Sospendere l’iter delle pre-intese sull’autonomia differenziata, garantire prima il pieno finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni e riportare Comuni ed enti locali al centro del confronto. È la richiesta contenuta nell’appello promosso da ALI – Autonomie Locali Italiane, rivolto ai sindaci e agli amministratori locali di tutto il Paese.
L’iniziativa nasce dopo l’avanzamento degli schemi preliminari d’intesa con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il dossier parlamentare del maggio 2026 riguarda il trasferimento di funzioni in materia di protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa.
Per ALI il punto non è mettere in discussione il principio dell’autonomia amministrativa, ma il modo in cui questa viene costruita. Nell’appello si ribadisce che valorizzare i territori può contribuire a rendere più efficiente la pubblica amministrazione, purché tutto avvenga dentro un quadro di cooperazione, solidarietà e uguaglianza dei diritti.
La preoccupazione espressa dai promotori è che il percorso avviato possa invece aumentare le differenze tra territori e ridurre il ruolo degli enti locali nelle decisioni che riguardano direttamente le comunità.
Il nodo della sentenza della Corte costituzionale
Uno dei punti centrali dell’appello riguarda la sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale sulla legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata.
Con quella pronuncia la Consulta è intervenuta su diversi aspetti della legge n. 86 del 2024, dichiarando alcune disposizioni costituzionalmente illegittime e fissando limiti e condizioni al processo di differenziazione. Tra i principi richiamati dalla Corte c’è la necessità che il trasferimento delle funzioni avvenga nel rispetto dell’unità della Repubblica, della solidarietà tra territori e degli equilibri di finanza pubblica.
Su questa base, l’appello di ALI contesta l’impostazione delle pre-intese e chiede che ogni eventuale trasferimento sia costruito su funzioni precise, motivate e valutate singolarmente, evitando trasferimenti generalizzati di interi ambiti di competenza.
Un altro elemento sollevato riguarda la forte somiglianza tra gli schemi destinati a Regioni con caratteristiche molto diverse tra loro. Secondo i promotori, un’autonomia realmente differenziata dovrebbe invece partire dalle specificità dei territori e da un’istruttoria puntuale sulle funzioni richieste.
“I Comuni devono essere coinvolti”
L’appello insiste anche sul ruolo degli enti locali.
Secondo ALI, una riforma che modifica il rapporto tra Stato e Regioni non può essere costruita senza un coinvolgimento effettivo di Comuni, Province e Città metropolitane, che ogni giorno gestiscono servizi essenziali e rappresentano il livello istituzionale più vicino ai cittadini.
Il documento ricorda inoltre che alcune delle iniziative regionali alla base dell’attuale percorso risalgono al 2017 e al 2018 e sostiene la necessità di una nuova istruttoria, aggiornata alle condizioni attuali e accompagnata da un confronto con il sistema delle autonomie locali.
L’obiettivo indicato dai sindaci è quello di evitare che la differenziazione tra Regioni finisca per tradursi in una differenziazione dei diritti.
Prima i LEP e la perequazione
Una delle richieste più nette riguarda i Livelli essenziali delle prestazioni, cioè gli standard che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale nei diritti civili e sociali.
Per ALI non si può procedere al trasferimento di nuove funzioni senza aver prima definito e finanziato integralmente i LEP e senza aver reso effettivi gli strumenti di perequazione tra territori con diversa capacità fiscale.
La questione riguarda servizi fondamentali come sanità, istruzione, protezione civile e mobilità. La posizione contenuta nell’appello è che il luogo nel quale una persona nasce o vive non debba determinare la qualità dei diritti e dei servizi ai quali può accedere.
La stessa Corte costituzionale, nella sentenza 192 del 2024, ha esaminato il rapporto tra autonomia differenziata, LEP e finanziamento delle funzioni, confermando la centralità dei meccanismi che devono garantire i diritti civili e sociali sull’intero territorio nazionale.
Il tema della sanità
Tra i settori sui quali l’appello concentra maggiormente l’attenzione c’è la sanità.
ALI esprime il timore che una maggiore autonomia regionale su personale, trattamenti economici e organizzazione possa accentuare la competizione tra sistemi sanitari territoriali, soprattutto nella ricerca di medici, infermieri e altre professionalità.
Secondo i promotori, il rischio è quello di aumentare ulteriormente le distanze tra territori con maggiore capacità finanziaria e aree che già incontrano maggiori difficoltà nell’erogazione dei servizi.
Per questo il documento lega la discussione sull’autonomia differenziata a una questione più generale: come garantire che il Servizio sanitario nazionale continui a offrire diritti e prestazioni comparabili indipendentemente dalla Regione di residenza.
Le tre richieste dei sindaci
L’appello individua tre iniziative concrete.
La prima è la sospensione dell’iter delle pre-intese fino a quando il percorso non sarà pienamente coerente con i principi indicati dalla Corte costituzionale e non saranno finanziati i Livelli essenziali delle prestazioni e gli strumenti perequativi.
La seconda riguarda il sostegno istituzionale alle iniziative delle Regioni che intendono sottoporre alla Corte costituzionale le future leggi di approvazione delle intese.
La terza è la costruzione di una rete nazionale dei sindaci per l’unità e i diritti, con l’obiettivo di portare la discussione nei Consigli comunali attraverso mozioni dedicate.
Primo firmatario dell’appello è il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri.
Autonomia sì, ma dentro un quadro nazionale
Il messaggio che ALI affida ai sindaci è quindi quello di tenere insieme autonomia e unità.
La valorizzazione dei territori, nella posizione espressa dall’associazione, non deve tradursi in una competizione tra Regioni né in un diverso livello di tutela dei cittadini. Il punto è costruire un sistema in cui le autonomie possano essere rafforzate senza indebolire la solidarietà nazionale e il ruolo degli enti locali.
Da qui la richiesta di fermare l’attuale percorso delle pre-intese e riaprire un confronto che parta da tre condizioni: diritti uguali in tutto il Paese, risorse adeguate e pieno coinvolgimento dei Comuni.
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