Una lettera che parte dalla Costiera Amalfitana e arriva idealmente al centro del dibattito regionale sul turismo, sulla casa e sul futuro dei territori.
A scriverla è Gregorio Gallo, dottore commercialista e cittadino di Ravello, che ha scelto di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, mettendo in copia i sindaci della Costiera e di Salerno, per intervenire nella discussione sempre più accesa sulle attività ricettive extralberghiere e, in particolare, sui bed and breakfast e sulle locazioni brevi.
Una lettera lunga, articolata, con un tono a tratti provocatorio, nella quale Gallo parte dalla propria esperienza personale: anni fa decise di destinare una parte della casa familiare all’attività di bed and breakfast. Una scelta che, racconta, si è rivelata positiva nonostante l’immobile sia decentrato rispetto al centro cittadino.
E proprio da questa esperienza nasce la sua prima considerazione: il turismo di qualità non coincide necessariamente con il turismo di lusso.
«Il turista vuole anche incontrare il territorio»
Gallo racconta anche un episodio apparentemente marginale, ma che nella sua lettera diventa quasi una metafora della Costiera.
Una coppia di turisti russi, seguendo indicazioni errate di Google, finisce in un bosco. Tocca al padrone di casa andare a recuperarli con la propria automobile. Alla fine, però, l’imprevisto si trasforma in un momento di convivialità davanti a una bottiglia di vino e, soprattutto, nella possibilità per quei visitatori di godere dal terrazzo di uno scorcio notturno della Costiera.
È da qui che il commercialista introduce il suo ragionamento.
«Il turismo di qualità non è sinonimo di turismo d’élite», sostiene in sostanza Gallo, sottolineando come una parte dei viaggiatori cerchi proprio il contatto con le piccole realtà locali, con le persone e con il territorio, piuttosto che un’esperienza esclusiva e completamente separata dalla comunità.
Una visione che, secondo il professionista amalfitano, dovrebbe essere tenuta presente quando si discute del futuro dell’accoglienza in Costiera.
La battaglia contro il «capro espiatorio»
Il cuore della lettera arriva però quando Gallo affronta quello che definisce il crescente clima di ostilità nei confronti delle attività extralberghiere.
Nel mirino ci sono soprattutto alcune delle accuse rivolte ai B&B: contribuire al traffico, sottrarre abitazioni al mercato degli affitti residenziali, favorire la desertificazione delle attività commerciali e modificare l’equilibrio sociale dei centri costieri.
Gallo contesta questa lettura e invita a guardare il fenomeno nel suo complesso.
Sul tema della mobilità, per esempio, osserva come il traffico della Costiera sia determinato da una pluralità di fattori e mette in discussione l’idea che la responsabilità possa essere attribuita principalmente ai piccoli operatori extralberghieri.
Ancora più netto è il passaggio sul problema abitativo.
Secondo Gallo, attribuire ai B&B la responsabilità della difficoltà dei residenti nel trovare casa significherebbe individuare un capro espiatorio senza affrontare le cause strutturali del problema.
La sua tesi è che il disagio abitativo abbia radici molto più profonde e precedenti alla diffusione degli affitti brevi.
«Non tutti gli appartamenti turistici diventerebbero case per i residenti»
È probabilmente questo uno dei punti più controversi della lettera.
Gallo si chiede infatti se un appartamento di pregio destinato oggi al turismo, soprattutto nei centri della Costiera, rappresenterebbe realmente una soluzione abitativa per le fasce più fragili della popolazione.
E pone un’altra questione: il timore dei proprietari di concedere un immobile in locazione residenziale per la difficoltà, una volta instaurato il rapporto, di rientrare nella disponibilità dell’abitazione.
Da qui la sua critica a quello che definisce un «diritto incerto», sostenendo la necessità di dare maggiore certezza giuridica ai rapporti tra proprietari e inquilini.
Ma soprattutto, secondo Gallo, la questione casa non può essere risolta semplicemente limitando le attività turistiche.
La proposta: intervenire sulla casa, non soltanto sugli affitti brevi
La lettera diventa a questo punto una sorta di manifesto alternativo.
Gallo propone di intervenire sul patrimonio immobiliare inutilizzato o degradato, recuperare gli immobili pubblici, incentivare le locazioni a lungo termine, rafforzare l’edilizia residenziale pubblica e creare vere e proprie «riserve immobiliari comunali».
Tra gli esempi citati anche il patrimonio pubblico inutilizzato, come l’area dell’ex ospedale di Pogerola ad Amalfi.
L’obiettivo, nella sua impostazione, sarebbe quello di costruire un sistema nel quale chi perde la disponibilità di un’abitazione non venga lasciato senza alternative.
E ancora: favorire il decentramento abitativo e valorizzare i centri periferici e sub-urbani, dove spesso esistono immobili disponibili a costi più accessibili.
Una strategia, dunque, che dovrebbe affrontare direttamente il problema dell’offerta abitativa anziché concentrarsi esclusivamente sulle attività turistiche.
B&B e lavoro: «Sono redditi che remunerano un’attività»
Altro capitolo della lettera è quello economico.
Gallo sostiene che una parte consistente delle strutture extralberghiere sia gestita direttamente da cittadini comuni e lavoratori che attraverso questa attività costruiscono una fonte di reddito aggiuntiva.
