Ilva, decreto per lavoratori. Stop area a caldo (per ora)


Si è tenuto a Palazzo Chigi l’incontro tra Governo e organizzazioni sindacali sul futuro dell’ex Ilva di Taranto, presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Al tavolo, per l’Esecutivo, erano presenti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in videocollegamento, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra.

Per le organizzazioni sindacali hanno partecipato Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager. Presenti anche i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e quelli del Gruppo Ilva.

Le risorse per i lavoratori

Ammonta a 125 milioni di euro la dotazione che il Governo intende mettere in campo per tutelare i lavoratori diretti e indiretti dell’ex Ilva dalle conseguenze della fermata degli impianti. È quanto riferiscono fonti sindacali presenti al tavolo di Palazzo Chigi.

Nel dettaglio, 80 milioni di euro sarebbero destinati alla cassa integrazione in deroga per i lavoratori dell’indotto e degli appalti, mentre circa 45 milioni servirebbero per l’integrazione della cassa straordinaria destinata al personale di Acciaierie d’Italia e Ilva. Le misure avrebbero una durata fino alla fine di giugno e dovrebbero essere inserite in un nuovo decreto-legge specifico sull’ex Ilva, che il Governo si appresta a varare.

L’obiettivo dell’Esecutivo, ha spiegato Mantovano aprendo l’incontro con i sindacati, è portare il provvedimento già al prossimo Consiglio dei ministri. Il decreto dovrebbe contenere le tutele sociali per i lavoratori e prevedere una cassa integrazione non legata alla chiusura delle attività, ma inserita in una prospettiva di continuità produttiva.

Il Governo, ha aggiunto il sottosegretario, sta inoltre valutando ulteriori strumenti di tutela sociale da inserire durante l’iter di conversione del decreto.

La strategia sull’acciaio green

Resta ferma, secondo Mantovano, la volontà del Governo di puntare sulla produzione di acciaio green attraverso impianti Dri e forni elettrici, a condizione che il progetto sia inserito in un piano industriale credibile.

«Le risorse per il Dri ci sono», ha sottolineato il sottosegretario, spiegando che anche quelle che potrebbero apparire parzialmente distolte possono in realtà essere ricondotte agli interventi per la decarbonizzazione e quindi all’area di Taranto, indicata come il territorio direttamente interessato dal processo.

L’Esecutivo sta inoltre approfondendo ulteriori semplificazioni e incentivi per i progetti di investimento nell’area tarantina. L’obiettivo è favorire, anche attraverso la riqualificazione professionale, l’assorbimento dei lavoratori che dovessero restare senza occupazione a seguito della vicenda Ilva.

Per accelerare l’attuazione degli interventi, il Governo starebbe valutando anche una struttura di coordinamento tendenzialmente unitaria.

Il nodo giudiziario

Nel corso dell’incontro Mantovano ha fatto il punto anche sull’iter giudiziario relativo all’ex Ilva, richiamando le recenti richieste del Procuratore generale della Cassazione. Pur non essendo vincolanti per le Sezioni Unite, le richieste del Pg criticano i decreti di sospensione adottati dalla Corte d’Appello di Milano in relazione ai rischi legati all’amianto e alle polveri sottili PM10.

Secondo Mantovano, il pronunciamento del Pg della Cassazione attesterebbe la correttezza dell’attività svolta dal Governo attraverso l’istruttoria del ministero dell’Ambiente e dell’Istituto superiore di sanità, oltre agli interventi messi in campo dagli amministratori per adeguarsi alle prescrizioni.

Le richieste della Procura generale, tuttavia, non sospendono l’efficacia del provvedimento della Corte d’Appello di Milano. Gli amministratori dell’ex Ilva, ha ricordato il sottosegretario, devono pertanto continuare a rispettarne le prescrizioni, anche per evitare possibili violazioni delle norme ambientali e penali.

Il Governo sta quindi valutando se esistano margini giuridici ed economici per evitare che l’eventuale spegnimento completo degli altoforni possa compromettere gli impianti prima della decisione della Cassazione.

«Non si tratta di una norma di disapplicazione del decreto della Corte d’Appello», ha chiarito Mantovano, ma della possibilità, qualora ne sussistano i presupposti, di mantenere gli impianti in riscaldo fino a quando non sarà definito il quadro giudiziario.

A Taranto si ferma l’area a caldo

Nel frattempo, mentre si attende la decisione della Corte di Cassazione sul ricorso relativo allo stop dell’area a caldo, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria si prepara alla fermata degli impianti del gruppo.

I commissari hanno già inviato comunicazioni alle autorità locali delle Regioni e dei Comuni interessati dagli stabilimenti dell’ex Ilva, preannunciando la fermata temporanea degli impianti alla luce della decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha imposto lo stop degli altoforni di Taranto entro la fine di ottobre.

Le prime comunicazioni hanno riguardato gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. A seguire è arrivata quella relativa a Taranto, il principale sito produttivo del gruppo e l’impianto dal quale dipende la fornitura della materia prima agli altri stabilimenti.

L’ultimo altoforno ancora operativo è stato portato a una condizione di operatività ridotta e di preriscaldo, che non consente più la produzione di ghisa. Gli stabilimenti che utilizzano il materiale prodotto a Taranto stanno quindi progressivamente rallentando o fermando le proprie attività.

Per i lavoratori dell’ex Ilva si apre così la prospettiva di un ricorso più ampio alla cassa integrazione, già applicata a una parte del personale.

La comunicazione alle autorità

«È in corso la sospensione di tutte le attività produttive degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto», comunicano Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Energia in amministrazione straordinaria, facendo riferimento al cronoprogramma delle attività di hot stand-by e alle prescrizioni contenute nella nota del ministero dell’Ambiente.

La comunicazione è stata trasmessa ai ministeri dell’Ambiente e dell’Interno, a Ispra, Arpa Puglia, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, Prefettura, Vigili del Fuoco e vertici delle forze di polizia.

La lettera è firmata da Benedetto Valli, direttore del siderurgico di Taranto, e Angelo Cavallo, gestore di Acciaierie d’Italia Energia.

Nel documento viene inoltre precisato che, durante le fasi transitorie di sospensione delle attività produttive dell’area a caldo con l’impianto in hot stand-by, potrebbero verificarsi emissioni visibili. Tali fenomeni, viene spiegato, saranno monitorati attraverso i sistemi già presenti, tra cui i sistemi di monitoraggio delle emissioni (Sme), il monitoraggio delle torce e la videosorveglianza.

Al termine della fase transitoria resteranno attivi i sistemi di monitoraggio.

*sull’argomento Tutela salute sì., ma rischio va accertato. Sempre


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