Emily Clancy, vicesindaca di Bologna con delega alla Casa e alle politiche abitative, interviene dopo la decisione della Corte costituzionale che ha annullato due articoli della legge regionale dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi. “Dalla destra solo ideologia,” afferma, “noi non intendiamo requisire le abitazioni, ma semplicemente regolamentare un fenomeno prima che diventi incontrollabile.”
Clancy sottolinea come si stia delineando una giurisprudenza favorevole al diritto degli enti locali di intervenire e normare, anche tramite strumenti urbanistici, per disciplinare il mercato degli affitti brevi, fenomeno che incide profondamente sulle dinamiche abitative urbane.
A seguito della sentenza della Corte costituzionale, che ha accolto il ricorso promosso dalla presidenza del Consiglio e ha invalidato due disposizioni della legge regionale, il Comune di Bologna intende comunque proseguire nel suo percorso normativo. La Consulta ha criticato il divieto esteso indiscriminatamente a tutto il territorio comunale, ritenendolo eccessivo, e ha sottolineato un problema di violazione della concorrenza poiché l’obbligo di cambio di destinazione d’uso riguarda soltanto chi gestisce le locazioni turistiche brevi, escludendo invece altre strutture ricettive, compresi gli extralberghieri.
La vicesindaca spiega:
“Da una prima analisi, quanto abbiamo già fatto e ciò che prevediamo di fare attraverso la seconda variante urbanistica appare pienamente conforme ai rilievi sollevati dalla Consulta. Naturalmente, lavoreremo insieme agli uffici per svolgere tutti gli approfondimenti necessari.”
Interrogata sull’effettivo impatto della sentenza sulle politiche comunali, Clancy risponde:
“Abbiamo mirato a introdurre misure specifiche in zone del territorio chiaramente identificate e caratterizzate da una forte pressione abitativa. Inoltre, le nostre norme si applicano universalmente, interessando non solo gli affitti brevi ma anche i bed & breakfast e tutte le altre strutture extralberghiere. Per questo, almeno sulla base di una prima valutazione, riteniamo che la sentenza non modificherà sostanzialmente la nostra azione. Procederemo comunque con ulteriori verifiche in collaborazione con gli uffici competenti.”
Il contesto normativo e l’impatto sulle politiche locali
Il fenomeno degli affitti brevi ha avuto un impatto significativo nel mercato immobiliare delle città, soprattutto in quelle con alta attrazione turistica come Bologna. Le normative regionali nate per regolamentare questo settore hanno creato dibattiti riguardo ai limiti dell’autonomia locale e alle modalità con cui si possa tutelare il diritto alla casa, evitando escalation speculative e l’aumento incontrollato dei prezzi.
La sentenza della Corte costituzionale rappresenta un momento di riflessione importante, in quanto evidenzia i delicati equilibri tra la necessità di regolare il mercato delle locazioni turistiche e il rispetto delle norme sulla concorrenza e sull’uso del territorio. Le amministrazioni locali, dal canto loro, devono operare scandagliando gli strumenti urbanistici e legislativi a disposizione per gestire un fenomeno che interessa direttamente la qualità della vita dei residenti e la disponibilità di alloggi a prezzi sostenibili.
Le dichiarazioni di Emily Clancy confermano la volontà del Comune di Bologna di muoversi in questa direzione, cercando di interpretare quanto indicato dalla Consulta e mantenendo un impegno nel contrasto alle criticità legate agli affitti brevi e al turismo abitativo, senza pregiudicare il tessuto economico locale e rispettando i principi del diritto.
La questione degli affitti brevi nella città di Bologna si fa sempre più centrale nella pianificazione urbanistica. Le autorità locali hanno recentemente approvato la seconda variante urbanistica e si preparano ora a delineare un regolamento specifico per gestire in maniera più rigorosa queste locazioni temporanee, soprattutto nelle aree più congestionate.
L’obiettivo è creare una suddivisione della città in zone, applicando norme differenziate che stabiliscano limiti precisi, un vero e proprio tetto massimo per la presenza di affitti brevi in ciascun quartiere. Si tratta di un approccio mirato per contenere il fenomeno e mantenere un equilibrio tra esigenze abitative e turistiche.
Attualmente, nelle diverse zone di Bologna la distribuzione degli affitti brevi è molto variegata. Mentre in alcune aree si registra una quota inferiore al 2%, dove dunque non appare necessario un intervento, nel centro storico i dati raggiungono livelli decisamente più alti, con una media intorno al 12%, che in certi isolati arriva fino al 25%. Già questa percentuale nel cuore della città rappresenta un elemento di criticità da gestire con attenzione.
I tecnici stanno lavorando per predisporre il nuovo regolamento, che sarà formulato in modo da rispettare le indicazioni della Corte costituzionale, la quale ha ribadito il diritto delle amministrazioni locali a intervenire con proprie normative in materia. La proposta si basa quindi su un principio di sostenibilità e di bilanciamento, modulando le restrizioni a seconda del livello di saturazione delle singole aree urbane.
La creazione di norme più precise mira dunque a una regolamentazione “su misura”, capace di differenziare il numero consentito di affitti brevi quartiere per quartiere, per fronteggiare un problema che i dati ufficiali confermano come reale e preoccupante.
Il contesto politico e gli scontri istituzionali
Il dibattito sugli affitti brevi si inserisce in un quadro più ampio di tensioni istituzionali, in cui alcune normative regionali vengono puntualmente impugnate dal Governo. In particolare, l’assessore regionale alla Casa, Giovanni Paglia, ha denunciato quella che definisce una “determinazione eccessiva” da parte dell’esecutivo centrale nel ricorrere contro leggi approvate in diverse realtà territoriali.
Giovanni Paglia ha commentato:
«Il mio giudizio politico è molto negativo. Ci troviamo in questa situazione perché il Parlamento non sta esercitando adeguatamente la propria funzione legislativa. Invece di contrastare le regioni, sarebbe opportuno che si prendessero in carico le questioni e si legiferasse in modo appropriato. In particolare, durante la discussione al Parlamento europeo, è preoccupante che la destra consideri il diritto alla casa una questione ideologica o un attacco alla proprietà privata. Tutte le città, sia quelle guidate dalla destra sia da altri schieramenti, si trovano ad affrontare questo tema. Il problema è reale e non riguarda una volontà di espropriare le abitazioni, ma piuttosto la necessità di regolamentare un fenomeno prima che diventi ingestibile.»
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