E se anche i luoghi potessero aiutarci a stare meglio? Il progetto italiano che cambia il modo di pensare alla salute mentale


E se per prendersi cura delle persone dovessimo cominciare anche dai luoghi?

Quando si parla di salute mentale, il pensiero corre a studi medici, colloqui con psicologi, percorsi terapeutici e servizi sanitari. Raramente, invece, immaginiamo una piazza, un giardino pubblico, un vecchio album di famiglia o un capannone industriale dismesso. Eppure gli ambienti che attraversiamo ogni giorno custodiscono molto più di muri e strade: trattengono memorie, legami, identità, storie personali.

Possono farci sentire parte di una comunità o, al contrario, estranei al contesto che abitiamo. Su questa consapevolezza si innesta una domanda spiazzante: il design può contribuire al benessere mentale non solo creando oggetti belli e funzionali, ma facilitando relazioni, senso di appartenenza e partecipazione?

È la sfida raccolta da Healing Heritage. Storie condivise tra città, architettura e salute mentale, iniziativa nata dalla collaborazione tra Politecnico di Torino, MinD – Mad in Design e CCW – Cultural Welfare Center. Il progetto è stato selezionato nell’ADI Design Index 2026, categoria Design Sociale, ed entra così nel percorso di candidatura verso il XXX Compasso d’Oro ADI, portando sotto i riflettori un’idea di progettazione che mette al centro persone, ascolto e memoria.

Il design non è solo ciò che vediamo: è anche ciò che costruiamo

Per cogliere il senso di Healing Heritage occorre allargare la nozione tradizionale di design, di solito associata a estetica, materiali e funzionalità degli oggetti. Il design sociale utilizza metodi e strumenti della progettazione per intercettare bisogni collettivi e innescare cambiamenti nelle comunità. Qui il baricentro si sposta: non si progetta per le persone in condizione di fragilità, si progetta con loro.

Chi attraversa un percorso di cura non è soltanto destinatario di servizi, ma porta con sé esperienze, competenze, ricordi e punti di vista in grado di orientare le scelte. Il processo creativo diventa occasione di incontro e condivisione; talvolta ciò che accade durante il lavoro comune vale quanto il risultato finale.

Perché sentirsi parte di un luogo incide sul benessere

A tutti è capitato di entrare in uno spazio e sentirsi fuori posto. Poi una storia, un ricordo, un’iniziativa di quartiere cambiano il significato di quel contesto: non è più solo una strada o una piazza, ma un frammento in cui riconosciamo qualcosa di noi. Senso di appartenenza, qualità delle relazioni sociali e opportunità di partecipazione sono dimensioni cruciali del benessere psicologico.

L’Organizzazione mondiale della sanità richiama da tempo il ruolo dei determinanti sociali della salute mentale: contano le condizioni in cui si nasce, cresce, vive e lavora. Ciò non implica che un laboratorio creativo sostituisca psicoterapia o trattamenti farmacologici; significa piuttosto affiancare alla cura contesti capaci di favorire legami, inclusione, cittadinanza attiva. Su questo terreno si muove Healing Heritage.

Da una fabbrica dismessa a un giardino che genera dialogo

Per capire come funziona il progetto bisogna andare a Borgo San Paolo, quartiere torinese plasmato dalla storia industriale. Qui, tra stabilimenti che per decenni hanno scandito la vita quotidiana, l’edizione 2025 ha scelto il Giardino Filippo Piredda, nato sulle aree un tempo occupate dalla Lancia. Nelle vicinanze si trovano strutture residenziali che accolgono persone con esperienze di fragilità mentale.

È un luogo in cui convivono memorie operaie, trasformazioni urbanistiche e bisogni presenti. La domanda non è stata solo come valorizzare un giardino, ma come utilizzare la memoria del quartiere per creare nuove occasioni di incontro. Il passato, così, smette di stare nei libri e diventa materia viva per ripensare il presente.

Fotografie, mappe, racconti: la memoria condivisa come risorsa

Sopralluoghi, testimonianze, immagini d’archivio, mappe e documenti storici hanno alimentato il lavoro. Tra le risorse esplorate anche quelle dell’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 3. L’obiettivo non era una mera ricostruzione storica, ma trasformare quel patrimonio in un linguaggio comune capace di mettere in relazione studenti, ricercatori, professionisti, utenti dei servizi di salute mentale e associazioni locali.

