Ancona, 30 settembre 2026 – 30 settembre 2026: governatore Francesco Acquaroli, un anno di legislatura bis. Che cosa è contento di avere fatto e che cosa invece avrebbe voluto, ma non è riuscito a fare?
“La seconda legislatura è iniziata sostanzialmente in continuità con quanto avviato nella prima. Le priorità non sono cambiate e la conferma dei marchigiani ha ridato spinta ed entusiasmo per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Abbiamo approvato in Consiglio il nuovo piano dei rifiuti, la legge per la tutela del commercio e delle identità locali, l’aggiornamento del piano delle opere pubbliche e il provvedimento per la sicurezza. Stiamo lavorando per potenziare la strategia sui giovani con nuovi bandi e una legge dedicata, ma lavoriamo anche alla riforma dell’emergenza-urgenza, all’aggiornamento del piano socio-sanitario e della legge urbanistica, all’attuazione della Zes e alla revisione delle aree comprese nel credito di imposta, così come alla nuova programmazione europea, che partirà prossimamente. È una fase molto complessa, siamo concentrati su tutte le sfide, che sono quelle di turismo, borghi, infrastrutture, sostegno alle imprese, credito, sviluppo e ovviamente sanità. E registriamo dei fatti di grande importanza: il riconoscimento dell’Unesco per i nostri teatri, la scoperta della Basilica di Vitruvio, una regione che è sempre più protagonista e palcoscenico di eventi nazionali e internazionali”.
A proposito, non è che qualche assessore le scappa per candidarsi alle politiche?
“Lo escludo, a tutti avevo fatto prendere l’impegno di stare in giunta per l’intera legislatura”.
Il governatore Acquaroli insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Mi smentisce se dico che la giunta extralarge (a otto) è rimandata almeno a dopo le politiche del 2027, dato che finora nessuna Regione è riuscita a mettere insieme la possibilità data dalla legge 122/2025 con il nodo dell’invarianza finanziaria?
“Spero di no, spero si riesca a chiudere prima, non dipende soltanto da noi, però resta importante dare anche alla nostra regione le stesse opportunità che hanno quelle più grandi. Avere una regione numericamente più piccola non significa avere meno questioni da gestire”.
Il giorno della vittoria alle elezioni, lei indicò a caldo come priorità un pacchetto di provvedimenti per i giovani, per fermare la fuga di talenti o per riportarli nelle Marche. Che cosa è stato fatto?
“Abbiamo potenziato gli strumenti rivolti ai giovani con nuovi bandi e opportunità di formazione e creazione d’impresa, per favorire l’inserimento lavorativo e sostenere percorsi di innovazione e ricerca, ma soprattutto abbiamo avviato un provvedimento sperimentale rivolto a sostenere l’occupazione qualificata, valorizzare le competenze e favorire il rientro dei giovani talenti nelle Marche. È rivolto alle imprese che intendono assumere giovani laureati under 36 in posizione dirigenziale o di quadro, a tempo indeterminato e full time. Un’azione mirata sul capitale umano qualificato e sui fabbisogni delle imprese, per collegare competenze elevate e sistema produttivo regionale. Il bando scade in questi giorni e vedremo come avrà risposto il territorio. Stiamo poi lavorando all’impianto di una legge rivolta ai giovani, che li metta al centro di strategie, con un aggiornamento dell’assetto delle politiche giovanili regionali”.
La giunta con Acquaroli (al centro) e la sottosegretaria Silvia Luconi (a sinistra). da sinistra, gli assessori Consoli, Baldelli, Rossi, Bugaro, Pantaloni e Calcinaro
L’altra priorità era la sanità, in particolare la riforma dell’emergenza-urgenza. Ecco, qui a che punto siamo?
“Stiamo avviando un percorso di confronto con le aziende ospedaliere e i professionisti, insieme all’assessore alla sanità, così come avevamo fatto per la riforma degli enti sanitari e il piano sanitario. Crediamo che il confronto sia fondamentale. Raccoglieremo suggerimenti, input e spunti per arrivare in tempi contenuti all’approvazione in giunta e al successivo passaggio in Consiglio regionale, nei prossimi mesi”.
Le liste d’attesa danno segni di miglioramento, ma secondo la Corte dei Conti nel 2025 le visite inevase sono state oltre 100mila. La sanità è un campo minato per le Regioni. Nelle Marche, almeno in termini di provvedimenti, in questi mesi c’è stato un discreto attivismo (esami nei week-end, overbooking, case di comunità). È soddisfatto?
“Vedere la nostra regione seconda in Italia per i risultati sulle liste d’attesa con carattere di urgenza è un risultato che ci dà soddisfazione, un punto di partenza per migliorare. Le liste d’attesa rappresentano la priorità non solo nelle Marche ma in tutta Italia, una criticità che deriva dalla mancata programmazione del turnover nei decenni scorsi, dallo smantellamento dei servizi sui territori e soprattutto dai tagli alla sanità dal 2011 al 2019, oltre 37 miliardi.
