11.19 – mercoledì 7 ottobre 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
SOSTENIBILITÀ URBANA | ANNI 2024-2025. Cresce la raccolta differenziata, ma aumenta la produzione di rifiuti. Nel 2024 aumenta la produzione di rifiuti urbani (507,7 kg/ab, +11,5 kg a testa rispetto al 2023) e continua la crescita della raccolta differenziata che copre il 67,7% del totale. Nel 2025, il 93,0% delle famiglie dichiara di effettuare sempre la raccolta differenziata della carta, il 92,7% quella della plastica e il 92,2% quella del vetro.
In crescita la differenziazione dell’umido/organico (89,8% dall’86,7% del 2021) e dell’alluminio (83,9% dall’81,3%).
Aumentano i rifiuti urbani, ma continuano i progressi nella differenziata
Nel 2024, i rifiuti urbani prodotti in Italia ammontano a 29,9 milioni di tonnellate, in crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente, e sono pari in media a 507,7 kg/ab. (+11,5 kg pro capite rispetto al 2023). L’aumento si verifica in tutte le ripartizioni geografiche, ma in modo più consistente nel Nord-est (+4,2% rispetto al 2023), in media 577,1 kg/ab. di rifiuti urbani prodotti. Seguono Nord-ovest (+3,2%), con 502,7 kg/ab., Centro (+1,2%, 538,2 kg/ab.), Sud e Isole (+1% con, rispettivamente, 451,7 e 455,5 kg/ab. prodotti). Nella dinamica di lungo periodo il livello è più basso rispetto al 2010 di 34,6 kg/ab. a livello nazionale.
La raccolta differenziata continua a crescere e copre nel 2024 il 67,7% dei rifiuti urbani prodotti (un punto percentuale in più rispetto al 2023), valore superiore al target del 65% previsto dalla normativa nazionale , già superato dal 2022. Le quote più elevate si hanno nel Nord-est (77,8%) e nel Nord-ovest (71,3%). Al Centro e nelle Isole si supera il 60%, mentre il Sud lo sfiora. Rispetto al 2010, la quota di raccolta differenziata in Italia risulta quasi raddoppiata (+32,4 p.p.). La popolazione residente in comuni che hanno raggiunto il valore target copre il 64,7% del totale, in crescita di 54,3 punti percentuali rispetto al 2010, con valori minimi nel Sud (47,7%) e massimi nel Nord-est (89,3%).
Le famiglie molto o abbastanza soddisfatte del servizio di raccolta porta a porta sono il 72,6 del totale. Maggiore soddisfazione, da questo punto di vista, viene espressa dalle famiglie residenti nel Nord-est (74,3%), davanti a quelle delle Isole (73,6%) e del Sud (73,3%), minima tra quelle del Centro (68,4%).
In costante miglioramento il comportamento delle famiglie
Dal 1998, ossia da quando i comportamenti e le opinioni delle famiglie sono monitorati, la percentuale di famiglie che dichiarano di effettuare “sempre” la differenziazione di ogni tipologia di rifiuto ha registrato un aumento costante, per effetto sia dei provvedimenti normativi sia della crescente sensibilità ambientale. La percentuale di famiglie che dichiarano di effettuare sempre la raccolta differenziata per carta, vetro, alluminio e plastica (set minimo di tipi di rifiuto per cui la normativa europea prevede l’obbligo della differenziazione) è salita dal 24,1%, nel 1998 all’87,4% nel 2025.
Esaminando le singole tipologie di rifiuto in dettaglio, nel 2025 il 92,7% delle famiglie dichiara di differenziare sempre i contenitori in plastica (era l’87,1% nel 2018 e il 90,8% nel 2021); quelle che differenziano sempre i contenitori in vetro sono il 92,2% (85,9% nel 2018 e 91,1% nel 2021). Per la carta l’andamento è simile: 86,6% nel 2018, 91,8% nel 2021 e 93,0% nel 2025. Nell’ultimo quinquennio si registra, invece, un lieve passo indietro nella raccolta di batterie esauste: dopo essere passati dal 45,6% al 52,8% delle famiglie, tra il 2018 e il 2021, la quota scende infatti al 51,3% nel 2025. Stesso andamento per la raccolta dei farmaci scaduti, che coinvolge il 54,0% delle famiglie nel 2025, dopo una transizione dal 48,2% nel 2018 al 54,6% nel 2021. Molto significativa, al contrario, la crescita registrata per la raccolta dei contenitori in alluminio che, dal 71,3% nel 2018 e l’81,3% nel 2021, nel 2025 viene svolta dall’83,9% delle famiglie.
