L’ ex capo del Ris: «Spero di non essere indagato. Vado in tv perché sono certo che Sempio sia innocente. I carabinieri che non mi amano? Solo invidia»
Generale Luciano Garofano, sono giorni complicati. Come li sta vivendo?
«Con fatica e sorpresa. È ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro. Sto subendo un attacco mediatico senza precedenti, ma non consentirò a nessuno di distruggere me e il Ris».
Ma qui c’è una Procura secondo la quale voi avreste nascosto dei dati che potevano scagionare Stasi.
«Chiariamo. La Procura parla di dati grezzi non rinvenuti. Che però, guarda caso, il Ris, cioè il colonnello Marino, ha prodotto su richiesta dell’autorità giudiziaria».
Sì, ma 18 anni dopo.
«Vero. Ma se qualcuno voleva nascondere qualcosa ora non li avrebbe messi a disposizione. E poi i dati grezzi normalmente non fanno parte degli allegati che confluiscono negli atti dell’indagine, ma vengono forniti su richiesta».
Ma quei dati sono ritenuti decisivi per la difesa di Stasi.
«Se con questo si vuole dire che abbiamo nascosto dati favorevoli a Stasi è un’altra deduzione forzata. Io sono stato ascoltato dai pm e non sapevo neanche quali fossero i motivi della convocazione, ma su un punto voglio essere chiaro. Se ci fossero stati dati che inficiavano l’accertamento che sui pedali della bici di Stasi c’era il Dna di Chiara lo avremmo sicuramente comunicato. Ma qualunque analisi successiva non cancella la presenza di Dna di Chiara sui pedali ed è stato confermato anche dai consulenti della Procura».
Sì, ma una seconda analisi ha poi dato esito negativo.
«Ma comunque il dato del Dna di Chiara sui pedali è rimasto tale. Peraltro nella relazione dei periti con la quale la pm Muscio chiedeva la convalida del fermo, i consulenti di Stasi fanno riferimento alle analisi fatte il 20 e il 21 settembre. Ciò dimostra che tutto è stato messo a disposizione delle parti».
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Marino dice che la informava di tutto ed era lei a tenere rapporti con la Procura.
«E infatti io ho trasmesso la relazione di Marino, che scrive che sui pedali c’è il Dna di Chiara e con elevata probabilità si tratta di sangue. Attenzione, non abbiamo mai detto che fosse di sicuro sangue».
Il suo vice al Ris, Pizzamiglio, ha raccontato che all’epoca del delitto lei era in vacanza, ma al rientro fece un sopralluogo non autorizzato dal pm. In quanto lei teneva solo all’aspetto mediatico.
«Questo è completamente falso. Mi dispiace, perché io l’ho sempre considerato un valentissimo collaboratore. Non so perché possa aver detto tutto ciò. Pensare che facessi un sopralluogo all’insaputa del pm è folle. Sulla mediaticità, invece, è vero che io puntavo a far conoscere agli italiani non Garofano, ma il Ris».
Comunque, obiettivamente, non era un bel clima.
«Le parole di una persona non possono mettere in discussione il lavoro di una squadra che ha sempre operato in piena armonia».
Comunque vada a finire l’immagine del Ris rischia di uscirne fortemente sfregiata.
«Solo momentaneamente sfregiata. Insinuazioni e strumentalizzazioni non possono cancellare anni di lavoro. I tentativi di sfregiare il Ris sono frutto di una campagna mediatica che dà spazio alle chiacchiere e non ai fatti».
Ma anche tra i carabinieri molti non la amano. È vero?
«Non sono a conoscenza di antipatie, ma se così fosse non ne comprendo le ragioni. Io posso rivendicare di aver lavorato ai più intricati casi di cronaca in Italia. Magari questo potrebbe aver suscitato qualche invidia personale».
Teme di finire indagato?
«Non credo e spero di non esserlo. Lo dico perché non ho nulla da nascondere, se non gridare la mia onestà e la mia professionalità».
Non pensa che sia stato un pessimo segnale fare il consulente di Sempio dopo aver lavorato al caso?
«No. Mi ero già congedato, quindi non ero più coinvolto come polizia giudiziaria. E poi è stata una scelta precisa. Visto che l’inchiesta partiva dal Dna sulle unghie di Chiara e io sono certo che quel Dna non sia attribuibile a Sempio mi sono sentito di intervenire, perché non potevo consentire che si stravolgesse un risultato scientifico certo».
Il colpevole resta Stasi?
«Sì. Aggiungo. Anche se il dato del Dna sui pedali dovesse essere messo in discussione (e non è così) questo non demolisce tutti gli altri indizi a carico di Stasi. Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui».
Lei continua a stare in tv, anche se di recente l’hanno un po’ presa di mira. Non ha mai pensato di ridurre la sua esposizione mediatica?
«Io amo il mio lavoro e sono andato in tv in funzione dei casi di cui mi sono occupato. Sono diventato personaggio in quanto esperto che poteva portare un contributo. Mi sembra giusto continuare ad espormi anche per quanto ho appena detto: io credo che su Sempio non ci siano elementi che possano dimostrare che è lui l’assassino».
Quindi nessun sabbatico?
«Per niente. Aggiungo che tutto quello che sto subendo è frutto di una narrazione volutamente di parte, secondo la quale Stasi deve essere per forza innocente. Tutti coloro che contrastano questa ricostruzione, che poi è basata su una sentenza definitiva, vanno demoliti. Non mollo per la mia storia e per l’amore verso il Ris e l’arma dei carabinieri»
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