Solo 26 Comuni veneti su 560, pari al 4,6% del totale, hanno contribuito alla lotta contro l’evasione fiscale attraverso le segnalazioni all’Agenzia delle Entrate. Un’attività che nel 2025 ha portato nelle casse delle amministrazioni locali appena 111mila euro, nonostante la possibilità di ottenere una quota delle somme recuperate dal fisco.
A mettere in evidenza questi numeri è un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che solleva interrogativi sul ruolo delle amministrazioni comunali nel contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Anche perché, secondo le stime riportate dall’associazione, in Veneto il mancato gettito fiscale e contributivo ammonta a 8,25 miliardi di euro.
Il meccanismo prevede che i Comuni che trasmettono all’Agenzia delle Entrate segnalazioni relative a possibili irregolarità su Irpef, Ires, Iva e altre imposte ricevano il 50% delle somme riconosciute. Per gli accertamenti effettuati nel 2024, il contributo complessivamente riconosciuto ai Comuni veneti nel 2025 ha superato i 222mila euro, di cui 111mila effettivamente incassati dalle amministrazioni.
Verona guida la classifica, Treviso, Belluno e Rovigo a zero
Tra i Comuni veneti, Verona è quello che ha incassato di più dalla collaborazione con il fisco, con 30.126 euro nel 2025. Seguono Vicenza con 20.871 euro, Venezia con 16.245 euro e Negrar di Valpolicella, in provincia di Verona, con 8.007 euro.
Nessun incasso, invece, per i Comuni capoluogo di Treviso, Belluno e Rovigo. Un dato che, secondo la Cgia, lascia presumere l’assenza di segnalazioni qualificate all’Agenzia delle Entrate, anche se il mancato introito non dimostra necessariamente che non siano state trasmesse comunicazioni.
Nel complesso, dunque, meno di un Comune veneto su venti ha ottenuto risorse attraverso questo strumento.
Perché i Comuni non segnalano gli evasori
Secondo la Cgia, una delle principali difficoltà è rappresentata dalla carenza di personale e di competenze specifiche all’interno delle amministrazioni locali.
Segnalare un presunto evasore non significa semplicemente comunicare un sospetto al fisco. Le informazioni devono essere precise, documentate e accompagnate dai dati identificativi dei soggetti coinvolti. Servono quindi dipendenti preparati, capaci di svolgere accertamenti e costruire istruttorie che possano essere utilizzate dall’Agenzia delle Entrate.
Una formazione specialistica che, soprattutto nei Comuni più piccoli, non sempre è disponibile. A questo si aggiungono gli organici ridotti e la necessità di concentrare le risorse sul recupero dei tributi locali, come Imu, Tari, imposta di soggiorno e altre entrate di competenza comunale.
Ma la Cgia avanza anche un’altra interpretazione, decisamente più critica: alcuni amministratori potrebbero preferire non intervenire per evitare di perdere consenso elettorale.
Secondo l’associazione, in determinate realtà locali la tolleranza nei confronti dell’abusivismo edilizio o del lavoro irregolare potrebbe rappresentare una scelta politica, dettata dalla volontà di non entrare in conflitto con una parte dell’elettorato. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi interpretativa e non di una responsabilità accertata a carico delle singole amministrazioni.
In Veneto l’evasione fiscale vale 8,25 miliardi di euro
Il fenomeno dell’evasione fiscale resta significativo anche in una regione come il Veneto, dove la sua incidenza è inferiore alla media nazionale.
Secondo i dati riferiti al 2023, ultimo anno disponibile nell’analisi, l’evasione tributaria e contributiva in Italia ammonta a 107 miliardi di euro.
In Veneto il mancato gettito è stimato in 8,25 miliardi, pari al 10,1% del Pil secondo l’indicatore utilizzato dalla Cgia. La regione si colloca al 17° posto tra le 21 realtà territoriali monitorate, a fronte di una media nazionale del 12,1%.
