Magistrati, arrivano i test psicoattitudinali: ma decisiva sarà sempre la preparazione


Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato una delibera con cui ha dato attuazione al decreto in base al quale la prova orale del concorso per l’accesso alla magistratura deve prevedere, tra l’altro, anche un “colloquio psicoattitudinale diretto a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria, come individuate dal Consiglio superiore della magistratura con propria delibera”.

Obiettivo dell’innovazione legislativa è quindi quella di individuare l’eventuale assenza di tratti incompatibili con lo svolgimento delle funzioni giudiziarie previa definizione dei criteri e delle condizioni di inidoneità degli aspiranti magistrati.

Linee guida

La decisione attuativa del Consiglio, giunta dopo una approfondita istruttoria operata anche con l’intervento di esperti dei diversi settori della psicologia, della psichiatria, della psicometria, della neurologia, della medicina del lavoro, prevede che i candidati che abbiano superato le tre prove scritte e risultino ammessi alla prova orale sostengano test psicoattitudinali che, come previsto espressamente dalla norma di legge devono essere individuati dal Csm “nel rispetto delle linee guida e degli standard internazionali di psicometria”.

Alla prova orale si aggiunge quindi un colloquio diretto dal presidente della commissione esaminatrice con l’ausilio di un esperto psicologo, a cui seguirà una valutazione complessiva del candidato affidata alla commissione d’esame. Il test non è quindi previsto come autonomo giudizio di idoneità, ma come strumento preliminare.

Cinque aree

La delibera del Csm ha individuato cinque aree dirette a definire le condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria sulle quali dovrà concentrarsi l’accertamento dei candidati.

La prima area è quella cognitiva che mira alla capacità di analizzare situazioni complesse, distinguere gli elementi rilevanti e quelli secondari, valutare ipotesi diverse e arrivare a conclusioni fondate sulle informazioni disponibili.

La seconda area riguarda la dimensione emotiva, e quindi la capacità di conservare lucidità e adeguatezza del comportamento anche di fronte a situazioni caratterizzate da pressioni, conflitto, elevata responsabilità o forte coinvolgimento emotivo.

La terza è quella relazionale al fine di comprendere prospettive e stati emotivi degli altri senza compromettere l’obiettività del giudizio e l’autonomia decisionale. Nella valutazione rientrano anche la capacità di comunicare in modo chiaro, formulare domande pertinenti e confrontarsi professionalmente con altri soggetti.

La quarta area attiene alla capacità di agire con equità e autonomia di giudizio, valutando fatti, informazioni e persone senza lasciarsi condizionare da preferenze personali, stereotipi, convinzioni pregresse o pressioni esterne.

L’ultima è quella organizzativa, che tende ad accertare la capacità del candidato a pianificare le attività, individuando le priorità, distribuire il carico di lavoro e rispettare le scadenze. Sarà anche necessario dimostrate la capacità di gestire contemporaneamente più attività e di mantenere un equilibrio tra accuratezza, completezza e tempestività.

Il modello non c’è

La complessa istruttoria che ha consentito queste conclusioni si è anche confrontata con le plurime opzioni contenute negli ordinamenti europei, da cui peraltro non è stato possibile trarre stimoli significativi stante l’emergere di forti diversità. Unica constatazione l’assenza di un unico modello europeo di valutazione psicologica del magistrato, peraltro non sempre previsto.

La delibera consiliare ha quindi posto la base sulla quale operare le fasi successive e in particolare l’elaborazione dei test che, come detto, non avranno alcun automatismo di idoneità/non idoneità, ma dovranno servire a individuare aspetti da approfondire nel colloquio “diretto dal presidente (della commissione esaminatrice) con l’ausilio dell’esperto psicologo” e quindi nella decisione finale della commissione a “cui compete la sintesi valutativa finale, l’espressione del giudizio finale di idoneità o non idoneità e la responsabilità del provvedimento conclusivo”.

Sarà ora necessario la predisposizione dei test da somministrare ai concorsisti per dare concretezza agli obiettivi posti dalla delibera del Csm, per poi passare alla necessaria sperimentazione in una situazione reale di un concorso in svolgimento. Dovrà, peraltro, tenersi conto della nota difficoltà dell’esame per l’accesso in magistratura e quindi della non ottimale situazione psicoemotiva in cui si trovano i candidati.

Sperimentazione

È quindi necessario prevedere non solo comprovate capacità di valutazione, ma anche qualità degli strumenti posti a disposizione della commissione quali la composizione dei campioni di verifica e la formazione degli esperti. Solo la concreta sperimentazione potrà evidenziare se e in che limiti potranno individuarsi strumenti sufficientemente affidabili che obbediscano all’obiettivo posto dal legislatore diretto non a fissare caratteristiche uniformi del “buon magistrato” ma ad accertare eventuali carenze in specifiche capacità funzionali individuate sulla base della concreta professione giudiziaria che rendano problematico l’esercizio della giurisdizione.

Solo la concreta esperienza potrà dire se lo strumento dei test psicologici dimostrerà correttezza scientifica ed effettive capacità selettive. Un risultato positivo è stato comunque raggiunto nel superare le polemiche che dagli anni Settanta hanno accompagnato i variegati pareri sulla necessità o l’opportunità di introdurre i test nel concorso di accesso alla magistratura. Marcando la distanza dal Csm è intervenuta nei giorni scorsi l’Anm che, in una nota, ha espresso la sua contrarietà a uno strumento “pensato e costruito come strumento da usare nel dibattito pubblico per attaccare la magistratura” e segnalando come i magistrati sono già sottoposti a quadriennali valutazioni di professionalità. In tal modo bene si apprezza l’autonomia delle decisioni del Csm rispetto alle posizioni dell’associazione che raccoglie la quasi totalità dei magistrati e delle sue articolazioni interne.

Approfondimento

I legittimi dubbi sull’efficacia e sull’opportunità dei test psicoattitudinali non devono però consentire alla stessa magistratura di dimenticare la necessità di un adeguato approfondimento delle modalità con cui vengono effettuate le valutazioni di professionalità, facendosi per prima portatrice di innovative e concrete proposte che rivisitino il sistema dandogli quell’efficienza indispensabile ai fondamentali compiti assegnati dalla Costituzione senza intaccare l’altrettanto fondamentale tutela della sua indipendenza e autonomia.


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