Abbiamo messo in campo molte iniziative, come le aggregazioni funzionali territoriali dei medici di medicina generale, l’apertura dei punti salute, le farmacie dei servizi. Abbiamo potenziato la gestione delle agende con l’obiettivo che siano sempre sature, né ci siano slot inutilizzati, stiamo lavorando per migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni. Una novità importante arriverà dalle case di comunità: una per ogni distretto sarà dedicata ai cosiddetti bisogni non differibili, cioè a codici bianchi e verdi per snellire gli accessi nei pronto soccorso. La riforma della sanità che abbiamo avviato negli anni scorsi è rivolta al riequilibrio dei servizi sul territorio e ha l’obiettivo di restituire una rete sanitaria che possa dare risposte di prossimità, snellire attese e accessi ai pronto soccorso, riconsegnare agli ospedali la loro vocazione primaria, ossia il trattamento degli acuti”.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli
Intanto si è riacutizzata la crisi (ormai cronica) del distretto del ‘bianco’. Beko, Electrolux, Whirlpool Technology. Lei ha dichiarato: “Occorre che l’Ue faccia scelte importanti per tutelare la produzione dell’elettrodomestico”. L’Europa dovrebbe introdurre dazi antidumping sui prodotti cinesi o asiatici, e revocare incentivi o fondi comunitari alle aziende che delocalizzano?
“Penso che l’Europa deve fare l’Europa, e deve avere una strategia produttiva. Se l’Europa non è in grado di difendere la sua capacità manifatturiera, ci deve indicare l’alternativa verso cui dobbiamo andare, altrimenti deve metterci in condizione di essere competitivi. Eravamo leader nell’elettrodomestico, nell’automotive, nella moda, nel design, nel mobile e abbiamo esportato i nostri prodotti in tutto il mondo. Ora subiamo la concorrenza soprattutto del mercato asiatico, ma è una concorrenza che deriva dalla nostra incapacità di produrre? Certamente no. Deriva da diversi regimi fiscali, da una tassazione sicuramente più bassa, così come il costo del lavoro, dell’energia, delle materie prime. In Italia, in Europa, garantiamo standard elevati e questo produce sicuramente un costo maggiore. E se tu nello stesso mercato fai arrivare prodotti che derivano da sistemi con standard inferiori, è normale che non sei più competitivo. Quindi, o riesci a proteggerti, e l’Europa deve dirci come, oppure ci deve dire in quale direzione vogliamo andare e di conseguenza investirci”.
La legge per valorizzare centri storici e attività commerciali legate all’identità del territorio è stata ribattezzata – ingenerosamente, secondo la maggioranza – legge anti kebab, e ha scatenato polemiche. Dicono sia un suo pallino, come pure le misure del pacchetto sicurezza per i Comuni. Non è che vuole marcare stretto Vannacci a destra?
“La tutela di borghi, centri storici, enogastronomia, dell’autenticità delle Marche è un percorso che abbiamo avviato fin dal nostro insediamento. Ricordo che abbiamo investito oltre 110 milioni per la riqualificazione e il rilancio dei borghi storici, così come abbiamo sempre impostato le nostre strategie nel valorizzare eccellenze e peculiarità di tutto il territorio.
Nell’immagine sopra Numana, e in quella sotto il borgo medievale di Gradara
Con la legge per la tutela del commercio locale aggiungiamo semplicemente un nuovo tassello a quella strategia. Non possiamo vedere cancellata l’autenticità dei nostri territori a fronte di processi sociali che rischiano di stravolgerla, così come sul tema della sicurezza, che per noi da sempre è una priorità, tanto che già nella legislatura scorsa avevamo di molto aumentato le risorse stanziate dalla Regione per gli enti locali. Ci rendiamo conto che è un quadro mutato profondamente negli anni. La percezione di sicurezza è molto cambiata e ci sono fenomeni come le baby gang e i maranza che prima erano sicuramente più isolati e contenuti. Ci rendiamo conto che i Comuni da soli non possono farcela, per questo abbiamo voluto potenziare la nostra azione con l’Operazione Marche Sicure, per dare maggiori strumenti agli enti locali e rafforzare la collaborazione tra tutti i soggetti deputati alla sicurezza”.
Turismo e borghi sono da sempre una sua scommessa. Quali segnali arrivano dalla stagione?
“Arrivano segnali molto buoni, la stagione ha funzionato bene e ha visto molti turisti nelle Marche, tanti stranieri sia sulla costa che nell’entroterra. Abbiamo investito molto per potenziare l’offerta turistica e anche in questa direzione va la nostra azione di tutela di borghi e centri storici. Secondo lei, un turista che viene nelle Marche che cosa vorrebbe trovare nei nostri borghi? Penso che voglia vivere l’autenticità delle nostre comunità, assaggiare prodotti tipici, conoscere la nostra cultura e le tradizioni. È con questo obiettivo che va letto il nostro provvedimento. E la dimostrazione è nel fatto che già molti Comuni stanno lavorando per approvare regolamenti in attuazione della legge”.
Sul termovalorizzatore l’indicazione politica resta avanti tutta? Sa che il difficile, politicamente parlando, verrà quando si dovrà scegliere dove farlo?
“L’Europa pone obiettivi molto chiari da raggiungere entro il 2035 in tema di conferimento dei rifiuti in discarica, che non possono essere raggiunti solo con la differenziata, per quanto le Marche siano piuttosto virtuose. Il termovalorizzatore è l’unica tecnologia che può permetterci di raggiungere gli obiettivi. Pensiamo ad esempio alla vicina Emilia-Romagna, dove per circa cinque milioni di abitanti ci sono sette termovalorizzatori. Per troppi anni nella nostra regione abbiamo subito una logica ambientalista assolutamente folle, che ha impedito uno sviluppo in questa direzione, causando un gap rispetto ad altre regioni e costi superiori per tante imprese. E sicuramente sarà difficile individuare il sito dove realizzare il termovalorizzatore, ma la responsabilità della politica è di fare questo”.
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