaccio, violenza alle persone o alle Forze dell’ordine e simili. Sono altresì di manica strettissima quando sono chiamati a occuparsi di fatti in cui il delinquente abbia riportato lesioni o sia morto durante una azione di polizia, casi nei quali il rigore e l’accanimento verso l’appartenente alle Forze di polizia raggiunge livelli patologici. E parlo della media ponderata dei casi.

Certezza della pena e tutela delle forze dell’ordine

Il risultato di tale stato di cose è che la stragrande maggioranza dei delinquenti viene subito rimessa in libertà, viene assolta o condannata a pene ridicole. Poliziotti e Carabinieri, per converso, devono quasi sempre affrontare anni e anni di indagini e processi nei quali vengono poi spesso anche condannati.

La ragione ultima di questa devastante situazione risiede nel modo politicizzato con il quale troppi magistrati, la stragrande maggioranza, “applica” le leggi, lette con la lente deformata e deformante della visione ideologica, prettamente di sinistra, in forza della quale i criminali sono nulla più che povere vittime della società capitalista e, come tali, meritevoli di un trattamento penale improntato al perdono. Bravo Tajani, anche per il coraggio.»

Un garantismo a tutela della legalità e dei cittadini

Il tema sollevato tocca le fondamenta stesse del patto sociale tra Stato e cittadini. Essere autenticamente garantisti significa tutelare le libertà di tutti, a partire da chi — come le forze dell’ordine — si trova quotidianamente in prima linea nel contrasto alla criminalità.

Senza sicurezza non può esserci vera libertà. Chi sostiene la causa della legalità e della giustizia riparativa individua nella certezza della pena e nel rispetto del lavoro di Polizia e Carabinieri i pilastri essenziali per evitare che la percezione di impunità continui a minare la fiducia delle comunità nelle istituzioni dello Stato.

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