Raccolta differenziata più elevata nelle regioni che producono più rifiuti urbani
A livello regionale, nel 2024, l’incremento dei rifiuti urbani si verifica quasi ovunque, tranne in Basilicata, Marche e Puglia, dove la produzione rimane stabile rispetto all’anno precedente. L’aumento più consistente si ha in Veneto (+5,5%), in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (+4,5%) e in Emilia-Romagna (+3,9%). In queste ultime due regioni si produce in assoluto la maggiore quantità di rifiuti urbani pro capite (rispettivamente 649,8 e 664,0 Kg/ab).
Nel 2024, sono 11 le regioni con una produzione pro capite di rifiuti superiore alla media nazionale; nove tra queste superano il target del 65% di raccolta differenziata. La quota più alta (82,5%) si rileva per la Provincia autonoma di Trento, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, con oltre il 78%. Le regioni con minore produzione di rifiuti urbani sono la Basilicata (355,1 kg/ab), che supera per la prima volta il target fissato (66,3%, +1,4 p.p. sul 2023), il Molise (386,6 kg/ab) e la Calabria (403,8 kg/ab), che invece non lo raggiungono.
Nel 2024 la quota di raccolta differenziata aumenta in tutte le regioni, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (-0,6 punti percentuali rispetto al 2023) e le Marche (-0,3 punti percentuali), che tuttavia hanno superato da diversi anni il target previsto, raggiungendo rispettivamente il 68,7% e il 71,8%. Nel 2024, le regioni con le quote più basse sono la Liguria (59,6%), la Campania (58,1%), la Calabria (57,5%), il Lazio (56,2%) e la Sicilia (55,5%), con quest’ultima che tuttavia registra l’incremento della differenziata più elevato degli ultimi cinque anni (+13,2 punti percentuali).
Si deve infine notare che, sebbene un aumento della produzione globale dei rifiuti, sia legato alla crescita dei consumi da parte di cittadini e imprese, in alcune realtà territoriali l’associazione tra una maggiore raccolta differenziata e un incremento della produzione complessiva può derivare da una più accurata contabilizzazione dei rifiuti, resa possibile da sistemi di raccolta più efficienti, in grado di intercettare flussi che in precedenza sfuggivano alla misurazione.
Comuni capoluogo: più rifiuti urbani e meno raccolta differenziata
Anche nei comuni capoluogo la quantità di rifiuti urbani torna ad aumentare nel 2024, arrivando
a 9,7 milioni di tonnellate (+3,3% rispetto al 2023), un quantitativo pari al 32,3% della produzione nazionale (+0,3 punti percentuali rispetto al 2023), a fronte di una popolazione residente pari al 30%. La produzione pro-capite è di 546,2 kg/ab. (+12,6 kg/ab. rispetto al 2023), e supera quella nazionale (+38,5 kg/ab.), toccando il valore massimo degli ultimi cinque anni (nel lungo periodo la diminuzione è del 10,9% rispetto al 2010).
L’aumento congiunturale dei rifiuti urbani nei capoluoghi si verifica in tutte le ripartizioni ed è maggiore nel Nord-est (+25,8 kg/ab). Seguono il Centro (+12,6 kg/ab.) e il Nord-ovest (+11,5 kg/ab.). Gli incrementi più bassi si hanno nelle Isole (+5,5 kg/ab.) e nel Sud (+2,6 kg/ab). Nei capoluoghi di città metropolitana l’aumento è più contenuto rispetto agli altri capoluoghi di provincia (rispettivamente +8,9 e +16,9 kg/ab).
La maggiore difficoltà delle città capoluogo nella gestione dei rifiuti urbani, collegata anche alla numerosità delle utenze da servire, non permette ancora di conseguire ovunque i target fissati per la raccolta differenziata. Anche se in aumento, la quota rimane sotto la media nazionale di 9,3 p.p., raggiungendo il 58,4% (+1,5 p.p. rispetto al 2023). La crescita interessa i capoluoghi di tutte le ripartizioni (eccetto le Isole, in cui rimane stabile e con incidenza minima pari al 42,0%). La quota più elevata si ha nel Nord-est (72,9%). Il Nord-ovest è prossimo al raggiungimento del target, mentre tra i capoluoghi del resto d’Italia la differenziata copre circa la metà dei rifiuti urbani (Centro 55,5%
e Sud 49,6%).
