Le Linee Guida adottate con il DM 204/2022 hanno chiesto agli enti proprietari e gestori un salto di metodo, non solo una scadenza da rispettare. Per i Comuni fino a 15.000 abitanti il termine per arrivare alla Classe di Attenzione è il 31 dicembre 2026, ma il lavoro vero comincia il giorno dopo. Ecco come trasformare le Linee Guida in uno strumento concreto di conoscenza, manutenzione e decisione.
I ponti in Italia: un patrimonio diffuso e fragile
In Italia i ponti non sono soltanto opere di ingegneria. Sono collegamenti vitali: tengono insieme territori, economie locali, servizi e comunità.
La conformazione del Paese rende questa rete particolarmente complessa, tra aree urbane, montagne, colline, fiumi, vallate e zone soggette a rischio idrogeologico.
A questo si aggiunge l’età delle infrastrutture. Molte opere risalgono al secondo dopoguerra e oggi si trovano in una fase avanzata del loro ciclo di vita. Costruire non basta più: occorre conoscere, controllare, manutenere e programmare.
Secondo ANSFISA, il numero complessivo di ponti e viadotti presenti in Italia non è ancora noto con precisione, ma è stimabile in non meno di molte decine di migliaia. Ma il punto decisivo, quindi, non è solo sapere quanti ponti esistono. È sapere in quali condizioni si trovano, quali dati sono disponibili, quali informazioni mancano e quali opere richiedono attenzione prioritaria.
Le Linee Guida Ponti 2022 non riguardano solo i grandi ponti: ecco cosa devono controllare i Comuni
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che le Linee Guida Ponti 2022 riguardino soltanto i grandi viadotti. In realtà gli obblighi interessano un numero molto più ampio di opere e richiedono ai Comuni di conoscere e monitorare l’intero patrimonio infrastrutturale di propria competenza.
Per le costruzioni con luce complessiva superiore a 6,0 metri, le Linee guida prevedono il percorso di censimento, ispezione e determinazione della classe di attenzione.
Anche le opere più piccole, però, devono essere sorvegliate e controllate periodicamente: il principio di controllo delle opere d’arte stradali, già previsto dalla circolare ministeriale del 1967, è ribadito dalle Linee guida, nel testo accompagnato dalle Istruzioni operative aggiornate a novembre 2025.
Per le opere sotto i sei metri, spetta al gestore definire modalità e frequenza della sorveglianza e del monitoraggio, in funzione delle caratteristiche dei manufatti e del territorio. Nell’elenco di un Comune possono quindi rientrare anche attraversamenti registrati come passerelle, sottopassi o tombotti. Piccoli o grandi, tutti richiedono attenzione alla sicurezza: il nome dell’opera e le sue dimensioni non giustificano l’assenza di controlli.
Cosa cambia per i Comuni con la scadenza del 31 dicembre 2026
La gestione di una criticità deve essere inserita nel più ampio percorso previsto per gli enti proprietari e gestori. Per questo è importante conoscere nel dettaglio gli adempimenti che i Comuni devono completare entro il 31 dicembre 2026.
Il calendario per gli enti locali è stato scaglionato per dimensione: 30 giugno 2025 per le Città metropolitane, 30 giugno 2026 per i Comuni con più di 15.000 abitanti, 31 dicembre 2026 per i Comuni fino a 15.000 abitanti. Sono i termini entro cui arrivare alla determinazione della Classe di Attenzione per i ponti e i viadotti di competenza.
Il censimento di Livello 0 aveva un termine proprio, fissato al 30 giugno 2024. Per la grande maggioranza degli enti quel termine è quindi già trascorso, e il 31 dicembre 2026 non è il primo appuntamento ma l’ultimo di una sequenza. È una differenza sostanziale: non si tratta di partire in tempo, si tratta di recuperare in modo ordinato e documentabile. È una questione di metodo.
Il metodo per gli enti proprietari e i gestori dei ponti
Con le Linee Guida gli enti proprietari e gestori sono stati chiamati a compiere un salto di qualità nella gestione dei ponti, un cambio di metodo. Si tratta di introdurre un nuovo modo di pensare e lavorare sulla prevenzione.