Le percentuali più elevate si registrano in Calabria, con il 20,4%, seguita da Puglia (18,5%), Sicilia (18%) e Campania (17,9%).
Numeri che, secondo l’associazione degli artigiani di Mestre, rendono ancora più evidente il potenziale contributo delle amministrazioni locali. Una maggiore collaborazione con il fisco potrebbe infatti consentire di recuperare risorse da destinare ai servizi pubblici e, potenzialmente, alla riduzione della pressione fiscale locale.
Lavoro nero, in Veneto 169mila occupati irregolari
Un altro fronte è quello del lavoro sommerso. Le stime Istat riportate dalla Cgia indicano oltre 2,6 milioni di lavoratori irregolari in Italia, dei quali 979.500 concentrati nel Mezzogiorno, pari al 37,5% del totale.
In Veneto gli occupati irregolari sono stimati in 169.100, con un tasso del 7,2%, inferiore alla media nazionale del 10%.
La regione si colloca al penultimo posto nella graduatoria nazionale per incidenza del lavoro irregolare. Le situazioni più critiche si registrano in Calabria, dove il tasso raggiunge il 17,9%, in Campania (14,4%), Sicilia (14%) e Puglia (13,1%).
Il fenomeno riguarda diversi settori economici, dall’agricoltura all’edilizia fino al lavoro domestico, e coinvolge persone che spesso operano senza adeguate tutele assicurative e previdenziali.
Abusivismo edilizio, il Veneto sotto la media nazionale
Anche l’abusivismo edilizio rientra tra gli ambiti nei quali i Comuni possono contribuire all’attività di accertamento fiscale.
Secondo i dati Cresme riportati dall’Istat nel rapporto sul Benessere equo e sostenibile, nel 2022 il tasso di abusivismo edilizio in Veneto era del 5,3%, contro una media nazionale del 15,1%.
Le percentuali più elevate si registravano in Basilicata e Calabria, entrambe al 54,1%, seguite da Campania (50,4%), Sicilia (48,2%) e Puglia (34,8%).
Le regioni con i valori più contenuti erano invece Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, entrambe al 3,3%, seguite da Piemonte, Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna, al 4,2%.
La Cgia sottolinea come, soprattutto nelle aree più interessate dal fenomeno, l’abusivismo non riguardi soltanto singole abitazioni, ma possa coinvolgere interi insediamenti realizzati senza le necessarie autorizzazioni.
Quali irregolarità possono segnalare i Comuni
Le cosiddette segnalazioni qualificate che le amministrazioni locali possono trasmettere all’Agenzia delle Entrate riguardano cinque principali ambiti di intervento:
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Commercio e professioni: attività economiche svolte senza partita Iva o altre possibili irregolarità fiscali.
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Urbanistica e territorio: operazioni di abusivismo edilizio relative a fabbricati e insediamenti non autorizzati.
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Patrimonio immobiliare: immobili non dichiarati, redditi da locazione non comunicati e altre anomalie relative alle proprietà.
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Residenze fittizie all’estero: persone formalmente residenti fuori dall’Italia che mantengono di fatto il proprio domicilio o la residenza nel territorio comunale.
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Disponibilità di beni di valore: situazioni nelle quali il patrimonio o il tenore di vita risultano incompatibili con i redditi dichiarati.
Le informazioni trasmesse devono essere circostanziate e basate su elementi concreti, non su semplici sospetti.
Per la Cgia, dunque, il problema non è soltanto la disponibilità degli strumenti normativi, ma la capacità e la volontà delle amministrazioni di utilizzarli.
Il risultato è che, a fronte di miliardi di euro di evasione stimata, la collaborazione dei Comuni veneti con l’Agenzia delle Entrate continua a produrre introiti molto limitati. Una situazione che, secondo l’associazione, richiede maggiore formazione del personale, un rafforzamento degli uffici e un impegno più deciso nel contrasto alle irregolarità fiscali.
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