Nel complesso, sulla distanza nel raggiungimento del target del 65% pesano i capoluoghi metropolitani (50,3% di raccolta differenziata contro il 67,3% delle altre città capoluogo di provincia). Nel 2024 il valore obiettivo è raggiunto in 68 capoluoghi su 112 (tra i metropolitani solo a Bologna, 72,8% e Cagliari, 75,9%). Ferrara raggiunge la quota più alta (88,4%), seguita da Treviso e Belluno, con oltre l’86%, mentre le più basse, sotto il 40%, si registrano in alcuni capoluoghi del Mezzogiorno, tra i quali quelli metropolitani di Reggio di Calabria (36,8%, -5,3 p.p. rispetto al 2023), Catania (33,4%, -1,3 p.p.) e Palermo (17,3%, +0,5 p.p.). La tendenza è comunque alla crescita: il 62% dei capoluoghi registra un incremento di raccolta differenziata rispetto all’anno precedente ed emergono positivamente nel Mezzogiorno Vibo Valentia (che passa dal 57,8% al 70,2%), Enna e Matera che nel 2024 raggiungono, rispettivamente, il 68,6% e il 71,6%.
In aumento le iniziative per la prevenzione della produzione dei rifiuti urbani
Nel 2024, tra le politiche di prevenzione considerate, le buone pratiche in scuole o uffici comunali quali la riduzione dell’uso di carta o plastica sono quelle più diffuse, attuate dal 72,9% dei capoluoghi di provincia (nel Nord-est dal 90%), e da quasi tutti i capoluoghi metropolitani, con l’eccezione di Napoli e Reggio di Calabria. Molto attuata, anche se in calo, l’installazione di punti di distribuzione di acqua potabile in spazi pubblici, come le casette dell’acqua, promosse dal 72,0% dei capoluoghi (-4,9 p.p. rispetto al 2022), con quote superiori all’80% tra quelli del Centro-Nord. Aumentano le campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione della produzione di rifiuti (effettuate nel 64,5% dei capoluoghi,
+6,2 p.p. sul 2022), l’attivazione di mercatini dell’usato e centri per il riuso (52,3% +6,0 p.p., ma presenti solo nel 20% dei capoluoghi del Sud), le iniziative di contrasto agli sprechi alimentari, promosse dal 44,9% delle amministrazioni di questi comuni (+8,7 p.p. rispetto al 2022).
Il 27,1% delle città applica riduzioni tariffarie alle utenze non domestiche che devolvono in beneficenza generi alimentari non deteriorati o prodotti dismessi. Poco diffusi sono i centri di riparazione e preparazione al riuso (19,6% dei capoluoghi; Torino e Genova tra i metropolitani). Il 55,1% dei centri è dotato di un servizio di raccolta dei rifiuti idoneo a consentire la tariffazione puntuale (+7,0 p.p. rispetto al 2022), ma soltanto il 25,2% dei capoluoghi la applica effettivamente (solo Cagliari tra i metropolitani).
Molte iniziative per il riciclo e il corretto conferimento dei rifiuti nelle città
In tema di riciclo, una politica largamente attuata dalle città riguarda la pratica del compostaggio, processo che trasforma i rifiuti organici in fertilizzante. Nel 2024, il 79,8% dei capoluoghi (+4,6 p.p. rispetto al 2022) applica agevolazioni alle utenze domestiche che lo effettuano, soprattutto tra i comuni del Nord-est (95,4%) e delle Isole (78,6%). Tra i capoluoghi metropolitani non sono previste agevolazioni per questa pratica solo a Torino, Milano, Messina e Cagliari. L’incentivo più diffuso (applicato dal 94,3% dei capoluoghi) è la riduzione della tariffa alle utenze che effettuano il compostaggio domestico, mentre il 65,5% delle città prevede la distribuzione gratuita della compostiera.
