Quasi 40mila annunci Airbnb in Veneto e una crescita che corre più veloce della media nazionale. Federalberghi Veneto torna sul tema degli affitti brevi e chiede alla politica una regolamentazione immediata, indicando nella governance delle destinazioni uno degli strumenti necessari per governare un fenomeno che, secondo l’associazione, sta incidendo sempre di più sugli equilibri turistici, immobiliari e sociali dei territori.
Secondo lo studio “Turismo e shadow economy” di Federalberghi, ad agosto 2026 in Veneto risultavano disponibili sulla piattaforma Airbnb 39.823 alloggi turistici privati, pari a 2,16 annunci per chilometro quadrato. È il settimo dato più alto in Italia e segna un incremento del 12,5% rispetto ad agosto 2025, oltre cinque punti percentuali sopra la crescita media nazionale.
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A livello comunale, Venezia concentra il numero maggiore di annunci, con 9.042, seguita da Verona con 3.840 e da San Michele al Tagliamento con 3.833. Superano quota mille anche Jesolo, con 1.801 annunci, e Padova, con 1.265. Completano la top ten regionale Peschiera del Garda con 810, Chioggia con 807, Caorle con 803, Rosolina con 787 e Lazise con 713.
Un quadro che porta Federalberghi Veneto a chiedere un cambio di passo nella programmazione turistica regionale. Il presidente Massimiliano Schiavon sottolinea: «Questi numeri confermano anche in Veneto quello che è il sentore emerso nel dibattito pubblico, anche a livello europeo, ultimamente: gli affitti brevi stanno crescendo a ritmo sostenuto e le destinazioni, con le loro comunità, soffrono. Per questo, l’istituzione di una governance forte delle nostre località turistiche deve essere una priorità assoluta della Regione».
Per Schiavon il punto non è mettere in discussione la legittimità di questa forma di ricettività, ma inserirla in un quadro di sviluppo più organico. «Quella degli affitti brevi è un’offerta che risponde a una domanda sul mercato, perciò ha tutto il diritto di esistere e di espandersi. Tuttavia, viste le dimensioni che sta acquisendo e non essendo inserita in una programmazione complessiva della destinazione, risulta già problematica».
Il presidente di Federalberghi Veneto arriva quindi a proporre anche una possibile misura di salvaguardia per le località maggiormente esposte alla pressione turistica: «Governarla non significa limitare il turismo, tantomeno il diritto alla proprietà privata. Significa esattamente il contrario: proteggere il turismo, il suo valore economico e la qualità delle nostre destinazioni nel lungo periodo. Per questo credo sia arrivato il momento di valutare con grande serietà anche una misura di salvaguardia: congelare, nelle destinazioni maggiormente sotto pressione, l’ulteriore crescita incontrollata degli affitti brevi, consentendo alle amministrazioni di programmare lo sviluppo sulla base della reale capacità di carico del territorio».
Secondo Federalberghi, il fenomeno avrebbe inoltre assunto caratteristiche sempre più lontane dall’originaria economia della condivisione. A livello nazionale, il 67,5% degli annunci risulterebbe pubblicato da soggetti che amministrano più alloggi, l’81,8% riguarderebbe interi appartamenti e il 57,6% alloggi disponibili per oltre sei mesi all’anno.
Il nodo, per l’associazione, riguarda soprattutto l’impatto che una crescita non programmata dell’offerta può generare sui territori. «Quando, in alcune destinazioni, i posti letto messi a disposizione attraverso gli affitti brevi raggiungono o superano quelli del sistema ricettivo tradizionale, le conseguenze interessano l’intera comunità: diminuisce la disponibilità di abitazioni, aumentano le pressioni sui prezzi immobiliari e sugli affitti, cresce la capacità ricettiva complessiva senza una corrispondente programmazione delle infrastrutture, aumentano i fenomeni di sovraffollamento e si accentuano le difficoltà delle reti viarie, dei trasporti pubblici e dei servizi», osserva Schiavon.
Una lettura alla quale Federalberghi contrappone il modello della ricettività alberghiera, considerato maggiormente programmabile e integrato nel sistema delle destinazioni. «Lo stesso non fa la ricettività alberghiera, che, in quanto sistema mappato e programmabile, è un’autentica generatrice di valore. Produce occupazione stabile e professionalità, è sottoposta a standard e controlli e può essere ulteriormente accompagnata verso processi certificati di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, sostenendo l’imprenditoria locale e contribuendo alla vita delle comunità nelle quali opera».
Il tema degli affitti brevi diventa così, per Federalberghi Veneto, parte di una riflessione più ampia sul modello di sviluppo turistico regionale. «Più turisti e più posti letto non significano automaticamente più ricchezza. Se l’offerta cresce più rapidamente della capacità di una località di sostenerla, rischiamo di produrre l’effetto contrario. Ecco perché la politica, insieme alle categorie del turismo, deve costituire una regia delle destinazioni, che, attraverso strumenti nazionali, regionali e comunali coordinati tra loro, sia capace di riconoscere le profonde differenze esistenti tra i territori e valorizzarli in maniera specifica: Venezia non è Verona e il litorale non è la montagna. Ogni destinazione ha caratteristiche, infrastrutture, disponibilità abitative e capacità di assorbire i flussi differenti».
Accanto alla sostenibilità territoriale resta aperto anche il tema dell’equità tra le diverse forme di ricettività. Federalberghi richiama i dati nazionali secondo cui soltanto il 55,6% degli annunci dichiarerebbe la presenza di un estintore, il 39,9% di un kit di primo soccorso e il 33,1% di un rilevatore di fumo. Ad agosto, inoltre, sarebbero stati 84.324 gli annunci privi del Codice Identificativo Nazionale, pari al 14,7% del totale rilevato.
«Gli alberghi sono sottoposti a un sistema più strutturato di controlli, obblighi, e standard di sicurezza. È giunto il momento che il quadro regolatorio diventi uguale per tutte le forme di ricettività. Solo così possiamo creare un mercato più equo e credibile», conclude Schiavon.
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