Per i piccoli Comuni è una sfida reale: patrimoni distribuiti, territori complessi, risorse limitate e uffici tecnici sotto pressione. Spesso la stessa persona segue urbanistica, lavori pubblici e manutenzioni.
Per questo è consigliabile ricorrere al supporto di realtà specializzate nella consulenza a enti, amministrazioni e gestori, per la conoscenza, classibicazione, sorveglianza e gestione del patrimonio infrastrutture. Proponti, per esempio, è tra le realtà che oggi supportano il maggior numero di Comuni nella gestione di ponti e viadotti e nell’applicazione delle Linee Guida Ponti 2022.
Non solo, occorre cambiare approccio culturale: il ponte non è un’opera da osservare episodicamente, ma un bene pubblico da seguire lungo tutto il suo ciclo di vita usando strumenti adeguati, come software altamente evoluti per la gestione dei ponti.
Livello 0, Livello 1, Livello 2: come si arriva alla Classe di Attenzione ponti DM 204/2022
Il percorso da seguire per gli enti proprietari di ponti si sviluppa attraverso i primi tre livelli previsti dalle Linee Guida.
Il Livello 0 è il censimento: identifica le opere di competenza dell’ente, la loro posizione, le dimensioni, la tipologia strutturale e i documenti disponibili. Costruisce la base conoscitiva per organizzare le attività: prima di gestire un ponte, bisogna conoscerlo.
Il Livello 1 è l’ispezione che verifica sul campo le condizioni dell’opera. Per ogni elemento strutturale si compilano le schede di difettosità, registrando i difetti, la gravità, l’estensione e l’intensità, con fotografie e indicazione delle parti non ispezionabili. Si rilevano anche le condizioni del contesto, comprese le possibili criticità idrauliche e di frana.
Il Livello 2 determina la Classe di Attenzione: integra i dati raccolti valutando pericolosità, vulnerabilità ed esposizione rispetto ai rischi strutturale e fondazionale, sismico, idraulico e di frana. La classe risultante orienta le priorità di controllo e gli approfondimenti necessari.
E se il Comune è già fuori termine?
È la condizione della maggioranza, e vale la pena dirlo senza giri di parole: il mancato completamento nei termini e la responsabilità per un evento sono due piani diversi. Dal giorno dopo la scadenza la posizione dell’ente si giudica soprattutto su che cosa ha fatto dopo, e due enti entrambi fuori termine — uno che ha avviato il percorso e uno fermo — non si trovano nella stessa situazione.
Che cosa comporta l’obbligo per i Comuni, e che cosa cambia una volta trascorso il termine, è ricostruito nel dettaglio in questo approfondimento su l’obbligo di ispezione dei ponti per i Comuni.
C’è poi un vincolo che blocca più percorsi di quanti ne blocchi la tecnica, ed è il bilancio. Le Linee Guida non impongono di applicare i livelli in sequenza rigida né di completare il censimento di tutto il patrimonio prima di avviare le ispezioni: la gradualità è prevista dal metodo, non tollerata. Un ente può quindi affidare l’ispezione di una parte delle opere e procedere per fasi, purché il criterio con cui divide sia tecnico o programmatico e resti scritto negli atti.
Una nuova cultura della responsabilità: dall’emergenza alla prevenzione
Le Linee Guida Ponti 2022, dunque, non rappresentano semplicemente un nuovo insieme di adempimenti tecnici, ma un diverso modo di amministrare il patrimonio infrastrutturale pubblico. Per gli enti locali significa passare da una gestione fondata sulle urgenze a una programmazione continua, nella quale ogni decisione deve poggiare su dati aggiornati, controlli periodici e criteri oggettivi di priorità.
È una trasformazione organizzativa prima ancora che tecnica. Per questo motivo, affiancarsi a consulenti e realtà specializzate può aiutare gli enti a trasformare un obbligo normativo in un’opportunità per conoscere meglio le proprie infrastrutture, programmare le risorse con maggiore consapevolezza e costruire, nel tempo, una cultura della prevenzione che aumenti la sicurezza di ponti e viadotti.
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