Edilizia a Treviso che perde 215 imprese artigiane nell’arco di dodici mesi. È il dato che emerge dalle rilevazioni della Camera di Commercio Treviso-Belluno aggiornate al 30 giugno 2026. Un segnale che preoccupa Cna Unimpresa Treviso, soprattutto dopo l’esaurimento della spinta economica del Superbonus e dei cantieri finanziati dal Pnrr.
L’associazione propone una nuova strategia provinciale per rilanciare il comparto: recuperare il patrimonio edilizio esistente, valorizzare gli immobili inutilizzati e sostenere le piccole aziende attraverso un piano strutturale di riqualificazione.
La proposta nasce anche da un altro dato significativo. Nel Trevigiano risultano quasi 70mila abitazioni non occupate, mentre numerosi alloggi pubblici necessitano di interventi di manutenzione.
Edilizia a Treviso: 234 imprese in meno, tre aziende su quattro sono artigiane
I numeri fotografano un comparto che attraversa una fase delicata. Al 30 giugno 2026, la provincia di Treviso contava 11.023 imprese attive nelle costruzioni, delle quali 8.237 artigiane.
Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il territorio ha perso complessivamente 234 sedi d’impresa. Di queste, ben 215 appartenevano al mondo artigiano.
Sulla contrazione incidono anche le cancellazioni d’ufficio di attività che risultavano inattive da tempo. Tuttavia, il dato alimenta le preoccupazioni dell’associazione per il futuro del settore.
Il comparto occupa circa 30mila addetti e presenta una forte componente artigiana: tre aziende su quattro appartengono infatti a questa categoria.
Inoltre, con la progressiva conclusione della stagione degli incentivi straordinari e dei cantieri Pnrr, Cna teme un ulteriore rallentamento. Per questo individua nel mercato privato delle ristrutturazioni edilizie una delle principali opportunità per sostenere la domanda e garantire continuità lavorativa alle imprese.
Quasi 70mila abitazioni non occupate nella Marca trevigiana
Accanto alla contrazione delle aziende emerge un patrimonio immobiliare che, secondo Cna, potrebbe rappresentare una risorsa strategica per il territorio.
Il censimento Istat del 2021 registrava in provincia di Treviso 68.804 abitazioni non occupate, su un totale di 432.721 unità. Si tratta di quasi una casa su sei.
Tra queste, 21.824 risalgono al periodo compreso tra il 1961 e il 1980.
Il dato richiede però una precisazione: la classificazione Istat comprende anche gli immobili utilizzati da persone non residenti. Di conseguenza, non tutte le abitazioni censite risultano necessariamente vuote o disponibili per il mercato.
Proprio per distinguere le diverse situazioni, Cna ritiene indispensabile avviare una ricognizione aggiornata del patrimonio immobiliare provinciale.
L’obiettivo è individuare gli edifici effettivamente recuperabili e trasformare una parte del patrimonio esistente in nuove opportunità abitative e lavorative.
Case popolari, oltre 1.200 alloggi Ater risultavano sfitti
La questione interessa anche il patrimonio residenziale pubblico.
Secondo il bilancio consuntivo 2024 di Ater Treviso, al 31 dicembre dello stesso anno risultavano sfitti 1.235 alloggi sui 5.279 posseduti o gestiti dall’ente.
In particolare, tra gli immobili di edilizia sovvenzionata di proprietà Ater, 574 necessitavano di manutenzione o riatto.
Questi numeri rafforzano, secondo l’associazione, la necessità di partire proprio dagli immobili pubblici per costruire un programma di recupero concreto.
Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce delle difficoltà abitative delle famiglie e della necessità di garantire nuove commesse alle aziende locali.
Edilizia a Treviso, Camarotto: «Serve una politica ordinaria per la casa»
Stefano Camarotto, presidente di Cna Unimpresa Treviso, richiama l’attenzione sui limiti di un sistema che negli ultimi anni ha sostenuto il settore attraverso misure eccezionali.
«Per anni abbiamo sostenuto l’edilizia con misure eccezionali, senza costruire una politica ordinaria per la casa. Adesso che quella stagione si sta concludendo, il rischio è che a pagarne il prezzo siano soprattutto le piccole imprese e le famiglie», dichiara Camarotto.
Il presidente sottolinea inoltre la necessità di conoscere meglio il patrimonio immobiliare della provincia e favorirne il riutilizzo.
«Il Trevigiano ha un patrimonio di abitazioni e immobili produttivi che merita di essere conosciuto meglio e rimesso in circolo. Lasciare inutilizzati edifici che potrebbero essere recuperati, mentre tante persone faticano a trovare casa e le imprese cercano nuove commesse, significa rinunciare a un’opportunità concreta per il territorio».
La proposta punta quindi a collegare due esigenze: sostenere l’accesso alla casa e creare nuove prospettive economiche per le aziende delle costruzioni.
Il piano di Cna: censimento degli immobili, incentivi stabili e bandi per le piccole imprese
Per affrontare questa situazione, Cna Unimpresa Treviso propone un piano provinciale di recupero del patrimonio edilizio esistente.
Il primo passo riguarda un censimento degli immobili non occupati, a partire da quelli pubblici. La ricognizione permetterebbe di individuare gli edifici recuperabili e programmare gli interventi secondo priorità definite.
L’associazione chiede inoltre strumenti capaci di coinvolgere direttamente il tessuto delle piccole imprese locali.
Tra le misure proposte figurano:
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Bandi pubblici suddivisi in lotti accessibili anche alle aziende di dimensioni ridotte.
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Strumenti fiscali e garanzie per favorire il ritorno sul mercato delle abitazioni private.
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Incentivi ordinari e stabili per la riqualificazione edilizia.
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Reti di filiera per consentire anche alle imprese più piccole di proporre interventi completi.
Il progetto coinvolgerebbe diverse categorie professionali: imprese edili, impiantisti, serramentisti e falegnami.
In questo modo, il recupero degli immobili potrebbe generare nuove opportunità per l’intera filiera artigiana, senza dipendere esclusivamente dall’introduzione di ulteriori incentivi straordinari.
Cna: «Non possiamo aspettare un nuovo Superbonus»
La richiesta dell’associazione guarda soprattutto alla continuità degli investimenti e alla necessità di superare la logica degli interventi temporanei.
«Non possiamo affrontare i prossimi anni aspettando un nuovo Superbonus», conclude Stefano Camarotto.
Il presidente ribadisce anche la disponibilità dell’organizzazione a favorire la collaborazione tra aziende: «Cna è pronta a promuovere reti di filiera affinché anche le imprese più piccole possano offrire interventi completi. Chiediamo alle istituzioni un confronto su un piano provinciale di recupero del patrimonio esistente, con obiettivi misurabili e tempi certi».
Per l’Edilizia Treviso, la sfida dei prossimi anni sarà dunque trasformare il patrimonio immobiliare esistente in una leva di sviluppo. La proposta di Cna punta a coniugare il recupero degli edifici, le esigenze abitative delle famiglie e la tenuta economica delle imprese artigiane.
Un tema destinato a incidere sul futuro del territorio e sul quale sarà possibile seguire ulteriori sviluppi nella sezione notizie e aggiornamenti.
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