Così il patrimonio culturale smette di essere una collezione da osservare a distanza: non solo memoria da conservare, ma memoria con cui lavorare, dialogare, generare possibilità. Il progetto s’inserisce inoltre nella rete Archivi e Salute, indagando le connessioni tra documenti, vissuti personali e benessere.

La parola che cambia tutto è «insieme»

Healing Heritage adotta metodi di co-design: invece di delegare agli esperti l’individuazione di bisogni e soluzioni, coinvolge direttamente le persone interessate. È una differenza sostanziale. Per rendere più accogliente un giardino, un approccio partecipativo parte dalle domande a chi lo vive: quali aree sono frequentate o evitate? Quali ricordi sono legati a questo luogo? Cosa lo renderebbe più familiare, accessibile, significativo?

Coinvolgere non è chiedere un parere, ma riconoscere valore all’esperienza dei cittadini. In ambito di salute mentale, questo significa anche contrastare rappresentazioni stigmatizzanti che vedono le persone come meri destinatari di assistenza, valorizzandone invece il contributo a un progetto comune. Non è una panacea né garantisce benefici clinici automatici, ma è una via concreta per creare inclusione.

Un riconoscimento che parla anche di salute

L’ingresso nell’ADI Design Index 2026, l’annuario dei progetti selezionati dall’Osservatorio permanente del Design ADI, vale come riconoscimento progettuale nella categoria Design Sociale e apre il percorso verso il XXX Compasso d’Oro ADI (senza implicare l’assegnazione del premio).

Un esito che arriva a ridosso del 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale, invitando ad allargare lo sguardo: accanto a servizi e trattamenti, servono ambienti inclusivi, reti sociali e opportunità di partecipazione. Il merito del progetto è aver portato questi temi nel cuore di un contesto nazionale dedicato all’innovazione del design.

Un’alleanza che supera i confini disciplinari

Nato nel 2023, Healing Heritage coinvolge il Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) del Politecnico di Torino, MinD – Mad in Design e CCW – Cultural Welfare Center. La responsabilità scientifica è di Giulia Mezzalama (DIST, Politecnico di Torino) ed Elena Varini, psicologa e cofondatrice di MinD.

Intorno al progetto si è consolidata una rete interdisciplinare che comprende, tra gli altri, il Dipartimento di Architettura e Design e PoliTO per il Sociale del Politecnico di Torino, il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, Il Bandolo, Flashback Habitat, Archivio di Stato di Modena – Archivi e Salute e il Polo del ’900.

L’esperienza a Borgo San Paolo ha inoltre rafforzato la collaborazione con l’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 3, riattivato come spazio di ricerca, didattica e relazione con la comunità, che in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale ha ospitato un incontro pubblico su patrimonio urbano e salute. È un esempio di come l’università possa uscire dagli spazi accademici e dialogare direttamente con il territorio.

Un modello che parla a tutto il Paese

La traiettoria nasce in Piemonte, ma le domande riguardano l’Italia intera, ricca di patrimonio diffuso: non solo monumenti e musei, ma quartieri operai, archivi civici, ex fabbriche, scuole storiche, biblioteche, piazze, luoghi della memoria collettiva.

In contesti segnati da dismissioni industriali, spopolamento dei centri storici, carenza di occasioni d’incontro nelle periferie o invecchiamento nei piccoli comuni, il patrimonio può diventare leva per attivare relazioni e cittadinanza culturale. Non basta aprire spazi: occorre coinvolgere le comunità nella definizione di attività e significati.

Non si tratta di replicare pedissequamente Healing Heritage, ma di adattarne il metodo ai territori: un archivio comunale come laboratorio intergenerazionale; un museo che ingaggia chi normalmente resta ai margini dell’offerta culturale; un giardino ripensato con abitanti, associazioni e servizi. Sono ipotesi da progettare e valutare, ma indicano quanto l’intreccio tra cultura, salute e comunità possa aprire nuovi campi di collaborazione.