Sono numerosi i servizi offerti per agevolare il corretto conferimento dei rifiuti, senza grandi differenze sul territorio: nel 2024 nella generalità dei capoluoghi si effettua la raccolta differenziata nelle scuole (98,1%), il ritiro su chiamata e la raccolta porta a porta (97,2%), oltre ad essere presenti i centri di raccolta (96,3%). Una città capoluogo su dieci promuove giornate ecologiche di raccolta rifiuti (89,7%), attua campagne di sensibilizzazione per il corretto conferimento (85,0%) e distribuisce contenitori/sacchetti per la raccolta differenziata (83,2%). Il 58,9% dei capoluoghi attiva stazioni ecologiche mobili e il 47,7% ha installato mini-isole ecologiche sul territorio. Un terzo effettua sconti alle utenze che conferiscono rifiuti nei centri di raccolta e prevede contenitori per turisti o l’attivazione di utenze stagionali.
Carta, vetro e plastica ancora in leggero ritardo il Mezzogiorno
Nel 2025, la percentuale di famiglie che differenziano costantemente la carta supera la media nazionale nel Nord-est (95,7%) e nel Nord-ovest (94,8%). In coda le Isole (89,2%), il Centro (91,1%) e il Sud (92,0%) ma le distanze con il Nord vanno progressivamente attenuandosi.
Il vetro, uno dei rifiuti maggiormente differenziati, nell’anno in esame è raccolto costantemente da poco meno del 95% delle famiglie del Nord-ovest e del Nord-est, mentre il valore minore, ma in crescita, si rileva nelle Isole (88,5%). Situazione analoga si rileva per la raccolta dei contenitori in plastica (poco meno del 95% nel Nord e 89,2% nelle Isole).
La diffusione della raccolta porta a porta e l’obbligo della separazione dei rifiuti organici ha dato un input alla raccolta differenziata su tutto il territorio nazionale. Nel 2025, la quota di famiglie che effettuano la raccolta differenziata dei rifiuti organici (umido) raggiunge il 90% a livello nazionale, con nove famiglie su 10 che dichiarano di effettuarla sempre. Le famiglie del Sud e delle Isole recuperano lo svantaggio (le percentuali erano rispettivamente 85,0% e 72,1% nel 2018), dichiarando di effettuarla sempre rispettivamente per il 91,0% e l’89,1%.
Si evidenzia un comportamento più virtuoso nel Nord per farmaci scaduti (nel Nord-ovest 54,4% e nel Nord-est 56,4%) e batterie esauste (nel Nord-ovest 53,7% e nel Nord-est 57,0%), con un divario di circa 10 punti percentuali rispetto alle Isole.
Nei Comuni centro delle aree metropolitane e nei grandi comuni (oltre i 50mila abitanti) si osservano livelli generalmente più bassi di famiglie che effettuano sempre la raccolta differenziata, soprattutto per i rifiuti più particolari: i farmaci (53,0% e 47,5%) e le batterie (52,9% e 46,0%), ma anche per l’umido (82,5% e 91,9%).
Al contrario, le periferie delle aree metropolitane e i comuni tra i 2.001 e i 50mila abitanti, presentano i livelli più elevati per tutte le tipologie di rifiuto, con valori che raggiungono circa il 95% per carta e plastica e oltre il 90% per l’umido. I piccoli comuni (fino a 2mila abitanti) si collocano in una posizione intermedia, con buoni livelli per carta e vetro (circa 88%), ma valori più contenuti per alcuni rifiuti come le lattine (76,1%) e l’umido (82,8%). Nel complesso, la raccolta differenziata appare più consolidata nelle aree periferiche e nei comuni medio-piccoli, mentre nei grandi centri urbani si rilevano margini di miglioramento.
Sempre più famiglie servite dalla raccolta porta a porta
Nel 2025, il 73% delle famiglie dichiara di essere servita dal servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta (era il 66% nel 2018). Tra le ragioni di questa crescita si possono annoverare gli obiettivi di incremento della raccolta differenziata: il sistema porta a porta facilita infatti la separazione dei materiali alla fonte, consentendo ai gestori di aumentare la quota di differenziata. A ciò si aggiungono la maggiore consapevolezza di essere sottoposti a controllo e l’applicazione di sistemi di tariffazione puntuale, che contribuiscono a responsabilizzare i cittadini verso comportamenti più virtuosi nella gestione dei rifiuti.
Si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte del servizio reso oltre sette famiglie su dieci, valore stabile negli ultimi anni. Tra queste, quelle che si dicono molto soddisfatte sono il 27% su scala nazionale, oltre tre famiglie su 10 nel Nord, il 22,3% nel Centro (il valore più basso), il 24,2% nel Sud e il 23% nelle Isole.
