Veneto, 4 milioni per macchinari sicuri nella metalmeccanica


Il nuovo bando lega gli investimenti sulla sicurezza alla geografia delle ULSS: il 70% delle risorse di ciascuna linea è riservato alle aziende fino a 25 addetti.

VENETO – Non è un incentivo indistinto all’acquisto di tecnologia, né un fondo che si distribuisce semplicemente in base all’ordine di arrivo delle domande. Il Bando Metalmeccanica 2026 della Regione Veneto mette a disposizione 4 milioni di euro per sostituire o migliorare la sicurezza dei macchinari, ma lo fa con una scelta precisa: le risorse sono divise in nove linee corrispondenti ai territori delle ULSS e, dentro ogni linea, il 70% è riservato alle imprese con non più di 25 addetti.

È una novità che racconta un cambiamento concreto nel manifatturiero regionale. La sicurezza delle macchine non viene affrontata soltanto come adempimento o controllo, ma come investimento che deve raggiungere anche officine e piccole aziende. Per residenti, lavoratori e filiere locali il punto non è soltanto quanti euro siano disponibili: conta dove potranno essere spesi, quali impianti possono essere interessati e quale parte del tessuto produttivo avrà maggiore accesso alla graduatoria.

Perché il Veneto interviene proprio sulla metalmeccanica

L’atto approvato da Azienda Zero il 22 maggio individua il comparto metalmeccanico per la sua diffusione nel Veneto, per il numero di addetti coinvolti e per l’elevata incidenza infortunistica rispetto ad altre attività manifatturiere. Il finanziamento non arriva dal bilancio ordinario di una singola ULSS: la deliberazione spiega che una quota dei proventi delle sanzioni amministrative in materia di salute e sicurezza viene destinata, secondo la normativa nazionale e regionale, a programmi di prevenzione nei luoghi di lavoro.

Questa origine non va letta come una semplice partita contabile. Significa che risorse legate all’attività di vigilanza tornano sul territorio con un obiettivo preventivo: intervenire prima, sulla macchina e sull’organizzazione del lavoro. Il bando è uno degli strumenti del Piano strategico regionale 2025-2027 per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e concentra l’attenzione sugli impianti, non sui veicoli né sugli edifici.

La scelta cade in una fase in cui l’industria veneta mostra tenuta ma non una crescita uniforme. L’ultima rilevazione VenetoCongiuntura, costruita su circa 2.200 imprese con almeno dieci addetti e oltre 99 mila occupati di riferimento, registra nel secondo trimestre una produzione industriale in aumento del 3,3% su base annua e un fatturato a +2,7%. Per metalli e prodotti in metallo la crescita rilevata è del 3,3%; al tempo stesso l’utilizzo medio degli impianti è al 72%, segnale di capacità ancora disponibile e di scelte d’investimento da ponderare.

Il riparto non è uguale per provincia

Il fondo complessivo, IVA compresa, è di 4 milioni. Il riparto non segue una divisione identica tra le nove aree: è calcolato in proporzione alle Posizioni assicurative territoriali presenti nel 2024. In pratica, pesa la densità delle attività assicurate e produttive nell’ambito di ciascuna ULSS.

La quota più alta va all’ULSS 6 Euganea, con 794.072,70 euro. Seguono ULSS 9 Scaligera con 779.117,08 euro e ULSS 2 Marca con 717.388,69 euro. L’ULSS 3 Serenissima dispone di 461.838,29 euro, la Berica di 414.533,22, la Pedemontana di 312.591,22. Per l’ULSS 4 Veneto orientale sono previsti 198.715,64 euro, per la Polesana 169.302,36 e per la Dolomiti 152.440,80.

Non sono graduatorie tra province e non misurano da sole il fabbisogno di una singola città o distretto. Sono, però, la cornice che determina quanta concorrenza interna ci sarà per ogni area. Una piccola impresa con un macchinario collocato nel Veronese concorrerà nella linea Scaligera; una con impianto nell’area padovana in quella Euganea; una realtà trevigiana nella Marca. Se un progetto coinvolge macchine collocate in territori di ULSS diversi, l’impresa deve scegliere una sola linea. È un dettaglio operativo, ma ha un effetto territoriale rilevante: non esiste una cassa regionale indistinta a cui attingere dopo l’esaurimento della propria quota locale.

Sette euro su dieci alle imprese fino a 25 addetti

La parte più significativa dell’impianto è la separazione per dimensione. Su ogni linea, il 70% della disponibilità è destinato alle imprese fino a 25 addetti e il 30% a quelle oltre questa soglia. Complessivamente sono 2,8 milioni per la prima fascia e 1,2 milioni per la seconda. La scelta riconosce una caratteristica del Veneto produttivo: molti interventi riguardano aziende di piccola dimensione, dove una macchina datata può pesare molto sul ciclo di lavoro e dove la sostituzione richiede un esborso proporzionalmente più impegnativo.