Non, dunque, un fenomeno riconducibile esclusivamente a grandi investitori o società immobiliari.
La sua domanda è provocatoria: quanti sono realmente coloro che si sono «arricchiti» attraverso un piccolo B&B?
E aggiunge un’altra considerazione: queste attività producono lavoro anche per imprese edili, impiantisti, artigiani e fornitori, perché gli immobili vengono spesso ristrutturati e riqualificati per essere messi sul mercato turistico.
Anche il commercio locale, secondo Gallo, può beneficiare della presenza degli ospiti delle piccole strutture, che vivono maggiormente il paese e utilizzano negozi, ristoranti e servizi.
Una distinzione importante: B&B e locazioni brevi non sono la stessa cosa
Su questo punto il dibattito pubblico rischia spesso di fare confusione.
La normativa campana distingue infatti le diverse forme di ospitalità. Il bed and breakfast è disciplinato dalla legge regionale n. 5 del 2001 e può essere esercitato utilizzando parte della propria abitazione; la normativa vigente prevede per il titolare dell’abitazione l’obbligo di residenza o stabile domicilio nell’immobile.
Diverso è il caso delle locazioni brevi, che hanno una propria disciplina e propri obblighi amministrativi. In Campania sono censite attraverso il sistema regionale e devono essere dotate di CUSR; dal 1° gennaio 2025 è inoltre in vigore l’obbligo del CIN nazionale per le locazioni brevi e le strutture ricettive.
E dal 2026 è cambiata anche la soglia fiscale nazionale: il regime delle locazioni brevi in forma non imprenditoriale è riconosciuto fino a due appartamenti per periodo d’imposta, mentre oltre tale soglia opera la presunzione di attività imprenditoriale.
Una distinzione che, nel dibattito sulla casa, diventa tutt’altro che secondaria.
Il modello dell’albergo diffuso
Gallo guarda anche al passato e alle idee di sviluppo turistico che hanno interessato la Costiera.
E richiama il concetto di albergo diffuso, modello che punta a distribuire l’ospitalità all’interno del tessuto urbano esistente anziché concentrare l’offerta esclusivamente in grandi strutture.
La domanda che pone è diretta: perché puntare a sostituire le piccole attività con nuovi grandi alberghi, quando si potrebbe valorizzare un modello diffuso e più strettamente legato alle comunità?
Non è una posizione contro gli alberghi, precisa il senso della lettera, ma contro l’idea che il futuro turistico debba necessariamente passare dalla contrapposizione tra grandi strutture e piccola ricettività.
«Meglio la libertà»
Nella parte finale Gallo torna alla propria esperienza personale.
Ricorda che il B&B, secondo la normativa regionale, deve essere collegato alla casa nella quale il titolare risiede o ha stabile domicilio. E proprio per questo contesta l’idea che una limitazione generalizzata di questa formula possa automaticamente produrre nuove abitazioni disponibili per i residenti.
La sua conclusione è anche una rivendicazione personale: perché impegnarsi in questa battaglia se lui stesso possiede già un’attività?
La risposta è nella libertà d’intraprendere.
«Meglio la libertà», è il senso della sua riflessione.
Una libertà che, secondo Gallo, deve riguardare non soltanto chi oggi gestisce un B&B, ma anche chi domani potrebbe voler cambiare attività, trasferirla o affidarla a un familiare.
«Ascoltare i territori significa incontrare chi li abita»
L’ultima parte della lettera contiene forse il passaggio politicamente più significativo.
Gallo invita la Regione a non considerare automaticamente le posizioni espresse dai sindaci come coincidenti con quelle dell’intero territorio.
Il riferimento è anche ai comitati e alle mobilitazioni che negli anni sono sorti in Costiera su diverse opere pubbliche.
Il messaggio rivolto alle istituzioni è chiaro: ascoltare il territorio non significa soltanto incontrare gli amministratori locali.
Significa andare nei luoghi, incontrare i cittadini, ascoltare direttamente chi vive e lavora ogni giorno in quei territori.
Ed è proprio qui che la lettera di Gregorio Gallo supera la semplice difesa dei B&B.
La questione che pone è più ampia: quale Costiera vogliamo costruire nei prossimi anni?
Una Costiera fatta prevalentemente di grandi strutture e turismo di fascia alta oppure un territorio nel quale possano continuare a convivere alberghi, B&B, case vacanza, commercio locale, residenti e nuove forme di ospitalità?
La risposta, naturalmente, appartiene alla politica e alle comunità.
Ma la lettera di Gallo ha il merito di mettere sul tavolo una questione che rischia di essere affrontata per slogan: la crisi abitativa è reale, ma resta da dimostrare che la sua soluzione possa passare semplicemente dalla penalizzazione della piccola ricettività.
E dalla Costiera arriva una richiesta precisa alla Regione e ai Comuni: prima di scegliere chi limitare, provare a capire fino in fondo quali siano le cause del problema e quali strumenti possano davvero risolverlo.
Per un articolo da prima pagina, il titolo alternativo che userei è: «Affitti brevi, la Costiera si divide. Gallo scrive alla Regione: “I B&B non siano il capro espiatorio della crisi abitativa”».
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