Si conferma una soddisfazione maggiore tra le famiglie residenti nei centri di piccole dimensioni: nei comuni sotto i 2mila abitanti le famiglie molto soddisfatte sono il 32,2% contro il 19,5% di quelle che risiedono nei centri di aree metropolitane.
Cresce la quota di insoddisfatti per il costo della raccolta dei rifiuti
Nel 2025, il 63,7% delle famiglie giudica elevato il costo dei rifiuti, dato in crescita rispetto al 58,6% dichiarato nel 2021, ma ancora inferiore a quello del 2018 quando erano il 68,2%. Soltanto il 31% delle famiglie definisce il costo adeguato e appena l’1,5% lo giudica basso.
Nei comuni dove ancora non esiste una diffusione ottimale dei vari servizi di raccolta differenziata, il costo del servizio è giudicato meno soddisfacente. Come negli anni precedenti, le famiglie residenti nelle Isole sono le più insoddisfatte per i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti (l’81%, oltre 10 punti percentuali in più rispetto al 2021). Tra le famiglie del Sud e del Centro la quota di quante dichiarano elevato il costo dei rifiuti si aggira intorno al 70%. Nel Nord-ovest le famiglie sono meno critiche, dove dà un giudizio di costo elevato soltanto il 58,6% di esse. Ancora meno lo sono quelle del Nord-est, dove con il 53,5% ci si colloca sotto i 10 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Considerando la dimensione demografica, nei comuni sotto i 2mila abitanti una famiglia su due percepisce come elevato il costo del servizio contro circa il 70% nei
comuni centro di aree metropolitane.
La quota di famiglie critiche sul costo della raccolta dei rifiuti supera il 70% in molte regioni, con un massimo pari all’81,7% in Sicilia. Al contrario, il costo è definito adeguato dal 67% delle famiglie della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen e dal 55,2% di quella di Trento, segue la Lombardia con il 47,4%. In Sicilia e in Toscana si registrano le percentuali più basse di famiglie che ritengono adeguato il costo del servizio di raccolta rifiuti, rispettivamente il 21,0% e il 23,0%, a fronte di una media nazionale del 35,2%.
Frequenza della raccolta dei rifiuti e sgravi fiscali aspetti critici per le famiglie
Nel 2025, le famiglie servite dalla raccolta dei rifiuti porta a porta si dichiarano insoddisfatte soprattutto per la frequenza del servizio (55,9%), dato stabile rispetto al 2021. Nell’ordine, seguono problemi legati agli odori dei rifiuti organici non raccolti (35,0%), alla gestione dei sacchetti/contenitori (31,4%) e agli orari della raccolta (30,2%).
Oltre una famiglia su quattro non è convinta che i rifiuti vengano separati adeguatamente una volta raccolti e una quota pari al 18,3% non è soddisfatta delle informazioni ricevute a riguardo. La frequenza e gli orari di raccolta sono avvertiti come problema soprattutto dai residenti nei comuni più grandi, in particolare in quelli centro dell’area metropolitana (65,0% e 35,5%, rispettivamente, di famiglie insoddisfatte); nei comuni con meno di 2mila abitanti le quote sono decisamente più basse (47,9% e 25,0%). Il maggiore scetticismo rispetto alla reale separazione dei rifiuti dopo la raccolta emerge tra le famiglie residenti nelle regioni del Sud (31,7% rispetto al 26,2% della media nazionale).
Secondo le famiglie, tra le azioni che aumenterebbero la partecipazione alla raccolta differenziata vi è la presenza di detrazioni o agevolazioni fiscali (77,6%); inoltre, sarebbero di ausilio maggiori garanzie di un effettivo riciclo (66,3% delle famiglie) e la presenza di sanzioni per chi non differenzia i rifiuti (59,6%).
Nelle regioni del Sud, che in alcuni casi mostrano ancora un ritardo nella diffusione della raccolta differenziata (sia porta a porta sia tramite cassonetti o stazioni ecologiche), quote maggiori di famiglie esprimono l’esigenza del servizio porta a porta (55,1%), di disponibilità di contenitori vicino alle abitazioni (60,8%), di maggiori garanzie di riciclo dei rifiuti (70%). Si osserva anche una quota più elevata, insieme alle regioni del Centro, di famiglie che considerano utili le detrazioni o le agevolazioni fiscali e tariffarie per aumentare la partecipazione alla raccolta differenziata (78%).