La divisione, però, non equivale a un contributo automatico né stabilisce che una piccola impresa riceverà necessariamente più denaro. Ogni azienda può presentare una sola istanza, su una sola linea e per una sola fascia dimensionale; il contributo massimo è di 20 mila euro, IVA compresa. Le domande saranno valutate e finanziate in graduatoria fino all’esaurimento della rispettiva quota.

Il punteggio considera la dimensione dell’impresa, ma anche il grado di condivisione del progetto, il tipo di macchina interessata, le caratteristiche dell’intervento, la conformità a norme tecniche e la partecipazione al Piano mirato di prevenzione metalmeccanica del 2023. Il progetto condiviso con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, per esempio, riceve punteggio; non basta quindi allegare una richiesta di acquisto. Il finanziamento si collega a un progetto tecnico che deve dimostrare l’effettivo miglioramento.

Quali macchinari possono cambiare, e quali restano fuori

Il perimetro è più ristretto di quanto possa suggerire la formula “ammodernamento”. Sono ammessi progetti di sostituzione con rottamazione di macchine non marcate CE, acquistando una macchina nuova di natura simile, oppure progetti di miglioramento o sostituzione di macchine immesse sul mercato prima del 29 dicembre 2009 in Europa o del 6 marzo 2010 in Italia secondo la normativa richiamata dal bando.

Restano esclusi i mezzi semoventi con operatore a bordo, i veicoli a motore, gli impianti non a bordo macchina, l’acquisto di una macchina nuova senza una correlata sostituzione e il solo acquisto di accessori. È un confine importante: il bando non finanzia un generico rinnovo del parco aziendale. Finanzia il passaggio da un’attrezzatura specifica a una soluzione che migliori concretamente le condizioni di sicurezza, oppure l’intervento su una macchina esistente con i requisiti temporali indicati.

La misura ammette sia lavori già conclusi nei 36 mesi precedenti la scadenza sia interventi da realizzare entro dodici mesi dalla pubblicazione delle graduatorie. L’erogazione avverrà in un’unica soluzione dopo la rendicontazione della spesa. Per questo il fondo può incidere anche su investimenti recenti documentabili, ma non sostituisce la necessità di pianificare cassa, tempi di fermo macchina e adeguamento del processo produttivo.

La sicurezza delle macchine incrocia personale, età e produttività

Il bando non risolve da solo la carenza di competenze che molte imprese segnalano, ma mette in relazione due problemi spesso trattati separatamente: la qualità delle postazioni e la capacità di trattenere personale qualificato. Nordest24 ha raccontato la difficoltà di reperire meccanici, manutentori e fabbri nel manifatturiero veneto, dove in alcune professioni la quota di posizioni difficili da coprire supera i due terzi. In un contesto simile, rendere più sicuro e organizzato un reparto è anche una scelta sulla continuità del lavoro.

Un esempio concreto viene da Cittadella, dove il progetto tra BNP e Università di Padova ha sperimentato postazioni con cobot e sensori pensate per adattarsi ai ritmi e all’affaticamento degli operatori. Il racconto delle fabbriche padovane che usano robot e sensori a supporto dei lavoratori non descrive il bando regionale, ma aiuta a leggere la direzione del cambiamento: tecnologia e prevenzione non coincidono sempre, tuttavia una macchina sicura e una postazione progettata meglio possono ridurre l’esposizione a criticità operative e rendere più sostenibile il lavoro lungo tutta la carriera.

Il tema attraversa il Nordest anche oltre i confini regionali. Il recente rapporto sulla metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato quanto innovazione, qualità e capacità di investimento incidano sulle strategie delle imprese. In Veneto il nuovo bando aggiunge una leva diversa: non finanzia l’innovazione in astratto, ma chiede di dimostrare che la transizione dell’impianto migliori la protezione di chi lo utilizza.

Che cosa cambia ora per territori e filiere

La pubblicazione sul portale di Azienda Zero è del 22 settembre e il termine è fissato a 30 giorni da quella data. La fase successiva non sarà una gara a chi deposita per primo: conta la qualità del progetto e la sua posizione nella graduatoria della linea territoriale. Le risorse non utilizzate in una delle 18 quote possono essere riallocate secondo le regole previste dall’avviso, ma per le imprese l’elemento decisivo resta la verifica preventiva della propria area ULSS, della fascia dimensionale e dell’ammissibilità della macchina.

Per chi vive accanto a un distretto, lavora in officina o gestisce una piccola azienda della filiera, il risultato da osservare non sarà soltanto il numero delle domande. Sarà la distribuzione effettiva degli interventi: quante macchine datate verranno sostituite, in quali territori e con quale capacità di coinvolgere le micro e piccole imprese. Il disegno del bando mette già un dato chiaro sul tavolo: la prevenzione viene organizzata vicino ai luoghi di produzione, con una quota maggioritaria riservata al tessuto di aziende che caratterizza il Veneto metalmeccanico.


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