220 sportelli chiusi in dieci anni


A Firenze e provincia, negli ultimi dieci anni, hanno chiuso 220 sportelli bancari. Un’emorragia silenziosa che ha progressivamente ridisegnato la presenza degli istituti di credito sul territorio, lasciando soprattutto i piccoli comuni e le aree più periferiche con sempre meno servizi a disposizione. 

Ma il rischio, secondo la Fisac Cgil, è che a scomparire non siano soltanto le filiali, bensì anche quei centri decisionali che per decenni hanno rappresentato un punto di riferimento per l’economia locale. Un timore che si intreccia inevitabilmente con il futuro di Monte dei Paschi di Siena e con le conseguenze che le grandi operazioni bancarie potrebbero avere anche su Firenze.

A fotografare la situazione è il rapporto Irpet “La rarefazione dei servizi bancari in Toscana”, presentato nei giorni scorsi a Firenze. Secondo lo studio, nella provincia fiorentina gli sportelli sono passati dai 594 del 2015 ai 374 del 2025, registrando una contrazione del 37%. Un andamento in linea con quello regionale, dove nello stesso periodo le filiali sono diminuite da 2.265 a 1.410, con una riduzione del 38%. Oggi, in tutta la Toscana, sono 31 i comuni completamente privi di uno sportello bancario, mentre altri 58 ne hanno soltanto uno.

Numeri che, secondo Yuri Domenici della Fisac Cgil, raccontano soltanto una parte del problema. “Il rapporto Irpet sulla rarefazione dei servizi bancari ci consegna un dato che non possiamo ignorare. Dietro questi numeri c’è una questione più profonda: non stiamo perdendo soltanto filiali, rischiamo di perdere pezzi di territorio e di capacità di accompagnare l’economia locale”.

Il fenomeno non riguarda soltanto la possibilità per i cittadini di trovare uno sportello vicino a casa. La progressiva concentrazione del settore bancario rischia infatti, secondo il sindacato, di allontanare dai territori anche le strutture nelle quali vengono prese le decisioni sui finanziamenti e sugli investimenti.

“Il problema non è quante filiali abbiamo perso, ma quali territori rischiamo di perdere insieme alle filiali – sottolinea Domenici -. Quando le strutture di direzione generale e i luoghi in cui vengono assunte le decisioni sul credito si allontanano dal territorio, il rischio è che si indebolisca il rapporto quotidiano con le imprese, con le famiglie e con il tessuto produttivo locale”.

Una preoccupazione che trova riscontro anche in alcune delle considerazioni contenute nello studio Irpet. Il rapporto evidenzia infatti come la riduzione degli sportelli possa avere conseguenze differenti a seconda dei territori, incidendo soprattutto sulle fasce di popolazione più anziane e sulle piccole imprese, per le quali il rapporto diretto con la banca continua a rappresentare un elemento importante.

Il nodo Monte dei Paschi e i centri decisionali a Firenze

È in questo scenario che si inserisce anche la partita legata a Monte dei Paschi di Siena. Per la Fisac Cgil, il timore è che le trasformazioni del sistema bancario possano tradursi non soltanto in un’ulteriore riduzione degli sportelli, ma anche in un ridimensionamento delle funzioni direzionali presenti sul territorio fiorentino.

“Per questo guardiamo con attenzione anche alla partita che riguarda Monte dei Paschi. Firenze non può permettersi che la progressiva riduzione della presenza fisica delle banche sia accompagnata anche dalla scomparsa di funzioni direzionali e centri decisionali – avverte Domenici -. Ci auguriamo che il temuto venir meno del ruolo storico di Mps nel territorio fiorentino non significhi anche questo: meno sportelli, meno presidio e, soprattutto, meno capacità di decidere e sostenere il credito vicino alle imprese”.

La questione, secondo il sindacato, non riguarda soltanto il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche la capacità del sistema bancario di continuare a sostenere concretamente il tessuto economico locale. “Le aggregazioni bancarie possono avere ragioni industriali e finanziarie legittime, ma non possono essere valutate soltanto attraverso il numero delle sinergie o dei costi che si possono ridurre. Bisogna guardare anche all’impatto sull’economia reale, sull’occupazione e sulla capacità del sistema bancario di sostenere gli investimenti”.

Da qui anche un appello alle istituzioni locali, chiamate secondo Domenici a vigilare sulle conseguenze delle operazioni bancarie. “La politica locale, più che fare barricate contro operazioni che vengono decise dal mercato, dovrebbe pretendere garanzie precise sugli effetti che queste operazioni avranno sul territorio: per i cittadini, per le imprese e soprattutto per i lavoratori coinvolti. È questo il ruolo che le istituzioni possono e devono svolgere”.

“Il futuro delle banche può essere digitale, ma non distante”

C’è poi il tema della digitalizzazione dei servizi bancari , che appresenta una delle principali ragioni della riduzione delle filiali. Un cambiamento che la Fisac Cgil non intende contrastare, chiedendo però che non si traduca in un progressivo allontanamento delle banche dai territori.

“Non chiediamo di fermare la digitalizzazione e non abbiamo nostalgia della banca del passato. Chiediamo che modernizzazione e prossimità non vengano considerate alternative. La banca può diventare digitale, ma il territorio non può diventare più distante. Una piccola impresa che deve finanziare un investimento, un’attività che deve superare una fase di difficoltà, una famiglia che deve compiere una scelta finanziaria importante hanno ancora bisogno di interlocutori capaci di conoscere il territorio e di comprenderne le specificità. Il credito non è soltanto una procedura digitale: è anche conoscenza, relazione e capacità di valutare le persone e le imprese”.

Sul tema è intervenuta anche Anci Toscana, che attraverso il direttore Simone Gheri ha offerto la propria disponibilità a collaborare con gli istituti bancari per individuare soluzioni capaci di garantire servizi di prossimità, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, guardando in particolare al ruolo del credito cooperativo.

Per Domenici, la sfida resta quella di coniugare innovazione e radicamento territoriale: “Firenze deve continuare ad avere un sistema bancario capace non soltanto di raccogliere risparmio, ma anche di trasformarlo in credito e investimenti per il territorio. Il futuro della banca può essere digitale. Il futuro dei territori, invece, ha bisogno di persone e centri decisionali che conoscano davvero chi vive, lavora e investe in quei territori”.


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