Stazioni ecologiche usate soprattutto per apparecchi elettrici e rifiuti ingombranti
Nel 2025, le stazioni ecologiche, presenti in modo eterogeneo sul territorio, sono utilizzate da circa il 45,3% delle famiglie, valore in diminuzione rispetto agli anni precedenti (54% nel 2021). Si mantiene elevato il differenziale territoriale: conferiscono i rifiuti nelle stazioni ecologiche il 61,8% delle famiglie del Nord-est, il 54,8% nel Nord-ovest e il 41,2% nel Centro. Nel Sud e nelle Isole conferiscono rifiuti nelle stazioni ecologiche, rispettivamente, il 28,5% e il 31,6% delle famiglie.
I rifiuti più frequentemente conferiti sono i rifiuti ingombranti (53,1%), seguono gli apparecchi elettrici ed elettronici (52,9%). Poco utilizzate le stazioni ecologiche per pneumatici, rifiuti tossici, farmaci scaduti, materiali inerti. Stabile, rispetto al 2021, il conferimento di olii esausti, batterie usate e legno.
La gestione dei rifiuti in Europa: in Italia il riciclo superiore alla media Ue27
Le politiche dell’Unione europea, indirizzate a promuovere la circolarità dei consumi e il disaccoppiamento della produzione dei rifiuti dal ciclo economico, richiedono ai Paesi membri, prima di tutto l’adozione di misure di prevenzione della produzione e riduzione dei rifiuti, l’incentivo al riuso, quindi le azioni di recupero dei materiali, al fine di rendere residuale lo smaltimento in discarica.
La gestione dei rifiuti urbani, che per eterogeneità di composizione e provenienza risulta complessa, è progressivamente migliorata nel corso del tempo. Nel 2024, in Italia sono stati prodotti 9 kg pro capite di rifiuti urbani in meno rispetto alla media Ue (517) e i livelli sono inferiori anche rispetto a quelli di Germania (628) e Francia (530), ma superiori alla Spagna (456).
Per quanto riguarda il riciclo, 154 kg pro-capite sono stati trattati per il recupero di materiale (+51% sul 2010), quantità superiore rispetto alla media Ue (148), alla Francia (111) e alla Spagna (98), ma inferiore a quella della Germania (281). 127 kg pro-capite sono stati destinati al compostaggio (+92% rispetto al 2010), una quantità decisamente superiore sia alla Ue (99) sia a quella di Francia e Spagna (rispettivamente (103 e 96 pro capite), e di poco inferiore a quella della Germania (139). Per contro, è diminuita notevolmente la quantità di rifiuti urbani destinata allo smaltimento in discarica, che in Italia è pari a 75 kg per abitante nel 2024 (-70,1% rispetto al 2010), valore superiore a quello tedesco (10), ma decisamente inferiore rispetto alla media Ue e ai livelli francesi (110) e spagnoli (216).
Sempre più diffusa la gestione ecosostenibile nelle Istituzioni pubbliche
Le informazioni sulla raccolta differenziata per frazione merceologica attivata negli uffici delle istituzioni pubbliche (IP) completano il quadro delle buone pratiche nella gestione ecosostenibile dei rifiuti.
Nel 2022, quasi il 72% dei 61.639 luoghi di lavoro delle IP (a esclusione delle unità locali scuole pubbliche) ha adottato un sistema di raccolta differenziata per le principali tipologie di rifiuti prodotte (carta, plastica e toner). Già nel 2020 questa percentuale era in aumento (70,1%) rispetto al 2017 (66,0%) e al 2015 (62,2%). Nel 2022, la diffusione della raccolta differenziata all’interno delle unità locali delle IP è aumentata rispetto al 2020 per quasi tutte le tipologie di rifiuto, confermando l’andamento positivo registrato rispetto al 2015. Nel 2022, il 92,3% delle unità locali ha effettuato la raccolta differenziata della carta (+1,7% rispetto al 2020) e il 90,6% della plastica (+2,5% rispetto al 2020). Un’incidenza poco superiore al 70% si osserva per i toner e il vetro, in lieve aumento, e livelli inferiori (tra il 50 e poco più del 60%) per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), pile e batterie e metalli (incluso l’alluminio). Rimane stabile la componente “altro”, che di solito riguarda la frazione umida dei rifiuti, che non va differenziata negli uffici, ma che alcune Amministrazioni si sono attrezzate comunque per gestire.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link









