Il Garante regionale dell’Umbria per le persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale, avvocato Andrea Pensi, ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura, con comunicazione per conoscenza al Consiglio Giudiziario presso la Corte d’Appello di Perugia e al Ministero della Giustizia, una nota per rilevare le criticità relative al funzionamento dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto – competente per i circondari di Terni e Spoleto – e i ritardi nella trattazione delle istanze e dei procedimenti di competenza monocratica del magistrato di sorveglianza.
Il Garante riferisce di aver ricevuto numerose segnalazioni, provenienti sia da persone detenute sia dalla Camera Penale di Perugia, concernenti significative disfunzioni nel funzionamento dell’ufficio. La causa principale è presto individuata: la pianta organica dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto prevede tre magistrati di sorveglianza, ma attualmente ne risulta in servizio soltanto uno, il quale si occupa in via prioritaria del carcere di Orvieto e della gestione dei detenuti comuni degli istituti di Spoleto e Terni.
Le materie di competenza dei due magistrati mancanti rimangono così prive di trattazione: ne consegue che circa il 66% della materia monocratica è di fatto sospeso ormai da tempo, con grave pregiudizio per le persone detenute che vi sono interessate.
Nella nota si sottolinea la particolare natura delle attribuzioni della magistratura di sorveglianza. Il magistrato, nell’esercizio delle proprie funzioni di vigilanza, acquisisce dirette informazioni sul trattamento dei detenuti e sullo svolgimento dei servizi dell’istituto, mentre ai detenuti deve essere concretamente garantita la possibilità di rivolgere istanze e reclami alle autorità competenti.
Il procedimento di sorveglianza incide frequentemente in modo diretto e rilevante sulla libertà personale e su posizioni soggettive fondamentali della persona detenuta – tra cui permessi premio, permessi di necessità, reclami ex art. 35-ter ord. pen. e altri benefici – tanto che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 97 del 20 giugno 2015, ha sottolineato l’elevata “posta in gioco” di tali decisioni e la necessità di assicurare effettività alle garanzie processuali.
La tutela delle posizioni soggettive del detenuto trova nella magistratura di sorveglianza il proprio giudice naturale e specializzato, come ricordato anche dalla Cassazione (Sez. Prima Penale, sentenze n. 1449 del 17 gennaio 2023 e n. 33432 del 3 settembre 2024). L’art. 678 c.p.p. prevede del resto che, quando ne faccia richiesta l’interessato, l’udienza davanti al tribunale di sorveglianza si svolga in forma pubblica.
Il Garante segnala che gli effetti sul Tribunale di Sorveglianza di Perugia – per il quale sono pure giunte segnalazioni – devono essere considerati di carattere riflesso e secondario rispetto alla disfunzione primaria: i magistrati dell’Ufficio di Sorveglianza sono al tempo stesso componenti del Tribunale, sicché la scopertura dell’organico di Spoleto riduce la capacità complessiva del collegio.
Paradossalmente, si legge nella nota, i ritardi registrati presso l’Ufficio di Sorveglianza alleggeriscono – piuttosto che aggravare – il carico ipotetico del Tribunale, per effetto della riduzione dei giudizi impugnatori di competenza del Tribunale su provvedimenti negativi.
Tutto ciò premesso, il Garante ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura, per quanto di competenza di fornire informazioni sull’attuale situazione dell’organico dell’Ufficio di Sorveglianza di Spoleto, con riferimento ai posti vacanti rispetto alla pianta organica prevista e ai tempi prevedibili per la relativa copertura; di comunicare se siano già programmate o allo studio iniziative volte ad assicurare la piena funzionalità dell’ufficio, anche mediante assegnazioni, trasferimenti o altre misure organizzative; di valutare l’adozione di misure idonee a contenere e ridurre i ritardi nella decisione delle istanze di sorveglianza di competenza monocratica, avuto riguardo alla particolare incidenza di tali procedimenti sulla libertà personale; di assicurare ogni utile attenzione affinché sia garantito il regolare funzionamento dell’ufficio e, con esso, l’effettività della tutela giurisdizionale riservata alle persone sottoposte a limitazioni o restrizioni della libertà personale.
“L’effettività dei diritti delle persone detenute – dichiara il Garante regionale – richiede strumenti di tutela effettivi e tempestivi. Ritardi significativi nella trattazione delle istanze di sorveglianza rischiano di riflettersi in modo immediato sulla concreta garanzia dei diritti delle persone private della libertà personale. Per questo ho ritenuto doveroso interpellare il Consiglio Superiore della Magistratura affinché, per quanto di competenza, sia assicurata ogni utile attenzione al regolare funzionamento dell’ufficio”.
La segnalazione è stata formulata in ragione delle funzioni istituzionali di garanzia esercitate dall’Ufficio del Garante e dell’esigenza di contribuire, nell’ambito delle rispettive competenze, alla salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale.
“Ha fatto bene il Garante dei detenuti dell’Umbria, Pensi, a sollecitare CSM e sensibilizzare tutti i parlamentari umbri su un aspetto particolare molto grave – che dura da mesi, anche dopo la promozione in Toscana del dottor Gianfilippi – della drammatica situazione delle carceri umbre. Quello dello stato dell’Ufficio di sorveglianza, che soffre della mancanza di magistrati. Oggi c’è una sola Magistrata, che deve far fronte alle istanze di una popolazione carceraria di 1200 detenuti, tra Spoleto, Terni e Orvieto. Per questo si accumulano ritardi, richieste. Lo abbiamo toccato con mano nei mesi scorsi quando avevamo posto la questione direttamente al sottosegretario Balboni, al DAP e al CSM. Avevamo avuto l’assicurazione che almeno un magistrato sarebbe arrivato per settembre. Siamo al 1 ottobre e la situazione è la medesima. Chiediamo anche noi che tutti i parlamentari si associno a questo ulteriore appello del Garante. La situazione carceraria è oltre il limite di guardia, tra sovraffollamento, mancanza di polizia penitenziaria e di altre figure professionali. E questo dei magistrati di sorveglianza è uno degli aspetti più delicati” si sono espressi i parlamentari umbri del PD Anna Ascani e Walter Verini.
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