Cultura e salute mentale: un legame promettente, senza scorciatoie

La letteratura scientifica ha approfondito il rapporto tra partecipazione culturale, benessere e salute. Un rapporto dell’OMS del 2019 ha esaminato oltre tremila studi sul ruolo delle arti nella promozione della salute, nella prevenzione e nella gestione di diverse condizioni cliniche. Le evidenze suggeriscono contributi alla socializzazione, al benessere psicologico e alla qualità della vita. Occorre però evitare semplificazioni: non tutte le iniziative generano i medesimi esiti e non si possono attribuire automaticamente benefici terapeutici a qualunque esperienza partecipativa.

Servono strumenti adeguati, osservazioni nel tempo e indicatori che distinguano partecipazione, soddisfazione personale ed eventuali miglioramenti del benessere. Il valore sociale di un progetto non coincide con la prova di efficacia clinica; proprio per questo può affiancare, senza sostituirli, i percorsi sanitari.

Un quartiere può essere luogo di cura senza diventare un ospedale?

Siamo abituati a separare rigidamente spazi della salute e spazi di vita quotidiana: da un lato ospedali e ambulatori, dall’altro biblioteche, giardini, musei e piazze. Ma le persone vivono soprattutto nei quartieri, incontrano vicini, attraversano strade, costruiscono legami con gli ambienti circostanti. Una comunità attenta al benessere psicologico interroga allora la qualità dei propri spazi e delle proprie relazioni.

Un giardino accessibile, un’attività culturale condivisa o un laboratorio partecipativo non sono automaticamente terapeutici, ma possono offrire occasioni di incontro e inclusione, specie se progettati pensando alle esigenze dei più vulnerabili. Una città attenta alla salute mentale non è solo quella che offre servizi di cura: è anche quella che non lascia indietro chi vive situazioni di fragilità.

La vera innovazione? Smettere di considerare le persone soltanto destinatarie di aiuto

Un’immagine riassume l’essenza di Healing Heritage: un gruppo di persone attorno a una vecchia fotografia di quartiere. Qualcuno riconosce un edificio, un altro evoca un ricordo, c’è chi propone un’idea, chi ascolta e aggiunge un dettaglio. Non conta avere la stessa età, formazione o storia: conta poter contribuire. La fragilità non annulla la capacità di partecipare alla vita collettiva ed esprimere visioni.

Healing Heritage prova a tradurre questo principio in un metodo, mettendo in dialogo progettazione, patrimonio culturale e salute mentale. La selezione nell’ADI Design Index 2026 offre visibilità nazionale a una sperimentazione nata dal territorio. La sfida adesso è consolidare, valutare e ispirare nuove collaborazioni in altre realtà italiane. Forse abbiamo dedicato molto tempo a chiederci come rendere più belli gli spazi in cui viviamo, dimenticando un’altra domanda decisiva: come farne luoghi in cui più persone si sentano accolte, ascoltate e parte di una comunità?

La risposta non sta necessariamente in un nuovo edificio o in un oggetto dall’estetica innovativa. A volte comincia da una fotografia, da un ricordo condiviso, da una conversazione tra persone che, senza quel progetto, forse non si sarebbero mai incontrate. È lì che il design smette di essere soltanto questione di forme e diventa qualcosa di più: un modo per immaginare, «insieme», nuove possibilità di stare bene.

Fonti: Politecnico di Torino – DIST, MinD – Mad in Design e CCW – Cultural Welfare Center. Materiali informativi sul progetto Healing Heritage. Storie condivise tra città, architettura e salute mentale, sulla sperimentazione a Borgo San Paolo e sulla selezione nell’ADI Design Index 2026; ADI – Associazione per il Disegno Industriale. ADI Design Index, annuario del design italiano e percorso di selezione per il Compasso d’Oro ADI; World Health Organization – Regional Office for Europe (2019). Fancourt D., Finn S. What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review. Health Evidence Network Synthesis Report 67; World Health Organization (2022). World Mental Health Report: Transforming Mental Health for All. Rapporto internazionale sulla salute mentale, i determinanti sociali e la necessità di rafforzare i sistemi di assistenza e le comunità; World Health Organization (2021). Comprehensive Mental Health Action Plan 2013–2030. Documento strategico sul rafforzamento della salute mentale, sulla prevenzione e sull’assistenza comunitaria


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