Una condanna da 421.224 euro a carico dell’ex presidente dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani riporta al centro dell’attenzione la gestione dell’ACI e, soprattutto, l’effettività dei suoi meccanismi interni di controllo.
La decisione della Corte dei conti, raccontata da La Repubblica, riguarda la percezione da parte dell’allora presidente di compensi che avrebbero superato il tetto complessivo previsto per i manager pubblici. Il danno erariale accertato sarebbe stato quantificato inizialmente in 526.530 euro, ma la somma posta a carico di Sticchi Damiani è stata ridotta del 20%.
Ed è proprio la motivazione della riduzione a rappresentare uno degli aspetti più significativi della vicenda: secondo quanto riportato negli atti citati dal quotidiano, anche “l’amministrazione e gli organi di controllo interno all’ente” avrebbero contribuito alla produzione del danno non mettendo in atto le necessarie “attività inibitorie”.
Un passaggio che assume particolare interesse anche alla luce delle vicende che negli ultimi mesi hanno interessato l’Automobile Club di Foggia, pur trattandosi di procedimenti, responsabilità e periodi amministrativi distinti e senza che possa essere stabilito alcun automatismo tra i due casi.
Il tetto dei 240mila euro e gli altri incarichi
La vicenda Sticchi Damiani nasce dall’esame dei compensi percepiti dall’ex vertice ACI durante i suoi mandati. Accanto all’emolumento per la presidenza dell’ente nazionale, erano finiti sotto esame i proventi derivanti da altri incarichi, tra cui quelli in ACI Informatica, nelle società partecipate e in altri organismi.
Il limite allora previsto era di 240mila euro annui per i manager pubblici.
La questione era stata inizialmente affrontata anche dalla Procura penale. Secondo la ricostruzione di Repubblica, Sticchi Damiani aveva sostenuto di ritenere che l’ACI, per la propria particolare natura giuridica, non fosse assoggettato a quel limite. Il procedimento penale per falso era stato quindi archiviato.
Gli atti erano però passati alla magistratura contabile, che aveva aperto il fascicolo relativo al presunto danno erariale per “indebita percezione di retribuzioni in eccedenza”.
La proposta di restituzione e la richiesta dell’ACI
Nel corso della vicenda, l’ex presidente avrebbe proposto di restituire all’ACI 411.550 euro in 36 rate. Il pagamento, tuttavia, non sarebbe poi intervenuto.
Successivamente, il 27 giugno 2025, l’Automobile Club d’Italia avrebbe chiesto a Sticchi Damiani la restituzione di una somma ancora superiore, pari a 659.632 euro.
La Corte dei conti ha infine quantificato il danno in 526.530 euro, riducendolo poi del 20% e arrivando alla condanna per 421.224 euro.
La riduzione, secondo la ricostruzione giornalistica della decisione, sarebbe legata proprio al comportamento degli apparati amministrativi e di controllo dell’ACI, che non avrebbero impedito il superamento del limite.
La magistratura contabile avrebbe inoltre evidenziato che Sticchi Damiani conosceva le norme e le disposizioni interne dell’ACI relative al tetto complessivo dei compensi, avendo sottoscritto le deliberazioni che le applicavano.
Il precedente dossier de l’Immediato sull’ACI
La decisione arriva mentre l’Immediato ha già dedicato negli ultimi mesi una serie di approfondimenti al sistema ACI e, in particolare, alla situazione dell’Automobile Club di Foggia.
Il dossier aveva ricostruito dapprima alcuni passaggi riguardanti l’ACI nazionale, dalle operazioni immobiliari alla struttura delle società partecipate, per poi concentrarsi sulla condizione economico-finanziaria dell’ente foggiano.
Per l’Automobile Club di Foggia gli atti ufficiali avevano certificato un’esposizione verso l’ACI nazionale pari a 2.862.874 euro al 30 giugno 2025.
Il piano di rientro inizialmente prospettato, con rate da 6mila euro al mese, era stato giudicato non sostenibile perché avrebbe richiesto oltre quarant’anni per l’estinzione del debito, senza considerare gli interessi. Anche una successiva ipotesi di rientro in 18 anni non aveva superato le valutazioni tecniche dell’ACI.
Il commissariamento di Foggia
La situazione aveva portato prima alla proposta di scioglimento del Consiglio direttivo dell’Automobile Club di Foggia e poi al commissariamento.
L’ACI aveva descritto una “critica situazione economico-patrimoniale e finanziaria”, evidenziando la significativa esposizione debitoria e l’assenza, secondo le proprie valutazioni, di prospettive sufficienti per un autonomo riequilibrio.
Il decreto ministeriale aveva quindi affidato la gestione straordinaria al viceprefetto Alberto Monno, con il compito di ricostituire entro dodici mesi l’amministrazione ordinaria e di approfondire la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’ente.
Anche la Corte dei conti era intervenuta nel procedimento, chiedendo chiarimenti prima della registrazione del decreto di commissariamento, poi ammesso alla registrazione con osservazione.
Due vicende diverse, un tema comune: l’effettività dei controlli
La condanna di Sticchi Damiani e la crisi dell’Automobile Club di Foggia non possono essere sovrapposte. Si tratta di fatti differenti, con presupposti, responsabilità e procedimenti autonomi.
Il nuovo elemento che emerge dalla decisione della magistratura contabile nazionale riguarda però un tema già affiorato nel dossier: quanto siano stati efficaci nel tempo i meccanismi di vigilanza, controllo e prevenzione all’interno del sistema ACI.
Nel procedimento riguardante Sticchi Damiani, il ruolo dell’amministrazione e degli organi di controllo è entrato direttamente nella quantificazione del danno, tanto da determinare una riduzione del 20% della somma posta a carico dell’ex presidente.
A Foggia, invece, gli atti hanno documentato una esposizione debitoria maturata nell’arco di molti anni e arrivata fino al commissariamento dell’ente.
Due piani che restano giuridicamente separati, ma che rendono sempre più centrale una domanda di interesse pubblico: come abbiano funzionato, nelle diverse articolazioni dell’Automobile Club d’Italia, i sistemi chiamati a individuare per tempo squilibri, anomalie e criticità gestionali.
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